Ancora una volta l’Italia, tra paura ed illusione, ha scelto quest’ultima. Grillo dovrà pentirsi da aver alzato troppo la voce e di aver inseguito in  modo eccessivamente palese i voti della sinistra. Renzi, invece,  ha indovinato la scelta di presentarsi come il Berlusconi 2.0, ma dovrà stare attento a non mandare in protesto la cambiale che, forse incautamente, ha firmato con gli elettori. La vera sconfitta di queste elezioni europee è stata la speranza, del tutto cancellata, come emerge dalla palese rassegnazione di quella quasi metà dell’elettorato che ha disertato le urne o ha votato scheda bianca o nulla.

Il centro destra, pur essendosi diviso, ha sostanzialmente tenuto le posizioni, confermando sostanzialmente il risultato 2013 del PDL, (quando già era iniziata la sua parabola negativa) con un rapporto da uno a cinque tra Forza Italia e NCD, anzi registrando, nella sua articolazione di più ampia alleanza, un incremento di Lega e Fratelli d’Italia, ottenuto grazie al pur rischioso messaggio anti euro.

La sconfitta più netta, per altro prevista, è stata quella del Centro, letteralmente cancellato dal voto di domenica. Infatti il modestissimo apporto delle residuali clientele dell’UDC è servito soltanto a far superare la soglia al partito di Alfano, ma Scelta Civica è scomparsa dai radar. Dispiace doverlo dire, ma avevamo puntualmente previsto il disastro della lista Scelta Europea, che ha rinunciato a porsi come grande novità, cercando di interpretare il sentimento di coloro che volevano un rilancio in grande stile dell’idea liberale di Europa dei popoli. Con miopia si è  preferita un’anonima alleanza fra tre partitini, due sconosciuti ed il terzo gravemente appesantito dalla disastrosa esperienza del Governo Monti. Come abbiamo affermato più volte nella fase di preparazione dell’alleanza, anche alzando i toni fino a perdere la voce, se la lista ALDE, senza pasticci, avesse limpidamente cercato di rappresentare in Italia la tradizione liberaldemocratica, (che invece è stata accuratamente nascosta) le cose sarebbero potute andare diversamente. Infatti, molti di coloro che non si sono recati alle urne, avrebbero potuto individuare nella proposta liberaldemocratica, a differenza delle molte alternative senza prospettiva, perché sostenute soltanto dall’emotività, una opportunità  di scelta razionale, volta a ritornare allo spirito fondante dell’Unione Europea e a rilanciare quella Costituzione, sottoscritta a Roma con grande enfasi e, poi, frettolosamente abbandonata, per il voto negativo di soli due Paesi.

Ha prevalso l’Italia in cerca dell’uomo solo al comando,  identificato nel vitaminico Presidente del Consiglio. Tuttavia, l’antipolitica, anche se ridimensionata, ha ancora una grande forza e, basteranno poche mosse sbagliate di un Renzi, in fase di delirio di onnipotenza, per farle riprendere fiato. A loro volta i liberali, anziché rinunciare alle proprie battaglie caratterizzanti per accucciarsi alla corte del vincitore assoluto, nella speranza di ricevere un osso, dovrebbero, ancora una volta, tentare di compiere lo sforzo titanico, di ricominciare da zero, ponendosi, come partito della ragione, in completa e totale autonomia, rispetto a coloro che da sempre coltivano la vocazione satellitare nei confronti di questo o quel vincente di turno. Il Congresso del PLI potrebbe essere l’occasione per convocare gli stati generali liberali e tentare di costituire finalmente quel soggetto organizzato unitario, di cui parliamo da troppo tempo e che le nostre divisioni hanno impedito.

E’ venuto il momento di abbandonare l’illusione del nuovismo, dei soggetti politici fai da te, dei partiti personali, spesso con leader di mezza altezza, quindi poco credibili. L’idea forte non può che essere quella dell’esaltazione del profilo politico di ciascuna forza, in sintonia con le aspirazioni, le vocazioni, i bisogni dei rispettivi blocchi sociali di riferimento. Siamo stati critici rispetto alla regalia di 80 Euro al mese, che il Governo ha ritenuto di assegnare al ceto impiegatizio, ma la scelta è stata elettoralmente pagante per il PD, che ha così avuto modo di gratificare dieci milioni di italiani, quasi tutti appartenenti al proprio elettorato. Non sarebbe ugualmente premiato un soggetto politico che avesse la forza di cancellare l’ingiustizia dell’IRAP o che sostenesse con provvedimenti concreti le aziende in difficoltà perché prive di credito e di commesse o stimolasse, con forti agevolazioni fiscali e contributive, le nuove assunzioni di giovani disoccupati? Quando la coperta è corta, ognuno cerca di coprirsi dalla propria parte. Renzi lo ha fatto elargendo al ceto impiegatizio. Dalla parte liberale non si è abbastanza alzata la voce per dire che, nell’ordine delle priorità, qualcos’altro doveva avere la precedenza. Non si è neppure invocata la cancellazione, per altro solennemente promessa, dei costi inutili, degli sprechi e del ridimensionamento del soffocante potere della pubblica amministrazione, che finora è rimasto intatto, con i conseguenti fenomeni di corruzione, che emergono quotidianamente. Il partito della spesa pubblica prevale sempre, ma, addiruttura in modo assoluto, quando sono al Governo partiti di sinistra.

Dopo la terribile lezione di queste elezioni europee, avremo ancora la volontà, le forze, il consenso necessario per fare nostre le sacrosante richieste del mondo delle professioni, delle piccole e medie imprese, del commercio, dell’artigianato, di quella vasta borghesia delusa, che non è andata a votare, e riproporre, ancora una volta, la ricetta della rivoluzione liberale, nella speranza di evitare che il nostro Paese sempre più finisca col somigliare ad una democrazia sudamericana, piuttosto che rivendicare il proprio posto nell’occidente liberale?

Stefano de Luca

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COMMENTI CORRELATI

guy

Carissimi Colleghi,
Carissimi Amici,
non è come elettori che vi ho cercato ma come amici, come liberal democratici, compatrioti di un paese più vasto, di un progetto che possiamo realizzare solo insieme.
La bellezza di questo progetto di Unione Europea è tale da inebriare e da spingerci al sogno.
La politica italiana ha seguito il suo inevitabile corso e noi abbiamo assistito alla polarizzazione della campagna elettorale, verso interessi strettamente nazionali, pur se rilevanti, che però non hanno lasciato il giusto spazio alle riflessioni di carattere europeo.
Per i liberal democratici, ogni esperienza rappresenta sempre una lezione preziosa ed un motivo in più per continuare la propria battaglia.
Non dobbiamo mai darci per vinti, soprattutto davanti alle prime difficoltà. Noi siamo e rimaniamo europeisti, siamo per il futuro e per la libertà.
Ora, a elezioni concluse, a frastuono terminato, è più facile parlare correttamente di Europa, come di una madre premurosa che ha a cuore solo il bene dei propri figli.
Il gruppo ALDE, che accomuna i liberal democratici, è rimasto saldamente il terzo gruppo per consensi e per importanza a rappresentare in Europa i cittadini che si riconoscono nella laicità, libertà di coscienza, accettazione delle differenze.
Siamo qui con Voi e per Voi.
Avete qui un fratello maggiore che protegge i Vostri sogni.
Vi invito a ripartire, in tempi non sospetti, e cioè al di fuori della campagna elettorale, per la rielaborazione di iniziative che partano dal basso e che vengano portare al Parlamento europeo per il giusto riconoscimento: questa è L’Europa dei cittadini ed è per questo che noi ci battiamo.
La cavalcata attraverso l’Italia di questa ultima troppo breve campagna elettorale, è stata inebriante.
Tante persone ho conosciuto che rimarranno per sempre nel mio cuore e a questi dico “vediamoci mille volte”; il tempo per Voi ci sarà sempre.
Mi sento legato a Voi come se ogni voto che mi avete dato valesse per mille voti; non c’è limite al senso di fraternità che abbiamo creato e l’impegno contratto a valore illimitato.
Grazie ancora ad ognuno di Voi per l’impegno e l’entusiasmo mostrati.

Con amicizia,
Guy Verhofstadt
raffaello-morelli
Cari amici,
colgo l’occasione per fare rapide considerazioni sulla questione dei liberali oggi.
 Renzi ha ottenuto moltissimi voti ma si è accorto lui stesso, nella conferenza stampa di lunedì, della necessità di restare molto cauto. Infatti, non ha  guadagnato a sinistra pur avendo ottenuto rispetto al 2013 (nonostante un  calo di votanti molto netto) oltre 2,5 milioni di voti in più e in aggiunta deve fare i conti con  il  1,1 milione di voti ottenuto dalla sinistra Tsipras contro il PD (e non in alleanza con il PD come SEL l’anno passato). E’ del tutto evidente che Renzi ha risucchiato la quasi totalità dei voti moderati di Scelta Civica, che nel 2013 superavano di poco i  2,8 milioni. Questo dato fa intendere che, a parte  l’esame  più dettagliato dei flussi elettorali,  il superamento di un terzo dell’elettorato è stato effettuato dal PD scegliendo di esser molto poco di sinistra. La contemporanea scarsissima capacità di raccogliere i pentiti da Grillo e dal bacino di FI, unita all’arretramento della stessa FI al terzo posto (rendendo difficile l’appoggio parlamentare di Berlusconi all’Italicum e alle riforme connesse), pongono Renzi di fronte ad un clima parlamentare più difficile di prima e quindi lo hanno indotto alla cautela. In sintesi, a me pare che si stia stringendo il nodo intorno all’orgogliosa pretesa di rendere nuova ogni cosa: la politica dell’evocare speranze avrà assai presto una visibile difficoltà a concretizzarsi.
 In questo quadro, il risultato di Scelta Europea è andato oltre le peggiori previsioni, tuttavia è del tutto conseguente ai rilievi critici degli ultimi mesi fatti  da noi stessi. Ha voluto essere una lista senza anima politica (tanto meno anima politica liberale). Va bene che i moderati italiani di oggi, contraddicendo le proprie aspirazioni dichiarate  a parole,  da diversi decenni  propendono  a soccorrere chi è ritenuto vincente, ma se la sola proposta politica della lista era l’Europa in termini del tutto analoghi a quelli esposti dal PD e da NCD, era naturale che i moderati avrebbero preferito accasarsi tra chi, oltre sostenere cose analoghe sull’Europa ( sì Europa ma diversa), aveva anche un potere politico consolidato. Come se non bastasse, Scelta Europea (in specie Scelta Civica e Fare) ha volutamente tenuto ai margini, se non cercato di oscurare, i candidati liberali: basti pensare alle proteste e contrarietà manifestate contro il nostro Bozzi, reo di aver scritto al Presidente Napolitano per  ricordare al Parlamento l’indicazione pro cittadini della Corte Costituzionale in vista della nuova legge elettorale (secondo loro era un attacco al Governo).
Scelta Europea non poteva avere capacità attrattiva senza avere un messaggio politico originale (non sostituibile con fugaci riferimenti ai liberal democratici). Viceversa, in Italia esiste sempre più urgente il bisogno di regole ed iniziative politiche centrate sul metodo individuale del cittadino. Però non come aggiunta a qualcos’altro bensì come nocciolo di un’azione politica, tanto coraggiosa da gridare che il re è nudo:  è impossibile governare un paese senza avere progetti di continuo controllati dai cittadini quanto ai risultati e senza effettuare le eventuali correzioni necessarie. In poche parole, nel mondo d’oggi il potere è uno strumento operativo e non un fine.
Siamo al nocciolo che ci riguarda. La situazione italiana è così anche per  responsabilità di noi liberali. Abbiamo trascurato l’assoluta necessità di non ridurre il liberalismo a rapporti di amicizie personali tra cittadini  (seri ma troppo prudenti politicamente)  e di lavorare per farlo essere un soggetto politico portatore di un progetto autonomo, sempre disposto ad allearsi sì (in coerenza con l’essere paladino della diversità) ma non pretendendo di far surrogare il soggetto a singole personalità . Quindi in nessun momento chiudiamoci nel circolo degli amici più stretti, perché far ciò non sarebbe un’azione politica a sostegno del metodo individuale. Il sostegno polltico al metodo liberale richiede la costruzione di un percepibile progetto politico di cambiamento delle istituzioni e delle regole del convivere, a cominciare da quelle economiche, in particolare il drastico taglio del debito pubblico accumulato, taglio indispensabile per consentire davvero l’abbassare contestualmente le aliquote fiscali necessario per spingere la ripresa con lo spirito di  iniziativa.
I voti che hanno raccolto i candidati liberali (non 2.114 ma almeno 6.613, contando tutti i candidati espressione di liberali organizzati e sufficientemente coerenti) sono prova del loro coraggio in una lista che non li voleva e non sono affatto inutili poiché hanno consentito di testimoniare all’ALDE che in Italia esistono i liberali organizzati intenzionati ad impegnarsi per dare voce al liberalismo. Non è poco, visto che l’intuizione di Verhofstadt della lista ALDE in Italia è stata molto  importante ma ha avuto il  limite di essersi affidata ad un burocrate inserito nell’IDV  preoccupato solo della propria rielezione e poi di essere costretta ad un’alleanza frettolosa tra tre gruppi che, in misura differente, non accettavano i liberali organizzati, intenzionati a far corrispondere i comportamenti politici alla cultura liberale.
Credo che ora noi dobbiamo lavorare  per costruire una formazione politica liberale in Italia, utilizzando anche la disponibilità presente nella calorosa lettera inviata dallo stesso Verhofstadt (cui dobbiamo augurare possa divenire il punto di equilibrio nell’elezione del futuro Presidente della Commissione UE)   sui tre principi da lui indicati, laicità, libertà di coscienza, accettazione delle differenze. Il primo passo di questo lavoro è secondo me allargare il nostro discorso a tutti coloro di cui è da tempo noto l’impegno liberale coerente, siccome non dobbiamo mai trascurare che la memoria del passato non può distrarre dall’impegno nell’agire   liberale in vista del futuro. Pertanto credo utile fin d’ora ampliare il gruppo delle persone coinvolte nella presente discussione. Penso anzi che sarebbe auspicabile riuscire ad incontrarci nelle prossime settimane, anche per scrivere insieme   a Verhofstadt proponendogli di presiedere una riunione nazionale in Italia per lanciare la formazione politica dei liberali che vogliono uscire dalle catacombe e fondare la propria azione sui principi sopra indicati, dunque sulla metodologia individuale del cittadino.
Cordialità
Raffaello Morelli