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	<title>Partito Liberale Italiano &#187; Enzo Palumbo</title>
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		<title>Regionali Lazio, Palumbo (PLI):“Errare humanum, perseverare diabolicum!”</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 16:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Comunicato del presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano</em></p>
<p>“Non solo il senso del diritto, ma anche il semplice buon senso comune sembra avere abbandonato i vertici politici della Regione Lazio, che si rifiutano di prendere atto degli errori commessi a partire dal momento in cui il vice-presidente Montino ha firmato il decreto di indizione delle elezioni, che certamente non gli competeva”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano.</p>
<p>“La catena degli errori – aggiunge &#8211; è poi proseguita con l’emanazione di istruzioni elettorali errate e col rifiuto di rinviare le elezioni facendo ricorso proprio a&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Comunicato del presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano</em></p>
<p>“Non solo il senso del diritto, ma anche il semplice buon senso comune sembra avere abbandonato i vertici politici della Regione Lazio, che si rifiutano di prendere atto degli errori commessi a partire dal momento in cui il vice-presidente Montino ha firmato il decreto di indizione delle elezioni, che certamente non gli competeva”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano.</p>
<p>“La catena degli errori – aggiunge &#8211; è poi proseguita con l’emanazione di istruzioni elettorali errate e col rifiuto di rinviare le elezioni facendo ricorso proprio a quelle disposizioni del decreto legge 29-2010, prima giustamente contestato nella sua legittimità e poi contraddittoriamente utilizzato come foglia di fico per limitare a sei giorni il periodo di affissione dei manifesti elettorali.</p>
<p>E’ ormai chiaro a tutti che questa campagna elettorale è diventata una farsa, al termine della quale chi avrà perso le elezioni avrà buoni motivi per fare annullare il risultato, con la conseguenza che da qui ad un anno si dovrà tornare a votare. Nel frattempo – dice ancora l’esponente del PLI -, la competizione sui temi della politica regionale sarà sparita del tutto, la credibilità dell’istituzione regionale sarà ridotta al minimo e lo spreco di risorse pubbliche si aggraverà, con un danno erariale certamente valutabile in sede di magistratura contabile”.</p>
<p>“In questa situazione paradossale, nessuno si dovrà meravigliare se i cittadini del Lazio, anziché esprimere un voto assolutamente inutile, preferiranno andare in collina o al mare a godersi una giornata di relax, lontani – conclude Palumbo &#8211; dai veleni sparsi a piene mani da un ceto politico che si rifiuta di riconoscere gli errori commessi e di porvi riparo”.</p>
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		<title>Regionali Lazio, Palumbo (PLI) – “Nuovo ricorso del PLI, rinvio inevitabile”.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Comunicato di Enzo Palumbo, presidente Consiglio nazionale Partito Liberale Italiano</em></p>
<p>Oggi l’onorevole Paolo Guzzanti (vicesegretario nazionale e commissario del PLI per il Lazio), e Antonietta Brancati (presidente del gruppo Liberali e Riformatori nell’attuale Consiglio regionale), anche nella loro qualità di candidati della Lista PLI-Rinascita Repubblicana, presentano ricorso al Tar avverso il decreto Montino del 26 gennaio che ha indetto le elezioni regionali per il 28 marzo”. Lo comunica Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del PLI.</p>
<p>“Il ricorso – prosegue &#8211; si basa sul fatto che il decreto di indizione delle elezioni, ai sensi dello Statuto della Regione Lazio,  non poteva essere&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Comunicato di Enzo Palumbo, presidente Consiglio nazionale Partito Liberale Italiano</em></p>
<p>Oggi l’onorevole Paolo Guzzanti (vicesegretario nazionale e commissario del PLI per il Lazio), e Antonietta Brancati (presidente del gruppo Liberali e Riformatori nell’attuale Consiglio regionale), anche nella loro qualità di candidati della Lista PLI-Rinascita Repubblicana, presentano ricorso al Tar avverso il decreto Montino del 26 gennaio che ha indetto le elezioni regionali per il 28 marzo”. Lo comunica Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del PLI.</p>
<p>“Il ricorso – prosegue &#8211; si basa sul fatto che il decreto di indizione delle elezioni, ai sensi dello Statuto della Regione Lazio,  non poteva essere emesso dal vice-presidente Montino ma doveva essere firmato dal presidente dimissionario Marrazzo. Se non si vogliono tenere elezioni certamente invalide, che dovranno essere presto ripetute, con grave pregiudizio per la credibilità delle istituzioni e con grande spreco di risorse pubbliche, l’unica soluzione è che venga bloccato dal Tar il procedimento elettorale in corso,  e che il presidente dimissionario Marrazzo emetta un nuovo decreto di indizione delle elezioni, nel quale si dia anche atto del dimezzamento delle firme in conseguenza dello scioglimento anticipato del Consiglio – conclude Palumbo -, così evitando il guazzabuglio di ricorsi provocato dall’illegittimo decreto Montino e dalle errate istruzioni diramate dalla Regione”.</p>
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		<title>Regionali, Palumbo: “Elezioni tutte a maggio, insieme a quelle della Sicilia”</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 17:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Le elezioni vanno rinviate, tutte! Meglio se a maggio, insieme alle<br />
amministrative siciliane”. Lo sostiene Enzo Palumbo, presidente del<br />
Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano.<br />
“Le regionali del Lazio – prosegue &#8211; sono nate male e si stanno concludendo<br />
anche peggio. La Regione ha sbagliato fin dal principio, emettendo un<br />
decreto di indizione delle elezioni a firma del vicepresidente Montino<br />
piuttosto che del presidente dimissionario Marrazzo, cui tale potere<br />
funzionale continuava a competere ai sensi dell’art. 45.6 dello Statuto<br />
regionale. Ha aggravato la situazione, indicendo le elezioni per il 28 marzo<br />
anziché nel massimo per il 24 gennaio, a tal fine forzando il chiaro<br />
significato dell’articolo 5 della legge regionale&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Le elezioni vanno rinviate, tutte! Meglio se a maggio, insieme alle<br />
amministrative siciliane”. Lo sostiene Enzo Palumbo, presidente del<br />
Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano.<br />
“Le regionali del Lazio – prosegue &#8211; sono nate male e si stanno concludendo<br />
anche peggio. La Regione ha sbagliato fin dal principio, emettendo un<br />
decreto di indizione delle elezioni a firma del vicepresidente Montino<br />
piuttosto che del presidente dimissionario Marrazzo, cui tale potere<br />
funzionale continuava a competere ai sensi dell’art. 45.6 dello Statuto<br />
regionale. Ha aggravato la situazione, indicendo le elezioni per il 28 marzo<br />
anziché nel massimo per il 24 gennaio, a tal fine forzando il chiaro<br />
significato dell’articolo 5 della legge regionale 2-2005, secondo cui le<br />
elezioni dovevano svolgersi (e non solo essere indette) entro tre mesi dallo<br />
scioglimento del Consiglio regionale, intervenuto automaticamente il 28<br />
ottobre con la formalizzazione delle dimissioni di Marrazzo. La Regione<br />
Lazio – insiste l’esponente del PLI &#8211; ha poi definitivamente compromesso il<br />
procedimento elettorale, emettendo delle istruzioni che indicavano come<br />
necessario per la presentazione delle liste il numero di firme prescritte<br />
per le elezioni ordinarie, e non quello dimezzato prescritto per le elezioni<br />
anticipate”.<br />
“Tutto ciò ha provocato molti ricorsi giurisdizionali a tutt’oggi non ancora<br />
esauriti – dice ancora Palumbo -, che hanno di fatto esaurito la campagna<br />
elettorale, sia sotto il profilo dei tempi del procedimento elettorale sia<br />
sotto il profilo dei temi in discussione. Basti pensare che l’ammissione<br />
della Lista Sgarbi è di due giorni fa, e che addirittura giovedì prossimo 25<br />
marzo si terrà l’udienza cautelare per l’ammissione della lista del PLI, che<br />
giustamente lamenta di essere stato fuorviato dalle erronee istruzioni<br />
regionali. Resta poi la possibilità che un qualunque cittadino, magari<br />
perché insoddisfatto del risultato elettorale, lo impugni per le chiare<br />
illegittimità del Decreto di indizione dei comizi elettorali”.<br />
“Nel frattempo – sottolinea il presidente del Consiglio nazionale PLI -, ci<br />
ha messo del suo anche il Governo, emanando un decreto, tuttora sotto<br />
giudizio di costituzionalità, che non ha risolto nessuno dei problemi emersi<br />
ma ha solo aumentato il contenzioso elettorale e la confusione politica. A<br />
questo punto, se non si vuole correre il rischio di fare elezioni<br />
giuridicamente invalide e politicamente falsate, che dovranno essere presto<br />
ripetute, la cosa più saggia sembra quella di rinviare tutto, riconvocando<br />
ex novo le elezioni ed emettendo nuove e più corrette istruzioni, e così<br />
ottenendo anche lo scopo di riaprire la competizione elettorale a tutti i<br />
partiti che intendano parteciparvi”.<br />
“Tutto ciò certamente vale per il Lazio – conclude Palumbo -. Ma se si vuole<br />
evitare che le elezioni del Lazio, una volta differite, siano influenzate<br />
dai risultati del 28 marzo delle altre regioni, buon senso vorrebbe che<br />
l’intera tornata elettorale venisse differita al mese di maggio, in<br />
concomitanza con le elezioni amministrative previste in Sicilia”.</p>
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		<title>Regionali Lazio, Palumbo (PLI):“Firme dimezzate, voto a rischio”</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 13:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em>Comunicato di Enzo Palumbo, presidente Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano</em></p>
<p>“Sembra corretta la recentissima decisione del Tar Lazio che ha ammesso alcune liste corredate dalla metà delle firme prescritte in via ordinaria per le elezioni regionali”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano.</p>
<p>“E ciò – continua &#8211; perché il decreto con cui si dà atto dello scioglimento del Consiglio a seguito delle dimissioni del presidente Marrazzo, porta la data del 29 ottobre 2009 ed è stato pubblicato il 7 novembre 2009, e quindi ben prima di 120 giorni rispetto alla scadenza naturale del Consiglio, con&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Comunicato di Enzo Palumbo, presidente Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano</em></p>
<p>“Sembra corretta la recentissima decisione del Tar Lazio che ha ammesso alcune liste corredate dalla metà delle firme prescritte in via ordinaria per le elezioni regionali”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano.</p>
<p>“E ciò – continua &#8211; perché il decreto con cui si dà atto dello scioglimento del Consiglio a seguito delle dimissioni del presidente Marrazzo, porta la data del 29 ottobre 2009 ed è stato pubblicato il 7 novembre 2009, e quindi ben prima di 120 giorni rispetto alla scadenza naturale del Consiglio, con conseguente applicabilità dell&#8217;art. 1, comma 3, ultimo periodo, della L. 43-1995, recepita dall&#8217;art. 1, comma 2, della L.R. 2-2005, che dimezza il numero minimo (ma non quello massimo) delle sottoscrizioni necessarie per presentare una lista.</p>
<p>A questo punto si pone il problema di quei partiti che &#8211; confidando nelle istruzioni della Regione, (non le ho viste, ma immagino che ci siano) che prescrivevano la raccolta del numero minimo ordinario di firme &#8211; non hanno presentato la propria lista perché non avevano raggiunto quel numero minimo, ora rivelatosi non necessario.</p>
<p>Alla luce della decisione del TAR Lazio, che ha fatto chiarezza sul punto, chi (come il PLI del Lazio) si è trovato in queste condizioni potrebbe chiedere la sospensione del procedimento elettorale e la riapertura dei termini per il deposito della propria lista, salva restando la facoltà di contestare a posteriori la validità delle elezioni per essersi il procedimento elettorale svolto sulla base di un presupposto (la necessità del numero ordinario di firme) rivelatosi errato solo quando i termini per la presentazione erano ormai scaduti.</p>
<p>Se queste elezioni-farsa non vengono fermate subito, con un provvedimento d&#8217;urgenza emesso in competente sede, il prossimo Consiglio Regionale potrebbe avere vita breve.</p>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><br />
</span></div>
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		<item>
		<title>Regionali, Palumbo: “Una campagna elettorale di soli 10 giorni”</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 10:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“I liberali prendono atto con soddisfazione della tempestività con cui la<br />
Corte Costituzionale ha fissato l’udienza per l’esame della richiesta di<br />
sospensiva formulata dalla Regione Lazio rispetto al Decreto salva-lista-PdL<br />
del Governo, che ha legiferato in materia chiaramente devoluta alla<br />
Regione”. Lo dichiara Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del<br />
Partito Liberale Italiano.<br />
“C’è tuttavia da constatare – prosegue &#8211; che, tra ricorsi e controricorsi,<br />
la campagna elettorale si sta riducendo praticamente ad una decina di<br />
giorni, certamente non sufficienti per informare adeguatamente i cittadini<br />
sui programmi delle coalizioni. Per cui, una volta di più, appare evidente<br />
la necessità di uno slittamento di almeno un mese delle elezioni proposto da<br />
Pannella,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“I liberali prendono atto con soddisfazione della tempestività con cui la<br />
Corte Costituzionale ha fissato l’udienza per l’esame della richiesta di<br />
sospensiva formulata dalla Regione Lazio rispetto al Decreto salva-lista-PdL<br />
del Governo, che ha legiferato in materia chiaramente devoluta alla<br />
Regione”. Lo dichiara Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del<br />
Partito Liberale Italiano.<br />
“C’è tuttavia da constatare – prosegue &#8211; che, tra ricorsi e controricorsi,<br />
la campagna elettorale si sta riducendo praticamente ad una decina di<br />
giorni, certamente non sufficienti per informare adeguatamente i cittadini<br />
sui programmi delle coalizioni. Per cui, una volta di più, appare evidente<br />
la necessità di uno slittamento di almeno un mese delle elezioni proposto da<br />
Pannella, anche per consentire di aprire la competizione a tutti i partiti,<br />
grandi o piccoli che siano, azzerando in particolare il farsesco meccanismo<br />
delle firme apposte in calce alle candidature in bianco, che quasi tutti i<br />
partiti hanno abbondantemente utilizzato”.<br />
“Stupisce poi, in tutta questa vicenda – conclude Palumbo -, la connivenza<br />
della Lega rispetto ad un decreto che mortifica l’autonomia regionale,<br />
quando sarebbe stato il caso di rivendicarla fortemente. Sembra proprio che<br />
la Lega abbia perso una buona occasione per opporsi a quel centralismo che<br />
non si stanca di criticare quando le fa comodo”.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Regionali, Palumbo: “Rinviare le elezioni in tutta Italia”</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 16:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;">“Con una fase preelettorale che si va sempre più restringendo, la scelta migliore sembra ai liberali quella di accedere alla richiesta del leader radicale Marco Pannella di rinviare le elezioni, non solo nel Lazio ma dappertutto”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano. “A proposito del Lazio poi – continua -, per assicurare la salvaguardia dell’autonomia della Regione dalle invasioni di campo del Governo, il presidente del Consiglio regionale farebbe bene ad aderire alla richiesta formulata dai consiglieri Antonietta Brancati e Giuseppe Celli del Gruppo consiliare liberale-repubblicano per l’immediata convocazione dell’assemblea legislativa regionale, al fine di deliberare un’autonoma interpretazione autentica della legge elettorale regionale, in termini&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">“Con una fase preelettorale che si va sempre più restringendo, la scelta migliore sembra ai liberali quella di accedere alla richiesta del leader radicale Marco Pannella di rinviare le elezioni, non solo nel Lazio ma dappertutto”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano. “A proposito del Lazio poi – continua -, per assicurare la salvaguardia dell’autonomia della Regione dalle invasioni di campo del Governo, il presidente del Consiglio regionale farebbe bene ad aderire alla richiesta formulata dai consiglieri Antonietta Brancati e Giuseppe Celli del Gruppo consiliare liberale-repubblicano per l’immediata convocazione dell’assemblea legislativa regionale, al fine di deliberare un’autonoma interpretazione autentica della legge elettorale regionale, in termini assolutamente interpretativi rispetto a quelli chiaramente innovativi ed irrazionali del decreto governativo”.</p>
<p style="text-align: left;">“E’ bene chiarire – afferma Palumbo – che nonostante il Tar Lazio si sia chiaramente espresso per l&#8217;inapplicabilità del decreto di legge alle elezioni della Regione Lazio, c&#8217;è sempre la possibilità che il Consiglio di Stato ribalti la decisione, posto che l&#8217;articolo 1 comma 2 della legge regionale del febbraio 2005 stabilisce che: ‘Per quanto non espressamente previsto, sono recepite la legge 17 febbraio 1968 n. 108 e la legge 23 febbraio 1995 n. 43, e successive modifiche ed integrazioni’. In ragione di ciò, ed in sede di ricorso al Consiglio di Stato, il Pdl potrebbe sostenere che quello della lr 2-2005 non è un ‘recepimento materiale o fisso’ (cioè alla legge nazionale com&#8217;era all&#8217;epoca del recepimento), ma piuttosto formale o mobile’ (nel senso che anche le modifiche della legge 108 del 1968 potrebbero intendersi automaticamente recepite dalla legislazione regionale). Se questa tesi è sostenibile per le vere e proprie modifiche, a maggior ragione potrebbe valere per le norme di interpretazione autentica, ove mai fossero ritenute tali quelle del Decreto del Governo. “Insomma – conclude Palumbo -, per quanto suddetto quella del rinvio delle elezioni di fine mese sarebbe una buona occasione per cambiare nel frattempo le norme sulla presentazione delle liste, e in particolare quelle che prescrivono la raccolta delle firme, mettendo così fine all’ingiusta preclusione verso i partiti minori o meno organizzati, ed anche per fermare quell’indecoroso mercato delle vacche che si è sviluppato attorno alla farsa delle sottoscrizioni in bianco a cui tutti i partiti fanno notoriamente ricorso, che il PLI ha denunziato, sino ad ora invano, a tutte le competenti procure della Repubblica”.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Regionali Lazio, Palumbo: “Il Consiglio regionale si riappropri della potestà legislativa”.</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 16:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Il Consiglio regionale del Lazio, avendone il potere, ha l’opportunità ed anche il dovere di riappropriarsi della potestà legislativa in materia elettorale che il Governo Berlusconi ha espropriato col vergognoso decreto legge salva-lista PDL”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano. “La possibilità e l’opportunità di un intervento legislativo della Regione Lazio – prosegue &#8211; nasce dal fatto che essa ha approvato, in conformità all’art. 14 del suo Statuto, la L.R. 2 del 2005, che ha recepito, in parte modificandola, la Legge nazionale 108 del 1968. Il dl salva-lista PDL, approvato dal Governo nazionale come asseritamente interpretativo degli art. li 9 e 10 della&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il Consiglio regionale del Lazio, avendone il potere, ha l’opportunità ed anche il dovere di riappropriarsi della potestà legislativa in materia elettorale che il Governo Berlusconi ha espropriato col vergognoso decreto legge salva-lista PDL”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano. “La possibilità e l’opportunità di un intervento legislativo della Regione Lazio – prosegue &#8211; nasce dal fatto che essa ha approvato, in conformità all’art. 14 del suo Statuto, la L.R. 2 del 2005, che ha recepito, in parte modificandola, la Legge nazionale 108 del 1968. Il dl salva-lista PDL, approvato dal Governo nazionale come asseritamente interpretativo degli art. li 9 e 10 della legge 108-1968, si applica alle elezioni della Regione Lazio proprio in virtù del recepimento fattone dalla L.R. 2-2005. Ma la Regione Lazio – sostiene Palumbo &#8211; potrebbe a sua volta intervenire con una sua legge di interpretazione autentica di quegli stessi articoli, anche in termini difformi da quelli del decreto del Governo, e in tal caso l’interpretazione valida e applicabile non sarebbe quella del decreto, ma quella della Regione Lazio, prevalente sulla norma nazionale ai sensi degli art. li 117 e 122 della Costituzione”. “A questo punto – conclude uno dei massimi esponenti del PLI &#8211; al Governo, se volesse insistere sulla sua posizione, non resterebbe che promuovere il conflitto dinanzi alla Corte costituzionale ex art. 127 della Costituzione, senza peraltro alcuna possibilità di successo, posto che la materia è certamente di competenza esclusiva della Regione”.</p>
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		<title>Furto di democrazia e non solo, di Enzo Palumbo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tutto il sistema delle elezioni, da quello dei comuni a quello del parlamento, è incostituzionale, perché viola l&#8217;art. 48, secondo comma, della Costituzione, secondo cui &#8220;il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico&#8221;.</p>
<p>Il recente scandalo dei collegi elettorali esteri dimostra che il voto non è personale e neppure segreto, perché può essere espresso da chi non ne ha diritto a seguito della raccolta delle schede ad opera di organizzazioni, mafiose e non.</p>
<p>Il voto non è eguale, se è reso   impossibile o difficoltoso il suo esercizio attraverso la necessità di raccogliere migliaia di&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto il sistema delle elezioni, da quello dei comuni a quello del parlamento, è incostituzionale, perché viola l&#8217;art. 48, secondo comma, della Costituzione, secondo cui &#8220;il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico&#8221;.</p>
<p>Il recente scandalo dei collegi elettorali esteri dimostra che il voto non è personale e neppure segreto, perché può essere espresso da chi non ne ha diritto a seguito della raccolta delle schede ad opera di organizzazioni, mafiose e non.</p>
<p>Il voto non è eguale, se è reso   impossibile o difficoltoso il suo esercizio attraverso la necessità di raccogliere migliaia di firme autenticate per presentare le liste; e non è eguale se è diverso il suo risultato, a seconda che l&#8217;elettore voti per una lista sopra la soglia di sbarramento oppure per un&#8217;altra lista sotto tale soglia.</p>
<p>Il voto non è libero se esso non può determinare gli eletti, che sono invece scelti dai vertici dei partiti con la presentazione di liste e listini bloccati, che vengono automaticamente eletti a prescindere dalla volontà dell&#8217;elettore, il cui voto, dai comuni alle province alle regioni, viene automaticamente trasferito dalla lista votata ai candidati sindaci o presidenti, anche se non votati, essendo possibile solo l’eventuale voto disgiunto ma essendo impossibile l’astensione.</p>
<p>Ed il voto non è neppure segreto se si costringono centinaia di migliaia di cittadini a pronunziarsi pubblicamente sottoscrivendo le liste come presentatori, dovendosi presumere che chi presenta una lista intenda poi anche votarla, a meno di non riconoscere che quella delle firme è una vera e propria farsa politica.</p>
<p>Infine, il dovere civico del voto viene di fatto impedito o comunque scoraggiato se l&#8217;elettore non riesce a trovare sulla scheda elettorale il simbolo del partito dal quale si sente in qualche modo rappresentato, come inevitabilmente avviene in ragione della difficoltà di presentare le migliaia di firme autenticate necessarie per accedere alla scheda elettorale.</p>
<p>Quanto all’elettorato passivo, la normativa che consente ad alcuni partiti (quelli con gruppi parlamentari e gli altri equiparati) di presentare liste senza firme, che devono invece essere raccolte da tutti gli altri, viola anche l’art. 51 della Costituzione, per il quale “Tutti i cittadini…possono accedere …alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”, laddove per requisiti vanno intesi quelli intrinseci al candidato (a cominciare dall’art. 56 Cost. per la Camera   e dall’art.  58 Cost. per il Senato) e non quelli delle estrinseci come le firme di presentazione, non citate in nessuna norma della Costituzione, che invece, con l’art. 49, chiaramente delega ai partiti  il compito di selezionare le candidature attraverso cui i cittadini possono “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.</p>
<p>Ciò che sta avvenendo dal 1994 in poi è un continuo e crescente furto di Democrazia, ad opera di tutti i partiti che sono dentro il sistema (sia ben chiaro, nessuno escluso, neppure quelli che protestano e magari digiunano ogni volta a sino a che gli conviene, fregandosene di tutti gli altri e tralasciando di attaccare la viziosità del sistema) e che in tutti i modi impediscono a chi ne è fuori di accedere al vaglio del consenso popolare, oltretutto lucrando i rimborsi elettorali anche per i cittadini che si siano astenuti e per i partiti che non abbiano raggiunto la soglia di accesso a monte (le firme) o a valle (i quorum), con ciò realizzando, oltre che un furto di democrazia, anche un vero e proprio furto di denaro pubblico.</p>
<p>E&#8217; anche per questo, oltre che per l&#8217;illegalità e la corruzione dilagante,  che i cittadini si astengono dal votare in misura crescente, in percentuali che, prima o poi, supereranno la soglia del 50%, così finendo per delegittimare del tutto questo sistema marcio, corrotto ed antidemocratico.</p>
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