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	<title>Partito Liberale Italiano &#187; Stefano de Luca</title>
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		<title>La rivoluzione liberale e l&#039;Italia: 1995-2010, il quindicennio perduto &#8211; seconda giornata</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/video-del-seminario-del-9-maggio-2009/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 09:58:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Seminario 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Consiglio Nazionale Seminariale promosso nei giorni 8, 9 e 10 ottobre 2010</p>
<p></p>
<p>Interventi</p>
<p>Stefano De Luca<br />
segretario nazionale (PLI)<br />
10:2822&#8242; 20&#8243;</p>
<p>Carlo Scognamiglio<br />
presidente (PLI)<br />
10:5122&#8242; 44&#8243;</p>
<p>Silvano Moffa<br />
deputato (FLI)<br />
11:1317&#8242; 17&#8243;</p>
<p>Paolo Guzzanti<br />
presidente del Consiglio Nazionale (PLI)<br />
11:3120&#8242; 47&#8243;</p>
<p>Grazio Trufolo<br />
(PLI)<br />
11:525&#8242; 8&#8243;</p>
<p>Enzo Riva<br />
(PLI)<br />
11:5711&#8242; 16&#8243;</p>
<p>Enzo Lombardo<br />
(PLI)<br />
12:086&#8242; 7&#8243;</p>
<p>Stefano De Luca<br />
segretario nazionale (PLI)<br />
12:1410&#8242; 44&#8243;</p>
<p>Francesco Rutelli<br />
senatore e presidente (API)<br />
12:2532&#8242; 31&#8243;</p>
<p>Mario Rampichini<br />
(PLI)<br />
12:573&#8242; 5&#8243;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Consiglio Nazionale Seminariale promosso nei giorni 8, 9 e 10 ottobre 2010</p>
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<p>Interventi</p>
<p>Stefano De Luca<br />
segretario nazionale (PLI)<br />
10:2822&#8242; 20&#8243;</p>
<p>Carlo Scognamiglio<br />
presidente (PLI)<br />
10:5122&#8242; 44&#8243;</p>
<p>Silvano Moffa<br />
deputato (FLI)<br />
11:1317&#8242; 17&#8243;</p>
<p>Paolo Guzzanti<br />
presidente del Consiglio Nazionale (PLI)<br />
11:3120&#8242; 47&#8243;</p>
<p>Grazio Trufolo<br />
(PLI)<br />
11:525&#8242; 8&#8243;</p>
<p>Enzo Riva<br />
(PLI)<br />
11:5711&#8242; 16&#8243;</p>
<p>Enzo Lombardo<br />
(PLI)<br />
12:086&#8242; 7&#8243;</p>
<p>Stefano De Luca<br />
segretario nazionale (PLI)<br />
12:1410&#8242; 44&#8243;</p>
<p>Francesco Rutelli<br />
senatore e presidente (API)<br />
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<p>Mario Rampichini<br />
(PLI)<br />
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		<title>La contromanovra liberale di Stefano de Luca</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>partitoliberale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Accompagnata dalle polemiche agitate dalle solite corporazioni e consorterie parassitarie, finalmente è stata varata la manovra finanziaria del Governo, predisposta dal Ministro dell’Economia e che è stata avversata da tutti gli altri Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Si può così affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché il Decreto ha via via perso tutte, o quasi , le norme qualificanti di una volontà riformatrice, per spandere il vero peso finanziario della manovra sui contribuenti con i consueti aumenti di tariffe, pedaggi, oneri e costi vari, a parte un intervento incisivo, ma necessario in materia di pensioni.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accompagnata dalle polemiche agitate dalle solite corporazioni e consorterie parassitarie, finalmente è stata varata la manovra finanziaria del Governo, predisposta dal Ministro dell’Economia e che è stata avversata da tutti gli altri Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Si può così affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché il Decreto ha via via perso tutte, o quasi , le norme qualificanti di una volontà riformatrice, per spandere il vero peso finanziario della manovra sui contribuenti con i consueti aumenti di tariffe, pedaggi, oneri e costi vari, a parte un intervento incisivo, ma necessario in materia di pensioni. La riduzione delle indennità di Membri del Governo e Parlamentari, quest’ultima affidata agli Uffici di Presidenza delle Camere, avrebbe dovuto essere accompagnata da uguali sacrifici dei Magistrati, che godono di un trattamento superiore, degli altri vertici delle Istituzioni statali, della burocrazia e delle Partecipazioni Statali.</p>
<p>Una politica fondata non su una visione della società e del suo sviluppo, ma sui sondaggi degli umori popolari, non può avere il coraggio per compiere le dure scelte necessarie ad assicurare una svolta del Paese, in grado non solo di corrispondere alle richieste di rigore che vengono dall’Europa, ma alle esigenze di modernizzazione e ad un complessivo ripensamento del welfare. Riduzione vera della spesa pubblica significa certamente colpire interessi e perdere posti di lavoro improduttivi, come altresì la chiusura Enti inutili ed il taglio di costi  insostenibili. Tutto ciò è doloroso ed impopolare, ma è necessario.</p>
<p>Per i liberali, lasciando strillare Bossi e mettendo allo scoperto un punto debole della sua politica, si sarebbe dovuta cogliere l’occasione per l’abolizione delle Provincie, tutte, non solo quelle più piccole, come era stato proposto e subito accantonato.  Il comportamento della Lega ha dimostrato che il federalismo che essa propone è soltanto pernicioso, perché aumenterà i centri di spesa, la corruzione e le autorità con facoltà impositiva, abbandonando il Mezzogiorno non autosufficiente.</p>
<p>Si sarebbe dovuto disporre l’accorpamento dei Comuni con popolazione inferiore a mille abitanti, riducendone così il numero ed i relativi costi di due terzi e migliorandone l’efficienza con una più efficace utilizzazione delle risorse umane e strumentali disponibili. La manovra inoltre avrebbe dovuto disporre il numero massimo di assessori, in Regioni e Comuni, dimezzando il numero attuale e cancellare Consorzi, Enti Locali vari e Comunità Montane. Si sarebbe dovuto porre un termine perentorio per la liberalizzazione delle Società dei Servizi locali, utilizzando il ricavato per coprire il disavanzo dei relativi Comuni, per estinguere i mutui e per utilizzare eventuali somme residue al fine di incentivare lo sviluppo.</p>
<p>Sarebbe stato necessario vietare la nomina di consulenti nella Pubblica Amministrazione, che spesso sono soltanto trombati alle elezioni o capi elettori dei partiti di maggioranza locali.</p>
<p>Un Governo liberale avrebbe previsto l’accorpamento degli Enti Previdenziali, per realizzare economie di scala e ridurre il numero dei Consigli di Amministrazione. Allo stesso tempo, anche per un obiettivo di moralizzazione e di superamento definitivo del perverso rapporto tra politica e Aziende a Capitale Pubblico, si sarebbe dovuto decidere di avviare un processo di liberalizzazione di ENI, ENEL, Finmeccanica ed altre società partecipate dal Tesoro, comprese le controllate della Cassa Deposito e Prestiti.</p>
<p>La fase di necessaria austerità avrebbe imposto di cancellare le sovvenzioni alla Stampa, imponendo a tutte le testate, anche quelle di partito, di stare sul mercato o chiudere. Analoga linea di rigore si sarebbe dovuta seguire per la RAI, abolendo il canone, tagliando significativamente il suo pletorico Organico e limitando nel massimo le retribuzioni per artisti ed Anchor men. Sarebbe stato il momento per avviarne anzi la privatizzazione, cominciando almeno da una rete. Il Decreto avrebbe dovuto prevedere un onere a carico delle emittenti televisive che, unico Paese in Europa, non pagano un Euro per usare la rete digitale.</p>
<p>Condividiamo, sia pure per ragioni diverse, l’esigenza posta dal Governo di ridurre il numero spropositato ed il costo enorme delle intercettazioni, per tutelare la privacy dei cittadini. Il provvedimento dovrebbe prevedere norme in grado di evitare inaccettabili sperequazioni di costo tra le diverse Procure e rendere  gratuito per legge l’accesso alle telefonate da parte dell’ autorità inquirente, dal momento che sono già pagate dagli utenti.</p>
<p>Bisognerebbe, non soltanto bloccare il turn over, ma ridurre il numero dei dipendenti pubblici in tutte le Amministrazioni, stabilendo seri parametri di rapporto costi – benefici per valutare i loro rendimenti.</p>
<p>Si è persa l’occasione per la necessaria controriforma della Sanità, disponendo la estromissione della politica da tale settore, riducendo le ASL ad una per ogni Regione, disponendo che i prezzi unitari di tutte le forniture e servizi corrispondano a standard inderogabili, definiti, per tutto il territorio nazionale dal Ministero della Sanità, fissando un obbligatorio rapporto numerico tra posti letto effettivamente utilizzati e servizi resi ed entità del personale addetto ed, infine, stabilendo che i primari debbano essere prescelti tra gli idonei di un Concorso Nazionale.</p>
<p>Il divieto assoluto di creazione di nuovi precari, attraverso la pratica clientelare di affidare servizi più o meno inutili a cooperative pilotate politicamente ed il doloroso, ma necessario, blocco della stabilizzazione di quelli esistenti, insieme alla sacrosanta eliminazione dei contributi a pioggia ad Enti, Fondazioni, Associazioni, sarebbe il necessario completamento di una manovra realmente rigorosa. Per le poche iniziative culturali, veramente prestigiose, meritevoli e di grande rilevanza internazionale, si potrebbe stanziare un fondo da destinare con legge dello Stato, auspicando che il Parlamento, anziché lottizzare le somme disponibili, includendo iniziative parrocchiali, festival e bande paesane, fosse in grado di salvaguardare le iniziative di maggiore spessore, come le scuole di restauro, Cinecittà, o alcune grandi istituzioni culturali di fama internazionale.</p>
<p>Una manovra come quella da noi proposta varrebbe non i miserabili dodici miliardi di quella di Tremonti e che dovrà passare attraverso il tritacarne dell’esame parlamentare, dove sicuramente si ridurrà consistentemente, ma almeno sessanta miliardi l’anno e sarebbe capace di avviare seriamente la riduzione del debito pubblico, certo mettendo in ginocchio le corporazioni e le clientele.</p>
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		<title>Le due destre, di Stefano de Luca</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 16:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Lo scontro nella maggioranza governativa rivela la esistenza, anche in Italia, come in Francia di due destre: una autoritaria, xenofoba, egoista e tendenzialmente secessionista, che si identifica nella Lega con una parte del PDL a rimorchio, ed un&#8217;altra costituzionale, nazionale, moderata, attenta al mercato ed aperta ad una società multirazziale e pluralista, interpretata da Fini.</p>
<p>La differenza con i cugini d&#8217;oltralpe è che, da noi il lepenismo è maggioritario rispetto al sarcosismo, a causa della anomala presenza di Berlusconi, insofferente alla democrazia, sia nel suo partito, dove ha ottenuto un sostegno plebiscitario dalla Direzione da lui stesso nominata, sia in Parlamento,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scontro nella maggioranza governativa rivela la esistenza, anche in Italia, come in Francia di due destre: una autoritaria, xenofoba, egoista e tendenzialmente secessionista, che si identifica nella Lega con una parte del PDL a rimorchio, ed un&#8217;altra costituzionale, nazionale, moderata, attenta al mercato ed aperta ad una società multirazziale e pluralista, interpretata da Fini.</p>
<p>La differenza con i cugini d&#8217;oltralpe è che, da noi il lepenismo è maggioritario rispetto al sarcosismo, a causa della anomala presenza di Berlusconi, insofferente alla democrazia, sia nel suo partito, dove ha ottenuto un sostegno plebiscitario dalla Direzione da lui stesso nominata, sia in Parlamento, dove colloca i suoi fedeli o sodali. La destra democratica di Fini quindi, fortemente minoritaria in un PDL padronale, non può che guardare verso il centro, per aprire un confronto con le componenti liberale, democratica e cattolica.  Si aprirà pertanto, anche nel nostro Paese, una stagione di dialogo, come avvenne in Francia, tra l&#8217;UDF di ispirazione liberale di Giscard d&#8217;Estaing ed i Gollisti dell&#8217;UMP. Nella politica non c&#8217;è mai nulla di nuovo. Per non sbagliarsi nelle analisi, basta osservare attentamente quanto è già avvenuto in passato in una realtà similare.</p>
<p>Purtroppo a causa del ruolo ridondante di una informazione schierata, non esiste uno spazio sufficiente per la promozione di una opinione libera, che non corrisponda al perverso schema bipolare destra contro sinistra.</p>
<p>Da questa anomalia deriva la totale assenza dai media del punto di vista  liberale, anzi, sia la stampa governativa che  quella di opposizione, hanno totalmente ignorato l&#8217;esistenza di una piccola forza organizzata dei liberali e delle loro idee, condannando il nostro Paese a rimanere indietro, rispetto agli altri.</p>
<p>Gli Stati Uniti, hanno saputo reagire alla crisi economica, scommettendo sulla speranza del sogno proposto da Obama, i Tedeschi, hanno bocciato il compromesso della Grande coalizione socialista- democristiana ed hanno premiato una nuova alleanza di Governo con i liberali, che sono stati determinanti sul piano delle scelte di programma. In Gran Bretagna si profila un successo del Partito liberaldemocratico ancora più grande.  I pochi liberali italiani, riuniti nel PLI, che si richiama a quei valori ed a quelle idee,  possono,anzi devono, alzare la loro voce. È arrivato, infatti,  il momento di superare un bipolarismo pernicioso,  per riproporre una coalizione plurale di stampo degasperiano, fortemente caratterizzata sul piano identitrario, al cui interno, la componente liberale potrebbe avere un ruolo determinante sul piano della proposta politica. Il processo di disfacimento del sistema inaugurato con la cosiddetta Seconda Repubblica, Ë cominciato con la crisi, ormai irreversibile,del PD, in evidente crisi di identità; essa proseguirà con il rapido collasso della coalizione di destra, che sta mostrando il suo vero volto autoritario, padronale, affaristico e razzista, anche nei confronti degli stessi italiani di un Sud, ormai abbandonato.</p>
<p>Per celebrare degnamente il centocinquantesimo anniversario dell&#8217;Unità Nazionale, bisogna recuperare uno spirito unitario e solidale, senza il quale sarà impossibile affrontare la sfida di una modernità all&#8217;insegna del mercato, della valorizzazione dei saperi e della qualità, del pluralismo, anche culturale, della libertà.</p>
<p>Vanno respinti i tentativi di contrapposizione tra Nord, Centro e Sud, con relativi partiti politici di riferimento. Occorrono forze politiche Nazionali, in grado di comprendere i problemi delle diverse realtà del Paese, di radicarsi saldamente nei territori con una classe dirigente adeguata e di individuare una via unitaria per uscire dalla fase attuale di difficoltà, evitando la artificiosa contrapposizione tra Unità Nazionale e interessi locali. Non è con spirito egoistico e con un federalismo di stampo secessionista che si può rilanciare l&#8217;Italia, ma con una visione che, valorizzando finalmente il Mezzogiorno, secondo le sue vocazioni naturali,agroalimentare, cultura, turismo, formazione di eccellenza, infrastrutture e reti allo stesso livello della parte più ricca del Paese, fiscalità di vantaggio, in pochi anni possa abbattere l&#8217;atavico squilibrio. Non basta la pur lodevole azione contro la criminalità organizzata, se ai meridionali non vengono offerte la opportunità di una società moderna in grado di garantire sviluppo e occupazione.</p>
<p>Una nuova coalizione di forze della Nazione, moderata, liberale, forte di un progetto chiaro ed ambizioso, potrebbe sbaragliare gli attuali partiti a vocazione maggioritaria, che si sono rivelati non all&#8217;altezza del compito difficile di governare la complessità italiana. Esse hanno finito col cedere, in entrambi gli schieramenti, al nichilismo distruttivo delle forze più estremiste, determinando l&#8217;accentuazione del divario tra le due grandi aree territoriali del Paese.</p>
<p>Stefano de Luca</p>
<div><span style="font-family: Verdana, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><br />
</span></div>
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		<title>Scacco matto, di Stefano de Luca</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 10:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Berlusconi ha una memoria da elefante e sconosce  il significato della parola perdono. Nell’autunno del 2007, dopo il suo annuncio dal predellino in Piazza San Babila a Milano di voler costituire il PDL, quando Gianfranco Fini fece la battuta delle “comiche finali”, decise che lo avrebbe liquidato. Lo ha fatto in tre mosse.</p>
<p>A gennaio 2008, di fronte al rischio di perdere un terzo, o forse più dei suoi colonnelli e dei suoi stessi elettori, convertiti grazie ad un vero e proprio bombardamento mediatico al bipartitismo, lo costrinse a sciogliere AN e ad aderire alla nuova formazione politica. La seconda mossa&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi ha una memoria da elefante e sconosce  il significato della parola perdono. Nell’autunno del 2007, dopo il suo annuncio dal predellino in Piazza San Babila a Milano di voler costituire il PDL, quando Gianfranco Fini fece la battuta delle “comiche finali”, decise che lo avrebbe liquidato. Lo ha fatto in tre mosse.</p>
<p>A gennaio 2008, di fronte al rischio di perdere un terzo, o forse più dei suoi colonnelli e dei suoi stessi elettori, convertiti grazie ad un vero e proprio bombardamento mediatico al bipartitismo, lo costrinse a sciogliere AN e ad aderire alla nuova formazione politica. La seconda mossa fu quella di ibernarlo alla Presidenza della Camera per fargli fare la stessa fine che Prodi aveva riservato a Bertinotti. Da allora ha lavorato per portare dalla sua parte un’altra consistente fetta del vecchio gruppo dirigente dell’ex partito di Fini e, dopo il risultato elettorale a lui favorevole ed il rinnovato patto di ferro con Bossi, ormai padrone del Nord, gli ha dato lo scacco matto. A questo punto, il Presidente della Camera, costretto all’angolo, non può che rompere per salvare la propria dignità e con i pochi fedelissimi rimasti, tentare l’avventura di costituire un soggetto politico nuovo, altrimenti farebbe la fine di Pera o di Martino, di cui nessuno quasi ricorda  chi siano.</p>
<p>Il problema per il Cavaliere è la politica, intesa come momento ideale e creativo,  verso la quale prova una istintiva insofferenza. Può anche essere generoso nel concedere onori e riconoscimenti a chi è disposto ad eseguire le direttive  e ad obbedire, ma non tollera chi pretende di ragionare in proprio e vuole discutere, confrontare le opinioni, conoscere per deliberare.</p>
<p>Nella sua visione l’attività politica è solo propaganda, polemica, promesse, adulazione,  talvolta fino al limite della corruzione, militanza senza diritto di parola, tutto quanto insomma serve per la raccolta del consenso. A quel punto tutto si deve fermare per non disturbare il manovratore. Infatti, nella sua concezione cesarista,  il voto popolare equivale ad una delega in bianco. Chi gli fa perdere tempo a discutere, è un suo nemico. Egli infatti concepisce un mondo diviso soltanto in amici e nemici, non conosce atre categorie. Prega Iddio perché gli preservi Di Pietro, i Procuratori d’assalto, i comunisti, perché senza quel tipo di fantoccio polemico, verrebbe meno la ragion d’essere della sua esistenza come protagonista della vita politica.</p>
<p>Da esperto democristiano Casini ha capito tutto questo in tempo e, rischiando molto, ha scelto un’altra strada. Tuttavia, nelle recenti elezioni regionali, è emerso che la propaganda bipolare ha fatto breccia anche in quell’elettorato, tanto che, dove l’UDC non era alleata con la destra, ha avuto risultati deludenti.</p>
<p>Oggi è chiaro che l’alleanza con Bossi, con il quale i conti sono stati regolati a suo tempo, risulta inossidabile, per la semplice ragione che il vero leghista è proprio Berlusconi. La su politica del fare, insofferente ai lacci e laccioli delle regole istituzionali e dei relativi contrappesi, si identifica perfettamente con la natura sbrigativa, opportunista ed egoista dei Lumbard. Il terreno di incontro è  un bigottismo di comodo, il federalismo fiscale per non pagare il prezzo dell’Unità Nazionale, la gestione reale del potere: le amministrazioni territoriali, la RAI, le Banche e lo stesso Governo Centrale, attraverso fedeli esecutori.</p>
<p>Se Fini non troverà il coraggio di rompere subito, non avrà un’altra occasione. Non può illudersi che la formazione politica che andrà a fondare possa subito ottenere i consensi che aveva AN. Tuttavia, oggi, essendosi sicuramente liberato di una storia passata di stampo autoritario, si trova  ad occupare una posizione centrale, che potrebbe risultare strategica. Dopo l’ abbandono delle anacronistiche linee  nostalgiche di un tempo, oggi deve evitare  di lasciarsi attrarre da una scelta  conservatrice, non solo perché tale spazio è ben presidiato dal blocco Lega-PDL, ma perché l’Italia, per uscire dalla Crisi, non solo quella economica, ha bisogno di una forte  iniezione di cultura del mercato, del merito, della libertà.</p>
<p>Già sul piano delle scelte costituzionali, come di quelle dei diritti civili e di cittadinanza, il Presidente della Camera, ha assunto posizioni interessanti e che dimostrano il desiderio di smarcarsi dal mondo reazionario. Anche nel delicato  rapporto con la chiesa, ha rifiutato posizioni clericali e di subordinazione alle gerarchie ecclesiastiche.</p>
<p>Noi liberali dovremo seguire con attenzione le sue prossime mosse, confidando che, come ha già cominciato a fare la Fondazione Fare Futuro, la sua attenzione si concentri su quanto  avviene nei principali Paesi europei, dove le idee liberali ed i partiti ad esse ispirati, non solo guadagnano consensi, ma si pongono come elemento cruciale di novità per vincere le elezioni. E’ già successo in Germania con il risultato lusinghiero dei liberali tedeschi, che hanno garantito un contenuto  di speranza al programma del nuovo Gabinetto di Angela Merkel. Alle imminenti elezioni in Gran Bretagna, il partito Liberaldemocratico sembra sia destinato ad un significativo incremento di voti, che potrebbe portarlo ad essere determinante per la formazione del nuovo Governo.</p>
<p>Un rinnovato clima di attenzione per le idee che sosteniamo da sempre, potrebbe , anche nel nostro Paese, aprire nuovi spazi e  vedere il PLI protagonista di una nuova alleanza riformatrice, ben ancorata al centro,  insieme al nuovo soggetto politico finiano, ai cattolici dell’UDC, all’API di Rutelli ed alle altre forze, soprattutto del Meridione, che inevitabilmente si staccheranno dalla corazzata berlusconiana.</p>
<p>Per partecipare a quella che potrebbe essere la stagione della Terza Repubblica, il nostro Partito ha bisogno di coraggio e fiducia in se stesso, insieme ad un o sforzo di grande unità interna.</p>
<p>Stefano de Luca.</p>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: medium;"><br />
</span></div>
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		<title>Il rischio del Presidenzialismo, di Stefano de Luca</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/il-rischio-del-presidenzialismo/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 15:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La nuova farsa del dibattito sul presidenzialismo rivela tutta la slealtà che si nasconde dietro  proposte riformatrici apparentemente  presentate per modernizzare le strutture Costituzionali del Paese e che invece non sono altro che il solito volgare balletto di formule astruse, con l’esclusivo obiettivo di rafforzare una fazione, un partito, una singola persona. Ha ragione Sartori, che di queste  cose se ne intende, ad avvertire la pericolosità di copiare solo parzialmente il sistema di un altro Paese, per soddisfare le esigenze specifiche di qualcuno. Vi sono diverse soluzioni Costituzionali nei vari Paesi del mondo Occidentale, che, anche in relazione alle tradizioni&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova farsa del dibattito sul presidenzialismo rivela tutta la slealtà che si nasconde dietro  proposte riformatrici apparentemente  presentate per modernizzare le strutture Costituzionali del Paese e che invece non sono altro che il solito volgare balletto di formule astruse, con l’esclusivo obiettivo di rafforzare una fazione, un partito, una singola persona. Ha ragione Sartori, che di queste  cose se ne intende, ad avvertire la pericolosità di copiare solo parzialmente il sistema di un altro Paese, per soddisfare le esigenze specifiche di qualcuno. Vi sono diverse soluzioni Costituzionali nei vari Paesi del mondo Occidentale, che, anche in relazione alle tradizioni ed alle sensibilità di quei territori, sono riuscite benissimo, ma che non è detto che avrebbero il medesimo risultato positivo trasportate in altre Nazioni con storie e condizioni ambientali diverse .In ogni caso nessun sistema  può essere esportato se non introducendone tutte le caratteristiche, pena il sicuro fallimento. Prima di affrontare il tema di una riforma del nostro impianto Costituzionale, bisogna domandarsi quale effetto si vuole ottenere e se esso costituisca un obiettivo condiviso. Altrimenti  parlare di Riforme mentre ciascuno pensa ad una esigenza diversa, significa rischiare di affrontare una questione delicata in un clima di confusione. Magari  per una strana coincidenza parlamentare occasionale, ne potrebbe scaturire un mostro, come avvenne con la riforma del 2005,  che fortunatamente, grazie alla saggezza popolare, fu respinta in sede di referendum confermativo.</p>
<p>Da sempre noi liberali abbiamo preferito le Democrazie Parlamentari, che mettono al centro del sistema il Parlamento, quale rappresentanza di tutte le espressioni popolari. Tuttavia esistono Democrazie Liberali Presidenziali ed anche maggioritarie. Queste ultime si rinvengono soprattutto nei Paesi anglosassoni, perché la tradizione Luterana e Calvinista di quei territori è in genere garanzia di una maggiore eticità politica e di un forte legame con gli interessi territoriali. Pur non ritenendo che il primo problema dell’Italia sia la riforma di tali aspetti Costituzionali, se dovessimo esprimere una preferenza, sarebbe certamente per il sistema tedesco, con un Premier forte in quanto leader del partito vincitore, che può scegliere l’alleanza con la forza politicamente più omogenea o con la quale ha trovato una forte convergenza programmatica.</p>
<p>Dopo il fallimento di una fase di grande coalizione con i socialisti, soggetta a continue mediazioni ed a concessioni alle grandi centrali sindacali, l’alleanza con i Liberali, oltre ad essere più omogenea, si è tradotta in un programma di significative riforme, modernizzatrici della società ed in grado di affrontare con criteri di mercato i problemi posti dalla Crisi economica internazionale.</p>
<p>Invece di guardare a quel modello l’Italia sembra rivolgere più attenzione al Semipresidenzialismo francese, che ha dato anch’esso buoni risultati, ma in quella Nazione, sotto certi profili, così diversa.</p>
<p>Basterebbe ricordare come l’impianto amministrativo francese è fondamentalmente quello centralistico napoleonico e che la Costituzione della Quinta Repubblica fu voluta dal Gen. De Gaulle. Tuttavia, se la maggioranza di consensi parlamentari, ovviamente bipartisan, dovesse propendere per tale scelta, anche noi potremmo aderirvi, ma alla sola condizione di trasportare nel nostro ordinamento, esattamente lo stesso impianto, con i relativi equilibri che esistono in Francia. Maggiore autonomia amministrativa al Governo, ma centralità forte al Parlamento e, soprattutto lo stresso sistema elettorale. Il Presidenzialismo all’italiana come lo vorrebbero Berlusconi e Bossi, mantenendo per la elezione del Parlamento la vergognosa legge attuale, sarebbe un ulteriore colpo mortale alla Democrazia e renderebbe il nostro sistema identico a quello delle Repubbliche Presidenziali sudamericane. Il progetto di Berlusconi, che teme le imboscate parlamentari rispetto alla sua aspirazione al Quirinale, sarebbe quello di farsi eleggere a suffragio universale con una delle solite compagne plebiscitarie, o con me o contro di me, nominando allo stesso tempo i suoi fedeli e sodali parlamentari, in modo da dominare in modo assoluto il Potere Legislativo. In cambio del suo consenso a Bossi, fino a ieri riottoso, consegnerebbe la Presidenza del Consiglio, tuttavia sotto tutela del Quirinale. Ha ragione Fini a porre come condizione il sistema elettorale francese, che darebbe voce alle parti politiche e ristabilirebbe un equilibrio tra i poteri. C’è da augurarsi che il PD non caschi nella trappola, magari in cambio della promessa di una elezione di Violante alla Consulta. Tutto questo non sarebbe l’interesse della Nazione. Insistiamo quindi, in prima battuta, come L’UDC, nel ribadire la nostra preferenza per il sistema di tipo Tedesco. Infine riteniamo giusto esprimere tutta la nostra contrarietà alla proposta di Senato Federale del Ministro Calderoli, sia perché comporta un forte ridimensionamento del Ruolo della Camera Alta, che invece ha sempre dimostrato maggiore saggezza, sia perché la elezione non contemporanea con la Camera, potrebbe dar luogo a maggioranze diverse, con rischi di instabilità, sia infine perché per moltissime materie la doppia lettura costituisce di per se garanzia di un procedimento legislativo più attento e meditato. In Italia non sono necessarie più leggi, ma un minor numero e fatte meglio.</p>
<p>Il Partito deve occuparsi in modo approfondito della materia e formulare una propria proposta, supportando anche con emendamenti correttivi l’azione parlamentare dell’On. Guzzanti.</p>
<p>Stefano de Luca</p>
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		<title>Trani scandalo nello scandalo, di Stefano de Luca</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La penosa vicenda che emerge dalle indiscrezioni sull’inchiesta della Procura di Trani è esemplificativa di una tenuta democratica ormai al collasso. Che un Presidente del Consiglio trami con un proprio ex impiegato, collocato come componente di una alta Autorità di garanzia, contro giornalisti e trasmissioni a lui sgradite, per un liberale, è cosa che fa rabbrividire e dimostra come ormai il rapporto tra politica ed informazione RAI, da sempre lottizzato, abbia superato ogni limite di decenza e rientri nella sfera della patologia. Serve a spiegare anche come sia possibile che esistano trasmissioni insopportabili come “Annozero”, che ha un solo ed&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La penosa vicenda che emerge dalle indiscrezioni sull’inchiesta della Procura di Trani è esemplificativa di una tenuta democratica ormai al collasso. Che un Presidente del Consiglio trami con un proprio ex impiegato, collocato come componente di una alta Autorità di garanzia, contro giornalisti e trasmissioni a lui sgradite, per un liberale, è cosa che fa rabbrividire e dimostra come ormai il rapporto tra politica ed informazione RAI, da sempre lottizzato, abbia superato ogni limite di decenza e rientri nella sfera della patologia. Serve a spiegare anche come sia possibile che esistano trasmissioni insopportabili come “Annozero”, che ha un solo ed unico tema: l’attacco e la denigrazione del Capo del Governo e di tutto ciò che gli ruota intorno. Nella logica della guerra per bande, tutto è consentito, anche i colpi bassi e gli espedienti più ignobili, sia dalla parte del giornalismo militante, come da quella di una politica fondata sulla occupazione del potere e sul sopruso. Come non scandalizza l’insulto e la diffamazione, che vengono spacciati per informazione, approfondimento o satira, altrettanto si ritiene normale rispondere con il tentativo della cancellazione, abusando del proprio potere politico. Se tutto questo avviene nell’ ambito del Servizio Pubblico, finanziato dal Canone dei Contribuenti, è ancora più odioso e rafforza la nostra antica convinzione che per la RAI vi è un’ unica soluzione: quella di imboccare la via della privatizzazione.</p>
<p>Da parte sua il potere giudiziario, purtroppo dando ragione a chi lo accusa di perseguire intenti politici, si comporta come un oppositore e non come un Ordine, terzo ed indipendente. Non può essere sfuggita a nessuno la tempestività della fuga di notizie, in un momento già reso caldo dalla polemica sulla ricusazione di alcune liste elettorali, facenti capo alla stessa fazione politica. Il compito delle Procure è quello di occuparsi di reati, non di compiere indebite interferenze nella politica, con la complicità di ben individuati settori  dell’ informazione. E’ apparso evidente a tutti che lo sconfinamento, non solo viola ogni regola di galateo istituzionale, ma anche norme giuridiche cogenti, ponendo in essere comportamenti inammissibili proprio da parte di chi sarebbe chiamato alla delicata funzione di imporre il primato della legge e della legalità. Tutto questo, al di là di ogni questione di opportunità, rappresenta un palese vulnus del principio della separazione dei Poteri, solennemente sancito dalla Carta Costituzionale. Una parte si ritiene legittimata ad usare impropriamente il consenso, ottenuto dal Corpo Elettorale, non solo per occupare tutti gli spazi di potere, che le derivano dalla maggioranza politica, compreso il predominio sul controllo della RAI, ma altresì per annientare il contraddittorio, se diventa fastidioso e pressante.</p>
<p>L’ altra parte (dispiace dover chiamare così settori della magistratura inquirente) ritiene di poter usare gli strumenti investigativi con largo spreco delle risorse del contribuente, per produrre scoops scandalistici, facendo trapelare durante una campagna elettorale notizie di forte impatto mediatico, ancorché prive di contenuto penalistico, ma di grandissimo effetto politico.</p>
<p>Indiscutibilmente le indebite pressioni esercitate su un Organo di Garanzia impongono un giudizio fortemente critico su chi le abbia esercitate, ma che compete alla sede politica, non ad un magistrato, peraltro incompetente, che invece ha il dovere di occuparsi esclusivamente di perseguire i di reati. Purtroppo l’ansia della sovraesposizione mediatica ha reso tali comportamenti ripetuti e ormai quasi abituali. Basta ricordare le raffiche di intercettazioni, audizioni di testimoni notissimi e  arresti eccellenti della Procura di Potenza, o di quella di Catanzaro o di Salerno, e, più recentemente di Firenze, che, consapevolmente prive di competenza territoriale, hanno deliberatamente portato avanti inchieste e deciso arresti, prima di trasmettere gli atti ai propri colleghi, territorialmente competenti.</p>
<p>A tutto ciò la politica risponde con protervia, ritenendo che la legittimazione popolare possa consentirle tutto.</p>
<p>Quale forma di protesta rimane ai cittadini, che assistono interdetti allo scempio del diritto e della Costituzione, se non, come primo atto di rivoluzione morale, quello di disertare le urne?</p>
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		<title>Regionali Lazio, de Luca: “Chiediamo i danni alla Giunta regionale”</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 18:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Alla luce della sentenza di oggi del Tar del Lazio che stabilisce che se il Consiglio regionale viene sciolto prima del tempo le firme da raccogliere per presentare le liste devono essere la metà di quelle richieste di norma, abbiamo avviato due distinte azioni legali per porre rimedio all’inaccettabile ingiustizia che ci ha colpiti”. Lo annuncia Stefano de Luca, segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “In primo luogo – prosegue – abbiamo presentato una richiesta di danni nei confronti del presidente della Giunta regionale del Lazio e della Giunta stessa per aver emanato il decreto che ha indetto le elezioni regionali pur non essendo previsto dalla normativa, così come&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Alla luce della sentenza di oggi del Tar del Lazio che stabilisce che se il Consiglio regionale viene sciolto prima del tempo le firme da raccogliere per presentare le liste devono essere la metà di quelle richieste di norma, abbiamo avviato due distinte azioni legali per porre rimedio all’inaccettabile ingiustizia che ci ha colpiti”. Lo annuncia Stefano de Luca, segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “In primo luogo – prosegue – abbiamo presentato una richiesta di danni nei confronti del presidente della Giunta regionale del Lazio e della Giunta stessa per aver emanato il decreto che ha indetto le elezioni regionali pur non essendo previsto dalla normativa, così come comprovato dalla decisione odierna del Tar. Inoltre – dice ancora il massimo esponente del PLI – stiamo per presentare ricorso presso lo stesso Tar del Lazio in quanto siamo stati pesantemente fuorviati e penalizzati dalla mancanza di chiarezza della Regione. Infatti, la lista Liberali e Riformatori aveva abbondantemente superato la metà del numero di firme richiesto per presentarsi alle elezioni”.</p>
<p>“Sulla base di quanto detto – insiste de Luca &#8211; riteniamo di dover essere risarciti per i danni subiti e che ci venga data la possibilità di ripresentare la lista in base alla disposizione di legge. E’ indispensabile, quindi, un rinvio delle elezioni per permettere ai soggetti più piccoli di partecipare alla competizione e per assicurare un giusto e pluralista svolgimento del processo elettorale”, conclude de Luca.</p>
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		<title>Regionali, de Luca: “Col decreto violate legge e Costituzione”.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 16:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Vergogna! Con il decreto varato la scorsa notte dal Governo per salvare le elezioni regionali, è stata violata non soltanto la legge ma anche la Costituzione. Non si tratta di un decreto interpretativo, come si va sostenendo, che è possibile solo se sussistono contrasti di giurisprudenza. In questo caso la giurisprudenza è unanime e pertanto quello firmato dal Presidente della Repubblica è un decreto innovativo, illegittimo a procedimento elettorale già avviato per la parte che concerne la presentazione delle liste”. Lo dichiara Stefano de Luca, segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “Neppure Mussolini ha mai osato tanto – prosegue -. Il prossimo decreto legge, se il partito di governo dovesse&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Vergogna! Con il decreto varato la scorsa notte dal Governo per salvare le elezioni regionali, è stata violata non soltanto la legge ma anche la Costituzione. Non si tratta di un decreto interpretativo, come si va sostenendo, che è possibile solo se sussistono contrasti di giurisprudenza. In questo caso la giurisprudenza è unanime e pertanto quello firmato dal Presidente della Repubblica è un decreto innovativo, illegittimo a procedimento elettorale già avviato per la parte che concerne la presentazione delle liste”. Lo dichiara Stefano de Luca, segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “Neppure Mussolini ha mai osato tanto – prosegue -. Il prossimo decreto legge, se il partito di governo dovesse perdere le elezioni, sarà per correggere il risultato elettorale. Ci auguriamo che le denunce presentate ieri dal PLI alle procure, abbiano il loro seguito e che i Tar sollevino anche d&#8217;ufficio la questione di incostituzionalità del decreto emanato ieri e legittimamente sospendano i procedimenti confermando la validità di quelli legalmente adottati che escludono le liste presentate con modalità irregolari. Siamo di fronte a una strage del diritto e delle norme costituzionali”, conclude de Luca.</p>
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		<title>Regionali, de Luca: “Denunciata alle Procure italiane l’invalidità delle firme”</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 19:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;">“Il Partito Liberale Italiano ha denunciato presso le varie procure della Repubblica italiane, il fatto che tutti, o comunque la maggior parte, dei cosiddetti listini del candidato presidente, come per altro anche tutte, o ancora la maggior parte, delle liste dei candidati dei vari partiti in corsa alle prossime elezioni regionali, sono affette da assoluta invalidità”. Lo comunica Stefano de Luca, segretario nazionale del PLI. “In sostanza – dice ancora de Luca – non è ammissibile che i partiti maggiori si mettano d’accordo su uno scambio di sottoscrizioni, più o meno anche con l’avallo della magistratura. Quindi quello che va fatto urgentemente è varare una nuova legge, che sia&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">“Il Partito Liberale Italiano ha denunciato presso le varie procure della Repubblica italiane, il fatto che tutti, o comunque la maggior parte, dei cosiddetti listini del candidato presidente, come per altro anche tutte, o ancora la maggior parte, delle liste dei candidati dei vari partiti in corsa alle prossime elezioni regionali, sono affette da assoluta invalidità”. Lo comunica Stefano de Luca, segretario nazionale del PLI. “In sostanza – dice ancora de Luca – non è ammissibile che i partiti maggiori si mettano d’accordo su uno scambio di sottoscrizioni, più o meno anche con l’avallo della magistratura. Quindi quello che va fatto urgentemente è varare una nuova legge, che sia dignitosa e non penalizzante, stabilendo un rinvio di un paio di mesi delle consultazioni ed eliminando l’obbligo della raccolta delle firme. La nostra idea è quella di fissare una cauzione simbolica che i singoli partiti pagherebbero nel caso non raggiungano la percentuale di voti prefissata. E’ evidente – scrive de Luca nella notificazione – che nell’occasione sono state commesse una serie di falsità in atti elettorali destinati a fare pubblica fede, che appaiono perseguibili e punibili, in termini di specialità, ai sensi delle leggi vigenti in materia elettorale (art. li 86 e segg. del DPR 570/1960, come richiamati dalla L. 108/1968), o comunque, in via generale, ai sensi del codice penale (libro II, titolo VII, capo III)”. “Sono di dominio pubblico – sostiene nella denuncia – le vicende che hanno accompagnato in questi giorni la presentazione delle liste e/o dei listini dei candidati per le elezioni nelle regioni a statuto ordinario. E’ anche noto che per la presentazione delle liste finalizzate o comunque collegate a ciascun candidato alla presidenza della Regione (cosiddetti listini) è necessario depositare presso ogni ufficio elettorale centrale il relativo elenco, debitamente compilato col nome dei candidati nell’ordine prescelto, col corredo di un numero variabile di firme di presentazione autenticate nelle forme di legge. Nel corso delle vicende che hanno interessato le Regioni Lazio e Lombardia è emerso su tutti gli organi di stampa che i listini in questione sono stati definiti solo nell’immediatezza della scadenza del termine per la loro presentazione”. De Luca scrive inoltre che “la medesima metodologia è stata adottata in<br />
tutte le altre competenti sedi regionali (cfr., per tutte, la dichiarazione del candidato presidente della regione Campania, che ha fatto riferimento all’inserimento fraudolento di una candidatura a lui del tutto ignota). Ciò significa – sostiene sempre il numero uno del PLI &#8211; che quasi tutte (se non tutte) le firme di presentazione dei c.d. listini sono state apposte nel momento in cui le candidature non erano state ancora formulate e quindi su moduli in bianco, poi tardivamente e abusivamente riempiti ad iniziativa dei promotori di ciascun listino, senza che i presentatori, all’atto della loro firma, potessero avere contezza dei candidati che essi dichiaravano di volere presentare. E’ del pari un fatto assolutamente notorio, emerso a seguito delle polemiche di stampa occasionate dalla mancanza o insufficienza dei cosiddetti autenticatori, che blocchi di moduli con firme di presentazione già autenticate sono transitati da un partito ad un altro nell’imminenza della presentazione delle liste e/o dei listini, e ciò al fine di favorire quei partiti che avevano incontrato qualche particolare difficoltà nella raccolta delle firme”. “Con questa denuncia – conclude de Luca &#8211; chiedo che vengano accertati e perseguiti tutti i reati che potrebbero emergere, previo sequestro di tutte le liste e dei cosiddetti listini di candidati e di tutti gli elenchi di presentatori che apparentemente le corredano, e previa adozione di tutte le cautele necessarie perché i reati eventualmente consumati possano essere portati ad ulteriore compimento e per evitare che gli eventuali autori ne conseguano il frutto”.</p>
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		<title>Regionali Lazio, de Luca: “Liste illegittime, siamo pronti a denunciare”.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;">“A causa di una legge elettorale balorda con cui è stata condotta tutta l’attività di preparazione delle liste si è verificato un fenomeno da roulette russa in cui chi è caduto è caduto. Le liste, a questo punto, sono tutte illegittime e il Partito Liberale Italiano, se non ci sarà un provvedimento, si riserva di denunciare”. Lo afferma Stefano de Luca,<br />
segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “Risulta a tutti – prosegue – che ovunque, fino all’ultima notte, si modificavano i listini e le liste. Ergo, non si è potuto adempiere l’obbligo di raccogliere le firme sotto le liste. Quindi sono da considerarsi tutte illegali e in tutta&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">“A causa di una legge elettorale balorda con cui è stata condotta tutta l’attività di preparazione delle liste si è verificato un fenomeno da roulette russa in cui chi è caduto è caduto. Le liste, a questo punto, sono tutte illegittime e il Partito Liberale Italiano, se non ci sarà un provvedimento, si riserva di denunciare”. Lo afferma Stefano de Luca,<br />
segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “Risulta a tutti – prosegue – che ovunque, fino all’ultima notte, si modificavano i listini e le liste. Ergo, non si è potuto adempiere l’obbligo di raccogliere le firme sotto le liste. Quindi sono da considerarsi tutte illegali e in tutta Italia. Ora, poiché non è accettabile che qualcuno si salvi mentre un altro muore, è quanto mai necessario adottare un provvedimento. Altrimenti saremo pronti a denunciare questa assurda situazione”.</p>
<p style="text-align: left;">“Senza dimenticare, poi – dice ancora il numero uno dei Liberali italiani -, la torbida vicenda delle elezioni nel Lazio assume contorni sempre più inquietanti dopo la notizia riportata da un importante quotidiano nazionale del rinvio a giudizio per il gravissimo reato di concussione di un componente del listino legato alla candidata presidente per il centrosinistra Emma Bonino. Se questo è un esempio della tanto proclamata moralizzazione dei Radicali di Bonino – prosegue de Luca -, c’è da essere molto preoccupati. Noi liberali non siamo di certo giustizialisti ma un reato così pesante getta un’ombra scura sulla volontà di cambiamento propagandata dai colleghi di partito della candidata presidente”. “Una ragione in più – continua il segretario PLI &#8211; per sollecitare, oggi soprattutto per il Lazio, una soluzione politica che azzeri tutto e  attraverso la nomina di un commissario, permetta di rinviare per un breve periodo le elezioni regionali previste per la fine di questo mese. Ciò anche per garantire a tutti di partecipare e possibilmente con regole che siano garanzia di trasparenza e meno discriminatorie per un pluralismo effettivo, in primo luogo con l’eliminazione della sconcezza del listino”, conclude de Luca.</p>
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