Finalmente il nuovo forum PLI,è molto facile accedervi, e sicuramente sarà uno strumento utile per il PLI.
Ottimo l’ultimo intervento del Segretario; a parer mio dobbiamo trovare il modo di eliminare tramite accorpamento i piccoli Comuni e tutte le province e fare in modo che le exscort paghino le tasse, facendo emergere questo settore da subito, dal lavoro nero, queste sono le due battaglie cardine per i liberali, assieme ad una legge che riaffermi con forza il valore prioritario di Inno Nazionale e Tricolore, messi in dubbio grossolanamente dalla Lega.
Il simbolo dei liberali è il Tricolore, laico simbolo di libertà e legalità, legalità anche nei confronti della prostituzione, che va tolta da approcci minorili e dalle strade, sia per motivi sanitari che di pubblica sicurezza, e va legalizzata.
Liberi locali aperti al pubblico, dove vi siano delle zone riservate a soli adulti responsabili e consenzienti.
Utilizzando il provvedi8mento sulla semplificazione per la libertà d’impresa, si potrebbero aprire imprese di prostituzione, così da sgettizzarla e professionalizzarla.
Saluti.
ho letto la tua nota sugli emendamenti liberali alla manovra di Tremonti. Ne aggiungerei uno, da anteporre forse a tutti gli altri per ragioni etiche e di buon esempio: la riduzione a livelli europei di quello che ipocritamente vene defimito rimborso delle spese elettorali dei partiti.
È una vergogna che i partiti siano i primi e più famelici nell’appropiarsi dei soldi dei contribuenti. Inizialmente si parlò della riduzione del 50 percento di questi finanziamenti, poi se non ricordo male si parlò di una riduzione del 10 o 20 percento e poi non se ne è parlato più.
Penso che il Partito Liberale proponendo con forza e determinazione questo emendamento dimostrebbe la sua diversità dagli altri partiti e darebbe voce a quello che pensiamo e vorremmo in molti, non solo liberali.
lA PRIMA MANOVRA ECONOMICA LIBERALE IN iTALIA.
Insorgono le Regioni ed i Comuni.
Per i Comuni, sono convinto si possa trovare una soluzione potenziando le competenze delle grandi città, e dando la possibilità impositiva ai Comuni, questo potrebbe essere un emendamento da introdurre alla Camera.
Le Regioni invece stanno minando quel poco di federalismo solidale raggiunto fino ad ora; questo dispiace.
Lo Stato in una concezione liberale, deve avere la preminenza sugli Enti locali.
Abolizione delle Regioni, come entità politica, non geografica, questa potrebbe essere una battaglia liberale, e divisione dello Stato in federazioni coordinate a livello centrale.
Nord, centro, sud, e isole. Individuando 4 capoluoghi più Roma capitale unitaria.
Aboliamo Province e Regioni,e fondiamo lo Stato liberale.
Saluti.
DIFENDERE LA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA
Fino a quando sopporteremo le invasioni di campo della magistratura? A che servono un Parlamento e un governo incapaci di reagire ai continui abusi delle corti di ogni livello che pretendono di “interpretare” le leggi e la Costituzione invece di applicarle come sono scritte, che è il loro preciso dovere? Ultimo esempio eclatante: la Corte Costituzionale ha stabilito che una legge dell’anno scorso, che vieta al giudice di concedere pene alternative alla carcerazione agli indagati per alcuni fra i delitti più odiosi (stupro, atti sessuali su minori, sfruttamento della prostituzione minorile), è incostituzionale. E perché sarebbe incostituzionale? Per violazione degli art. 3, 13 primo comma e 27 secondo comma. Chi abbia voglia di leggere gli articoli citati potrà constatare che qui non si tratta neanche di interpretazione, ma di un tentativo pretestuoso di giustificare une decisione assolutamente arbitraria con riferimenti irrilevanti e che sembrano addirittura presi a caso. -. La legge in oggetto si può criticare e anche ritenerla sbagliata, ma la sua modifica spetta al Parlamento e non alla Corte. E’ ora che Parlamento e Governo trovino il coraggio e la dignità di rifiutare tali soprusi, altrimenti ci avviamo a una vera e propria dicastocrazia (dittatura dei giudici) e la democrazia e la libertà sono condannate.
per fortuna che esistono ancora giudici della Corte Costituzionale che dichiarano anticostituzionali le leggi.
Il bilanciamento dei poteri è una caratteristica dello stato liberale. Molto probabilmente chi ha scritto prima di me non lo sa-
L’Italia è l’unica nazione al Mondo dove menti bacate hanno promosso e attuato un referendum per chiedere se gli operai volevano lavorare in una fabbrica da salvare o essere licenziati per non (dover) lavorare.
Bene ha fatto l’AD a togliersi dalla Federmeccanica e annunciare la disdetta del CCNL.
Ho letto con attenzione le considerazioni dell’ingegnere Dino Franzil del 17 u.s. sul “Dibattito” del Messaggero di Udine.
Nulla da eccepire sulle sue indubitabili qualità ingegneristiche che traspaiono dalle sue considerazioni tecniche-contabili dispiegate.
Quello che invece gli difetta, a mio modesto parere, è la sua assunta posizione di tribuno per la salvezza di non si sa cosa.
Investire e guadagnare per lui sono opera del “diavolo” per avere lo sterco che produce.
A questo punto egli dispiega un disegno “comunista” dove le imprese e gli imprenditori sono indicati al pubblico ludibrio perché fanno il mestiere loro proprio.
Non s’avvede invece dell’opportunità, per la zona, di innestare un confronto istituzionale con i poteri economici che intendono realizzare l’opera che da tutti i tecnici è considerata necessaria.
Necessaria per sopperire alle punte di richiesta d’energia per le mancanze del nostro PEN (Piano Energetico Nazionale) fermo da oltre anni venti a seguito della scellerata chiusura del nucleare, sponsorizzata da quasi tutti (si dichiararono contro solo i Liberali e Repubblicani) e istituzionalmente tombata da De Mita e Andreotti.
Andreotti porta anche la responsabilità, non la colpa, di avere destinato parte dei proventi della tariffa A3 alle energie assimilate per la realizzazione di centrali termoelettriche adatte alla combustione di scarti della filiera del petrolio e che favorì l’industria petrolifera.
Purtroppo certe mentalità ideologicamente orientate vedono solo le difficoltà dove invece chi è dotato di mentalità imprenditoriale vede le nuove opportunità.
Che l’ing. Franzil chiami a raccolta Legambiente e Verdi (perché non anche Wwf, Italia Nostra ecc.?) fa intuire ormai come minoritaria certa politica ambientalista che voglio rimarcare con le parole non mie ma alle quali mi associo.
Riporto un passo del libretto “Verdi fuori, rossi dentro – L’inganno ambientalista”, dal capitolo 4 “L’illusione dell’energia dal sole”, a pagina 85, scritto a quattro mani dal professore associato in Chimica dell’ambiente dell’università di Modena, Franco Battaglia, e dal professore emerito Renato Angelo Ricci e anche tra i cofondatori dell’associazione “Galileo 2001″: “…ecco perché riteniamo che tra i grandi mali che l’umanità ha dovuto subire per causa di se stessa (nazismo, comunismo, terrorismo) vi è anche l’ambientalismo Verde. I cui programmi, se attuati, lo rendono più pericoloso di nazismo+comunismo+terrorismo messi insieme”.
Che mi sia possibile suggerire di chiedere per la zona dei tre comuni interessati dei vantaggi tariffari sui consumi elettrici a compensazione per l’utilizzo dei bacini afferenti con scadenza a fine utilizzo come in parte riportato in un mio scritto distribuito il 29 Novembre dello scorso anno durante l’assemblea che vedeva presente ad Alesso di Trasaghis l’assessore De Anna?
Ovviamente con il rispetto di tutte le clausole previste dalle leggi vigenti e dai nulla osta concessi che possono solo che essere condizionali.
AMICI LIBERALI DI DESTRA CHE ANCORA SOGNANO UN ACCORDO CON IL DUCE DI ARCORE?
Che espressione infelice Signor Renzi!
Dalla padella alla brace?
No!
Si ribalta la padella e si piscia sulla brace.
Sono disposto di essere minoranza se il PLI volesse strizzare l’occhio al totalitarismo degli illiberali comunisti, ex-comunisti e mai stati comunisti alla Uolter.
Che Berlusconi non sia proprio liberale lo sappiamo gia’ tutti da molto tempo, credo.
Che ce lo venga a dire Fini poco mi interessa perche’, appunto si sapeva gia’.
Nel contesto dell’attuale politica italiana, mi sembra pero’ chiara una cosa: fintantoche’ Berlusconi apparira’ l’unica alternativa ad un governo delle sinistre, allora Berlusconi vincera’ sempre. Allo stesso modo, chiunque si vada ad alleare con le sinistre e’ destinato inesorabilmente a perdere.
Cioe’, Berlusconi vince per NEGAZIONE dell’ideale comunista o socialdemocratico che si voglia, e non per quello che lui effettivamente e’ o propone.
Mi chiedo e chiedo a tutti quindi in uno scenario simile quale sia il modo in cui il PLI si potrebbe proporre e se nello scenario politico ci siano degli spazi da sfruttare per una nostra crescita.
GUZZ – CARO ROSSI, l’ha detto lei ed è proprio così: Né con SB, né con il PD. Soli e orgogliosi, allora? Certamente. Io credo proprio in questo atto di orgoglio temerario e quasi arrogante del PLI: noi portiamo il seme dell’unica alternativa possibile e se tutti gli italiani sapessero chi siamo e che cosa vogliamo, batteremmo Berlusconi. Il che, con orgogliosa e temeraria fredda pazienza, avverrà se diffonderemo proprio il suo ragionamento che del resto io faccio da tempo dentro il partito, battendomi contro tutti coloro che cercano ansiosamente l’alleato di destra o di sinistra.
Sig. Renzi,
Di mandare a casa questo governo ne avrei tanta voglia ma non al costo di aprire la strada al totalitarismo degli illiberali comunisti, ex-comunisti e mai stati comunisti alla Uolter.
Lei scrive:
MI DISPIACE PER LEI CARO SIG. RIVA SE ANCORA RAGIONA COME AI TEMPI DELLA GUERRA FREDDA.
Forse non sa ma i salamelecchi diplomatici sono il paravento alle azioni guerresche non soli in presenza di blocchi contrapposti ma pure fra le nazioni dello stesso blocco; e per cosa? Ma certo, per assicurare al Paese pane, companatico e comodità: per qualcuno anche “escort services”.
Chi non è capace di galleggiare nel mare di cacca mondiale è destinato ad essere soccombente ed a dover sottostare a chi padroneggia meglio il Mondo.
D’altronde la democrazia è nient’altro che una forma larvata di tirannide del 51% degli appartenenti ad una nazione sul restante 49% allo 0%.
Voglio darle un saggio del mio anti-berlusconismo scritto in data 27.7.2004
Se ne vada più presto possibile, ritorni alle Sue attività e Si goda i frutti della Sua fedifraga attività politica che le leggi “ad personam” Le hanno permesso di cogliere.
Vada con Dio, la Madonna e tutti i Santi del Paradiso, se ci crede.
La ormai disvelata bugiarda ed infida Sua attività politica m’induce a dichiararmi, per toglierLe il credito personale che Le avevo attribuito alcuni anni or sono.
Ormai il logoro ricorso al “totem anticomunista” non convince più nemmeno un anticomunista ed afascista come il sottoscritto, socialista al tempo craxiano e che non lo ha mai rinnegato; piuttosto ha contrastato chi sotto le insegne dei vari partiti ha strumentalmente gestito il potere per perpetuare l’assalto alla diligenza.
L’odierno teatrino della Casa di tollerante libertà dimostra, con la più stridente evidenza, che niente è rimasto dei concetti da Lei propalati a iosa a suo tempo,
“Do you remember?” LIBERALISMO, LIBERISMO, LIBERTARISMO?
Specchietto d’allodole per gente semplice, non adusa ai riti para-religiosi dei partiti.
Lei è l’unico statista europeo di un paese statalista para-comunista; lo ha ereditato da una quarantennale politica democristiana e si guarda bene dal modificarlo.
I risultati si vedono.
Come mai l’Italia non riesce ad agganciare la ripresa economica mondiale ormai in atto da più di un anno?
I roboanti e ripetutamente annunciati tagli alla spesa pubblica improduttiva che fine hanno fatto? Le dicono niente esuberi di 500.000 unità a ruolo dello Stato e degli Enti locali ed intermedi? E Alitalia? Ed il decreto salva-calcio? Ed i prossimi nodi che hanno nome Agnelli e tutte le dinastie del neocapitalismo italiano? Lei Cavaliere garantisce le rendite dei poteri, non l’innovazione.
La mia risposta potrà sembrare semplice:
il mancato taglio alle spese improduttive non ha liberato quelle risorse finanziarie indispensabili per l’innovazione dei nuovi processi produttivi e la ricerca, i soli che possano permettere la competizione nel mercato internazionale.
Invece si continua nel vecchio malvezzo dell’assistenzialismo ad attività fuori mercato, con costi grandemente maggiori delle politiche di sussistenza per chi sarà interessato dalla chiusura delle stesse. Ed intanto il mercato del vero lavoro langue; quello assistito prospera, compreso l’intra- e l’extra-comunitario.
Lei purtroppo sarà ricordato come l’uomo delle “tasse surrettizie”.
Diminuire i trasferimenti finanziari agli Enti intermedi, per indurli ad aumentare le tassazioni locali, è una pensata belluina e nemmeno furba.
Tempo fa mi ero, e Le avevo, augurato una Sua uscita di scena alla Winston Churchill; oggi temo un’arlecchinata. Lasci perdere le Sue mire alla poltrona della Presidenza della Repubblica Italiana e mi saluti i Suoi comuni amici, George e quel mangia-bambini di Vladimir.
Distinti saluti dal non più suo Renzo RIVA
Come vede Signor Renzi tutto documentato.
Nel mio archivio personale, meglio sarebbe anche dire on-line perché tutto già pubblicato, ce n’è di materiale, con tutte le date di produzione, da inondare qualsiasi forum.
Caro Paolo, Ti ho invano cercato più volte al telefono nei giorni scorsi, perché sentivo il bisogno di discutere con Te degli ultimi sviluppi della vicenda politica italiana, che, come certo ricorderai, avevo immaginato come pressocché inevitabile sin dal maggio dello scorso anno, quando Gianfranco Fini cominciò a smarcarsi dalle posizioni politiche di Berlusconi, affrontando un itinerario che, proprio nei giorni scorsi, lo ha visto raggiungere una tappa significativa ma non ancora definitiva.
Partendo da un’antica intuizione, originata dalla lettura del libro di Marina Valensise su Sarkozy, che mi era sembrato scritto su misura per Fini (quasi ad usum del…phini) ho allora sostenuto che il percorso politico di Fini si sarebbe sempre più divaricato da quello di Berlusconi.
E’ ciò che via via è puntualmente accaduto, prima in termini che sembravano occasionali ed estemporanei, e poi in termini che invece sono apparsi sempre più rispondenti ad una precisa strategia politica.
Dovendo inevitabilmente individuare uno spazio politico che attualmente è alquanto sguarnito, l’approdo di Fini alle tesi classiche dei liberali mi è sembrato poi assolutamente naturale, e non ho mancato di evidenziarlo in tutte le occasioni, personali e di partito, che ho avuto.
Credo che, ad un primo consuntivo inevitabilmente incompleto (soprattutto perché mancano ancora precise prese di posizione di Fini sui temi economici) le sue posizioni politiche, al di là del labiale richiamo ad una generica collocazione di destra (quasi un omaggio dovuto al passato), si possono ormai ragionevolmente collocare nell’alveo delle tradizionali posizioni liberali sui temi dello Stato di diritto, dell’Unità dell’Italia, della difesa della Costituzione, della democrazia parlamentare rappresentativa, dell’equilibrio e del controllo reciproco tra le Istituzioni, della solidarietà tra i diversi ceti sociali e tra le diverse aree del Paese, della legalità e della trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, e, in genere, dei diritti di cittadinanza, anche per coloro che, venendo da lontano, desiderano fare parte, con onestà d’intenti, della nostra comunità nazionale.
I risultati delle elezioni regionali dello scorso mese di marzo, col relativo successo del PdL, hanno fatto pensare a qualcuno (ma non a me) che quel percorso, ove mai intrapreso, si sarebbe interrotto e che Fini sarebbe diventato via via sempre più marginale negli equilibri politici italiani.
Ancora una volta, i fatti hanno smentito quella previsione, e la strategia dello smarcamento di Fini da Berlusconi è proseguita, in termini sempre più accentuati, specie sui temi della democrazia rappresentativa e della legalità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
A questo punto, io credo che i liberali d’antan, come io stesso sono e come sono i miei amici del PLI, devono riflettere su quali potranno ancora essere le prossime tappe del percorso di Fini, per individuare se e quando vi saranno le possibilità di fare coincidere quel percorso con quello dei liberali italiani, siano o no organizzati nel nostro partito.
Oggi è possibile sostenere senza sostanziali obiezioni, che il distacco definitivo di Fini (e della sua linea politica) da Berlusconi (e dalla sua linea politica) è ormai nelle cose, e che, esso è “certus an”, ancorché possa ancora per un po’ essere “incertus quando”, e forse anche “incertus quomodo”.
Quando tutto ciò si sarà consumato, secondo i percorsi spesso tortuosi a cui ci ha abituato la politica italiana, quando cioé Fini sarà riuscito a mandare a casa questo Governo illiberale, io credo che i liberali storici dovranno riflettere se vogliono svolgere un ruolo concreto (e non solo di mera testimonianza) nella fase politica che si apre.
La testimonianza liberale, invero, è possibile, anzi necessaria, laddove le forze politiche in campo abbiano sguarnito (come ancora è) la frontiera liberale.
Ma se questa frontiera viene presidiata, con coerenza tra affermazioni di principio e comportamenti concreti, da qualcuno che viene da una diversa storia, non potremo soffermarci a contestargli da dove viene, ma avremo il dovere di verificare verso dove intende andare.
Se questa meta sarà quella di un Paese più liberale di quanto non sia oggi il nostro, essa potrebbe diventare anche la nostra meta.
Queste sono le riflessioni che avrei voluto scambiare personalmente con Te, e che, nell’impossibilità di farlo, Ti invio ora attraverso il nostro sito, anche per la riflessione degli amici che avranno la possibilità e la voglia di leggerci.
Ti abbraccio con l’affetto e la stima di sempre.
Enzo
“Di mandare a casa questo governo ne avrei tanta voglia ma non al costo di aprire la strada al totalitarismo degli illiberali comunisti, ex-comunisti e mai stati comunisti alla Uolter”
In realtà chi ha ancora paura di “aprire la strada ai comunisti” (qualcuno poi mi dirà chi sono e dove sono….) ragiona come il puttaniere di Arcore e dimostra di aver dormito politicamente negli ultimi anni e non essersi accorto del vero pericolo che la democrazia sta correndo.
Chi risponde in quel modo in realta -di fatto- forse anche inconsapevolemnete preferisce l’odierna strisciante dittatura.
Quanto a dare frettolose patenti di liberalismo al post-fascista Fini ci andrei piano caro Senatore Palumbo.
In realtà Fini è un freddo e cinico calcolatore che ha sposato alcuni (ma non tutti) temi liberali solo per convenienza politica e ricerca della visibilità.
In realtà Fini è sempre quello che ha iniziato la campagna elettorale per le comunali di Roma (per fortuna sua perse…) dicendo amenità del tipo Roma è inquinata perchè ci sono troppe caldaie a legna, che ha firmato una pessima legge sull’immigrazione insieme a un cialtrone lombardo e che ai tempi del G8 di Genova (quello che ha visto funzionari di polizia condannati ormai definitivamnete per aver portato le molotov all’interno della caserma Diaz con il solo scopo di poter poi incolpare i manifestanti) se ne stava -da ministro- nella sala operativa della Questura di Genova.
Ma se Fini sta cercando di diventare liberale (auguri!) quelli che mi convincono veramente poco sono i finiani (quelli cresciuti politicamente con Pino Rauti tanto per intenderci) che veramente liberali non potranno mai diventare
Non dò nulla per scontato e seguo la vicenda per cercare di capire in quale direzione evolverà.
Riportare l’orologio della politica indietro nel tempo serve solo a chi intende perpetuare la situazione attuale, rendendo impossibile qualsiasi modifica dello scenario politico.
A parte la considerazione che, in teoria, tutti possono diventare liberali in ragione della forza maieutica della Libertà (anche se pochi poi ci riescono) è mia antica (…ahimé) convinzione che in politica non si può e non si deve indugiare a chiedere agli altri da dove vengano, ma verso dove intendano andare; e poi, soprattutto, verificare nei fatti se i comportamenti concreti sono coerenti con le dichiarate intenzioni.
So bene di ripetere cose già dette, ma, come usava dire B. Croce rifacendosi al detto di Salomone,”sermo opportunus est optimus”.
Come entità politica le Regioni si sono dimostrate al pari delle province una palla al piede nei confronti dello Stato, ed accentatrici nei confronti dell’autonomia dei Comuni, che andrebbero rafforzati e potenziati, anche con l’autonomia impositiva.
E’ importante rafforzare il governo e lo Stato, la Lega lo dovrebbe capire.
E’ fondamentale che l’Europa non si intrometta troppo nelle scelte di politica economica dei singoli Stati, vedi quote latte.
Ma fino a che avremo Regioni che stipulano accordi economici con altri Stati, come il Friuli Venezia Giulia con la Slovenia, ad esempio, lo Stato non sarà mai sovrano della propria economia.
In Trentino Alto Adige, è ad esempio ammessa la caccia ed il commercio dello stambecco, animale protetto.
Le Regioni possono scegliere a piacimento il calendario venatorio, creando così delle evidenti disparità in materia, da Regione a Regione.
La caccia, che con il liberalismo non ha nulla a che fare, va quantomeno se non abolita, almeno ridotta drasticamente; ma le Regioni non consentiranno mai questo, vi sono troppi interessi venatori.
Questi sono dei motivi per togliere la competenza politica alle Regioni, che comunque avrebbero un ruolo geografico e culturale insostituibile.
Ma la Lega non acetterà mai una cosa del genere, a meno che non venga dato ai Comuni autonomia reale fiscale ed impositiva da subito e venga varato un piano nazionale a favore dell’agricoltura.
Non dimentichiamo poi, che il Friuli Venezia Giulia, ha permesso che Luana Englaro, venisse fatta morire di fame e di sete.
Sono contrario all’eutanasia, a maggior ragione per fame e sete, cosa crudele.
Saluti.
seguiamo pure l’evolversi della situazione e giochiamo pure a tutto campo (per evitare l’isolamento) ma sono convinto che quello di Fini (l’ultimo) sia puro tatticismo e non conversione convinta (per questo è utile analizzare il suo passato).
Fini è un uomo di potere e per questo sarebbe disponibile a qualsiasi capriola ed opportunismo pur di avere visibilità e spazio politico.
In ogni caso Fini lavora per una destra conservatrice e democratica sul modello della CDU tedesca (o qualcosa di simile). Poco da spartire quindi con l’europa liberale.
Caro Enzo,
solo ora ho la fugace possibilità di leggere le tue riflessioni sul momento politico attuale.
Le condivido appieno ed aggiungo che se qualcuno ha davvero intenzione di fare il liberale, oltre che ad autodefinirsi tale, non possiamo, crocianamente, non prenderlo in considerazione.
Vedremo gli sviluppi, nel frattempo non posso che darti atto, ancora una volta, della tua particolare sensibilità politica avendo io memoria di molte conversazioni nelle quali mi avevi anticipato lo scenario attuale.
Salve a tutti,
penso che, dopo aver con larghissimo anticipo previsto l’inizio dello sgretolamento del sistema sin dal ns. congresso del 2009, lo scenario attuale ci imponga una tempestiva azione politica di apertura di un dialogo o di un confronto con le forze di Fini, Rutelli, Casini e Lombardo. Dopo esser stati inascoltati profeti mi auguro che non restiamo silenti spettatori.
Cordiali saluti.
No Sud – PLI è in maggioranza, fortunatamente, non vedo perchè dovremmo ingrandire le fila dell’opposizione, rinunciando a portare le nostre proposte riformatrici all’attenzione del governo; è un fatto storico che dopo molti anni il PLI entri a far parte della coalzione di governo, grazie Guzzanti e de Luca, non sprechiamo questa occasione; e poi Fini, è un politico inaffidabile, un volta gabbana, il più grosso voltagabbana della politica italiana, non mettiamo il PLI nelle sue mani.
Saluti.
Quello che si è creato non è un terzo polo. Chi conosce le posizioni di Fini sa che è un bipolarista convinto e che il suo progetto mira a costruire una destra italiana seria, legalitaria, liberale.
Penso che il PLI dovrebbe guardare con molta attenzione al suo movimento, ricordando che uno dei maggiori promotori è Benedetto Della Vedova, che ai liberali non può non piacere.
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GIUDICI CONTRO LA LEGGE
Da quando in qua i tribunali amministrativi regionali hanno il potere di disapplicare le leggi dello Stato? Il 29 luglio u.s. le agenzie hanno dato notizia delle ordinanze del TAR Lazio e del TAR Piemonte, poi confermate da un decreto del Consiglio di Stato, che ordinavano la sospensione della maggiorazione tariffaria a favore dell’ANAS stabilita da un DPCM in applicazione dell’art. 15, comma 2, del DL 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
Le competenze del TAR sono stabilite dalla legge istitutiva (Legge 6 dicembre 1971, n. 1034) molto chiaramente:
“Art.2. Il tribunale amministrativo regionale decide:
a) sui ricorsi già attribuiti … alla giunta provinciale amministrativa …” e
“b) sui ricorsi per incompetenza, per eccesso di potere o per violazione di legge contro atti e provvedimenti emessi:
1) dagli organi … dello Stato e degli enti pubblici”
E’ evidente che un atto emesso in esecuzione di una precisa disposizione di legge non può essere viziato da incompetenza, eccesso di potere o violazione di legge! Infatti il TAR, secondo quanto pubblicato dalle agenzie, non avanza motivi di legittimità ma di merito; la motivazione pubblicata
.«Il provvedimento impugnato per essere coerente con la finalità enunciata deve assumere il carattere di corrispettivo per l’utilizzo di una infrastruttura; al contrario, tale carattere non appare sussistente in alcune delle ipotesi evidenziate, vale a dire in tutte quelle che prevedono il pagamento del pedaggio in relazione ad uno svincolo stradale non necessario e non interessato dalla fruizione dell’infrastruttura»
benché espressa in un linguaggio fumoso e forse intenzionalmente tale per renderne difficile la comprensione, è chiaramente pretestuosa oltre che errata nel contenuto: infatti è ovvio che
1) il pedaggio (giusto o sbagliato che sia il suo aumento) è il corrispettivo per l’utilizzo dell’infrastruttura autostrada e
2) che lo svincolo sia necessario o no è una decisione dell’utente che può evitare di usarlo se non vuole pagare il pedaggio.
Ciò che preoccupa e spaventa non è tanto l’invadenza dei giudici del TAR, a cui ormai siamo abituati, ma la supina acquiescenza del governo, del parlamento e della stessa ANAS (N.B. dai pedaggi l’Anas stimava un ricavo di 83 milioni nella seconda meta’ del 2010 e 200 nel 2011: chi pagherà questo mancato ricavo? Naturalmente noi, o meglio quanti di noi non passeranno per gli svincoli in questione).
E anche, se non è lesa maestà, del sommo custode della Costituzione, il Presidente della Repubblica.
Rolandi Renzi ha scritto:
per fortuna che esistono ancora giudici della Corte Costituzionale che dichiarano anticostituzionali le leggi.
Il bilanciamento dei poteri è una caratteristica dello stato liberale. Molto probabilmente chi ha scritto prima di me non lo sa-
L’intervento del dr. Rampichini era ed è tutt’ora corretto.
Lui non censurava la loro precipua attribuzione a cassare leggi incostituzionali ma nel merito delle risibili motivazioni.
Bene pertanto ha fatto a mettere il dito nella piaga dell’invasione di campo dei giudici nel voler ad ogni costo “interpretare” le leggi e non semplicemente applicarle per quello che letteralmente dicono.
Pertanto il seguente passaggio del dr. Rampichini non sminuisce le attribuzioni dei giudici costutizionali ma l’arbitrarietà extra-lege.
“E perché sarebbe incostituzionale? Per violazione degli art. 3, 13 primo comma e 27 secondo comma. Chi abbia voglia di leggere gli articoli citati potrà constatare che qui non si tratta neanche di interpretazione, ma di un tentativo pretestuoso di giustificare une decisione assolutamente arbitraria con riferimenti irrilevanti e che sembrano addirittura presi a caso. -. La legge in oggetto si può criticare e anche ritenerla sbagliata, ma la sua modifica spetta al Parlamento e non alla Corte. E’ ora che Parlamento e Governo trovino il coraggio e la dignità di rifiutare tali soprusi, altrimenti ci avviamo a una vera e propria dicastocrazia (dittatura dei giudici) e la democrazia e la libertà sono condannate.”
Una critica costruttiva che il partito dovrebbe assumere ogni volta si ripresentasse la fattispecie.
Chi era Stanislao Barnaba morto avvelenato nell’anno 1904 per mano di potentato economico/sociale? E perché fu ucciso?
Figlio di numerosa famiglia annoverava, fra gli altri, due fratelli ed una sorella con abito talare ed un altro fratello il “mestri di Buç”.
Imbarcato su navi fece poi molti mestieri (oggi si direbbe polivalente).
Successivamente lavorò “pes Gjermanies” dove il suo nome Stanislao subì una modifica da parte dei colleghi perché a loro dire impronunciabile.
Da lì il soprannome che distinse la sua discendenza.
Slabar divenne pertanto uno pseudonimo riconosciuto ed una volta rientrato e sposatosi con ”Minse”, Anna Maria Taboga deceduta poi all’età di 79 anni il 2 ottobre 1939, ebbe la figlia Lucia il 12 maggio 1885 deceduta 16 marzo 1967, si dedicò a qualsiasi attività per sbarcare “il lunâri”.
Uno spirito da uomo libero; liberalsocialista ante litteram?
Nell’anno 1904 accadde che qualcuno dei “potenti” di Buja prese di mira la costruzione e l’area del Municipio: posizione strategica con antistante piazza e Duomo a lato.
Questi brigò per venirne in possesso, montando un “ambaradam” per spostare in altra posizione la sede municipale, artatamente fatta passare per migliore ed idonea: Villa Barnaba (una volta Villa Eustacchio: altra storia che meriterebbe un discorso a parte).
Come sempre accade in questi casi l’opinione pubblica bujese si divise in due parti: c’era chi parteggiava a favore e chi si schierava contro.
Fu pertanto indetta un’assemblea pubblica a Santo Stefano e qualcuno artatamente condusse l’assemblea “pro domo sua”: come certe assemblee sindacali e politiche odierne, di cui conservo imperitura memoria.
Ad un certo punto il mio avo, che si era recato colà con il suo mulo, visto che la gente parlava, parlava e non concludeva nulla, con il rischio che un’oligarchia potesse poi arrogarsi il diritto di decidere, propose di fare scegliere al suo mulo, in una specie di testa e croce.
La prima domanda fu: ”Il municipo deve essere trasferito a “Villa Barnaba”?” Il mulo scuotendo la testa rispose no.
Alla riprova con la seconda domanda se dovesse restare dov’era il mulo con il movimento della testa assentì.
Al che il mio avo emise la sentenza: “Vedete! Anche il mulo dice che deve restare dov’è.”
Immaginatevi la scena se al posto del mulo ci fosse stato un asino.
Alla fine dell’assemblea fu invitato a bere qualcosa “lì di Cavalét” e senza alcuna sentenza di morte si ritrovò cadavere all’età di 50 anni, in data 28 dicembre 1904.
Tutto questo l’ho in parte appreso da mia nonna “Lu(s)sie Slabar” e più compiutamente da mia zia Ines Riva ved. Covasso, tuttora vivente.
Trasposto ad oggi quest’evento dico: “Devo stare attento a non accettare alcuna offerta “da bere” per evitare di finire come l’avo. Il fronte favorevole al fotovoltaico di Buja è ampio, forse perché le persone non sono state compiutamente informate?
Alla meditazione delle persone bujesi la “vexata questio” con gli allegati informativi.
Ecco una vera azione da liberale: buste paga con l’intero importo del costo del lavoro corrispondente alla propria prestazione.
Da lì si potrà allora capire dove vanno i sudori di chi opera o intraprende,
Finalmente il nuovo forum PLI,è molto facile accedervi, e sicuramente sarà uno strumento utile per il PLI.
Ottimo l’ultimo intervento del Segretario; a parer mio dobbiamo trovare il modo di eliminare tramite accorpamento i piccoli Comuni e tutte le province e fare in modo che le exscort paghino le tasse, facendo emergere questo settore da subito, dal lavoro nero, queste sono le due battaglie cardine per i liberali, assieme ad una legge che riaffermi con forza il valore prioritario di Inno Nazionale e Tricolore, messi in dubbio grossolanamente dalla Lega.
Il simbolo dei liberali è il Tricolore, laico simbolo di libertà e legalità, legalità anche nei confronti della prostituzione, che va tolta da approcci minorili e dalle strade, sia per motivi sanitari che di pubblica sicurezza, e va legalizzata.
Liberi locali aperti al pubblico, dove vi siano delle zone riservate a soli adulti responsabili e consenzienti.
Utilizzando il provvedi8mento sulla semplificazione per la libertà d’impresa, si potrebbero aprire imprese di prostituzione, così da sgettizzarla e professionalizzarla.
Saluti.
Caro De Luca,
ho letto la tua nota sugli emendamenti liberali alla manovra di Tremonti. Ne aggiungerei uno, da anteporre forse a tutti gli altri per ragioni etiche e di buon esempio: la riduzione a livelli europei di quello che ipocritamente vene defimito rimborso delle spese elettorali dei partiti.
È una vergogna che i partiti siano i primi e più famelici nell’appropiarsi dei soldi dei contribuenti. Inizialmente si parlò della riduzione del 50 percento di questi finanziamenti, poi se non ricordo male si parlò di una riduzione del 10 o 20 percento e poi non se ne è parlato più.
Penso che il Partito Liberale proponendo con forza e determinazione questo emendamento dimostrebbe la sua diversità dagli altri partiti e darebbe voce a quello che pensiamo e vorremmo in molti, non solo liberali.
Cordialmente.
Guido Di Massimo
lA PRIMA MANOVRA ECONOMICA LIBERALE IN iTALIA.
Insorgono le Regioni ed i Comuni.
Per i Comuni, sono convinto si possa trovare una soluzione potenziando le competenze delle grandi città, e dando la possibilità impositiva ai Comuni, questo potrebbe essere un emendamento da introdurre alla Camera.
Le Regioni invece stanno minando quel poco di federalismo solidale raggiunto fino ad ora; questo dispiace.
Lo Stato in una concezione liberale, deve avere la preminenza sugli Enti locali.
Abolizione delle Regioni, come entità politica, non geografica, questa potrebbe essere una battaglia liberale, e divisione dello Stato in federazioni coordinate a livello centrale.
Nord, centro, sud, e isole. Individuando 4 capoluoghi più Roma capitale unitaria.
Aboliamo Province e Regioni,e fondiamo lo Stato liberale.
Saluti.
Per informazione, il “vecchio” forum è stato definitivamente eliminato o si può raggiungere in qualche modo?
Cliccando sulla parola “forum” vengo indirizzato in questa pagina, che è più simile ad un wall che non a un forum.
Ringrazio per le risposte.
Cordialmente,
Luca Alfieri
DIFENDERE LA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA
Fino a quando sopporteremo le invasioni di campo della magistratura? A che servono un Parlamento e un governo incapaci di reagire ai continui abusi delle corti di ogni livello che pretendono di “interpretare” le leggi e la Costituzione invece di applicarle come sono scritte, che è il loro preciso dovere? Ultimo esempio eclatante: la Corte Costituzionale ha stabilito che una legge dell’anno scorso, che vieta al giudice di concedere pene alternative alla carcerazione agli indagati per alcuni fra i delitti più odiosi (stupro, atti sessuali su minori, sfruttamento della prostituzione minorile), è incostituzionale. E perché sarebbe incostituzionale? Per violazione degli art. 3, 13 primo comma e 27 secondo comma. Chi abbia voglia di leggere gli articoli citati potrà constatare che qui non si tratta neanche di interpretazione, ma di un tentativo pretestuoso di giustificare une decisione assolutamente arbitraria con riferimenti irrilevanti e che sembrano addirittura presi a caso. -. La legge in oggetto si può criticare e anche ritenerla sbagliata, ma la sua modifica spetta al Parlamento e non alla Corte. E’ ora che Parlamento e Governo trovino il coraggio e la dignità di rifiutare tali soprusi, altrimenti ci avviamo a una vera e propria dicastocrazia (dittatura dei giudici) e la democrazia e la libertà sono condannate.
per fortuna che esistono ancora giudici della Corte Costituzionale che dichiarano anticostituzionali le leggi.
Il bilanciamento dei poteri è una caratteristica dello stato liberale. Molto probabilmente chi ha scritto prima di me non lo sa-
x Giani
già che ci sei perchè non abolisci anche lo stato?
L’Italia è l’unica nazione al Mondo dove menti bacate hanno promosso e attuato un referendum per chiedere se gli operai volevano lavorare in una fabbrica da salvare o essere licenziati per non (dover) lavorare.
Bene ha fatto l’AD a togliersi dalla Federmeccanica e annunciare la disdetta del CCNL.
Renzo Riva
Inviato alla stanpa locale del F-VG
Ripompaggio alla centrale
di Somplago
Ho letto con attenzione le considerazioni dell’ingegnere Dino Franzil del 17 u.s. sul “Dibattito” del Messaggero di Udine.
Nulla da eccepire sulle sue indubitabili qualità ingegneristiche che traspaiono dalle sue considerazioni tecniche-contabili dispiegate.
Quello che invece gli difetta, a mio modesto parere, è la sua assunta posizione di tribuno per la salvezza di non si sa cosa.
Investire e guadagnare per lui sono opera del “diavolo” per avere lo sterco che produce.
A questo punto egli dispiega un disegno “comunista” dove le imprese e gli imprenditori sono indicati al pubblico ludibrio perché fanno il mestiere loro proprio.
Non s’avvede invece dell’opportunità, per la zona, di innestare un confronto istituzionale con i poteri economici che intendono realizzare l’opera che da tutti i tecnici è considerata necessaria.
Necessaria per sopperire alle punte di richiesta d’energia per le mancanze del nostro PEN (Piano Energetico Nazionale) fermo da oltre anni venti a seguito della scellerata chiusura del nucleare, sponsorizzata da quasi tutti (si dichiararono contro solo i Liberali e Repubblicani) e istituzionalmente tombata da De Mita e Andreotti.
Andreotti porta anche la responsabilità, non la colpa, di avere destinato parte dei proventi della tariffa A3 alle energie assimilate per la realizzazione di centrali termoelettriche adatte alla combustione di scarti della filiera del petrolio e che favorì l’industria petrolifera.
Purtroppo certe mentalità ideologicamente orientate vedono solo le difficoltà dove invece chi è dotato di mentalità imprenditoriale vede le nuove opportunità.
Che l’ing. Franzil chiami a raccolta Legambiente e Verdi (perché non anche Wwf, Italia Nostra ecc.?) fa intuire ormai come minoritaria certa politica ambientalista che voglio rimarcare con le parole non mie ma alle quali mi associo.
Riporto un passo del libretto “Verdi fuori, rossi dentro – L’inganno ambientalista”, dal capitolo 4 “L’illusione dell’energia dal sole”, a pagina 85, scritto a quattro mani dal professore associato in Chimica dell’ambiente dell’università di Modena, Franco Battaglia, e dal professore emerito Renato Angelo Ricci e anche tra i cofondatori dell’associazione “Galileo 2001″: “…ecco perché riteniamo che tra i grandi mali che l’umanità ha dovuto subire per causa di se stessa (nazismo, comunismo, terrorismo) vi è anche l’ambientalismo Verde. I cui programmi, se attuati, lo rendono più pericoloso di nazismo+comunismo+terrorismo messi insieme”.
Che mi sia possibile suggerire di chiedere per la zona dei tre comuni interessati dei vantaggi tariffari sui consumi elettrici a compensazione per l’utilizzo dei bacini afferenti con scadenza a fine utilizzo come in parte riportato in un mio scritto distribuito il 29 Novembre dello scorso anno durante l’assemblea che vedeva presente ad Alesso di Trasaghis l’assessore De Anna?
Ovviamente con il rispetto di tutte le clausole previste dalle leggi vigenti e dai nulla osta concessi che possono solo che essere condizionali.
Renzo Riva
P.L.I. F-VG
Energia e Ambiente
Care amiche ed amici,
vorrei esprimere il mio personale cordoglio per le famiglie dei militari periti in Afghanistan mentre facevano il loro dovere.
BERLUSCONI E’ ILLIBERALE
ORA CHE L’HA DETTO ANCHE UN POST-FASCISTA COME FINI COSA DICONO I NOSTRI AMICI LIBERALI DI DESTRA CHE ANCORA SOGNANO UN ACCORDO CON IL DUCE DI ARCORE?
AMICI LIBERALI DI DESTRA CHE ANCORA SOGNANO UN ACCORDO CON IL DUCE DI ARCORE?
Che espressione infelice Signor Renzi!
Dalla padella alla brace?
No!
Si ribalta la padella e si piscia sulla brace.
Sono disposto di essere minoranza se il PLI volesse strizzare l’occhio al totalitarismo degli illiberali comunisti, ex-comunisti e mai stati comunisti alla Uolter.
Renzo Riva
renzoslabar@yahoo.it
+39.349.3464656
http://renzoslabar.blogspot.com/
Che Berlusconi non sia proprio liberale lo sappiamo gia’ tutti da molto tempo, credo.
Che ce lo venga a dire Fini poco mi interessa perche’, appunto si sapeva gia’.
Nel contesto dell’attuale politica italiana, mi sembra pero’ chiara una cosa: fintantoche’ Berlusconi apparira’ l’unica alternativa ad un governo delle sinistre, allora Berlusconi vincera’ sempre. Allo stesso modo, chiunque si vada ad alleare con le sinistre e’ destinato inesorabilmente a perdere.
Cioe’, Berlusconi vince per NEGAZIONE dell’ideale comunista o socialdemocratico che si voglia, e non per quello che lui effettivamente e’ o propone.
Mi chiedo e chiedo a tutti quindi in uno scenario simile quale sia il modo in cui il PLI si potrebbe proporre e se nello scenario politico ci siano degli spazi da sfruttare per una nostra crescita.
GUZZ – CARO ROSSI, l’ha detto lei ed è proprio così: Né con SB, né con il PD. Soli e orgogliosi, allora? Certamente. Io credo proprio in questo atto di orgoglio temerario e quasi arrogante del PLI: noi portiamo il seme dell’unica alternativa possibile e se tutti gli italiani sapessero chi siamo e che cosa vogliamo, batteremmo Berlusconi. Il che, con orgogliosa e temeraria fredda pazienza, avverrà se diffonderemo proprio il suo ragionamento che del resto io faccio da tempo dentro il partito, battendomi contro tutti coloro che cercano ansiosamente l’alleato di destra o di sinistra.
INFELICE E’ L’ITALIA CON QUESTO GOVERNO.
L’UNICA SOLUZIONE E’ MANDARLO A CASA.
CON IL CONCORSO DI TUTTI I DEMOCRATICI.
MI DISPIACE PER LEI CARO SIG. RIVA SE ANCORA RAGIONA COME AI TEMPI DELLA GUERRA FREDDA.
Sig. Renzi,
Di mandare a casa questo governo ne avrei tanta voglia ma non al costo di aprire la strada al totalitarismo degli illiberali comunisti, ex-comunisti e mai stati comunisti alla Uolter.
Lei scrive:
MI DISPIACE PER LEI CARO SIG. RIVA SE ANCORA RAGIONA COME AI TEMPI DELLA GUERRA FREDDA.
Forse non sa ma i salamelecchi diplomatici sono il paravento alle azioni guerresche non soli in presenza di blocchi contrapposti ma pure fra le nazioni dello stesso blocco; e per cosa? Ma certo, per assicurare al Paese pane, companatico e comodità: per qualcuno anche “escort services”.
Chi non è capace di galleggiare nel mare di cacca mondiale è destinato ad essere soccombente ed a dover sottostare a chi padroneggia meglio il Mondo.
D’altronde la democrazia è nient’altro che una forma larvata di tirannide del 51% degli appartenenti ad una nazione sul restante 49% allo 0%.
Voglio darle un saggio del mio anti-berlusconismo scritto in data 27.7.2004
http://forum.radicali.it/content/renzo-riva-avanti?page=24#comment-499775
http://forum.radicali.it/content/renzo-riva-avanti?page=24#comment-499774
Cavaliere BERLUSCONI, mi consenta!
Se ne vada più presto possibile, ritorni alle Sue attività e Si goda i frutti della Sua fedifraga attività politica che le leggi “ad personam” Le hanno permesso di cogliere.
Vada con Dio, la Madonna e tutti i Santi del Paradiso, se ci crede.
La ormai disvelata bugiarda ed infida Sua attività politica m’induce a dichiararmi, per toglierLe il credito personale che Le avevo attribuito alcuni anni or sono.
Ormai il logoro ricorso al “totem anticomunista” non convince più nemmeno un anticomunista ed afascista come il sottoscritto, socialista al tempo craxiano e che non lo ha mai rinnegato; piuttosto ha contrastato chi sotto le insegne dei vari partiti ha strumentalmente gestito il potere per perpetuare l’assalto alla diligenza.
L’odierno teatrino della Casa di tollerante libertà dimostra, con la più stridente evidenza, che niente è rimasto dei concetti da Lei propalati a iosa a suo tempo,
“Do you remember?” LIBERALISMO, LIBERISMO, LIBERTARISMO?
Specchietto d’allodole per gente semplice, non adusa ai riti para-religiosi dei partiti.
Lei è l’unico statista europeo di un paese statalista para-comunista; lo ha ereditato da una quarantennale politica democristiana e si guarda bene dal modificarlo.
I risultati si vedono.
Come mai l’Italia non riesce ad agganciare la ripresa economica mondiale ormai in atto da più di un anno?
I roboanti e ripetutamente annunciati tagli alla spesa pubblica improduttiva che fine hanno fatto? Le dicono niente esuberi di 500.000 unità a ruolo dello Stato e degli Enti locali ed intermedi? E Alitalia? Ed il decreto salva-calcio? Ed i prossimi nodi che hanno nome Agnelli e tutte le dinastie del neocapitalismo italiano? Lei Cavaliere garantisce le rendite dei poteri, non l’innovazione.
La mia risposta potrà sembrare semplice:
il mancato taglio alle spese improduttive non ha liberato quelle risorse finanziarie indispensabili per l’innovazione dei nuovi processi produttivi e la ricerca, i soli che possano permettere la competizione nel mercato internazionale.
Invece si continua nel vecchio malvezzo dell’assistenzialismo ad attività fuori mercato, con costi grandemente maggiori delle politiche di sussistenza per chi sarà interessato dalla chiusura delle stesse. Ed intanto il mercato del vero lavoro langue; quello assistito prospera, compreso l’intra- e l’extra-comunitario.
Lei purtroppo sarà ricordato come l’uomo delle “tasse surrettizie”.
Diminuire i trasferimenti finanziari agli Enti intermedi, per indurli ad aumentare le tassazioni locali, è una pensata belluina e nemmeno furba.
Tempo fa mi ero, e Le avevo, augurato una Sua uscita di scena alla Winston Churchill; oggi temo un’arlecchinata. Lasci perdere le Sue mire alla poltrona della Presidenza della Repubblica Italiana e mi saluti i Suoi comuni amici, George e quel mangia-bambini di Vladimir.
Distinti saluti dal non più suo Renzo RIVA
Come vede Signor Renzi tutto documentato.
Nel mio archivio personale, meglio sarebbe anche dire on-line perché tutto già pubblicato, ce n’è di materiale, con tutte le date di produzione, da inondare qualsiasi forum.
Renzo Riva
renzoslabar@yahoo.it
+39.349.3464656
http://renzoslabar.blogspot.com/
Caro Paolo, Ti ho invano cercato più volte al telefono nei giorni scorsi, perché sentivo il bisogno di discutere con Te degli ultimi sviluppi della vicenda politica italiana, che, come certo ricorderai, avevo immaginato come pressocché inevitabile sin dal maggio dello scorso anno, quando Gianfranco Fini cominciò a smarcarsi dalle posizioni politiche di Berlusconi, affrontando un itinerario che, proprio nei giorni scorsi, lo ha visto raggiungere una tappa significativa ma non ancora definitiva.
Partendo da un’antica intuizione, originata dalla lettura del libro di Marina Valensise su Sarkozy, che mi era sembrato scritto su misura per Fini (quasi ad usum del…phini) ho allora sostenuto che il percorso politico di Fini si sarebbe sempre più divaricato da quello di Berlusconi.
E’ ciò che via via è puntualmente accaduto, prima in termini che sembravano occasionali ed estemporanei, e poi in termini che invece sono apparsi sempre più rispondenti ad una precisa strategia politica.
Dovendo inevitabilmente individuare uno spazio politico che attualmente è alquanto sguarnito, l’approdo di Fini alle tesi classiche dei liberali mi è sembrato poi assolutamente naturale, e non ho mancato di evidenziarlo in tutte le occasioni, personali e di partito, che ho avuto.
Credo che, ad un primo consuntivo inevitabilmente incompleto (soprattutto perché mancano ancora precise prese di posizione di Fini sui temi economici) le sue posizioni politiche, al di là del labiale richiamo ad una generica collocazione di destra (quasi un omaggio dovuto al passato), si possono ormai ragionevolmente collocare nell’alveo delle tradizionali posizioni liberali sui temi dello Stato di diritto, dell’Unità dell’Italia, della difesa della Costituzione, della democrazia parlamentare rappresentativa, dell’equilibrio e del controllo reciproco tra le Istituzioni, della solidarietà tra i diversi ceti sociali e tra le diverse aree del Paese, della legalità e della trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, e, in genere, dei diritti di cittadinanza, anche per coloro che, venendo da lontano, desiderano fare parte, con onestà d’intenti, della nostra comunità nazionale.
I risultati delle elezioni regionali dello scorso mese di marzo, col relativo successo del PdL, hanno fatto pensare a qualcuno (ma non a me) che quel percorso, ove mai intrapreso, si sarebbe interrotto e che Fini sarebbe diventato via via sempre più marginale negli equilibri politici italiani.
Ancora una volta, i fatti hanno smentito quella previsione, e la strategia dello smarcamento di Fini da Berlusconi è proseguita, in termini sempre più accentuati, specie sui temi della democrazia rappresentativa e della legalità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
A questo punto, io credo che i liberali d’antan, come io stesso sono e come sono i miei amici del PLI, devono riflettere su quali potranno ancora essere le prossime tappe del percorso di Fini, per individuare se e quando vi saranno le possibilità di fare coincidere quel percorso con quello dei liberali italiani, siano o no organizzati nel nostro partito.
Oggi è possibile sostenere senza sostanziali obiezioni, che il distacco definitivo di Fini (e della sua linea politica) da Berlusconi (e dalla sua linea politica) è ormai nelle cose, e che, esso è “certus an”, ancorché possa ancora per un po’ essere “incertus quando”, e forse anche “incertus quomodo”.
Quando tutto ciò si sarà consumato, secondo i percorsi spesso tortuosi a cui ci ha abituato la politica italiana, quando cioé Fini sarà riuscito a mandare a casa questo Governo illiberale, io credo che i liberali storici dovranno riflettere se vogliono svolgere un ruolo concreto (e non solo di mera testimonianza) nella fase politica che si apre.
La testimonianza liberale, invero, è possibile, anzi necessaria, laddove le forze politiche in campo abbiano sguarnito (come ancora è) la frontiera liberale.
Ma se questa frontiera viene presidiata, con coerenza tra affermazioni di principio e comportamenti concreti, da qualcuno che viene da una diversa storia, non potremo soffermarci a contestargli da dove viene, ma avremo il dovere di verificare verso dove intende andare.
Se questa meta sarà quella di un Paese più liberale di quanto non sia oggi il nostro, essa potrebbe diventare anche la nostra meta.
Queste sono le riflessioni che avrei voluto scambiare personalmente con Te, e che, nell’impossibilità di farlo, Ti invio ora attraverso il nostro sito, anche per la riflessione degli amici che avranno la possibilità e la voglia di leggerci.
Ti abbraccio con l’affetto e la stima di sempre.
Enzo
“Di mandare a casa questo governo ne avrei tanta voglia ma non al costo di aprire la strada al totalitarismo degli illiberali comunisti, ex-comunisti e mai stati comunisti alla Uolter”
In realtà chi ha ancora paura di “aprire la strada ai comunisti” (qualcuno poi mi dirà chi sono e dove sono….) ragiona come il puttaniere di Arcore e dimostra di aver dormito politicamente negli ultimi anni e non essersi accorto del vero pericolo che la democrazia sta correndo.
Chi risponde in quel modo in realta -di fatto- forse anche inconsapevolemnete preferisce l’odierna strisciante dittatura.
Quanto a dare frettolose patenti di liberalismo al post-fascista Fini ci andrei piano caro Senatore Palumbo.
In realtà Fini è un freddo e cinico calcolatore che ha sposato alcuni (ma non tutti) temi liberali solo per convenienza politica e ricerca della visibilità.
In realtà Fini è sempre quello che ha iniziato la campagna elettorale per le comunali di Roma (per fortuna sua perse…) dicendo amenità del tipo Roma è inquinata perchè ci sono troppe caldaie a legna, che ha firmato una pessima legge sull’immigrazione insieme a un cialtrone lombardo e che ai tempi del G8 di Genova (quello che ha visto funzionari di polizia condannati ormai definitivamnete per aver portato le molotov all’interno della caserma Diaz con il solo scopo di poter poi incolpare i manifestanti) se ne stava -da ministro- nella sala operativa della Questura di Genova.
Ma se Fini sta cercando di diventare liberale (auguri!) quelli che mi convincono veramente poco sono i finiani (quelli cresciuti politicamente con Pino Rauti tanto per intenderci) che veramente liberali non potranno mai diventare
Non dò nulla per scontato e seguo la vicenda per cercare di capire in quale direzione evolverà.
Riportare l’orologio della politica indietro nel tempo serve solo a chi intende perpetuare la situazione attuale, rendendo impossibile qualsiasi modifica dello scenario politico.
A parte la considerazione che, in teoria, tutti possono diventare liberali in ragione della forza maieutica della Libertà (anche se pochi poi ci riescono) è mia antica (…ahimé) convinzione che in politica non si può e non si deve indugiare a chiedere agli altri da dove vengano, ma verso dove intendano andare; e poi, soprattutto, verificare nei fatti se i comportamenti concreti sono coerenti con le dichiarate intenzioni.
So bene di ripetere cose già dette, ma, come usava dire B. Croce rifacendosi al detto di Salomone,”sermo opportunus est optimus”.
Come entità politica le Regioni si sono dimostrate al pari delle province una palla al piede nei confronti dello Stato, ed accentatrici nei confronti dell’autonomia dei Comuni, che andrebbero rafforzati e potenziati, anche con l’autonomia impositiva.
E’ importante rafforzare il governo e lo Stato, la Lega lo dovrebbe capire.
E’ fondamentale che l’Europa non si intrometta troppo nelle scelte di politica economica dei singoli Stati, vedi quote latte.
Ma fino a che avremo Regioni che stipulano accordi economici con altri Stati, come il Friuli Venezia Giulia con la Slovenia, ad esempio, lo Stato non sarà mai sovrano della propria economia.
In Trentino Alto Adige, è ad esempio ammessa la caccia ed il commercio dello stambecco, animale protetto.
Le Regioni possono scegliere a piacimento il calendario venatorio, creando così delle evidenti disparità in materia, da Regione a Regione.
La caccia, che con il liberalismo non ha nulla a che fare, va quantomeno se non abolita, almeno ridotta drasticamente; ma le Regioni non consentiranno mai questo, vi sono troppi interessi venatori.
Questi sono dei motivi per togliere la competenza politica alle Regioni, che comunque avrebbero un ruolo geografico e culturale insostituibile.
Ma la Lega non acetterà mai una cosa del genere, a meno che non venga dato ai Comuni autonomia reale fiscale ed impositiva da subito e venga varato un piano nazionale a favore dell’agricoltura.
Non dimentichiamo poi, che il Friuli Venezia Giulia, ha permesso che Luana Englaro, venisse fatta morire di fame e di sete.
Sono contrario all’eutanasia, a maggior ragione per fame e sete, cosa crudele.
Saluti.
seguiamo pure l’evolversi della situazione e giochiamo pure a tutto campo (per evitare l’isolamento) ma sono convinto che quello di Fini (l’ultimo) sia puro tatticismo e non conversione convinta (per questo è utile analizzare il suo passato).
Fini è un uomo di potere e per questo sarebbe disponibile a qualsiasi capriola ed opportunismo pur di avere visibilità e spazio politico.
In ogni caso Fini lavora per una destra conservatrice e democratica sul modello della CDU tedesca (o qualcosa di simile). Poco da spartire quindi con l’europa liberale.
Caro Enzo,
solo ora ho la fugace possibilità di leggere le tue riflessioni sul momento politico attuale.
Le condivido appieno ed aggiungo che se qualcuno ha davvero intenzione di fare il liberale, oltre che ad autodefinirsi tale, non possiamo, crocianamente, non prenderlo in considerazione.
Vedremo gli sviluppi, nel frattempo non posso che darti atto, ancora una volta, della tua particolare sensibilità politica avendo io memoria di molte conversazioni nelle quali mi avevi anticipato lo scenario attuale.
Salve a tutti,
penso che, dopo aver con larghissimo anticipo previsto l’inizio dello sgretolamento del sistema sin dal ns. congresso del 2009, lo scenario attuale ci imponga una tempestiva azione politica di apertura di un dialogo o di un confronto con le forze di Fini, Rutelli, Casini e Lombardo. Dopo esser stati inascoltati profeti mi auguro che non restiamo silenti spettatori.
Cordiali saluti.
No Sud – PLI è in maggioranza, fortunatamente, non vedo perchè dovremmo ingrandire le fila dell’opposizione, rinunciando a portare le nostre proposte riformatrici all’attenzione del governo; è un fatto storico che dopo molti anni il PLI entri a far parte della coalzione di governo, grazie Guzzanti e de Luca, non sprechiamo questa occasione; e poi Fini, è un politico inaffidabile, un volta gabbana, il più grosso voltagabbana della politica italiana, non mettiamo il PLI nelle sue mani.
Saluti.
Quello che si è creato non è un terzo polo. Chi conosce le posizioni di Fini sa che è un bipolarista convinto e che il suo progetto mira a costruire una destra italiana seria, legalitaria, liberale.
Penso che il PLI dovrebbe guardare con molta attenzione al suo movimento, ricordando che uno dei maggiori promotori è Benedetto Della Vedova, che ai liberali non può non piacere.
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GIUDICI CONTRO LA LEGGE
Da quando in qua i tribunali amministrativi regionali hanno il potere di disapplicare le leggi dello Stato? Il 29 luglio u.s. le agenzie hanno dato notizia delle ordinanze del TAR Lazio e del TAR Piemonte, poi confermate da un decreto del Consiglio di Stato, che ordinavano la sospensione della maggiorazione tariffaria a favore dell’ANAS stabilita da un DPCM in applicazione dell’art. 15, comma 2, del DL 31 maggio 2010 n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.
Le competenze del TAR sono stabilite dalla legge istitutiva (Legge 6 dicembre 1971, n. 1034) molto chiaramente:
“Art.2. Il tribunale amministrativo regionale decide:
a) sui ricorsi già attribuiti … alla giunta provinciale amministrativa …” e
“b) sui ricorsi per incompetenza, per eccesso di potere o per violazione di legge contro atti e provvedimenti emessi:
1) dagli organi … dello Stato e degli enti pubblici”
E’ evidente che un atto emesso in esecuzione di una precisa disposizione di legge non può essere viziato da incompetenza, eccesso di potere o violazione di legge! Infatti il TAR, secondo quanto pubblicato dalle agenzie, non avanza motivi di legittimità ma di merito; la motivazione pubblicata
.«Il provvedimento impugnato per essere coerente con la finalità enunciata deve assumere il carattere di corrispettivo per l’utilizzo di una infrastruttura; al contrario, tale carattere non appare sussistente in alcune delle ipotesi evidenziate, vale a dire in tutte quelle che prevedono il pagamento del pedaggio in relazione ad uno svincolo stradale non necessario e non interessato dalla fruizione dell’infrastruttura»
benché espressa in un linguaggio fumoso e forse intenzionalmente tale per renderne difficile la comprensione, è chiaramente pretestuosa oltre che errata nel contenuto: infatti è ovvio che
1) il pedaggio (giusto o sbagliato che sia il suo aumento) è il corrispettivo per l’utilizzo dell’infrastruttura autostrada e
2) che lo svincolo sia necessario o no è una decisione dell’utente che può evitare di usarlo se non vuole pagare il pedaggio.
Ciò che preoccupa e spaventa non è tanto l’invadenza dei giudici del TAR, a cui ormai siamo abituati, ma la supina acquiescenza del governo, del parlamento e della stessa ANAS (N.B. dai pedaggi l’Anas stimava un ricavo di 83 milioni nella seconda meta’ del 2010 e 200 nel 2011: chi pagherà questo mancato ricavo? Naturalmente noi, o meglio quanti di noi non passeranno per gli svincoli in questione).
E anche, se non è lesa maestà, del sommo custode della Costituzione, il Presidente della Repubblica.
Rolandi Renzi ha scritto:
per fortuna che esistono ancora giudici della Corte Costituzionale che dichiarano anticostituzionali le leggi.
Il bilanciamento dei poteri è una caratteristica dello stato liberale. Molto probabilmente chi ha scritto prima di me non lo sa-
L’intervento del dr. Rampichini era ed è tutt’ora corretto.
Lui non censurava la loro precipua attribuzione a cassare leggi incostituzionali ma nel merito delle risibili motivazioni.
Bene pertanto ha fatto a mettere il dito nella piaga dell’invasione di campo dei giudici nel voler ad ogni costo “interpretare” le leggi e non semplicemente applicarle per quello che letteralmente dicono.
Pertanto il seguente passaggio del dr. Rampichini non sminuisce le attribuzioni dei giudici costutizionali ma l’arbitrarietà extra-lege.
“E perché sarebbe incostituzionale? Per violazione degli art. 3, 13 primo comma e 27 secondo comma. Chi abbia voglia di leggere gli articoli citati potrà constatare che qui non si tratta neanche di interpretazione, ma di un tentativo pretestuoso di giustificare une decisione assolutamente arbitraria con riferimenti irrilevanti e che sembrano addirittura presi a caso. -. La legge in oggetto si può criticare e anche ritenerla sbagliata, ma la sua modifica spetta al Parlamento e non alla Corte. E’ ora che Parlamento e Governo trovino il coraggio e la dignità di rifiutare tali soprusi, altrimenti ci avviamo a una vera e propria dicastocrazia (dittatura dei giudici) e la democrazia e la libertà sono condannate.”
Una critica costruttiva che il partito dovrebbe assumere ogni volta si ripresentasse la fattispecie.
Le mie radici
Chi era Stanislao Barnaba morto avvelenato nell’anno 1904 per mano di potentato economico/sociale? E perché fu ucciso?
Figlio di numerosa famiglia annoverava, fra gli altri, due fratelli ed una sorella con abito talare ed un altro fratello il “mestri di Buç”.
Imbarcato su navi fece poi molti mestieri (oggi si direbbe polivalente).
Successivamente lavorò “pes Gjermanies” dove il suo nome Stanislao subì una modifica da parte dei colleghi perché a loro dire impronunciabile.
Da lì il soprannome che distinse la sua discendenza.
Slabar divenne pertanto uno pseudonimo riconosciuto ed una volta rientrato e sposatosi con ”Minse”, Anna Maria Taboga deceduta poi all’età di 79 anni il 2 ottobre 1939, ebbe la figlia Lucia il 12 maggio 1885 deceduta 16 marzo 1967, si dedicò a qualsiasi attività per sbarcare “il lunâri”.
Uno spirito da uomo libero; liberalsocialista ante litteram?
Nell’anno 1904 accadde che qualcuno dei “potenti” di Buja prese di mira la costruzione e l’area del Municipio: posizione strategica con antistante piazza e Duomo a lato.
Questi brigò per venirne in possesso, montando un “ambaradam” per spostare in altra posizione la sede municipale, artatamente fatta passare per migliore ed idonea: Villa Barnaba (una volta Villa Eustacchio: altra storia che meriterebbe un discorso a parte).
Come sempre accade in questi casi l’opinione pubblica bujese si divise in due parti: c’era chi parteggiava a favore e chi si schierava contro.
Fu pertanto indetta un’assemblea pubblica a Santo Stefano e qualcuno artatamente condusse l’assemblea “pro domo sua”: come certe assemblee sindacali e politiche odierne, di cui conservo imperitura memoria.
Ad un certo punto il mio avo, che si era recato colà con il suo mulo, visto che la gente parlava, parlava e non concludeva nulla, con il rischio che un’oligarchia potesse poi arrogarsi il diritto di decidere, propose di fare scegliere al suo mulo, in una specie di testa e croce.
La prima domanda fu: ”Il municipo deve essere trasferito a “Villa Barnaba”?” Il mulo scuotendo la testa rispose no.
Alla riprova con la seconda domanda se dovesse restare dov’era il mulo con il movimento della testa assentì.
Al che il mio avo emise la sentenza: “Vedete! Anche il mulo dice che deve restare dov’è.”
Immaginatevi la scena se al posto del mulo ci fosse stato un asino.
Alla fine dell’assemblea fu invitato a bere qualcosa “lì di Cavalét” e senza alcuna sentenza di morte si ritrovò cadavere all’età di 50 anni, in data 28 dicembre 1904.
Tutto questo l’ho in parte appreso da mia nonna “Lu(s)sie Slabar” e più compiutamente da mia zia Ines Riva ved. Covasso, tuttora vivente.
Trasposto ad oggi quest’evento dico: “Devo stare attento a non accettare alcuna offerta “da bere” per evitare di finire come l’avo. Il fronte favorevole al fotovoltaico di Buja è ampio, forse perché le persone non sono state compiutamente informate?
Alla meditazione delle persone bujesi la “vexata questio” con gli allegati informativi.
Mandi, Renzo Riva
Scritto in data 2006.05.22
http://forum.radicali.it/content/melfi-forza-fiat#comment-685413
http://www.movimentolibertario.it/Documenti/RichiestaLordoInBustaPaga.pdf
Ecco una vera azione da liberale: buste paga con l’intero importo del costo del lavoro corrispondente alla propria prestazione.
Da lì si potrà allora capire dove vanno i sudori di chi opera o intraprende,