Tanto tuonò che, alla fine cadde una modestissima pioggerella. Dopo un’intera estate di roboanti annunci di riforme che avrebbero dovuto rimettere in moto il Paese, il Consiglio dei Ministri ha varato un insignificante provvedimento, inefficace nel campo della giustizia e senza alcuna capacità, pur in lungo elenco di articoli,  di avviare una effettiva sburocratizzazione ed un processo di strutturale riduzione della spesa pubblica. La parte più significativamente strategica, contenuta negli annunci agostani, che concerneva il proposito di un significativo dimagrimento delle aziende dei servizi locali, con la conseguente eliminazione di enormi sprechi, economie di scala ed un effetto di moralizzazione della vita pubblica sul territorio, è stata stralciata, dimostrando palesemente che il veterosiocialismo dei campanili è ancora talmente forte da essere riuscito ad imporre al vitaminico Renzi di fare macchina indietro.

Sono stati riciclati progetti di lavori pubblici più o meno già avviati e finanziati per dare l’impressione di una ripresa degli investimenti, ma c’è poco di nuovo e nulla all’altezza delle ambiziose promesse che erano state ventilate. Appare invece chiaro ed indiscutibile il regalo fatto ai concessionari delle autostrade,  cui è stato concesso un significativo allungamento della durata contrattuale, in cambio di una labile promessa di interventi di ammodernamento e manutenzione della rete. Si tratta di iniziative, tutte, insufficienti a rimettere in moto  un’economia stagnante, che dopo la lunga recessione, adesso dovrà affrontare una delicata  fase di deflazione. Nulla di quanto è stato deliberato dal Consiglio dei Ministri, anche se non dovesse incontrare l’ulteriore ostacolo della traversata del deserto della competenza burocratica sui decreti di attuazione, potrà avere un impatto significativo sull’economia. Anche la condivisibile facilitazione per le opere di ristrutturazioni interne degli immobili,  per le quali sarà sufficiente una semplice  comunicazione al’Ufficio Comunale competente,  rappresenterà poca cosa, di fronte ad un problema colossale di mancanza di opportunità di occupazione, che riguarda la gran parte dei giovani che si affacciano alla vita lavorativa. Siamo sempre di fronte ai soliti annunci di grandi opere, che invece si limitano a rimescolare vecchi stanziamenti, aggiungendo talvolta nuove modeste risorse.

Non è ancora chiara la portata dei provvedimenti nel campo della giustizia, che tuttavia non pare contengano alcuna caratteristica che possa preludere al necessario cambiamento strutturale e risentono delle interferenze delle fortissime lobby’s di magistratura e media.

Ancora una volta ai grandi annunci, sono seguite norme di modestissima portata, all’insegna, dopo l’abbandono dello sbandierato metodo della velocità, di una nuova linea del “passo dopo passo”, che dimostra le difficoltà che la burocrazia e gli interessi forti consolidati sono state in grado di frapporre all’azione di un Governo, privo di una linea chiara e di una reale capacità riformatrice. Il velocista palesemente in affanno, quindi, rallenta, anzi segna il passo.

Non è la prima volta che l’Italia si trova al vertice un bravo venditore, poi incapace di realizzare quanto promesso, ma con l’aggravante che quello di oggi, come capita quasi sempre alle copie rispetto agli originali, è nient’altro che un modesto venditore di mercatini della provincia toscana. La ostentata performance del presidente del Consiglio che consuma un cono gelato nel cortile di Palazzo Chigi, per rispondere polemicamente ad una copertina di dubbio gusto dell’Economist, fa il paio, in termini di volgarità, con l’atteggiamento assunto al Senato,quando si presentò a rendere le dichiarazioni programmatiche con le mani in tasca. Nessuno del suo servile e modesto enturage ha osato tentare di fermarlo, per evitare di esporre il Paese ad un’ulteriore figuraccia. Quale altro Capo di Governo al mondo avrebbe potuto solo immaginare  di compiere un gesto simile? Renzi non lo sa, per mancanza di educazione, o ritiene che tali provocazioni possano giovare alla sua immagine di presunto innovatore? Qualcun altro, per simili iniziative, è stato messo alla berlina da tutti i giornali del mondo ed ha suscitato reazioni negative presso tutte le cancellerie. Per quanto tempo lo scattante Leader ritiene di poter procedere con tali comportamenti, rimanendo indenne dalle motivate critiche che ne possono, anzi ne dovrebbero, derivare?

Preoccupa che gli italiani guardino tutto questo, senza reagire, anzi dando l’impressione di confermargli la fiducia. Sarà proprio vero che essi non cercano altro che l’uomo del destino al quale affidarsi, per evitare la fatica di rendersi protagonisti del proprio destino? Chi, come i liberali, ama in primo luogo la libertà, non può che esserne seriamente preoccupato.

Tratto da Rivoluzione Liberale