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	<title>PLI Partito Liberale Italiano</title>
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	<description>Italian Liberal Party</description>
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		<title>Regionali, de Luca: “Eliminare una norma che esclude e causa autogol”</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 16:56:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elezioni Regionali]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il Partito Liberale Italiano ribadisce l’assurdità di un sistema complicatissimo, prefabbricato per escludere i partiti che non fanno parte del ristretto club dei soggetti rappresentati in Parlamento”. Lo afferma Stefano de Luca, segretario nazionale del PLI, prima della decisione del tribunale di Roma sull’ammissibilità della lista che sostiene Renata Polverini a Roma e dopo le voci che danno il premier [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il Partito Liberale Italiano ribadisce l’assurdità di un sistema complicatissimo, prefabbricato per escludere i partiti che non fanno parte del ristretto club dei soggetti rappresentati in Parlamento”. Lo afferma Stefano de Luca, segretario nazionale del PLI, prima della decisione del tribunale di Roma sull’ammissibilità della lista che sostiene Renata Polverini a Roma e dopo le voci che danno il premier Silvio Berlusconi propenso a emanare un nuovo decreto, stavolta per rinviare le elezioni regionali. “In secondo luogo – continua &#8211; la complicazione dell’attuale normativa in materia elettorale sta nel fatto che, oltre che danneggiare le liste minori, alcune volte, come nel caso del PDL a Roma, producono danni anche per quelle maggiori. Ma soprattutto, come noi abbiamo denunciato alle procure della Repubblica d’Italia, le liste sono state tutte presentate con la condizione di illegittimità. Quanto meno – dice ancora de Luca – perché le firme vengono raccolte ancor prima che siano completate le liste, se non peggio. A questo punto ha ragione il Presidente Napolitano il quale obtorto collo dice che le elezioni devono essere una competizione cui tutti possano partecipare, ma questi tutti non devono essere solo i partiti maggiori, piuttosto a maggior ragione quelli minori affinché si possa avviare un processo sano di rinnovamento della democrazia. Il partito minore, insomma,<br />
deve poter concorrere, altrimenti non crescerà mai al punto da poter scalzare quelli più grandi”. “L’urgenza allora – prosegue il numero uno dei liberali italiani – è modificare il sistema che da una parte esclude e dall’altra produce autogol. Poi, se si vuole riparare alla frittata fatta per l’incapacità e la furbizia del PDL, è necessario rinviare le elezioni riaprendo per tutti i termini di presentazione delle liste, abbattendo il numero delle firme, garantendo il facile accesso agli autenticatori, assicurando ai partiti che abbiano un minimo di consistenza storica e che abbiano partecipato alle ultime elezioni politiche di presentarsi senza le firme”, conclude de Luca.</p>
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		<title>Regionali Lazio, ora anche Berlusconi vuole rinviarle</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Regionali Lazio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Marzetti
A poche ore dalla decisione del Consiglio di Stato su quanto stabilito lunedì scorso dal Tar per le elezioni regionali del Lazio, anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, mette le mani avanti. Convinto, probabilmente, che nella giornata di oggi verrà confermato un verdetto a sfavore del Popolo della Libertà, che consegnerebbe una facile vittoria al centrosinistra capeggiato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Stefano Marzetti</p>
<p>A poche ore dalla decisione del Consiglio di Stato su quanto stabilito lunedì scorso dal Tar per le elezioni regionali del Lazio, anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, mette le mani avanti. Convinto, probabilmente, che nella giornata di oggi verrà confermato un verdetto a sfavore del Popolo della Libertà, che consegnerebbe una facile vittoria al centrosinistra capeggiato dalla radicale Emma Bonino. Più ancora di mettere le mani avanti, sembra che il premier abbia già un piano per scongiurare un pesantissimo flop laziale: un nuovo decreto, dopo quello scandaloso cosiddetto &#8217;salva-liste&#8217;, che faccia slittare le elezioni, riaprendo così i termini per la presentazione delle liste. Una soluzione, a questo punto, che pur confermando la prepotenza del governo in carica nel decidere le sorti del Paese, sarebbe quella auspicata da chi, come il Partito Liberale Italiano, è stato penalizzato in misura pesante da una legge elettorale iniqua e poco rispettosa della democrazia e del pluralismo. Per quanto concerne la presentazione delle liste, comunque, è indispensabile che nel Lazio si ponga rimedio allo spropositato numero di firme richieste che penalizza i partiti più piccoli ma di lunga tradizione e rappresentativi di una rispettosa parte di cittadini italiani. Il Consiglio regionale &#8211; come giustamente richiesto l&#8217;altro giorno dalla capogruppo dei Liberali Riformatori, Antonietta Brancati &#8211; deve riunirsi al più presto per modificare l&#8217;attuale normativa, dimezzando o ancor meglio abolendo per i gruppi uscenti l&#8217;obbligo di raccolta delle firme. Solo in questo modo potrà chiudersi decorosamente una vicenda da mal di fegato, che ha dato una pessima rappresentazione delle attuali condizioni della politica italiana. E laziale, in particolare, dal momento che anche in altre regioni errori ne sono stati commessi ma assolutamente ompatibili con una buona gestione della campagna elettorale. Intorno a Roma, invece, lo spettacolo è stato indecoroso.</p>
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		<title>Regionali Lazio, Palumbo: “Il Consiglio regionale si riappropri della potestà legislativa”.</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 16:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimissime]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il Consiglio regionale del Lazio, avendone il potere, ha l’opportunità ed anche il dovere di riappropriarsi della potestà legislativa in materia elettorale che il Governo Berlusconi ha espropriato col vergognoso decreto legge salva-lista PDL”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano. “La possibilità e l’opportunità di un intervento legislativo della Regione Lazio – prosegue &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il Consiglio regionale del Lazio, avendone il potere, ha l’opportunità ed anche il dovere di riappropriarsi della potestà legislativa in materia elettorale che il Governo Berlusconi ha espropriato col vergognoso decreto legge salva-lista PDL”. Lo afferma Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale Italiano. “La possibilità e l’opportunità di un intervento legislativo della Regione Lazio – prosegue &#8211; nasce dal fatto che essa ha approvato, in conformità all’art. 14 del suo Statuto, la L.R. 2 del 2005, che ha recepito, in parte modificandola, la Legge nazionale 108 del 1968. Il dl salva-lista PDL, approvato dal Governo nazionale come asseritamente interpretativo degli art. li 9 e 10 della legge 108-1968, si applica alle elezioni della Regione Lazio proprio in virtù del recepimento fattone dalla L.R. 2-2005. Ma la Regione Lazio – sostiene Palumbo &#8211; potrebbe a sua volta intervenire con una sua legge di interpretazione autentica di quegli stessi articoli, anche in termini difformi da quelli del decreto del Governo, e in tal caso l’interpretazione valida e applicabile non sarebbe quella del decreto, ma quella della Regione Lazio, prevalente sulla norma nazionale ai sensi degli art. li 117 e 122 della Costituzione”. “A questo punto – conclude uno dei massimi esponenti del PLI &#8211; al Governo, se volesse insistere sulla sua posizione, non resterebbe che promuovere il conflitto dinanzi alla Corte costituzionale ex art. 127 della Costituzione, senza peraltro alcuna possibilità di successo, posto che la materia è certamente di competenza esclusiva della Regione”.</p>
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		<title>Regionali, de Luca: “Col decreto violate legge e Costituzione”.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 16:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimissime]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[“Vergogna! Con il decreto varato la scorsa notte dal Governo per salvare le elezioni regionali, è stata violata non soltanto la legge ma anche la Costituzione. Non si tratta di un decreto interpretativo, come si va sostenendo, che è possibile solo se sussistono contrasti di giurisprudenza. In questo caso la giurisprudenza è unanime e pertanto quello firmato dal Presidente della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Vergogna! Con il decreto varato la scorsa notte dal Governo per salvare le elezioni regionali, è stata violata non soltanto la legge ma anche la Costituzione. Non si tratta di un decreto interpretativo, come si va sostenendo, che è possibile solo se sussistono contrasti di giurisprudenza. In questo caso la giurisprudenza è unanime e pertanto quello firmato dal Presidente della Repubblica è un decreto innovativo, illegittimo a procedimento elettorale già avviato per la parte che concerne la presentazione delle liste”. Lo dichiara Stefano de Luca, segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “Neppure Mussolini ha mai osato tanto – prosegue -. Il prossimo decreto legge, se il partito di governo dovesse perdere le elezioni, sarà per correggere il risultato elettorale. Ci auguriamo che le denunce presentate ieri dal PLI alle procure, abbiano il loro seguito e che i Tar sollevino anche d&#8217;ufficio la questione di incostituzionalità del decreto emanato ieri e legittimamente sospendano i procedimenti confermando la validità di quelli legalmente adottati che escludono le liste presentate con modalità irregolari. Siamo di fronte a una strage del diritto e delle norme costituzionali”, conclude de Luca.</p>
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		<title>Regionali, de Luca: “Denunciata alle Procure italiane l’invalidità delle firme”</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 19:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimissime]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[“Il Partito Liberale Italiano ha denunciato presso le varie procure della Repubblica italiane, il fatto che tutti, o comunque la maggior parte, dei cosiddetti listini del candidato presidente, come per altro anche tutte, o ancora la maggior parte, delle liste dei candidati dei vari partiti in corsa alle prossime elezioni regionali, sono affette da assoluta invalidità”. Lo comunica Stefano de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">“Il Partito Liberale Italiano ha denunciato presso le varie procure della Repubblica italiane, il fatto che tutti, o comunque la maggior parte, dei cosiddetti listini del candidato presidente, come per altro anche tutte, o ancora la maggior parte, delle liste dei candidati dei vari partiti in corsa alle prossime elezioni regionali, sono affette da assoluta invalidità”. Lo comunica Stefano de Luca, segretario nazionale del PLI. “In sostanza – dice ancora de Luca – non è ammissibile che i partiti maggiori si mettano d’accordo su uno scambio di sottoscrizioni, più o meno anche con l’avallo della magistratura. Quindi quello che va fatto urgentemente è varare una nuova legge, che sia dignitosa e non penalizzante, stabilendo un rinvio di un paio di mesi delle consultazioni ed eliminando l’obbligo della raccolta delle firme. La nostra idea è quella di fissare una cauzione simbolica che i singoli partiti pagherebbero nel caso non raggiungano la percentuale di voti prefissata. E’ evidente – scrive de Luca nella notificazione – che nell’occasione sono state commesse una serie di falsità in atti elettorali destinati a fare pubblica fede, che appaiono perseguibili e punibili, in termini di specialità, ai sensi delle leggi vigenti in materia elettorale (art. li 86 e segg. del DPR 570/1960, come richiamati dalla L. 108/1968), o comunque, in via generale, ai sensi del codice penale (libro II, titolo VII, capo III)”. “Sono di dominio pubblico – sostiene nella denuncia – le vicende che hanno accompagnato in questi giorni la presentazione delle liste e/o dei listini dei candidati per le elezioni nelle regioni a statuto ordinario. E’ anche noto che per la presentazione delle liste finalizzate o comunque collegate a ciascun candidato alla presidenza della Regione (cosiddetti listini) è necessario depositare presso ogni ufficio elettorale centrale il relativo elenco, debitamente compilato col nome dei candidati nell’ordine prescelto, col corredo di un numero variabile di firme di presentazione autenticate nelle forme di legge. Nel corso delle vicende che hanno interessato le Regioni Lazio e Lombardia è emerso su tutti gli organi di stampa che i listini in questione sono stati definiti solo nell’immediatezza della scadenza del termine per la loro presentazione”. De Luca scrive inoltre che “la medesima metodologia è stata adottata in<br />
tutte le altre competenti sedi regionali (cfr., per tutte, la dichiarazione del candidato presidente della regione Campania, che ha fatto riferimento all’inserimento fraudolento di una candidatura a lui del tutto ignota). Ciò significa – sostiene sempre il numero uno del PLI &#8211; che quasi tutte (se non tutte) le firme di presentazione dei c.d. listini sono state apposte nel momento in cui le candidature non erano state ancora formulate e quindi su moduli in bianco, poi tardivamente e abusivamente riempiti ad iniziativa dei promotori di ciascun listino, senza che i presentatori, all’atto della loro firma, potessero avere contezza dei candidati che essi dichiaravano di volere presentare. E’ del pari un fatto assolutamente notorio, emerso a seguito delle polemiche di stampa occasionate dalla mancanza o insufficienza dei cosiddetti autenticatori, che blocchi di moduli con firme di presentazione già autenticate sono transitati da un partito ad un altro nell’imminenza della presentazione delle liste e/o dei listini, e ciò al fine di favorire quei partiti che avevano incontrato qualche particolare difficoltà nella raccolta delle firme”. “Con questa denuncia – conclude de Luca &#8211; chiedo che vengano accertati e perseguiti tutti i reati che potrebbero emergere, previo sequestro di tutte le liste e dei cosiddetti listini di candidati e di tutti gli elenchi di presentatori che apparentemente le corredano, e previa adozione di tutte le cautele necessarie perché i reati eventualmente consumati possano essere portati ad ulteriore compimento e per evitare che gli eventuali autori ne conseguano il frutto”.</p>
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		<title>Regionali Lazio, de Luca: “Liste illegittime, siamo pronti a denunciare”.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimissime]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[“A causa di una legge elettorale balorda con cui è stata condotta tutta l’attività di preparazione delle liste si è verificato un fenomeno da roulette russa in cui chi è caduto è caduto. Le liste, a questo punto, sono tutte illegittime e il Partito Liberale Italiano, se non ci sarà un provvedimento, si riserva di denunciare”. Lo afferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">“A causa di una legge elettorale balorda con cui è stata condotta tutta l’attività di preparazione delle liste si è verificato un fenomeno da roulette russa in cui chi è caduto è caduto. Le liste, a questo punto, sono tutte illegittime e il Partito Liberale Italiano, se non ci sarà un provvedimento, si riserva di denunciare”. Lo afferma Stefano de Luca,<br />
segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “Risulta a tutti – prosegue – che ovunque, fino all’ultima notte, si modificavano i listini e le liste. Ergo, non si è potuto adempiere l’obbligo di raccogliere le firme sotto le liste. Quindi sono da considerarsi tutte illegali e in tutta Italia. Ora, poiché non è accettabile che qualcuno si salvi mentre un altro muore, è quanto mai necessario adottare un provvedimento. Altrimenti saremo pronti a denunciare questa assurda situazione”.</p>
<p style="text-align: left;">“Senza dimenticare, poi – dice ancora il numero uno dei Liberali italiani -, la torbida vicenda delle elezioni nel Lazio assume contorni sempre più inquietanti dopo la notizia riportata da un importante quotidiano nazionale del rinvio a giudizio per il gravissimo reato di concussione di un componente del listino legato alla candidata presidente per il centrosinistra Emma Bonino. Se questo è un esempio della tanto proclamata moralizzazione dei Radicali di Bonino – prosegue de Luca -, c’è da essere molto preoccupati. Noi liberali non siamo di certo giustizialisti ma un reato così pesante getta un’ombra scura sulla volontà di cambiamento propagandata dai colleghi di partito della candidata presidente”. “Una ragione in più – continua il segretario PLI &#8211; per sollecitare, oggi soprattutto per il Lazio, una soluzione politica che azzeri tutto e  attraverso la nomina di un commissario, permetta di rinviare per un breve periodo le elezioni regionali previste per la fine di questo mese. Ciò anche per garantire a tutti di partecipare e possibilmente con regole che siano garanzia di trasparenza e meno discriminatorie per un pluralismo effettivo, in primo luogo con l’eliminazione della sconcezza del listino”, conclude de Luca.</p>
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		<title>Regionali Lazio, de Luca: “Un’illegalità che non possiamo tollerare”</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 00:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[“La legalità va rispettata sempre e da parte di tutti. Se i lanci di agenzia e le indiscrezioni di qualche giornale on line, secondo cui la Lista civica Polverini sarebbe stata riammessa fossero confermati dalla realtà dei fatti saremmo per l’ennesima volta di fronte a un malcostume che i Liberali, rispettosi della legalità, non possono tollerare”.
“Sulla strada dell’illegalità allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La legalità va rispettata sempre e da parte di tutti. Se i lanci di agenzia e le indiscrezioni di qualche giornale on line, secondo cui la Lista civica Polverini sarebbe stata riammessa fossero confermati dalla realtà dei fatti saremmo per l’ennesima volta di fronte a un malcostume che i Liberali, rispettosi della legalità, non possono tollerare”.</p>
<p>“Sulla strada dell’illegalità allora – aggiunge &#8211; presto saranno riammessi anche la lista del PDL e il listino legato alla Polverini. Se ovviamente il caso avesse riguardato i Liberali, la magistratura non avrebbe avuto esitazioni a escludere la lista dalla competizione elettorale. Alle elezioni politiche, per un’analoga dimenticanza di una sottoscrizione, la lista liberale non venne ammessa in Lombardia. Se quanto paventato in questi minuti, quindi, dovesse avverarsi – dice ancora il numero uno del PLI -, il nostro partito non potrà che rivolgersi alla magistratura per vedere garantito il diritto dei propri elettori ad essere rappresentati alle elezioni regionali. Altra questione sarebbe una soluzione politica che dovrebbe rimettere tutti in corsa poiché la rappresentanza deve essere reale e non conseguenza di formalismi”, conclude de Luca.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Regionali Lazio, De Luca: “Cambiare una legge che colpisce i partiti più piccoli”</title>
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		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/03/03/regionali-lazio-de-luca-%e2%80%9ccambiare-una-legge-che-colpisce-i-partiti-piu-piccoli%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[“Noi del Partito Liberale Italiano, pur contestando con molta determinazione una legge elettorale concepita in modo tale che esclude e vessa le forze politiche minori che sono fuori dalle istituzioni, riteniamo anche che chi abbia elaborato la norma allo scopo di mortificare gli altri, viene colpito e non può che rimanere escluso. Così come, fra l’altro, successo al PLI, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Noi del Partito Liberale Italiano, pur contestando con molta determinazione una legge elettorale concepita in modo tale che esclude e vessa le forze politiche minori che sono fuori dalle istituzioni, riteniamo anche che chi abbia elaborato la norma allo scopo di mortificare gli altri, viene colpito e non può che rimanere escluso. Così come, fra l’altro, successo al PLI, che a causa della mancata autenticazione su poche firme, sì è astenuto dalla presentazione della lista.”. Lo dichiara Stefano de Luca, segretario nazionale del PLI, a proposito della vicenda che vede escluse nel Lazio sia la lista del Popolo della Liberta che il listino della candidata presidente, Renata Polverini.</p>
<p>“Sarebbe quindi un atto gravissimo – aggiunge – se la magistratura, con una decisione che apparirebbe imparziale e ingiusta, dovesse riammettere le liste del PDL che sono state escluse. Ad ogni modo noi non possiamo non riconoscere la valenza politica di quanto è stato espresso dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha invitato a garantire la correttezza democratica sostanziale dell’espressione elettorale. Quello del Capo dello Stato è la richiesta esplicita di consentire a tutti i partiti di prendere parte alla competizione elettorale e di superare tutti i formalismi”.</p>
<p>“La situazione che si è venuta a creare – dice ancora il numero uno del PLI – dimostra una volta di più l’urgente necessità di mettere mano a una riforma complessiva dei meccanismi elettorali, al fine di stabilire regole uguali per tutti. In secondo luogo, per quanto riguarda la regione Lazio, dal momento che lo scioglimento del Consiglio regionale è avvenuto in modo diverso da quello delle altre regioni in conseguenza dell’imprevedibile uscita di scena del presidente Piero Marrazzo, se l’atto che ha sciolto il Consiglio e indetto le elezioni non possa essere considerato valido perché al di fuori dell’ordinaria amministrazione, a nostro avviso potrebbero rivelarsi dei profili che consentano al Parlamento un intervento legislativo, possibilmente con un consenso trasversale, che annulli l’indizione della prevista tornata elettorale. La sola via percorribile, insomma, è quella che venga nominato per un breve periodo un commissario, in modo – conclude de Luca &#8211; da stabilire nuove votazioni in un lasso di tempo molto breve e da garantire la partecipazione di tutti compreso, naturalmente, il Partito Liberale&#8221;.</p>
<p>&#8211;</p>
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		<title>Furto di democrazia e non solo, di Enzo Palumbo</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Palumbo]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto il sistema delle elezioni, da quello dei comuni a quello del parlamento, è incostituzionale, perché viola l&#8217;art. 48, secondo comma, della Costituzione, secondo cui &#8220;il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico&#8221;.
Il recente scandalo dei collegi elettorali esteri dimostra che il voto non è personale e neppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto il sistema delle elezioni, da quello dei comuni a quello del parlamento, è incostituzionale, perché viola l&#8217;art. 48, secondo comma, della Costituzione, secondo cui &#8220;il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico&#8221;.</p>
<p>Il recente scandalo dei collegi elettorali esteri dimostra che il voto non è personale e neppure segreto, perché può essere espresso da chi non ne ha diritto a seguito della raccolta delle schede ad opera di organizzazioni, mafiose e non.</p>
<p>Il voto non è eguale, se è reso   impossibile o difficoltoso il suo esercizio attraverso la necessità di raccogliere migliaia di firme autenticate per presentare le liste; e non è eguale se è diverso il suo risultato, a seconda che l&#8217;elettore voti per una lista sopra la soglia di sbarramento oppure per un&#8217;altra lista sotto tale soglia.</p>
<p>Il voto non è libero se esso non può determinare gli eletti, che sono invece scelti dai vertici dei partiti con la presentazione di liste e listini bloccati, che vengono automaticamente eletti a prescindere dalla volontà dell&#8217;elettore, il cui voto, dai comuni alle province alle regioni, viene automaticamente trasferito dalla lista votata ai candidati sindaci o presidenti, anche se non votati, essendo possibile solo l’eventuale voto disgiunto ma essendo impossibile l’astensione.</p>
<p>Ed il voto non è neppure segreto se si costringono centinaia di migliaia di cittadini a pronunziarsi pubblicamente sottoscrivendo le liste come presentatori, dovendosi presumere che chi presenta una lista intenda poi anche votarla, a meno di non riconoscere che quella delle firme è una vera e propria farsa politica.</p>
<p>Infine, il dovere civico del voto viene di fatto impedito o comunque scoraggiato se l&#8217;elettore non riesce a trovare sulla scheda elettorale il simbolo del partito dal quale si sente in qualche modo rappresentato, come inevitabilmente avviene in ragione della difficoltà di presentare le migliaia di firme autenticate necessarie per accedere alla scheda elettorale.</p>
<p>Quanto all’elettorato passivo, la normativa che consente ad alcuni partiti (quelli con gruppi parlamentari e gli altri equiparati) di presentare liste senza firme, che devono invece essere raccolte da tutti gli altri, viola anche l’art. 51 della Costituzione, per il quale “Tutti i cittadini…possono accedere …alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”, laddove per requisiti vanno intesi quelli intrinseci al candidato (a cominciare dall’art. 56 Cost. per la Camera   e dall’art.  58 Cost. per il Senato) e non quelli delle estrinseci come le firme di presentazione, non citate in nessuna norma della Costituzione, che invece, con l’art. 49, chiaramente delega ai partiti  il compito di selezionare le candidature attraverso cui i cittadini possono “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.</p>
<p>Ciò che sta avvenendo dal 1994 in poi è un continuo e crescente furto di Democrazia, ad opera di tutti i partiti che sono dentro il sistema (sia ben chiaro, nessuno escluso, neppure quelli che protestano e magari digiunano ogni volta a sino a che gli conviene, fregandosene di tutti gli altri e tralasciando di attaccare la viziosità del sistema) e che in tutti i modi impediscono a chi ne è fuori di accedere al vaglio del consenso popolare, oltretutto lucrando i rimborsi elettorali anche per i cittadini che si siano astenuti e per i partiti che non abbiano raggiunto la soglia di accesso a monte (le firme) o a valle (i quorum), con ciò realizzando, oltre che un furto di democrazia, anche un vero e proprio furto di denaro pubblico.</p>
<p>E&#8217; anche per questo, oltre che per l&#8217;illegalità e la corruzione dilagante,  che i cittadini si astengono dal votare in misura crescente, in percentuali che, prima o poi, supereranno la soglia del 50%, così finendo per delegittimare del tutto questo sistema marcio, corrotto ed antidemocratico.</p>
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		<title>Il maggior partito italiano rischia di naufragare nel ridicolo, di Stefano Angeli</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Angeli]]></category>

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		<description><![CDATA[La corazzata Pdl si infrange contro la dabbenaggine dei suoi dirigenti e le Regionali che sembravano già vinte ora sono a rischio.
I semicomici infortuni del Pdl legati alla presentazione delle liste in Lazio e Lombardia  rischiano di mettere in seria crisi e di dare un colpo grave alla credibilità di quello che solo poche settimane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La corazzata Pdl si infrange contro la dabbenaggine dei suoi dirigenti e le Regionali che sembravano già vinte ora sono a rischio.</p>
<p>I semicomici infortuni del Pdl legati alla presentazione delle liste in Lazio e Lombardia  rischiano di mettere in seria crisi e di dare un colpo grave alla credibilità di quello che solo poche settimane fa sembrava un partito invincibile ed in prorompente ascesa. Eppure le premesse per una implosione c’erano e ci sono tutte, come da tempo vado ripetendo, e sono da ricercarsi nel modo abnorme con cui questo NON – partito è nato. Oggi ci riferiscono di un Berlusconi infuriato con i suoi per i pasticci a ripetizione, ma lui stesso è il principale responsabile di questo stato di cose, avendo rinunciato a fare del Pdl un vero partito con dirigenti ed organi democraticamente eletti, con un dialogo interno dove fossero premiati i più meritevoli ed i più capaci. Invece il Presidente del Consiglio ha preferito realizzare un partito di grigi servitori, dove tutti sono nominati ed autoreferenziali, dove non c’è dibattito interno e dove non ci si conta mai. Pensate se nel Pdl i vertici del partito fossero eletti in un regolare congresso da elettori ed iscritti, o se si facessero le primarie, ma chi voterebbe mai i vari Bondi, Chicchitto o Verdini? Eppure questi sono oggi gli uomini di potere nel Pdl, quelli che fanno e disfano le liste e scelgono i candidati. Così si crea un esercito di piccoli generali senza truppe, spesso incapaci, o peggio attenti solo al proprio interesse, mentre si perdono per strada i militanti veri, quelli che lavoravano, quelli che erano capaci di presentare una lista senza pasticciare.  Oltre a ciò in un NON – partito come il Pdl, dove i dirigenti sono legittimati solo dalla nomina, e non dal seguito reale o dalle reali capacità personali, si creano le premesse per spietate guerre intestine fra bande che oggi esplodono nel Pdl in tutta la loro evidenza, sia a livello locale che nazionale. Guerre intestine che fanno anche sospettare che non tutti gli errori nella presentazione delle liste siano dovuti a dabbenaggine, ma che vi sia anche dolo. Il tutto nel totale disprezzo dell’elettore che si sente tradito, frustrato e deluso.  E paradossalmente il Pd, nel momento della sua crisi politica più profonda, trova in questo Pdl un inaspettato soccorso che dimostra sempre più come questi due colossi dai piedi d’argilla siano necessari l’uno all’altro per continuare a stare in piedi.</p>
<p>Stefano Angeli, Cesena</p>
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