<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>PLI Partito Liberale Italiano &#187; Lettere</title>
	<atom:link href="http://www.partitoliberale.it/category/lettere/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.partitoliberale.it</link>
	<description>Italian Liberal Party</description>
	<lastBuildDate>Sat, 10 Jul 2010 16:55:41 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>La contromanovra liberale di Stefano de Luca</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/05/30/la-contromanovra-liberale-di-stefano-de-luca/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/05/30/la-contromanovra-liberale-di-stefano-de-luca/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lazio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2576</guid>
		<description><![CDATA[Accompagnata dalle polemiche agitate dalle solite corporazioni e consorterie parassitarie, finalmente è stata varata la manovra finanziaria del Governo, predisposta dal Ministro dell’Economia e che è stata avversata da tutti gli altri Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Si può così affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché il Decreto ha via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accompagnata dalle polemiche agitate dalle solite corporazioni e consorterie parassitarie, finalmente è stata varata la manovra finanziaria del Governo, predisposta dal Ministro dell’Economia e che è stata avversata da tutti gli altri Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Si può così affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché il Decreto ha via via perso tutte, o quasi , le norme qualificanti di una volontà riformatrice, per spandere il vero peso finanziario della manovra sui contribuenti con i consueti aumenti di tariffe, pedaggi, oneri e costi vari, a parte un intervento incisivo, ma necessario in materia di pensioni. La riduzione delle indennità di Membri del Governo e Parlamentari, quest’ultima affidata agli Uffici di Presidenza delle Camere, avrebbe dovuto essere accompagnata da uguali sacrifici dei Magistrati, che godono di un trattamento superiore, degli altri vertici delle Istituzioni statali, della burocrazia e delle Partecipazioni Statali.</p>
<p>Una politica fondata non su una visione della società e del suo sviluppo, ma sui sondaggi degli umori popolari, non può avere il coraggio per compiere le dure scelte necessarie ad assicurare una svolta del Paese, in grado non solo di corrispondere alle richieste di rigore che vengono dall’Europa, ma alle esigenze di modernizzazione e ad un complessivo ripensamento del welfare. Riduzione vera della spesa pubblica significa certamente colpire interessi e perdere posti di lavoro improduttivi, come altresì la chiusura Enti inutili ed il taglio di costi  insostenibili. Tutto ciò è doloroso ed impopolare, ma è necessario.</p>
<p>Per i liberali, lasciando strillare Bossi e mettendo allo scoperto un punto debole della sua politica, si sarebbe dovuta cogliere l’occasione per l’abolizione delle Provincie, tutte, non solo quelle più piccole, come era stato proposto e subito accantonato.  Il comportamento della Lega ha dimostrato che il federalismo che essa propone è soltanto pernicioso, perché aumenterà i centri di spesa, la corruzione e le autorità con facoltà impositiva, abbandonando il Mezzogiorno non autosufficiente.</p>
<p>Si sarebbe dovuto disporre l’accorpamento dei Comuni con popolazione inferiore a mille abitanti, riducendone così il numero ed i relativi costi di due terzi e migliorandone l’efficienza con una più efficace utilizzazione delle risorse umane e strumentali disponibili. La manovra inoltre avrebbe dovuto disporre il numero massimo di assessori, in Regioni e Comuni, dimezzando il numero attuale e cancellare Consorzi, Enti Locali vari e Comunità Montane. Si sarebbe dovuto porre un termine perentorio per la liberalizzazione delle Società dei Servizi locali, utilizzando il ricavato per coprire il disavanzo dei relativi Comuni, per estinguere i mutui e per utilizzare eventuali somme residue al fine di incentivare lo sviluppo.</p>
<p>Sarebbe stato necessario vietare la nomina di consulenti nella Pubblica Amministrazione, che spesso sono soltanto trombati alle elezioni o capi elettori dei partiti di maggioranza locali.</p>
<p>Un Governo liberale avrebbe previsto l’accorpamento degli Enti Previdenziali, per realizzare economie di scala e ridurre il numero dei Consigli di Amministrazione. Allo stesso tempo, anche per un obiettivo di moralizzazione e di superamento definitivo del perverso rapporto tra politica e Aziende a Capitale Pubblico, si sarebbe dovuto decidere di avviare un processo di liberalizzazione di ENI, ENEL, Finmeccanica ed altre società partecipate dal Tesoro, comprese le controllate della Cassa Deposito e Prestiti.</p>
<p>La fase di necessaria austerità avrebbe imposto di cancellare le sovvenzioni alla Stampa, imponendo a tutte le testate, anche quelle di partito, di stare sul mercato o chiudere. Analoga linea di rigore si sarebbe dovuta seguire per la RAI, abolendo il canone, tagliando significativamente il suo pletorico Organico e limitando nel massimo le retribuzioni per artisti ed Anchor men. Sarebbe stato il momento per avviarne anzi la privatizzazione, cominciando almeno da una rete. Il Decreto avrebbe dovuto prevedere un onere a carico delle emittenti televisive che, unico Paese in Europa, non pagano un Euro per usare la rete digitale.</p>
<p>Condividiamo, sia pure per ragioni diverse, l’esigenza posta dal Governo di ridurre il numero spropositato ed il costo enorme delle intercettazioni, per tutelare la privacy dei cittadini. Il provvedimento dovrebbe prevedere norme in grado di evitare inaccettabili sperequazioni di costo tra le diverse Procure e rendere  gratuito per legge l’accesso alle telefonate da parte dell’ autorità inquirente, dal momento che sono già pagate dagli utenti.</p>
<p>Bisognerebbe, non soltanto bloccare il turn over, ma ridurre il numero dei dipendenti pubblici in tutte le Amministrazioni, stabilendo seri parametri di rapporto costi – benefici per valutare i loro rendimenti.</p>
<p>Si è persa l’occasione per la necessaria controriforma della Sanità, disponendo la estromissione della politica da tale settore, riducendo le ASL ad una per ogni Regione, disponendo che i prezzi unitari di tutte le forniture e servizi corrispondano a standard inderogabili, definiti, per tutto il territorio nazionale dal Ministero della Sanità, fissando un obbligatorio rapporto numerico tra posti letto effettivamente utilizzati e servizi resi ed entità del personale addetto ed, infine, stabilendo che i primari debbano essere prescelti tra gli idonei di un Concorso Nazionale.</p>
<p>Il divieto assoluto di creazione di nuovi precari, attraverso la pratica clientelare di affidare servizi più o meno inutili a cooperative pilotate politicamente ed il doloroso, ma necessario, blocco della stabilizzazione di quelli esistenti, insieme alla sacrosanta eliminazione dei contributi a pioggia ad Enti, Fondazioni, Associazioni, sarebbe il necessario completamento di una manovra realmente rigorosa. Per le poche iniziative culturali, veramente prestigiose, meritevoli e di grande rilevanza internazionale, si potrebbe stanziare un fondo da destinare con legge dello Stato, auspicando che il Parlamento, anziché lottizzare le somme disponibili, includendo iniziative parrocchiali, festival e bande paesane, fosse in grado di salvaguardare le iniziative di maggiore spessore, come le scuole di restauro, Cinecittà, o alcune grandi istituzioni culturali di fama internazionale.</p>
<p>Una manovra come quella da noi proposta varrebbe non i miserabili dodici miliardi di quella di Tremonti e che dovrà passare attraverso il tritacarne dell’esame parlamentare, dove sicuramente si ridurrà consistentemente, ma almeno sessanta miliardi l’anno e sarebbe capace di avviare seriamente la riduzione del debito pubblico, certo mettendo in ginocchio le corporazioni e le clientele.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/05/30/la-contromanovra-liberale-di-stefano-de-luca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Maxi Piano, di Giancarlo Colombo</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/05/13/il-maxi-piano-di-giancarlo-colombo/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/05/13/il-maxi-piano-di-giancarlo-colombo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 10:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Colombo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2510</guid>
		<description><![CDATA[Un maxi piano è stato varato nella notte del 9 maggio 2010, per salvare l’economia dell’Euro, da parte dei Ministri dell’Ue. Si tratta di 500 miliardi di Euro, di cui 440 di prestiti e garanzie degli Stati membri  e 60 da parte della Commissione europea.
A tutto ciò aggiungasi che il Fondo monetario internazionale ha messo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un maxi piano è stato varato nella notte del 9 maggio 2010, per salvare l’economia dell’Euro, da parte dei Ministri dell’Ue. Si tratta di 500 miliardi di Euro, di cui 440 di prestiti e garanzie degli Stati membri  e 60 da parte della Commissione europea.</p>
<p>A tutto ciò aggiungasi che il Fondo monetario internazionale ha messo a disposizione altri 250 miliardi di Euro per cui il totale globale per tamponare, come la campana anti inquinamento nel Golfo del Messico, raggiunge la cifra astronomica di 750 miliardi.</p>
<p>A ciò aggiungasi il patto fra Gran Bretagna, Giappone e Canada di un ulteriore pacchetto di aiuti per sostenere le economie dell’Eurozona, però in modo autonomo dal sistema varato dai Ministri europei, 27, per l’esattezza.</p>
<p>Immediatamente le Borse sono tornate a volare all’insù, prima fra tutte per motivi di orario e geografico quella del Giappone.</p>
<p>Quello che preme rilevare è che il pacchetto europeo ha la stessa consistenza in positivo delle perdite accumulate dalle Borse europee nella passata settimana, dopo i gravissimi problemi della Grecia, dopo la definizione di Pigs (altri Stati, oltre la Grecia come Portogallo, Spagna e Irlanda)  e dopo la scellerata azione delle società di rating che hanno dato inizio al massacro borsistico dell’ultima settimana.</p>
<p>Che vuol dire questa comparazione? Che gli speculatori, cioè i proprietari delle società di rating (grosse compagnie di acquisti e vendite di titoli finanziari), sono molto più abili dei Governi europei che poco o nulla hanno fatto in comune nel concetto di un’ Europa a 27, ma che si sono fatti sorprendere da una speculazione ben organizzata e se le notizie sono vere è stata organizzata già ai primi di febbraio 2010.</p>
<p>La dimostrazione e la consistenza del pacchetto di aiuti e prestiti comunitari con l’aiuto del Fmi, fa ricordare il Piano Marshall per aiutare i Paesi europei a seconda Guerra mondiale finita. E l’Italia, grazie a dio, è stata non solo la prima ad intervenire, con lo stanziamento di 5,5 miliardi per la Grecia, ma è rimasta in prima linea, fino all’accordo conclusivo di questa lunga notte europea.</p>
<p>Troppo facile ora dire: l’ Europa ci poteva pensare prima, se fino all’ultimo la Germania preoccupata dei riscontri elettorali nella Regione Reno – Westfalia, ha bloccato ogni iniziativa, come pure il diniego della Gran Bretagna da sempre molto distaccata dalla zona Euro.</p>
<p>Il dato importante è che finalmente l’ Europa a 27 membri ha deciso di darsi una direzione economica e finanziaria comune per evitare in futuro altri patatrac e altri colpi di coda di una speculazione senza scrupoli.</p>
<p>Come spesso accade da una tragedia e una bufera nascono nuove situazioni e il governo unico europeo è una di queste ed è la benvenuta.</p>
<p>Giancarlo Colombo</p>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: medium;"><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/05/13/il-maxi-piano-di-giancarlo-colombo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Assalti al pubblico denaro: gli impianti fotovoltaici, di Mario Rampichini</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/05/13/assalti-al-pubblico-denaro-gli-impianti-fotovoltaici-di-mario-rampichini/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/05/13/assalti-al-pubblico-denaro-gli-impianti-fotovoltaici-di-mario-rampichini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 May 2010 10:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Rampichini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2507</guid>
		<description><![CDATA[Desidero segnalare un bell’esempio di spreco del pubblico denaro, di cui molti, forse la maggior parte, non si avvedono e che è necessario combattere per evitare che si perpetui e si aggravi. Si tratta degli impianti fotovoltaici.
Il Giornale del 9/5/2010 ha pubblicato una lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Desidero segnalare un bell’esempio di spreco del pubblico denaro, di cui molti, forse la maggior parte, non si avvedono e che è necessario combattere per evitare che si perpetui e si aggravi. Si tratta degli <strong>impianti fotovoltaici.</strong></p>
<p>Il Giornale del 9/5/2010 ha pubblicato una lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, che espone chiaramente i motivi, inoppugnabili, per cui il governo e gli enti locali dovrebbero eliminare ogni forma di sovvenzione o incentivo a tali impianti. Riporto di seguito i passi più significativi (il testo completo è disponibile su www.21mosecolo.it , dove la si può sottoscrivere).“…</p>
<p>[gli impianti fotovoltaici] sono una inutilità tecnica ed un disastro economico.</p>
<p>Sono una <strong>inutilità tecnica</strong> perché nessuna potenza installata fotovoltaica potrà sostituire alcuna potenza convenzionale. …</p>
<p>è concepibile la chiusura di anche un solo GW di questi impianti convenzionali in seguito all’apertura di 1, 10, 100 o 1000 GW fotovoltaici? La risposta è NO: quando il sole non brilla (e il sole non brilla fra il tramonto e l’alba!) questi impianti contano zero, come se non ci fossero; …</p>
<p>Sono un <strong>disastro economico</strong> perché installare un impianto convenzionale che eroghi 1 GW-anno l’anno di energia elettrica richiede un impegno che va da € 1 miliardo a € 3 miliardi …. Installare un impianto fotovoltaico di pari capacità produttiva richiede un impegno economico superiore a <strong>€ 50 miliardi!</strong></p>
<p>…</p>
<p>E sono, infine, un <strong>inganno</strong>. Per aggirare il fallimento economico (quello tecnico non è aggirabile), si è predisposta in Italia una legge, nota come <strong>Conto-energia</strong>, che garantisce di avere remunerato il kWh da fotovoltaico anche <strong>oltre il 600%</strong>della quotazione del kWh alla Borsa elettrica. …</p>
<p><strong> Per farla breve, il Conto-energia è un “meraviglioso” meccanismo che consente di trasferire denaro dalle tasche degli utenti elettrici a quelle dei produttori/installatori di questi inutili impianti, per metà, e delle Banche, per l’altra metà.</strong></p>
<div><span style="font-family: Arial, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;">Mario Rampichini</span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/05/13/assalti-al-pubblico-denaro-gli-impianti-fotovoltaici-di-mario-rampichini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo tutti greci, di Enzo Lombardo</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/05/07/siamo-tutti-greci-di-enzo-lombardo/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/05/07/siamo-tutti-greci-di-enzo-lombardo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 May 2010 23:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Lombardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2498</guid>
		<description><![CDATA[Quanto accade in queste ore in Grecia tiene tutta l&#8217;Unione Europea con il fiato sospeso e non solo per problemi di crisi finanziaria, ma perchè in gioco c&#8217;è molto molto di più. In gioco c&#8217;è il futuro politico della più grande comunità di consumatori di alto livello del mondo.
La crisi greca è solo il triste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto accade in queste ore in Grecia tiene tutta l&#8217;Unione Europea con il fiato sospeso e non solo per problemi di crisi finanziaria, ma perchè in gioco c&#8217;è molto molto di più. In gioco c&#8217;è il futuro politico della più grande comunità di consumatori di alto livello del mondo.</p>
<p>La crisi greca è solo il triste epilogo di un naufragio annunciato; senza una politica europea “forte” nessuno si poteva illudere, ne potrà illudersi, di avere una moneta “forte”. Ed infatti, alla prima vera grossa crisi, l&#8217;Euro ha iniziato a perdere terreno perchè alcuni stati si sono arrogati il diritto di “sforare” dai parametri per “alleviare” la crisi. La Grecia ha fatto peggio ha sforato ed ha truccato le carte. Quello che tutti i comuni mortali, che poi sono quelli che pagano le tasse e tengono in piedi il tutto, si chiedono a questo punto è: “Ma come è possibile con quella pletora di super mega burocrati con 37 lauree e master in economia che ci sono Bruxelles e che ci costano un occhio nessuno si fosse accorto che i Greci baravano?”.</p>
<p>I cittadini impareranno dalla crisi greca la cosa più dannosa: che forse non ci si può fidare e fare sacrifici per tenere in piedi una baracca comune se poi ognuno può fare quel che vuole. La verità è che L&#8217;Europa, politicamente, non esiste mentre avremmo tutti un disperato bisogno che ci fosse. E allora che senso ha tenere in piedi tutto questo al costo di enormi sacrifici se poi nessuno ha la forza politica di far rispettare gli accordi?</p>
<p>Le crisi greca segnerà comunque uno spartiacque importante, comunque vada. O si prende coscienza che dobbiamo andare verso un&#8217;unità politica vera e forte che ci proietterà verso il divenire di grande superpotenza economica, cosa che da liberale mi auspico, oppure e meglio smetterla qui e tornare ad essere responsabili in tutto e per tutto delle proprie scelte nazionali senza dover spendere miliardi per tenere in piedi un sistema che ci obbliga a certificare la lunghezza delle banane o il diametro massimo degli occhielli delle canne da pesca e poi non è in grado di prevenire, applicando le regole già esistenti, che la nostra economia vada a ramengo perchè qualche altro fa o ha fatto il furbo ovvero pretende di non rispettare gli accordi quando non gli conviene.</p>
<p>Quanto al merito della questione greca, hanno poco da scioperare. Il sistema greco è da sempre basato sul clientelismo e sulla corruzione ufficializzati che li ha portati a dilatare la spesa pubblica in maniera enorme e forsennata. In Grecia prima delle elezioni ogni cittadino va a scambiare i propri voti con posti ed assunzioni ed è così da secoli, per loro tradizione storica derivata dai metodi in voga presso l&#8217;Impero Bizantino. Il problema è che dal 1981, anno di entrata nella Grecia nell&#8217;allora CEE, è arrivato un fiume di denaro dall&#8217;Europa per portare la Grecia al livello degli altri, denaro che, puntualmente è stato sperperato in debito e spesa pubblica corrente piuttosto che in investimenti strutturali e loro hanno fatto festa ed abbandonato l&#8217;unico settore competitivo che avevano: l&#8217;agricoltura. Ora devono pagare il conto, non c&#8217;è nulla da fare. Tuttavia la Grecia va salvata altrimenti sarebbe uno “tsunami” enorme. Non possiamo permettercelo dopo quanto abbiamo speso. Credo che i liberali non possano non rispettare la loro tradizione europeista convinta ma credo anche che sia necessario che torni in Europa, come in Italia e fino all&#8217;ultimo comune sperduto sulle montagne, il principio di responsabilità nella gestione della spesa pubblica e di controllo attivo dei cittadini su di essa tramite le proprie assemblee rappresentative (Consigli Comunali, Parlamenti etc.). Per responsabilizzare la gestione dei bilanci pubblici non serve il federalismo, serve solo che la politica faccia il suo mestiere e che i cittadini pretendano che lo faccia piuttosto che schierarsi pro o contro Demiurghi, Nani e Ballerine.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/05/07/siamo-tutti-greci-di-enzo-lombardo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Putin ci insegna la libertà ammanettandoci all&#8217;energia Russa</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/04/29/putin-ci-insegna-la-liberta-ammanettandoci-allenergia-russa/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/04/29/putin-ci-insegna-la-liberta-ammanettandoci-allenergia-russa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 21:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Lombardo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2488</guid>
		<description><![CDATA[Cari amici liberali,
resto sconcertato dai recenti risultati dell&#8217;incontro &#8220;semi-privato&#8221; (ormai la diplomazia ufficiale pare un&#8217;inutile ingombro) del nostro Presidente del Consiglio con il suo &#8220;omologo&#8221; russo, nonchè grande amico personale, Vladimir Putin.
Il Presidente Berlusconi starebbe trattando tecnologia russa per le prossime centrali nucleari (non basta il gas pure la tecnologia nucleare) italiane. Non so se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici liberali,<br />
resto sconcertato dai recenti risultati dell&#8217;incontro &#8220;semi-privato&#8221; (ormai la diplomazia ufficiale pare un&#8217;inutile ingombro) del nostro Presidente del Consiglio con il suo &#8220;omologo&#8221; russo, nonchè grande amico personale, Vladimir Putin.<br />
Il Presidente Berlusconi starebbe trattando tecnologia russa per le prossime centrali nucleari (non basta il gas pure la tecnologia nucleare) italiane. Non so se ci si rende conto di quanto l&#8217;Italia si stia pericolosamente legando ad una potenza straniera, che nella migliore delle ipotesi possiamo definire &#8220;non NATO&#8221;, su un ganglio strategico come quello energetico considerato anche che siamo dei grandissimi importatori di energia. La questione assume maggior rilievo strategico se, come pare, alla prossima revisione periodica delle linee strategiche della NATO si arriverà finalmente a discutere seriamente della minaccia energetica come minaccia di tipo militare, con tutte le conseguenze annesse. Alla luce di queste considerazioni appare assurda la scelta del ns. Presidente del Consiglio di trattare questioni di questo calibro in forma &#8220;semi-privata&#8221; escludendo di fatto la ns. diplomazia ufficiale dalla questione.<br />
Peraltro vi è da registrare l&#8217;assordante silenzio dei progressisti e riformisti del PD e del centro-sinistra tutto i quali, evidentemente, non hanno nulla da dire mentre il loro &#8220;avversario&#8221; ci lega mani e piedi a nazioni illiberali, non atlantiche e con un passato, ed un futuro, tutt&#8217;altro che raccomandabile. Evidentemente quando si tratta di ex URSS non si resiste al &#8220;richiamo della foresta&#8221; che sovrasta persino i comportamenti illiberali del Presidente del Consiglio.<br />
Ma l&#8217;insulto più grande, mi si passi il termine forte, è stato l&#8217;annuncio di Berlusconi di dare una cattedra a Putin in una fantomatica e molto &#8220;brianzola&#8221; Università del Pensiero Liberale.<br />
Siamo all&#8217;indecenza più totale, un ex agente del KGB a capo di un paese dove si ammazzano i giornalisti scomodi e si gestisce lo Stato come un patrimonio personale che viene ad insegnare liberalismo nella paese di Cavour, di Einaudi, di Gaetano Martino, di Giovanni Malagodi, di Benedetto Croce!<br />
Spero che la dirigenza del PLI voglia dare un segnale forte in questo senso e comunicare, pur con tutti i limiti dell&#8217;ostracismo mediatico di cui siamo vittime, che Putin e Berlusconi tutto possono insegnare fuorchè liberalismo.<br />
Un cordiale, e preoccupato, saluto.</p>
<p>Enzo Lombardo<br />
Consigliere Nazionale del PLI &#8211; Catania&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/04/29/putin-ci-insegna-la-liberta-ammanettandoci-allenergia-russa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le due destre, di Stefano de Luca</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/04/27/le-due-destre-di-stefano-de-luca/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/04/27/le-due-destre-di-stefano-de-luca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 16:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2486</guid>
		<description><![CDATA[Lo scontro nella maggioranza governativa rivela la esistenza, anche in Italia, come in Francia di due destre: una autoritaria, xenofoba, egoista e tendenzialmente secessionista, che si identifica nella Lega con una parte del PDL a rimorchio, ed un&#8217;altra costituzionale, nazionale, moderata, attenta al mercato ed aperta ad una società multirazziale e pluralista, interpretata da Fini.
La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scontro nella maggioranza governativa rivela la esistenza, anche in Italia, come in Francia di due destre: una autoritaria, xenofoba, egoista e tendenzialmente secessionista, che si identifica nella Lega con una parte del PDL a rimorchio, ed un&#8217;altra costituzionale, nazionale, moderata, attenta al mercato ed aperta ad una società multirazziale e pluralista, interpretata da Fini.</p>
<p>La differenza con i cugini d&#8217;oltralpe è che, da noi il lepenismo è maggioritario rispetto al sarcosismo, a causa della anomala presenza di Berlusconi, insofferente alla democrazia, sia nel suo partito, dove ha ottenuto un sostegno plebiscitario dalla Direzione da lui stesso nominata, sia in Parlamento, dove colloca i suoi fedeli o sodali. La destra democratica di Fini quindi, fortemente minoritaria in un PDL padronale, non può che guardare verso il centro, per aprire un confronto con le componenti liberale, democratica e cattolica.  Si aprirà pertanto, anche nel nostro Paese, una stagione di dialogo, come avvenne in Francia, tra l&#8217;UDF di ispirazione liberale di Giscard d&#8217;Estaing ed i Gollisti dell&#8217;UMP. Nella politica non c&#8217;è mai nulla di nuovo. Per non sbagliarsi nelle analisi, basta osservare attentamente quanto è già avvenuto in passato in una realtà similare.</p>
<p>Purtroppo a causa del ruolo ridondante di una informazione schierata, non esiste uno spazio sufficiente per la promozione di una opinione libera, che non corrisponda al perverso schema bipolare destra contro sinistra.</p>
<p>Da questa anomalia deriva la totale assenza dai media del punto di vista  liberale, anzi, sia la stampa governativa che  quella di opposizione, hanno totalmente ignorato l&#8217;esistenza di una piccola forza organizzata dei liberali e delle loro idee, condannando il nostro Paese a rimanere indietro, rispetto agli altri.</p>
<p>Gli Stati Uniti, hanno saputo reagire alla crisi economica, scommettendo sulla speranza del sogno proposto da Obama, i Tedeschi, hanno bocciato il compromesso della Grande coalizione socialista- democristiana ed hanno premiato una nuova alleanza di Governo con i liberali, che sono stati determinanti sul piano delle scelte di programma. In Gran Bretagna si profila un successo del Partito liberaldemocratico ancora più grande.  I pochi liberali italiani, riuniti nel PLI, che si richiama a quei valori ed a quelle idee,  possono,anzi devono, alzare la loro voce. È arrivato, infatti,  il momento di superare un bipolarismo pernicioso,  per riproporre una coalizione plurale di stampo degasperiano, fortemente caratterizzata sul piano identitrario, al cui interno, la componente liberale potrebbe avere un ruolo determinante sul piano della proposta politica. Il processo di disfacimento del sistema inaugurato con la cosiddetta Seconda Repubblica, Ë cominciato con la crisi, ormai irreversibile,del PD, in evidente crisi di identità; essa proseguirà con il rapido collasso della coalizione di destra, che sta mostrando il suo vero volto autoritario, padronale, affaristico e razzista, anche nei confronti degli stessi italiani di un Sud, ormai abbandonato.</p>
<p>Per celebrare degnamente il centocinquantesimo anniversario dell&#8217;Unità Nazionale, bisogna recuperare uno spirito unitario e solidale, senza il quale sarà impossibile affrontare la sfida di una modernità all&#8217;insegna del mercato, della valorizzazione dei saperi e della qualità, del pluralismo, anche culturale, della libertà.</p>
<p>Vanno respinti i tentativi di contrapposizione tra Nord, Centro e Sud, con relativi partiti politici di riferimento. Occorrono forze politiche Nazionali, in grado di comprendere i problemi delle diverse realtà del Paese, di radicarsi saldamente nei territori con una classe dirigente adeguata e di individuare una via unitaria per uscire dalla fase attuale di difficoltà, evitando la artificiosa contrapposizione tra Unità Nazionale e interessi locali. Non è con spirito egoistico e con un federalismo di stampo secessionista che si può rilanciare l&#8217;Italia, ma con una visione che, valorizzando finalmente il Mezzogiorno, secondo le sue vocazioni naturali,agroalimentare, cultura, turismo, formazione di eccellenza, infrastrutture e reti allo stesso livello della parte più ricca del Paese, fiscalità di vantaggio, in pochi anni possa abbattere l&#8217;atavico squilibrio. Non basta la pur lodevole azione contro la criminalità organizzata, se ai meridionali non vengono offerte la opportunità di una società moderna in grado di garantire sviluppo e occupazione.</p>
<p>Una nuova coalizione di forze della Nazione, moderata, liberale, forte di un progetto chiaro ed ambizioso, potrebbe sbaragliare gli attuali partiti a vocazione maggioritaria, che si sono rivelati non all&#8217;altezza del compito difficile di governare la complessità italiana. Esse hanno finito col cedere, in entrambi gli schieramenti, al nichilismo distruttivo delle forze più estremiste, determinando l&#8217;accentuazione del divario tra le due grandi aree territoriali del Paese.</p>
<p>Stefano de Luca</p>
<div><span style="font-family: Verdana, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/04/27/le-due-destre-di-stefano-de-luca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>37</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scacco matto, di Stefano de Luca</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/04/18/scacco-matto-di-stefano-de-luca/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/04/18/scacco-matto-di-stefano-de-luca/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 10:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2470</guid>
		<description><![CDATA[Berlusconi ha una memoria da elefante e sconosce  il significato della parola perdono. Nell’autunno del 2007, dopo il suo annuncio dal predellino in Piazza San Babila a Milano di voler costituire il PDL, quando Gianfranco Fini fece la battuta delle “comiche finali”, decise che lo avrebbe liquidato. Lo ha fatto in tre mosse.
A gennaio 2008, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi ha una memoria da elefante e sconosce  il significato della parola perdono. Nell’autunno del 2007, dopo il suo annuncio dal predellino in Piazza San Babila a Milano di voler costituire il PDL, quando Gianfranco Fini fece la battuta delle “comiche finali”, decise che lo avrebbe liquidato. Lo ha fatto in tre mosse.</p>
<p>A gennaio 2008, di fronte al rischio di perdere un terzo, o forse più dei suoi colonnelli e dei suoi stessi elettori, convertiti grazie ad un vero e proprio bombardamento mediatico al bipartitismo, lo costrinse a sciogliere AN e ad aderire alla nuova formazione politica. La seconda mossa fu quella di ibernarlo alla Presidenza della Camera per fargli fare la stessa fine che Prodi aveva riservato a Bertinotti. Da allora ha lavorato per portare dalla sua parte un’altra consistente fetta del vecchio gruppo dirigente dell’ex partito di Fini e, dopo il risultato elettorale a lui favorevole ed il rinnovato patto di ferro con Bossi, ormai padrone del Nord, gli ha dato lo scacco matto. A questo punto, il Presidente della Camera, costretto all’angolo, non può che rompere per salvare la propria dignità e con i pochi fedelissimi rimasti, tentare l’avventura di costituire un soggetto politico nuovo, altrimenti farebbe la fine di Pera o di Martino, di cui nessuno quasi ricorda  chi siano.</p>
<p>Il problema per il Cavaliere è la politica, intesa come momento ideale e creativo,  verso la quale prova una istintiva insofferenza. Può anche essere generoso nel concedere onori e riconoscimenti a chi è disposto ad eseguire le direttive  e ad obbedire, ma non tollera chi pretende di ragionare in proprio e vuole discutere, confrontare le opinioni, conoscere per deliberare.</p>
<p>Nella sua visione l’attività politica è solo propaganda, polemica, promesse, adulazione,  talvolta fino al limite della corruzione, militanza senza diritto di parola, tutto quanto insomma serve per la raccolta del consenso. A quel punto tutto si deve fermare per non disturbare il manovratore. Infatti, nella sua concezione cesarista,  il voto popolare equivale ad una delega in bianco. Chi gli fa perdere tempo a discutere, è un suo nemico. Egli infatti concepisce un mondo diviso soltanto in amici e nemici, non conosce atre categorie. Prega Iddio perché gli preservi Di Pietro, i Procuratori d’assalto, i comunisti, perché senza quel tipo di fantoccio polemico, verrebbe meno la ragion d’essere della sua esistenza come protagonista della vita politica.</p>
<p>Da esperto democristiano Casini ha capito tutto questo in tempo e, rischiando molto, ha scelto un’altra strada. Tuttavia, nelle recenti elezioni regionali, è emerso che la propaganda bipolare ha fatto breccia anche in quell’elettorato, tanto che, dove l’UDC non era alleata con la destra, ha avuto risultati deludenti.</p>
<p>Oggi è chiaro che l’alleanza con Bossi, con il quale i conti sono stati regolati a suo tempo, risulta inossidabile, per la semplice ragione che il vero leghista è proprio Berlusconi. La su politica del fare, insofferente ai lacci e laccioli delle regole istituzionali e dei relativi contrappesi, si identifica perfettamente con la natura sbrigativa, opportunista ed egoista dei Lumbard. Il terreno di incontro è  un bigottismo di comodo, il federalismo fiscale per non pagare il prezzo dell’Unità Nazionale, la gestione reale del potere: le amministrazioni territoriali, la RAI, le Banche e lo stesso Governo Centrale, attraverso fedeli esecutori.</p>
<p>Se Fini non troverà il coraggio di rompere subito, non avrà un’altra occasione. Non può illudersi che la formazione politica che andrà a fondare possa subito ottenere i consensi che aveva AN. Tuttavia, oggi, essendosi sicuramente liberato di una storia passata di stampo autoritario, si trova  ad occupare una posizione centrale, che potrebbe risultare strategica. Dopo l’ abbandono delle anacronistiche linee  nostalgiche di un tempo, oggi deve evitare  di lasciarsi attrarre da una scelta  conservatrice, non solo perché tale spazio è ben presidiato dal blocco Lega-PDL, ma perché l’Italia, per uscire dalla Crisi, non solo quella economica, ha bisogno di una forte  iniezione di cultura del mercato, del merito, della libertà.</p>
<p>Già sul piano delle scelte costituzionali, come di quelle dei diritti civili e di cittadinanza, il Presidente della Camera, ha assunto posizioni interessanti e che dimostrano il desiderio di smarcarsi dal mondo reazionario. Anche nel delicato  rapporto con la chiesa, ha rifiutato posizioni clericali e di subordinazione alle gerarchie ecclesiastiche.</p>
<p>Noi liberali dovremo seguire con attenzione le sue prossime mosse, confidando che, come ha già cominciato a fare la Fondazione Fare Futuro, la sua attenzione si concentri su quanto  avviene nei principali Paesi europei, dove le idee liberali ed i partiti ad esse ispirati, non solo guadagnano consensi, ma si pongono come elemento cruciale di novità per vincere le elezioni. E’ già successo in Germania con il risultato lusinghiero dei liberali tedeschi, che hanno garantito un contenuto  di speranza al programma del nuovo Gabinetto di Angela Merkel. Alle imminenti elezioni in Gran Bretagna, il partito Liberaldemocratico sembra sia destinato ad un significativo incremento di voti, che potrebbe portarlo ad essere determinante per la formazione del nuovo Governo.</p>
<p>Un rinnovato clima di attenzione per le idee che sosteniamo da sempre, potrebbe , anche nel nostro Paese, aprire nuovi spazi e  vedere il PLI protagonista di una nuova alleanza riformatrice, ben ancorata al centro,  insieme al nuovo soggetto politico finiano, ai cattolici dell’UDC, all’API di Rutelli ed alle altre forze, soprattutto del Meridione, che inevitabilmente si staccheranno dalla corazzata berlusconiana.</p>
<p>Per partecipare a quella che potrebbe essere la stagione della Terza Repubblica, il nostro Partito ha bisogno di coraggio e fiducia in se stesso, insieme ad un o sforzo di grande unità interna.</p>
<p>Stefano de Luca.</p>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman', 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: medium;"><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/04/18/scacco-matto-di-stefano-de-luca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Claudio Gentile ci scrive in merito agli incontri pseudoliberali di fine settimana</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/04/14/claudio-gentile-ci-scrive-in-merito-agli-incontri-pseudoliberali-di-fine-settimana/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/04/14/claudio-gentile-ci-scrive-in-merito-agli-incontri-pseudoliberali-di-fine-settimana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 11:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Gentile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2465</guid>
		<description><![CDATA[Scrivo queste righe , non nascondendovi un qual certo sconcerto dopo aver ricevuto e letto l invito che alcuni amici tutt’ora aderenti al Partito e altri che del Pli non fanno più parte hanno mi hanno inoltrato invitandomi a partecipare a un convegno che avrebbe lo scopo di portare al Consiglio Nazionale e alla Direzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo queste righe , non nascondendovi un qual certo sconcerto dopo aver ricevuto e letto l invito che alcuni amici tutt’ora aderenti al Partito e altri che del Pli non fanno più parte hanno mi hanno inoltrato invitandomi a partecipare a un convegno che avrebbe lo scopo di portare al Consiglio Nazionale e alla Direzione Nazionale indicazioni e volontà dei partecipanti al fine di rendere migliore il PLi. Alla riunione suddetta sono stati invitati iscritti e non iscritti al PLI, e  già qui qualche perplessità mi viene: per quale straordinario motivo dovremmo accogliere i consigli e le indicazioni di persone che si ritengono liberali ma che non sono iscritte al PLI?</p>
<p>Devo inoltre aggiungere che ho l’impressione che l onda anomala del passato Congresso Nazionale sia in fase di riflusso e stia tornando tentando di tsunamizzare il nostro partito, quell&#8217;onda anomala aveva due ispiratori che dopo aver tentato di vincere il Congresso per rianimare un Partito al quale a loro dire tenevano tanto, avendo perduto il medesimo se ne sono andati trovando approdi sicuramente più comodi e certamente più soddisfacenti di quelli che tanto avevano desiderato. Ecco che adesso torna l onda e il nuovo flusso mareggiante e lasciatemelo dire amareggiante tenta un nuovo blitz che ha la chiara ed evidente finalità di sfiduciare il nostro Segretario On .Stefano De Luca.</p>
<p>Chi mi conosce sa che sto dalla parte del Segretario, non senza se e senza ma, ma in posizione critica e a volte dialetticamente anche forte: fossi stato in lui per esempio non avrei restituito la tessera ad alcuni che se ne sono andati per partecipare in altre formazioni alle Elezioni Europee e che poi sono tornati e nonostante la clemenza accordata continuano a ciurlare nel manico e in nome della democrazia interna cercano di affermarne una sola: quella che a loro sta bene.</p>
<p>Non sono stato disponibile ai tempi del Congresso e non lo sono ora a consentire che l identità, la storia, e la tradizione liberale vengano messe così fortemente in discussione. A qualcuno voglio anche dire che nonostante la propria visione battericamentete vulnerabile, il PLI non può e non deve essere come spesso sento dire un partito di elite. Le elite hanno un difetto sostanziale: sono numericamente esigue e con numeri esigui è ovvio che non si raccolgono firme, non si presentano liste e nemmeno si affiggono manifesti.</p>
<p>Cosa possiamo rimproverare al nostro Segretario? Di non essere riuscito a stringere accordi elettorali per le Elezioni Regionali pur essendo alla guida di un Partito forte dello zero, tre per cento delle ultime politiche? O non sarebbe più giusto rimproverare ai dirigenti locali di ogni singola Regione di ogni singolo Comune, compreso chi scrive ovviamente, di aver fatto poco o meno che poco per far crescere il PARTITO SUL TERRITORIO? La scorsa domenica al ballottaggio per le Elezioni del Sindaco c’erano 42 Comuni impegnati, compresi quelli di Vibo Valentia, Macerata e Pietrasanta, comuni che stanno in zone dove ci sono valenti amici che si occupano del Partito e sapete in quanti dei 42 Comuni ballottanti è stata presentata la Lista del PLI? Volete che vi scriva la risposta o già la immaginate? E questa responsabilità e del Segretario e di noi singoli quadri dirigenti presenti nelle varie Regioni?</p>
<p>ILl NOSTRO è UN PARTITO DI GENERALI CHE TUTTO FANNO E DICONO TRANNE UNA COSA, LA SOLA REALMENTE UTILE: RECLUTARE TRUPPE. Non parteciperò ovviamente alla riunione a cui sono stato comunque invitato: chi vuole un partito fatto a propria immagine e somiglianza faccia pure, anzi se ne faccia uno a proprio uso e consumo se siete così straordinariamente bravi avete l’occasione per dimostrarlo fondate un partito liberale tutto vostro e per favore lasciateci lavorare.</p>
<p>Claudio Gentile. Cons. Nazionale del PLI.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/04/14/claudio-gentile-ci-scrive-in-merito-agli-incontri-pseudoliberali-di-fine-settimana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il rischio del Presidenzialismo, di Stefano de Luca</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/04/11/il-rischio-del-presidenzialismo/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/04/11/il-rischio-del-presidenzialismo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 15:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2462</guid>
		<description><![CDATA[La nuova farsa del dibattito sul presidenzialismo rivela tutta la slealtà che si nasconde dietro  proposte riformatrici apparentemente  presentate per modernizzare le strutture Costituzionali del Paese e che invece non sono altro che il solito volgare balletto di formule astruse, con l’esclusivo obiettivo di rafforzare una fazione, un partito, una singola persona. Ha ragione Sartori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova farsa del dibattito sul presidenzialismo rivela tutta la slealtà che si nasconde dietro  proposte riformatrici apparentemente  presentate per modernizzare le strutture Costituzionali del Paese e che invece non sono altro che il solito volgare balletto di formule astruse, con l’esclusivo obiettivo di rafforzare una fazione, un partito, una singola persona. Ha ragione Sartori, che di queste  cose se ne intende, ad avvertire la pericolosità di copiare solo parzialmente il sistema di un altro Paese, per soddisfare le esigenze specifiche di qualcuno. Vi sono diverse soluzioni Costituzionali nei vari Paesi del mondo Occidentale, che, anche in relazione alle tradizioni ed alle sensibilità di quei territori, sono riuscite benissimo, ma che non è detto che avrebbero il medesimo risultato positivo trasportate in altre Nazioni con storie e condizioni ambientali diverse .In ogni caso nessun sistema  può essere esportato se non introducendone tutte le caratteristiche, pena il sicuro fallimento. Prima di affrontare il tema di una riforma del nostro impianto Costituzionale, bisogna domandarsi quale effetto si vuole ottenere e se esso costituisca un obiettivo condiviso. Altrimenti  parlare di Riforme mentre ciascuno pensa ad una esigenza diversa, significa rischiare di affrontare una questione delicata in un clima di confusione. Magari  per una strana coincidenza parlamentare occasionale, ne potrebbe scaturire un mostro, come avvenne con la riforma del 2005,  che fortunatamente, grazie alla saggezza popolare, fu respinta in sede di referendum confermativo.</p>
<p>Da sempre noi liberali abbiamo preferito le Democrazie Parlamentari, che mettono al centro del sistema il Parlamento, quale rappresentanza di tutte le espressioni popolari. Tuttavia esistono Democrazie Liberali Presidenziali ed anche maggioritarie. Queste ultime si rinvengono soprattutto nei Paesi anglosassoni, perché la tradizione Luterana e Calvinista di quei territori è in genere garanzia di una maggiore eticità politica e di un forte legame con gli interessi territoriali. Pur non ritenendo che il primo problema dell’Italia sia la riforma di tali aspetti Costituzionali, se dovessimo esprimere una preferenza, sarebbe certamente per il sistema tedesco, con un Premier forte in quanto leader del partito vincitore, che può scegliere l’alleanza con la forza politicamente più omogenea o con la quale ha trovato una forte convergenza programmatica.</p>
<p>Dopo il fallimento di una fase di grande coalizione con i socialisti, soggetta a continue mediazioni ed a concessioni alle grandi centrali sindacali, l’alleanza con i Liberali, oltre ad essere più omogenea, si è tradotta in un programma di significative riforme, modernizzatrici della società ed in grado di affrontare con criteri di mercato i problemi posti dalla Crisi economica internazionale.</p>
<p>Invece di guardare a quel modello l’Italia sembra rivolgere più attenzione al Semipresidenzialismo francese, che ha dato anch’esso buoni risultati, ma in quella Nazione, sotto certi profili, così diversa.</p>
<p>Basterebbe ricordare come l’impianto amministrativo francese è fondamentalmente quello centralistico napoleonico e che la Costituzione della Quinta Repubblica fu voluta dal Gen. De Gaulle. Tuttavia, se la maggioranza di consensi parlamentari, ovviamente bipartisan, dovesse propendere per tale scelta, anche noi potremmo aderirvi, ma alla sola condizione di trasportare nel nostro ordinamento, esattamente lo stesso impianto, con i relativi equilibri che esistono in Francia. Maggiore autonomia amministrativa al Governo, ma centralità forte al Parlamento e, soprattutto lo stresso sistema elettorale. Il Presidenzialismo all’italiana come lo vorrebbero Berlusconi e Bossi, mantenendo per la elezione del Parlamento la vergognosa legge attuale, sarebbe un ulteriore colpo mortale alla Democrazia e renderebbe il nostro sistema identico a quello delle Repubbliche Presidenziali sudamericane. Il progetto di Berlusconi, che teme le imboscate parlamentari rispetto alla sua aspirazione al Quirinale, sarebbe quello di farsi eleggere a suffragio universale con una delle solite compagne plebiscitarie, o con me o contro di me, nominando allo stesso tempo i suoi fedeli e sodali parlamentari, in modo da dominare in modo assoluto il Potere Legislativo. In cambio del suo consenso a Bossi, fino a ieri riottoso, consegnerebbe la Presidenza del Consiglio, tuttavia sotto tutela del Quirinale. Ha ragione Fini a porre come condizione il sistema elettorale francese, che darebbe voce alle parti politiche e ristabilirebbe un equilibrio tra i poteri. C’è da augurarsi che il PD non caschi nella trappola, magari in cambio della promessa di una elezione di Violante alla Consulta. Tutto questo non sarebbe l’interesse della Nazione. Insistiamo quindi, in prima battuta, come L’UDC, nel ribadire la nostra preferenza per il sistema di tipo Tedesco. Infine riteniamo giusto esprimere tutta la nostra contrarietà alla proposta di Senato Federale del Ministro Calderoli, sia perché comporta un forte ridimensionamento del Ruolo della Camera Alta, che invece ha sempre dimostrato maggiore saggezza, sia perché la elezione non contemporanea con la Camera, potrebbe dar luogo a maggioranze diverse, con rischi di instabilità, sia infine perché per moltissime materie la doppia lettura costituisce di per se garanzia di un procedimento legislativo più attento e meditato. In Italia non sono necessarie più leggi, ma un minor numero e fatte meglio.</p>
<p>Il Partito deve occuparsi in modo approfondito della materia e formulare una propria proposta, supportando anche con emendamenti correttivi l’azione parlamentare dell’On. Guzzanti.</p>
<p>Stefano de Luca</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/04/11/il-rischio-del-presidenzialismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PLI: che cosa deve cambiare</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/2010/04/06/pli-che-cosa-deve-cambiare/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/2010/04/06/pli-che-cosa-deve-cambiare/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 22:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Maffei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitoliberale.it/?p=2451</guid>
		<description><![CDATA[Carissimi amici,
ruberò solo un minuto del vostro tempo per alcune riflessioni sullo stato attuale del PLI. Da qualche tempo ho evitato di prendere posizione su molte questioni. L&#8217;ho fatto anche per evitare imbarazzi e difficoltà a chi &#8211; con encomiabile impegno &#8211; ha cercato di presentare liste liberali per le amministrative 2010. I risultati però -è inutile nasconderlo- sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi amici,</p>
<p>ruberò solo un minuto del vostro tempo per alcune riflessioni sullo stato attuale del PLI. Da qualche tempo ho evitato di prendere posizione su molte questioni. L&#8217;ho fatto anche per evitare imbarazzi e difficoltà a chi &#8211; con encomiabile impegno &#8211; ha cercato di presentare liste liberali per le amministrative 2010. I risultati però -è inutile nasconderlo- sono stati sconfortanti. Ovunque.</p>
<p>Ci sono almeno 2 equazioni che da anni intrappolano il PLI, impedendo che in Italia nasca un vero movimento neo-liberale. Sono equazioni che dobbiamo assolutamente spazzare via, se necessario anche con immediati ricambi nella classe dirigente.</p>
<p>PLI = Nostalgici.</p>
<p>Troppi percepiscono la dirigenza PLI come un rifugio di nostalgici della Prima Repubblica. Finiamola. E&#8217; assurdo rimpiangere la stagione delle baby pensioni, dell&#8217; &#8220;assumi chi ti vota&#8221; e del debito pubblico che ha messo l&#8217;ipoteca sui sogni delle future generazioni. Personalmente, non ritengo di avere nulla da imparare da quella classe politica.</p>
<p>PLI = Centristi.</p>
<p>Troppi sono confusi in merito alla nostra collocazione apparentemente &#8221;ondivaga&#8221;. Certamente, i liberali &#8211; campioni di razionalità -  devono riconoscere e appoggiare le buone proposte, da qualsiasi parte politica provengano. Ciò non significa dimenticarsi di alzare la voce - in maniera netta e intransigente &#8211; su alcune battaglie irrinunciabili.</p>
<p>1. Rigorosa analisi delle politiche di spesa dello Stato e degli enti locali;</p>
<p>2. Attenzione al tema dell&#8217;educazione, che invece di essere &#8220;ascensore sociale&#8221; é imbalsamata in Italia dal monopolio statale;</p>
<p>3. guerra senza quartiere al leccaculismo imperante nelle professioni, nello Stato, nelle Università.</p>
<p>Questi sono 3 pilastri da cui ripartire, con forza e veemenza. Serve un movimento agile, giovane, colto, e con messaggi forti e chiari. Venendo a questioni più contingenti, non mi ha appassionato il recente dibattito sulle liste di Roma e sui relativi ricorsi amministrativi. Né posso dirmi dispiaciuto dell&#8217;allontanamento di Roberto Petrassi, ex segretario del Lazio, con cui da tempo avevo maturato insanabili contrasti in Direzione Nazionale. Devo poi spendere un istante sul nenonato movimento giovanile. Chi conosce le vicende del PLI sa quanto auspicassi il movimento come luogo di promozione di giovani talenti. Miopi beghe congressuali e piccole invidie hanno prodotto un comitato inerte, privo di leadership e francamente inconcludente. Me ne dolgo.</p>
<p>E&#8217; stato inoltre un peccato non spingere alcuni giovani del PLI a unirsi ai &#8220;laboratori di idee&#8221; che sono sorti negli ultimi 2-3 anni. Penso a ragazzi come Alfieri, Perazzi, Macchioni, Di Rienzo, Anetrini, Risso e anche a molti altri, che in quei laboratori avrebbero potuto esprimersi ed emergere. Laboratori che &#8211; piaccia o no &#8211; sono destinati a segnare il futuro di questo Paese, non appena si risveglierà un minimo di coscienza politica. Laboratori che &#8211; ci scommetto &#8211; non mancheranno di richiamare la tradizione liberale, magari senza averla compiutamente elaborata, ma per evidenti ragioni di convenienza. Aspetto il prossimo consiglio nazionale per disegnare insieme a voi il futuro del PLI, visto che i prossimi 3 anni &#8211; senza angoscianti scadenze elettorali -  impongono azioni di rinnovamento immediato e scelte decise. O il Partito decolla, o non ha più senso.</p>
<p>Nei prossimi mesi metteremo ancora una volta alla prova le forze politiche che guidano il Paese. Il Governo Berlusconi ripropone in questi giorni i soliti patetici incentivi &#8211; droga di un&#8217;economia in crisi permanente &#8211; per ingraziarsi chi vende e acquista ciclomotori, lavatrici etc etc&#8230; Rimpiango le &#8220;lenzuolate&#8221; di liberalizzazioni di Bersani. Quello era un uomo con un poco di coraggio. Quest&#8217;ultimo &#8211; il Bersani che si presenta ai cancelli FIAT la mattina prima delle elezioni &#8211; è un poveretto senza idee e senza una visione.  Ai pochi liberali all&#8217;ascolto chiedo ancora coraggio, fiducia e ottimismo. Coinvolgiamo persone intelligenti nel partito e mettiamole al lavoro. Dandogli spazio e responsabilità vere, però.</p>
<p>E&#8217; la nostra ultima occasione.</p>
<p>Stefano Maffei</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.partitoliberale.it/2010/04/06/pli-che-cosa-deve-cambiare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>32</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
