Programma

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Il Congresso dell’unificazione e del rilancio dei liberali italiani

L’avvento del maggioritario e del bipolarismo ha provocato nel nostro Paese la diaspora dei liberali, che non trovano spazi per progetti e azioni politiche compiutamente coerenti alla difesa dello Stato laico e alla trasformazione in senso liberale della società e dell’economia italiana. Di fatto è cessata la presenza attiva di una forza politica capace di offrire soprattutto alle nuove generazioni il linguaggio intransigente della libertà e la speranza di una modernizzazione liberale proprio nel momento in cui con la caduta del muro di Berlino e la dissolvenza del marxismo si è aperta una fase particolarmente favorevole.

Il partito liberale, che dal 1997 si è adoperato per tenere aperto un luogo politico di continuità con il PLI, a conclusione di una fase di avvicinamento di importanti gruppi liberali e laici, ha convocato il Congresso nazionale del 3 e 4 dicembre 2004 per fare registrare un deciso passo in avanti nel percorso di unificazione e allargamento che deve proseguire per rivitalizzare la casa dei liberali italiani, non rassegnati a svolgere un ruolo di mera testimonianza e consapevoli dell’importanza della loro funzione nella democrazia bipolare.

Analisi della situazione politica italiana

E’ in atto ovunque un profondo rivolgimento delle idee, delle organizzazioni sociali e delle istituzioni politiche e un mutamento delle tendenze dell’elettorato, che riguarda le tradizionali categorie della politica (destra, sinistra, centro), tendenti ad assumere significati spesso lontani da quelli del passato. In Italia questo processo ha incrociato la messa fuori gioco, per ragioni esterne e con metodi discutibili, di un intero ceto politico. Così, mentre altrove il nuovo si sta costruendo con riferimenti, concetti, valori consolidati, in Italia la transizione sta avvenendo in una sorta di vuoto ideale e politico.

In un contesto di pragmatismo, di seduzione mediatica e di programmi generici la scena è stata occupata da nuove formazioni politiche senza un chiaro e univoco riferimento culturale e da formazioni politiche rifondate, ancora alle prese con il problema di fare i conti con il loro passato. In entrambe la democrazia interna è quasi del tutto scomparsa e quindi la richiesta di partecipazione dei cittadini non ha risposta.

Non ci si può sorprendere, pertanto, se l’elettorato manifesta nei confronti dei vari soggetti politici una debole identificazione e se a dieci anni di distanza, dopo la sperimentazione del bipolarismo e dell’alternanza di governo, si presenta la questione della rappresentanza di una vasta area elettorale e di un crescente astensionismo.

Se il bipolarismo non è posto in discussione, forti dubbi ha suscitato l’esperienza del maggioritario, almeno nella versione attuale, e sta crescendo l’area del consenso, alla quale i liberali guardano con interesse, per il sistema proporzionale, sia pure in una versione diversa da quella sperimentata,in modo da conciliare la stabilità e la decisionalità con la rappresentanza delle posizioni che hanno forza e consenso nella società, e per l’introduzione di regole certe di democrazia interna nella vita dei partiti e di nuovi criteri nella scelta dei candidati per le competizioni elettorali.

Ciascuno dei due poli si caratterizza più per la differenza e contrapposizione con l’altro polo che per la propria identità culturale. In queste condizioni parlare di nuova fase della vita politica e istituzionale e di normalizzazione nei rapporti tra maggioranza ed opposizione diventa più un’esercitazione retorica che una meta raggiungibile.
In vista delle elezioni regionali del 2005 e delle elezioni politiche del 2006 è in atto sui due fronti un tentativo di ridefinizione con esiti per il momento interlocutori.

La coalizione di centrosinistra , partita con l’obiettivo di darsi un profilo socialdemocratico e riformista, rischia di essere sempre più condizionata dalla sinistra vetero-comunista e movimentista e ricerca il proprio fondamento nell’ antiberlusconismo, nel disimpegno dall’Irak e in un europeismo anti-americano.
La coalizione di centrodestra, d’altra parte, partita con propositi innovatori stenta a definire il proprio profilo per la difficoltà di conciliare e ridurre a sintesi idee e interessi diversi e spesso confliggenti e di stabilizzare e dare respiro al rapporto con i partiti dell’area liberale e riformista, in modo da darne una valenza strategica e non strumentale in grado di incidere maggiormente sulle scelte di governo.

La modernizzazione liberale

L’Italia dopo la rivoluzione democratica ha bisogno della rivoluzione liberale, che deve riguardare l’assetto e il funzionamento delle istituzioni, dell’amministrazione e dell’economia, e di un progetto per la modernizzazione che recida i legami con la cultura egualitarista e con la struttura sociale ed economica di segno dirigista e corporativo per dare all’individuo-cittadino il ruolo di protagonista.

La sinistra post-comunista, pur accettando il mercato, continua ad essere sostanzialmente dirigista e burocratica, fa fatica ad accettare gli equilibri spontanei che le società raggiungono e non rinuncia a perseguire l’egualitarismo attraverso lo Stato. Stenta a farsi interprete delle domande di libertà e di sicurezza di una società meno massificata e che non vuole essere eterodiretta.

La soddisfazione dei liberali per il successo nelle elezioni politiche del 2001 della coalizione di centrodestra è stata messa a dura prova dalla diversità di posizioni al suo interno e dalle incertezze.
Al centrodestra si chiede di fare ciò che il centrosinistra non ha saputo fare e cioè di segnare una incisiva discontinuità nei programmi e nelle scelte di governo per affermare una concezione individualista e anti-statalista della libertà, che non implica una concezione egoistica e cinica della convivenza civile.
Altro che moderatismo e prudenza. Si chiede all’attuale maggioranza di inaugurare finalmente una nuova stagione delle istituzioni, della politica e dell’economia e dimostrare una forte determinazione nell’avviare il cambiamento.

Le principali idee-guida che ispirano le scelte dei liberali sono le seguenti : la difesa di tutte le libertà; la correlazione fra diritti e responsabilità; la distinzione fra principi morali e vincoli giuridici non per indifferenza morale ma per facilitare le condizioni della convivenza; l’attribuzione alla politica di un ruolo che riguarda soprattutto le regole, anche se le istituzioni hanno il fondamento in principi come la tolleranza, l’autonomia e il rispetto di sé e degli altri che non sono moralmente neutri; la centralità dell’istruzione e della formazione continua per una società di uomini liberi e con eguali opportunità; la convinzione che ogni cittadino sappia impiegare meglio del Governo i suoi soldi e che il prelievo pubblico non debba superare quella soglia che incentiva l’evasione e scoraggia le attività dei cittadini; la fiducia nel mercato e nella concorrenza;il premio per il merito; la preferenza per il principio che ai cittadini debba essere permesso tutto ciò che non è espressamente vietato; l’amore per la propria Patria non deve mai trascendere in odio per quella degli altri; la ferma determinazione nel perseguimento dell’obiettivo dell’integrazione europea e la volontà di lavorare per un’Europa sempre più forte, alleata con gli Stati Uniti d’America per affrontare insieme le sfide del terzo millennio.

Ciò premesso, il Congresso impegna i nuovi organi statutari a elaborare, con il coinvolgimento di esponenti qualificati del mondo della cultura, dell’impresa e del lavoro, un programma per l’Italia e indica alcuni punti prioritari:
Azione di sensibilizzazione, anche attraverso idonee iniziative popolari, perché il Parlamento approvi:

1) uno “Statuto dei diritti di libertà personale”, in attuazione della Costituzione, che garantisca più efficacemente il diritto alla “privacy”, che renda impossibile l’approvazione di leggi e regolamenti che spesso in modo surrettizio lasciano il cittadino in balia di criteri troppo ampi di discrezionalità da parte di magistratura e autorità locali o centrali e tendono ad imporre persino stili di vita e che, infine, imponga al legislatore stesso il vincolo, quando si prevede in una nuova legge l’introduzione di divieti, di fornire la giustificazione argomentata della loro assoluta necessità. Una valutazione insomma di coerenza col valore di libertà individuale alla stregua della valutazione di impatto ambientale.

2) una delega al Governo perché promuova e istituzionalizzi un’efficace azione a difesa dei diritti di libertà della persona con lo scopo di individuare e di rimuovere quanto di illiberale c’è negli ordinamenti vigenti.

3) una “Carta dei diritti di proprietà”, che difenda questo bene da una troppo onerosa pressione fiscale e da quella congerie di poteri locali, che, tra piani regolatori, parchi regionali, circoscrizioni e comunità montane sta determinando un’eccessiva penalizzazione di tali diritti, ai limiti dell’esproprio.

4) una legge costituzionale per introdurre un limite massimo alla tassazione individuale, oltre il quale si ha espropriazione e si incrementa l’ evasione e l’elusione; la riduzione per le imprese del numero degli adempimenti e l’ eliminazione dell’IRAP, che incide sul costo del lavoro; la tendenziale sostituzione delle imposte dirette con imposte indirette progressive.

Forte iniziativa per il ripensamento della funzione dello Stato e dei livelli quantitativi e qualitativi della spesa pubblica, che nonostante la continua lievitazione non riesce a perseguire l’obiettivo di una società più giusta. Oltre alla lotta agli sprechi e ai privilegi, è indispensabile la riforma di un “welfare” pletorico e costoso che concede benefici superflui anche a chi non ne ha bisogno e trascura i cittadini veramente bisognosi.
Accelerazione del processo di liberalizzazioni e di privatizzazioni per le aziende a capitale pubblico e per le società ex municipalizzate di proprietà degli enti locali.
Impegno per la riqualificazione della Pubblica Amministrazione e per la sburocratizzazione, in modo da responsabilizzare il cittadino anche al fine di accelerare la realizzazione delle iniziative economiche.

Intensificazione dell’azione per la risoluzione dei più gravi problemi strutturali del Paese, a cominciare da quello del riequilibrio tra il Sud e il resto dell’Italia soprattutto nel campo delle infrastrutture e dei servizi e da quello energetico, settore in cui comincia ad apparire evidente come, anche in un ottica di diversificazione, l’energia nucleare si stia affermando come quella più rispettosa della salute e dell’ambiente.
Per il settore della giustizia: drastica riduzione del numero delle ipotesi e della durata della carcerazione preventiva, per evitare che il cittadino finisca in galera senza processo; netta separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri per garantire la terzietà della magistratura giudicante; rotazione degli incarichi direttivi ed eliminazione della giurisdizione amministrativa, concentrandola su quella ordinaria; affidamento dell’iniziativa nelle istruttorie alle parti per accelerare il giudizio civile; riforma del C.S.M. per eliminarne l’impostazione corporativa.

- Nel settore della scuola e dell’Università il quadro è in forte movimento. E’ importante che in tutto il sistema si persegua l’obiettivo di elevare il livello qualitativo per formare cittadini validi culturalmente e responsabili e rendere più agevole l’inserimento di tutti nel mondo del lavoro e delle professioni . Stabiliti standard educativi per l’intera comunità nazionale, occorre puntare su itinerari differenziati ma dello stesso livello qualitativo, sull’adeguamento dei curricula e sul miglioramento della condizione e dei criteri di reclutamento e aggiornamento dei docenti e aprire il settore ad una vera competizione attraverso la graduale abolizione del valore legale dei titoli di studio e l’istituzione di una valido sistema di valutazione dei risultati.
- Potenziamento della ricerca di base pubblica e introduzione di un sistema come quello anglosassone delle fondazioni per favorire quella applicata. Rispetto delle autonomie delle istituzioni scientifiche per premiare il merito e selezionare e valorizzare i più bravi.
- Attenzione al mondo del lavoro e, in particolare alla sua tutela e dignità, alla sicurezza, alla previdenza pubblica e complementare privata, alla mobilità e alla formazione e aggiornamento professionale.

- La difesa del cittadino contro la criminalità è una questione prioritaria in una società libera che vuole sentirsi anche sicura ed è un compito al quale lo Stato deve attendere con grande impegno senza cedimenti e senza lasciare spazio a velleità di supplenza. A tal fine occorre dedicare la massima attenzione, concentrando risorse umane e strumentali in misura adeguata, all’azione di prevenzione e di contrasto, articolando gli interventi per tenere conto della varietà di manifestazione del fenomeno e tendendo a coinvolgere le autorità locali e quanti ad ogni livello e con varie competenze possono essere utili all’efficacia dell’ azione stessa.
- Individuazione di iniziative idonee a rilanciare i valori patriottici, oggi più che mai importanti dopo il varo del nuovo assetto dello Stato su base federale e come conseguenza dell’accelerazione del processo di allargamento e di integrazione dell’Europa.
- La Costituzione, il cui impianto complessivo è ancora valido , ha bisogno di un adeguamento, soprattutto nella seconda parte, ai tempi nuovi. Di fronte al fallimento dei tentativi, effettuati negli ultimi vent’anni , di avviare un processo riformatore condiviso da tutti, la decisione della maggioranza parlamentare di procedere da sola non è sorprendente, anche se prospetta il rischio che s’ inauguri una fase d’ incertezza in cui le regole fondamentali della Repubblica possono essere cambiate ad ogni cambio di maggioranza. Entrando nel merito della proposta di riforma, approvata in prima lettura dalla Camera dei deputati, vi sono fondate ragioni per richiedere che durante il lungo iter previsto per l’approvazione definitiva vi sia la disponibilità al confronto e all’approfondimento.

I liberali e l’alleanza laica, liberale e riformista

Nella seconda metà del XX° secolo in Italia il cattolicesimo politico di matrice dossettiana e il comunismo hanno svolto una funzione culturalmente egemone e, pur nella diversità e nel contrasto che non hanno impedito la sperimentazione del consociativismo, hanno interpretato il ruolo di forze del cambiamento che si riconoscevano nella dimensione delle masse, dello Stato, della socialità omologante, relegando in posizione minoritaria le forze del cambiamento che si riconoscevano nella dimensione liberale dell’individuo e del cittadino, della meritocrazia, della competizione, dell’efficienza e del rischio.
Negli anni 80 del Novecento è stato fatto il tentativo di contrastare tale situazione, importando il lib-lab, una formula di matrice inglese che risale all’epoca delle audaci riforme proposte da Lord Beveridge nell’incontro tra liberali e laburisti.

L’evoluzione delle forze produttive e della funzione dello Stato, la diffusione della cultura e del sapere, lo sviluppo prodigioso della scienza e della tecnica non potevano non lasciare il segno, rendendo compatibile il sistema economico di mercato con un sistema anche ampio di diritti sociali e possibile un approccio comune e condiviso per la risoluzione dei problemi.
L’area politica liberale e socialista, nelle nuove condizioni di oggi, è chiamata a riprendere il discorso e a riprovarci per introdurre il cambiamento necessario nel panorama ideologico-culturale nazionale e nelle politiche pubbliche.
La decisione del nuovo PSI, del PRI e del PLI di promuovere una federazione aperta anche ad altre componenti dell’area laica si muove in questa direzione ed è finalizzata ad affrontare insieme i prossimi appuntamenti elettorali.

Renato Altissimo, Savino Melillo, Carla Martino, Attilio Bastianini, Giuseppe Basini, Salvatore Grillo, Gian Nicola Amoretti