Se l’obiettivo di Giorgio Napolitano era quello di non farsi rimpiangere, sia con il discorso pronunciato alle alte autorità dello Stato il 20 dicembre in occasione degli auguri di Natale, che con il messaggio agli italiani del 31dicembre, vi è riuscito pienamente. Personalmente mi dispiace perché, almeno fino ad un certo punto, è stato un buon Presidente, competente, con un forte senso delle istituzioni ed una apprezzabile fedeltà alla Costituzione della Repubblica.

Ha cominciato a sbandare quando, andando molto al di là delle prerogative che gli conferiva la Carta fondamentale, ha ceduto alle pressioni interne ed internazionali volte a far cadere il Governo Berlusconi, che certamente non brillava, ma era stato regolarmente eletto; quindi era stato legittimato dal popolo sovrano. E’ infatti emerso chiaramente che il Capo dello Stato ha avuto un ruolo non secondario nella scissione guidata da Gianfranco Fini, al quale aveva fatto intendere che poteva ottenere la guida del Governo, progetto poi sfumato per lo scandalo della casa di Montecarlo. Ancora più ardita e sicuramente fuori dalle regole di una Presidenza concepita dalla Costituzione con funzioni di garanzia, è stata tutta la procedura con cui, dopo averlo nominato Senatore a vita, nello stesso giorno ha dato l’incarico di formare il Governo a Mario Monti. Quest’ultimo, non soltanto ha dimostrato palesemente di obbedire ad altri interessi, che poco o nulla avevano a che fare con quelli nazionali, ma principalmente si è rivelato non all’altezza del difficile compito, formando un esecutivo di dilettanti, presuntuosi e spesso supponenti, quando non sono persino incappati nelle maglie della giustizia per le loro malefatte.

La rielezione alla Presidenza Della Repubblica, dopo l’esito infelice delle elezioni del 2013 ed il mancato accordo in Parlamento su una figura di alto profilo e vasto consenso, ha inevitabilmente conferito maggiore potere allo stesso Napolitano, che lo ha usato, in un primo tempo con saggezza. E’stata infatti opportuna la scelta, quale Presidente del Consiglio, dopo il fallimento già scritto di Bersani, di una personalità come quella di Enrico Letta dal profilo moderato, che infatti ha ricevuto un largo consenso, almeno fino al giorno in cui, palesemente con l’obiettivo di creare una profonda rottura degli equilibri, il PD ha preteso di imporre una interpretazione dubbia della Legge Severino per far dichiarare la decadenza di Berlusconi da Senatore. La compagine governativa ne è uscita indubbiamente indebolita, creando i presupposti per l’irruzione in perfetto stile democristiano di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, subito dopo la conquista della Segreteria del Partito Democratico, nonostante l’ormai famoso twitter #enricostaisereno. A questo punto, Napolitano ha scaricato Letta come un vuoto a perdere ed è apparso folgorato dall’energia del giovane rampante Matteo, di cui ha assecondato tutte le stravaganze, compresa la disastrosa proposta di modifiche costituzionali e la connessa legge elettorale antidemocratica e liberticida.

Un uomo come lui non avrebbe mai potuto affermare di condividere la cancellazione del Senato, che invece il Governo sta cercando di imporre, trasformando un pilastro della sovranità popolare in una sorta di miscela tra ANCI e Comitato delle Regioni, senza per altro prevedere la cancellazione di questi due organismi, che di fatto diventeranno un inutile doppione. Il Senato eletto in secondo grado viola l’essenza democratica della Repubblica ed il mantenimento di un numero esagerato di ben seicentotrenta deputati da eleggere con una legge illiberale, sia sotto il profilo degli sbarramenti ma, principalmente, per lo spropositato premio di maggioranza, certificano la volontà di trasformare il nostro impianto di Stato democratico, in un regime autoritario, in cui tutto il potere sarà affidato ad un uomo sola al comando. Quello di Napolitano non può essere considerato un errore. Viene da troppo lontano e conosce bene quali pericoli può correre una democrazia, per averli appresi alla scuola di Giovanni e Giorgio Amendola. Egli conosce a che cosa serve l’equilibrio dei poteri, principio recepito in tutte le Costituzioni dei Paesi democratici.

Le sue dimissioni, per tali ragioni, appaiono più come una fuga piuttosto che la rinuncia di un uomo stanco, che sarebbe una decisione pienamente legittima e giustificabile.

Se il mesto addio di Napolitano rappresenta l’inizio del 2015, non possiamo aspettarci nulla di buono nel prosieguo del nuovo anno.

Tratto da Rivoluzione Liberale