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	<title>Partito Liberale Italiano &#187; Lettere</title>
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		<title>Chiarimento definitivo sulla vicenda Guzzanti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 11:49:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[<div>Sono esterrefatto nel leggere quanto scrivono, tra gli altri, Simona Chiti, Zulawski e Micarelli, che spero siano dovute a mera disinformazione o disattenzione.<span id="more-3538"></span><br />
Basterebbe aver letto con attenzione quanto Guzzanti è andato scrivendo sul suo blog per rendersi conto delle deliranti affermazioni di Guzzanti, piene di frasi offensive per il PLI e per il suo segretario, e quindi evitare l’inutile domanda,  alla quale giustamente Stefano de Luca ha evitato di rispondere per non accrescere la polemica.<br />
Mi sono preso la briga di fare io una piccola selezione di queste perle di eleganza, per memoria dei miei interlocutori, che, pur avendole lette, le&#8230;</div>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Sono esterrefatto nel leggere quanto scrivono, tra gli altri, Simona Chiti, Zulawski e Micarelli, che spero siano dovute a mera disinformazione o disattenzione.<span id="more-3538"></span><br />
Basterebbe aver letto con attenzione quanto Guzzanti è andato scrivendo sul suo blog per rendersi conto delle deliranti affermazioni di Guzzanti, piene di frasi offensive per il PLI e per il suo segretario, e quindi evitare l’inutile domanda,  alla quale giustamente Stefano de Luca ha evitato di rispondere per non accrescere la polemica.<br />
Mi sono preso la briga di fare io una piccola selezione di queste perle di eleganza, per memoria dei miei interlocutori, che, pur avendole lette, le hanno evidentemente rimosse.<br />
Estraggo dal blog Rivoluzione Italiana di Paolo Guzzanti alcune perle, che suggerisco di rileggere attentamente:<br />
13.12.2010: “<a href="http://www.paologuzzanti.it/?p=1641">Ho sfiduciato SB secondo coscienza e ho abbandonato il PLI al suo destino piccino e provinciale.</a> ……ho deciso di abbandonare il PLI rimettendolo là dove l’ho trovato: nel solco di una prospettiva provinciale, asfittica e insignificante. ……Non ho gradito che con tono gradasso e imperativo si osasse ordinare a me di fare ciò che stavo già facendo di mia iniziativa,………..il miserrimo PLI, guidato da un segretario dimissionario che però resta in carica a far danni …..”.<br />
14.12.2010 h. 14,31:” non HO GRADITO CHE il segretario del PLI, Stefano de Luca,…..abbia preteso, con comunicati arroganti e duceschi di guidare e determinare le MIE decisioni.<br />
Del resto de Luca è un segretario dimissionario e dunque non è certo un leader<br />
14.12.2010 h. 15,01: “il segretario si è dimesso due volte in direzione. Dunque il PLI non ha segretario”.<br />
15.12.2010 h. 00,46:  “de Luca – fingendosi dimissionario per ben due volte in direzione nazionale, ….Il partito non mi ha affatto “seguito”, ma ha finto di darmi ordini perentori e inaccettabili”.<br />
26.01.2011 h. 00,12: “Con una manovra sciagurata l’attuale dirigenza dimissionaria cerca di tenermi fuori dal partito come un reietto……… Mi auguro che l’amico che conosce i suoi polli, lanci bombe a strappo nel pollaio nemico e faccia volare piume e starnazzi…. ti prego di appendere nella bacheca del sito del PLI (ma la censura te lo impedirà)…”<br />
26.01.2011 h. 10,19: “Finora è andato di sconfitta in sconfitta. Fiuggi è stata una beffa perché De Luca ha sbagliato dicendo quel che io già allora sapevo essere falso;&#8230;.. Il Pli “non è” nel Terzo Polo. Io, sono nel terzo polo. Non il PLI… questo partito moribondo e privo di qualsiasi futuro, ….</p>
<p>26.01.2011 h. 11,20: “non un solo risultato, ma soltanto chiacchiere……  Ancora per Enzo Lombardo: io ti voglio un bene dell’anima, ma mi hai fatto veramente incazzare, tant’è vero che del tuo lungo sproloquio ho letto meno di un terzo e poi mi è passata la voglia. Sintesi, per favore, e meno seghe mentali”.<br />
26.01.2011 h. 17,23:” io vedo solo una scia di errori, presunzioni, equivoci, malintesi, tempi morti, nessuna barra al timone”<br />
26.01.2011 h. 15,49:”La vecchia classe dirigente ha fallito malgrado i miei avvertimenti, non ha capito che cosa stava succedendo (ricordi quando io contro tutti escludevo le elezioni anticipate perché io capisco la politica e gli altri parlano a vanvera?) e naviga neanche a vista: naviga imbarcando acqua”<br />
27.01.2011 h. 00,19:”il partito era cadavere prima che arrivassi, ha vissuto mediaticamente fino al 14 dicembre, ed è tornato nel cono d’ombra.. oggi è una bocciofila. mi è venuta un’idea bizzarra per la mente: sai che faccio? Quasi quasi io lunedì mi iscrivo al PLI, mando il fax, faccio il bonifico, tutta la procedura”.<br />
27.01.2011 h. 22,38: “Che dici? Troverò difficoltà postali? Che dici, ci saranno intoppi?<br />
05.02.2011 h. 12,32:” come mai Guzzanti dà la sua versione sul suo blog e qui vi rifiutate di pubblicare la sua lettera aperta al segretario? Che razza di liberali siete?<br />
10.02.2011 h. 13,29:” ….Usando il mio account di posta hai insultato il mio più caro amico, il nobiluomo Stefano de Luca e me lo hai reso nemico”.<br />
10.02.2011 h. 20,48:”hai usato il mio server della gleba per inviare a mio nome una spregiudicata e diabolica e borghese lettera al compagno de Luca.. …Io credo che una passeggiatina alla Lubyanka farebbe comunque al caso tuo. Qui non si tratta di bontà. Il partito non conosce bontà ma soltanto la giustizia della storia e la misericordia di nostro signore”.<br />
09.02.2011 h. 09,37: “….basta leggere l’orrenda risposta che de Luca dà alla nostra Simona…De Luca ha fallito l’aggancio con Rutelli per sua colpa e tutto quello che è accaduto a Fiuggi è stato, purtroppo, fumo negli occhi e io sapevo perfettamente che lo era perché non c’era affatto stato l’accordo che de Luca vantava…. sostenere la nascita di un nuovo partito liberale emendato dall’ésprit della bocciofila palermitana<br />
12.02.2011 h. 15,28:” …..Potrebbe lei stesso recapitare a nome della collettività dei liberi e dei mai vinti una corona di crisantemi?”<br />
E’ facile constatare come il linguaggio di Guzzanti sia da caserma più che da partito, e comunque non compatibile col partito liberale, che è un’associazione di persone per bene, che non è piccina, provinciale, asfittica, insignificante, miserrima, non usa toni gradassi o imperativi, arroganti o duceschi, non da ordini perentori e inaccettabili, non conduce manovre sciagurate, non usa la censura, non è moribonda e senza futuro, non fa chiacchiere e seghe mentali, non è senza segretario e senza barra, non imbarca acqua, non è un cadavere né una bocciofila, non inventa intoppi postali, non impedisce a nessuno di pubblicare sul suo sito tutto ciò che è appena pubblicabile, non frequenta la Lubyanka, non da risposte orrende, non propina fumo negli occhi, e comunque non merita una corona di crisantemi!<br />
La dirigenza del PLI può certo avere commesso errori, e probabilmente, tra i tanti,quello di avere dato credito ad una persona che non lo meritava; ma si tratta di errori politici sempre  commessi in buona fede e pensando esclusivamente al bene del Partito e del liberalismo italiano, e giammai ai propri meschini interessi di bottega: se l’avesse fatto, avrebbe certo goduto di migliore sorte, ma avrebbe perso la sua anima liberale.<br />
Esaurite le espressioni da caserma che il PLI, il suo segretario e la sua dirigenza hanno dovuto subire da una persona che, almeno sino al 13 dicembre, ha condiviso tutto, ma proprio tutto, di quella Segreteria e di quella dirigenza, passo a parlare del merito della vicenda.<br />
Sarebbero, come dice Simona Chiti, “strani” il Presidente ed il Segretario del PLI, perché  “avrebbero dato mandato a Guzzanti di votare la sfiducia prima di ascoltare la replica di Berlusconi alle proposte del PLI”.<br />
A me sembra invece “strano” l’atteggiamento di Guzzanti, che ha ignorato il ruolo della Direzione Nazionale del PLI, non partecipandovi, conducendo un’operazione riservata e solitaria di cui non ha mai voluto rendere conto ad alcuno, mentre ha considerato come una ”imposizione” l’indicazione di voto che la Direzione gli aveva dato, proprio sulla base di quanto affermato da Berlusconi prima del suo intervento al Senato, in termini che lo stesso Guzzanti aveva ritenuto insufficienti (cfr. ADN Kronos  11.12 2010: ”Se la formula scelta da Berlusconi e&#8217; la stessa che pensa di usare nel suo discorso in Parlamento -spiega Guzzanti all&#8217;ADNKRONOS- e&#8217; talmente generica che non risponde alle nostre richieste”).<br />
E del pari strane ed incomprensibili le clamorose dimissioni di Guzzanti che, ricevuta la deliberazione della Direzione del 13 dicembre, confermativa dell’insufficienza delle dichiarazioni rese da Berlusconi al Senato,  prima si è preso 24 ore di riflessione (su che?), e poi ha votato in conformità alla decisione del Partito, al contempo abbandonandolo con dichiarazioni fortemente polemiche sul piano personale ma prive di una motivazione politica, che non poteva esserci, posto che la decisione della Direzione ed il voto di Guzzanti avevano finito per coincidere.<br />
Ed allora, se il voto, obbedendo alla sua coscienza, è stato conforme all’indicazione del Partito, dove sta il problema? Perché avrebbe dovuto essere nervoso? E da cosa nasce quel nervosismo?<br />
Possibile che a nessuno venga in mente una spiegazione diversa da quella che Guzzanti ha ritenuto di dare?<br />
Non vi sorge il sospetto che Guzzanti si sia indispettito perché politicamente costretto a votare una sfiducia che non voleva più votare?</p>
<p>E ciò proprio perché il Partito era stato vigile e si era rifiutato di avallare col silenzio un suo personalissimo ed inaccettabile accordo col PdL, che avrebbe finito per smentire clamorosamente la linea personale di Guzzanti (tre libri in due anni), la linea politica del PLI, la firma apposta a novembre da Guzzanti in calce alla mozione di sfiducia ed in definitiva l’alleanza col Nuovo Polo, che il PLI aveva responsabilmente scelto col consenso dello stesso Guzzanti.</p>
<p>Per il PLI la cosa più facile e forse anche produttiva sarebbe stata quella di assistere in silenzio alle manovre personali del suo unico deputato, ignorare le giuste preoccupazioni degli alleati, ed infine assecondare un Guzzanti divenuto nuovo sostenitore del Governo accontentandosi del fatto che Berlusconi aveva citato il PLI nelle sue comunicazioni al Senato con generiche dichiarazioni di apprezzamento per le sue richieste politiche in tema di legge elettorale e di privatizzazioni.</p>
<p>Qualcuno si è chiesto il perché di quella citazione, e se essa non possa essere dipesa da una sotterranea ed innominabile trattativa per ottenere il voto favorevole di Guzzanti?</p>
<p>Ma c’è forse qualcuno che può pensare che Berlusconi fosse stato folgorato dalle proposte del PLI?</p>
<p>E, se così fosse, perché mai, dopo,  il Presidente del Consiglio avrebbe fatto, esattamente il contrario di quanto aveva pure detto, a chiacchiere, di apprezzare?</p>
<p>L’apprezzamento era per le proposte del PLI in tema di legge elettorale e di privatizzazioni oppure era un piccolo specchietto per allodole, al solo fine di consentire a Guzzanti di giustificare il suo eventuale voto di fiducia?</p>
<p>Vi siete chiesti con chi in quei giorni Guzzanti si è incontrato e di che cosa hanno parlato in privato?</p>
<p>E siete proprio certi che abbiano parlato solo di riforma elettorale e di privatizzazioni?</p>
<p>Proprio nessuno si è chiesto come mai un contratto di collaborazione col Giornale che, nella trasmissione In Onda di Luca telese del 5 dicembre alla TV7, Guzzanti aveva affermato essere in scadenza da lì a qualche mese, ora invece andrà stranamente a scadere nel luglio del 2012 sempre a detta di Guzzanti (affermazione fatta sul suo Blog il 5 febbraio scorso, in nota al commento di tale Scandale)?</p>
<p>E come si fa a non chiedersi perché mai Guzzanti non ha partecipato alla votazione del 2 febbraio sulla sfiducia al ministro Bondi ed alla votazione del 3 febbraio sulla restituzione degli atti alla Procura di Milano?</p>
<p>Ed anche a non chiedersi come mai, dopo anni di ostracismo e subito la firma di Guzzanti ricompare sul Giornale di Sallusti, il diavolo tentatore del 5 dicembre, con una lettera che, pur con tutta la prudenza del caso, sembra fatta apposta per cominciare l’operazione di sganciamento dal nuovo Polo?</p>
<p>E non dice  nulla, ma proprio nulla, il fatto che Guzzanti , dopo quella lettera, si sia rifiutato di dare una risposta, semplice e chiara (che il SI sia SI, ed il NO sia NO!), a chi gli ha chiesto sul suo blog se è iniziata l’operazione di avvicinamento a Berlusconi?</p>
<p>Ma è mai possibile che non si riesca a fare due più due, senza che qualcuno sia costretto a spiegarlo con pignoleria  ed anche nel dettaglio, come pure sarebbe possibile fare, e però col rischio di scadere nello sgradevole gossip?</p>
<p>Ed a nessuno è mai sorto il dubbio che una persona che afferma: “l’ operazione è mia e la conduco io da solo” può essere definito in tanti modi, tranne che come liberale?</p>
<p>Micarelli, lei crede veramente che la leadership di un personaggio così egocentrico e volubile, che autodefinisce “geniale” il suo comportamento,  “avrebbe potuto far bene al PLI per tornare nello scenario che conta”?</p>
<p>Ma, a quale scenario si riferisce, forse a quello squallido dei nostri giorni, fatto di insulti, di invettive, di assoluto disprezzo per le Istituzioni, di polemiche disgustose , di furbizie e di squallido trasformismo, uno scenario al quale i liberali vogliono restare estranei e che vorrebbero contribuire a cambiare?</p>
<p>Confermo, caro Zulawski, siamo una piccola famiglia politica elitaria, e ne siamo orgogliosi, come siamo consapevoli che questo atteggiamento potrà solo danneggiarci sul pieno degli interessi materiali, ma ci dà una grande soddisfazione morale, e ci fa camminare a testa alta.</p>
<p>La nostra diversità consiste nel non volerci omologare alla attuale militanza da stadio, esclusivamente contro qualcuno o qualcosa, anche a costo di apparire nostalgici. Per noi contano i nostri valori identitari, che nella attuale fase politica ci condannano ad essere minoritari.</p>
<p>La nostra scelta liberale non significa, come per i partiti oggi dominanti, il semplice uso di una denominazione come un’altra (magari di ispirazione calcistica o botanica), ma vuole indicare un sistema valoriale, rispetto al quale intendiamo essere rigorosamente conseguenti nei comportamenti pubblici, come in  quelli individuali.</p>
<p>Un sistema valoriale che aveva bisogno di essere affermato anche con l’attività legislativa (a cominciare dal ddl sulla legalizzazione della prostituzione, elaborato on line sul Forum del PLI e poi recepito dal Consiglio Nazionale e mai presentato), ed in genere con quella parlamentare del deputato Guzzanti, che negli ultimi due anni è stata praticamente eguale a zero (indice di attività 0,17, tra i più bassi di tutto il Parlamento).</p>
<p>Last, but not least, essendone il tesoriere pro-tempore, sono andato a controllare quali e quanti siano stati i contributi del deputato Guzzanti alla piccola cassa del PLI, ed ho dovuto constatare che ha provveduto a versare solo il contributo annuale per gli anni 2009 e 2010, in tutto € 104,00; forse, qualche Euro in più, da una persona con quei redditi, non guastava!</p>
<p>Maurizio Irti</p>
</div>
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		<item>
		<title>La risposta di Stefano de Luca a Paolo Guzzanti</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/la-risposta-di-stefano-de-luca-a-paolo-guzzanti/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/la-risposta-di-stefano-de-luca-a-paolo-guzzanti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 10:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>partitoliberale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://partitoliberale.altervista.org/blog/lettera-di-paolo-guzzanti-a-stefano-de-luca-ed-enzo-palumbo/">In risposta alla lettera di Paolo Guzzanti</a></p>
<p>Palermo, 05 febbraio 2011</p>
<p>Caro Paolo,</p>
<p>grazie per la tua lettera del 3 u.s., che ho letto con piacere, dopo quasi due mesi dalla tua ultima e-mail (non già un SMS) del 13 dicembre 2010 h. 22,01, inviata dal tuo indirizzo di posta elettronica al mio, con la quale in modo lapidario, quanto imprevisto, hai dato le tue dimissioni dal PLI.</p>
<p>Ciò tuttavia non mi esime dal formulare alcune elementari osservazioni, di cui mi auguro vorrai prendere buona nota, anche per non pregiudicare quel sottile filo di collegamento che mi è sembrato emergere dal messaggio che riscontro.</p>
<p>Quanto&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://partitoliberale.altervista.org/blog/lettera-di-paolo-guzzanti-a-stefano-de-luca-ed-enzo-palumbo/">In risposta alla lettera di Paolo Guzzanti</a></p>
<p>Palermo, 05 febbraio 2011</p>
<p>Caro Paolo,</p>
<p>grazie per la tua lettera del 3 u.s., che ho letto con piacere, dopo quasi due mesi dalla tua ultima e-mail (non già un SMS) del 13 dicembre 2010 h. 22,01, inviata dal tuo indirizzo di posta elettronica al mio, con la quale in modo lapidario, quanto imprevisto, hai dato le tue dimissioni dal PLI.</p>
<p>Ciò tuttavia non mi esime dal formulare alcune elementari osservazioni, di cui mi auguro vorrai prendere buona nota, anche per non pregiudicare quel sottile filo di collegamento che mi è sembrato emergere dal messaggio che riscontro.</p>
<p>Quanto alla forma scritta delle Tue dimissioni, oltre che quale Segretario Nazionale del PLI, anche come avvocato, desidero precisarti che, sotto il profilo giuridico, una comunicazione data per posta elettronica<br />
configura una vera e propria comunicazione scritta ai sensi di legge, anche in assenza di sottoscrizione autografa ( ti invito a controllare in proposito l’ art. 20 e segg. D. Lgs. 82-2005, nonché Cass. 13916-2007,<br />
6911-2009, e, da ultimo, Tribunale Milano 05.10.2010).</p>
<p>Quanto poi al destinatario del messaggio, esso è stato da te correttamente indirizzato a chi era assolutamente competente a riceverlo, posto che l’art. 5, comma 1, dello Statuto stabilisce in particolare che “Le dimissioni dal Partito devono essere rassegnate per iscritto presso l’organo territoriale competente ai sensi dell’art. 3”; norma quest’ultima che riguarda le iscrizioni, e che, come tu stesso precisi, è ispirata ad analogo principio di quella sulle dimissioni.<br />
Detto art. 3, al comma 3, stabilisce per l’appunto che “In assenza di un organo locale competente a ricevere la richiesta di iscrizione, questa può essere presentata direttamente alla Segreteria Nazionale del Partito”.</p>
<p>E’ appena il caso di rammentarti in proposito che, essendo Tu residente a Roma, l’organo territorialmente competente sarebbe stata la Direzione Provinciale di Roma, che è stata a suo tempo sciolta in uno a tutti gli<br />
organi regionali, e la Segreteria Nazionale, della quale Tu facevi parte, ha avocato a sé la gestione regionale<br />
del Partito, delegando proprio a Te, quale vicesegretario nazionale, le funzioni di commissario straordinario.<br />
In non concessa ipotesi, come dicono gli avvocati, Tu potresti quindi esserti dimesso nelle Tue stesse mani,<br />
nello stesso momento in cui hai scritto ed hai inviato il messaggio e-mail del 13 dicembre 2010, che non puoi certo fare finta di ignorare.</p>
<p>Lo stesso Statuto, all’art. 5, comma 1, stabilisce poi che le dimissioni “si considerano automaticamente accettate al momento in cui pervengono alla relativa Segreteria”, cioè, nella specie, a me ovvero, a tutto concedere, a Te stesso.</p>
<p>A me, nella qualità, non restava che di prendere atto delle dimissioni a norma dell’ art. 5, comma 1, che precisa: “si considerano automaticamente accettate al momento in cui pervengono alla relativa Segreteria”,<br />
senza che sia quindi necessario alcun esplicito atto di accettazione.</p>
<p>Anche volendo prescindere (come un Partito che si rispetti non potrebbe comunque fare) dalle Tue reiterate ed inusitate dichiarazioni comparse sulle Agenzie di stampa , sui giornali e sul Tuo Blog personale, che da sole sarebbero più che sufficienti per dissociare un qualsiasi iscritto da un qualsiasi partito, la procedura seguita nell’occasione è stata quindi adottata in puntuale osservanza della Legge e dello Statuto del PLI.</p>
<p>Risulta quindi un atto dovuto la mia presa d’atto, immediatamente pubblicata sul sito del Partito, della quale ho poi dato formale comunicazione alla Direzione Nazionale nella prima riunione immediatamente successiva del 20 gennaio u.s..</p>
<p>E’ poi appena il caso di ricordare che, ai sensi dell’art. 5, comma 2, dello Statuto “Le dimissioni comportano automaticamente la decadenza da qualsiasi incarico ricoperto dal dimissionario all’interno del Partito”.</p>
<p>In conseguenza, a partire dal 13 dicembre 2010 Tu non ricopri più alcun incarico nel PLI, tanto meno quello di Vicesegretario Nazionale, che non ti è stato conferito dal Congresso Nazionale o dal Consiglio Nazionale, ma proprio da me, ai sensi del vecchio Statuto allora vigente, come da comunicazione da me stesso data nel corso del Consiglio Nazionale del 22 febbraio 2009, allora riunito per la nomina della Direzione Nazionale.</p>
<p>Per altro, anche lo stesso art. 16, comma 3, dello Statuto ora vigente, prevede che la nomina di uno o più vice segretari è rimasta di stretta competenza del Segretario Nazionale, riservando alla Direzione solo la relativa ratifica, essendo tali incarichi, secondo logica, originati da un rapporto fiduciario col Segretario, che Tu stesso nel tempo recente hai più volte dichiarato esaurito.</p>
<p>Mi permetterai, dopo un lungo e prudente silenzio, di cogliere l’occasione per correggere una Tua ulteriore imprecisione, che a partire dal 13 dicembre u.s. ho ritrovato in diverse interviste e nel Tuo blog.</p>
<p>Una certa mia stanchezza, dovuta anche, ma non soltanto, alle ragioni di salute a Te ben note, mi ha indotto, in occasione della Direzione Nazionale del 10 novembre 2010, a comunicare che ritenevo conclusa la mia esperienza di Segretario e che, al Congresso Nazionale, organo supremo dal quale ero stato direttamente eletto, intendevo comunicare la mia rinunzia a riproporre la candidatura. Ho compiuto tale atto di sensibilità per evitare che il Partito si trovasse impreparato dinanzi ad una questione di tale rilievo.</p>
<p>Essendo stato poi rinviato ad una successiva seduta l’approfondimento della questione, Tu stesso, nella riunione del 25 novembre, hai insistito sulla opportunità di non affrontare l’argomento in quella sede (hai detto, all’incirca, che non era certo quello il momento di parlare di dimissioni, essendoci ben altri problemi sul tappeto), giacché tale questione andava invece correttamente sottoposta al Congresso Nazionale, in occasione del quale tutti gli incarichi decadono.</p>
<p>Conformemente a quanto, a grande maggioranza, mi ha chiesto la Direzione Nazionale ed io stesso ho ribadito a conclusione di quella discussione, ho continuato, come era doveroso, a svolgere il mio incarico nella pienezza delle funzioni, affidatemi direttamente dal Congresso, come poi, responsabilmente e col medesimo impegno, ho fatto e continuerò a fare, fino alla prossima assise nazionale.</p>
<p>Ho quindi trovato quanto meno inelegante, oltre che non corrispondente alla realtà, quanto Tu, ormai da troppo tempo, vai ripetendo per oltraggiarmi gratuitamente, e cioè che sarei un Segretario dimissionario.<br />
Se vuoi, posso riconoscere di essere un segretario …..”scadente”, nel senso di prossimo a scadere, non certo nel senso di dimissionario.</p>
<p>Chiarite le spiacevoli superiori questioni formali e personali, sulle quali mi auguro vorrai convenire, non ho difficoltà a riconoscere come apprezzabile l’intenzione di riaffermare il Tuo interesse verso il PLI, che sembra trasparire dal Tuo messaggio (anch’esso inviatomi per posta elettronica, che è oggi il modo normale di corrispondere).</p>
<p>Considero particolarmente positivo questo Tuo intento, che, anche in considerazione della tua recente militanza, non intendo sottovalutare, e voglio sperare che sarà possibile trovare tempi, modi e forme per renderla possibile, tenendo anche conto, come un partito non può non fare, della risonanza pubblica che le<br />
Tue dimissioni hanno avuto.</p>
<p>Ovviamente, come si conviene in democrazia e tra liberali, nel caso di una tua richiesta di nuova iscrizione al Partito, occorrerà ridefinire i vincoli di solidarietà politica imposti dalla comune militanza, che non possono prescindere dalle indicazioni politiche degli organi deputati a darle, e ferma sempre restando la libertà di votare anche in dissenso, in doveroso ossequio al divieto costituzionale del mandato imperativo, il che però non può restare senza conseguenze sul piano dell’appartenenza ad un soggetto politico, che non è obbligatoria per nessuno.<br />
Sono pertanto disponibile a discuterne, quando, dove e con chi riterrai opportuno di coinvolgere a tal fine.</p>
<p>Desidererei infine che Tu mi dessi atto di non aver mai detto, nè scritto, una sola parola per replicare pubblicamente, in modo polemico o risentito, come forse avrei potuto e dovuto, ai Tuoi feroci ed ingiusti attacchi personali che hanno superato talvolta il limite dell’insulto.</p>
<p>Mi sono limitato a prendere atto, senza commentare, ed avrei tanto gradito che la mia scelta di responsabile prudenza, ti avesse indotto ad usare toni e parole ben diverse da quelle che sono stato costretto a leggere in questi due mesi.</p>
<p>Tu dici che si tratta di una Tua naturale esuberanza caratteriale e professionale, e tuttavia devo farti osservare che in una piccola famiglia elitaria per tradizione, come quella liberale, queste modalità di interlocuzione, oggi purtroppo molto diffuse nella seconda Repubblica, risultano intollerabili e sono comunque incompatibili con l’appartenenza a qualsiasi sodalizio politico che voglia preservare il rispetto di sé stesso.<br />
Poiché la tua e-mail risulta diretta, oltre che a me, anche ad Enzo Palumbo, mi è sembrato opportuno consultarlo in proposito, e posso riferirti che il contenuto di questa risposta è anche da lui condiviso e sottoscritto, salvo che per le considerazioni di natura strettamente personale, che ovviamente attengono soltanto ai rapporti tra noi due.</p>
<p>In attesa di risentirti, se lo riterrai anche per telefono, ricambio, anche a nome di Enzo, le gradite espressioni di amicizia.</p>
<p>Stefano</p>
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		<title>Lettera di Paolo Guzzanti a Stefano de Luca ed Enzo Palumbo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 10:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>partitoliberale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://partitoliberale.altervista.org/blog/?p=3449</guid>
		<description><![CDATA[<p>Roma 03.02.2010</p>
<p>Miei cari Stefano e Enzo</p>
<p>Ho studiato anch’io bene il regolamento e la questione è semplice: ai sensi dell’articolo 5, che tu Stefano hai citato mettendo però alcuni puntini, io non mi sono mai dimesso.</p>
<p>Sms, dichiarazioni attribuite, messaggi personali e informali su uno stato d’animo di incredulità e di rabbia, espressioni drastiche ed emotive, non costituiscono espressione formale e dunque accettabile di dimissioni.</p>
<p>Infatti il succitato articolo 5 recita: “Le dimissioni dal partito devono essere rassegnate per iscritto presso l’organo territoriale competente ai sensi dell’art. 3. Esse si considerano automaticamente accettate al momento in cui pervengono alla relativa Segreteria”.</p>
<p>Ora è evidente&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma 03.02.2010</p>
<p>Miei cari Stefano e Enzo</p>
<p>Ho studiato anch’io bene il regolamento e la questione è semplice: ai sensi dell’articolo 5, che tu Stefano hai citato mettendo però alcuni puntini, io non mi sono mai dimesso.</p>
<p>Sms, dichiarazioni attribuite, messaggi personali e informali su uno stato d’animo di incredulità e di rabbia, espressioni drastiche ed emotive, non costituiscono espressione formale e dunque accettabile di dimissioni.</p>
<p>Infatti il succitato articolo 5 recita: “Le dimissioni dal partito devono essere rassegnate per iscritto presso l’organo territoriale competente ai sensi dell’art. 3. Esse si considerano automaticamente accettate al momento in cui pervengono alla relativa Segreteria”.</p>
<p>Ora è evidente a tutti che io non ho inviato ad alcun “organo territoriale competente” delle dimissioni scritte né sottoscritte, né la letteratura di ritagli stampa e violazione della privacy attraverso la pubblicazione di sms privati può sostituirle per quanto si usino forbici e colla.</p>
<p>Del resto la procedura per le dimissioni fa pendent con quella per le iscrizioni, che prevede ai fini della validità e ai sensi dell’art.3 che si sia “compilato e sottoscritto l’apposito modulo”.</p>
<p>Per le dimissioni dal partito non è previsto un modulo, ma una procedura egualmente tassativa: e cioè una comunicazione formale scritta, e dunque debitamente firmata in calce, all’organo territoriale competente, nel mio caso la segreteria nazionale intesa come ufficio e funzione e non come telefonino personale del segretario – peraltro a sua volta dimissionario.</p>
<p>Quando Stefano ha voluto compilare la sentenza che secondo lui mi escluderebbe dal partito, lo ha prudentemente fatto ricorrendo ad una consapevole omissione. Ha infatti scritto: “Poiché l’art. 5 comma 1 dello Statuto prevede che “le dimissioni…..(puntini puntini!) si considerano automaticamente accettate al momento in cui pervengono alla Segreteria competente”, al partito non rimaneva che prendere atto.”</p>
<p>Eh già: puntini, puntini.</p>
<p>Che cosa nascondevano quei puntini?</p>
<p>Indovinala grillo: nascondevano la prescrizione tassativa secondo cui “Le dimissioni dal partito devono essere rassegnate per iscritto presso l’organo territoriale competente”.</p>
<p>Ora: esiste forse un tale documento in cui io avverto l’organo (non la persona) territoriale competente da me firmato?<br />
Ovviamente no.</p>
<p>Non è mai esistito perché, qualsiasi cosa mi sia stata attribuita dalla stampa o dalle agenzie, io non ho MAI avviato la procedura di dimissioni dal partito.</p>
<p>Tanto vi scrivo per comunicarvi che voi non potete in alcun modo “prendere atto” di qualcosa che non è mai esistito, le mie inesistenti, per la buona ragione che io – al di là della mia arrabbiatura giustificatissima e delle intemperanze verbali che possono esserne stata la proporzionata conseguenza – non ho mai inteso in alcun modo dimettermi dal partito.</p>
<p>E tanto vi dico, scrivo e sottoscrivo a tutti gli effetti, sicuro che dei grandi liberali quali voi siete comprendiate bene i limiti dell’esercizio della libertà, sia nel senso della libertà politica di esprimere giudizi, anche radicali e forti, e la libertà di scegliere se agire secondo le procedure prescritte e previste dall’articolo 5 del regolamento, oppure scegliere di non seguirle per non avviare una tale procedura.</p>
<p>Insomma, non mi sono mai dimesso perché non ho mai scritto la comunicazione prevista nei modi previsti e amichevolmente vi sconsiglio (non ancora diffido) dal sostenere che io ho lasciato il partito.</p>
<p>E poiché anche le cariche non possono essere abbandonate prima di essere state annullate dal Consiglio nazionale e dal Congresso, con la presente vi ricordo che a tutti gli effetti sono e resto vice segretario nazionale del PLI e che in tale veste intendo partecipare ad ogni evento, riunione, direzione e quant’altro, secondo quanto io deciderò.</p>
<p>E’ per me una vera gioia mandare a due cari amici i più cordiali e affettuosi saluti liberali.</p>
<p>On Paolo Guzzanti<br />
vice segretario nazionale del Partito Liberale Italiano</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La morte di Armando Zimolo</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/la-morte-di-armando-zimolo/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 16:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>partitoliberale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Enrico Morbelli, che comunque ringrazio, mi ha dato una notizia che rattrista fortemente l’atmosfera di questo inizio di anno.</p>
<p>Armando Zimolo, storico Segretario Nazionale della Gioventù Liberale degli Anni Sessanta e fondatore della rivista “Energie Nuove”, è morto a Trieste il 29 dicembre scorso.</p>
<p>Aveva 72 anni, essendo nato nel 1938 nel capoluogo giuliano.</p>
<p>Zimolo è stato per tutta la vita “uomo del Leone di Trieste”, svolgendo incarichi all&#8217;interno delle Assicurazioni Generali, dapprima come direttore dell&#8217;Ufficio Studi e quindi come responsabile della Comunicazione dell&#8217;ufficio di rappresentanza a Roma, fino alla fine degli anni &#8217;90.</p>
<p>Viveva a cavallo tra la Capitale e la sua città,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enrico Morbelli, che comunque ringrazio, mi ha dato una notizia che rattrista fortemente l’atmosfera di questo inizio di anno.</p>
<p>Armando Zimolo, storico Segretario Nazionale della Gioventù Liberale degli Anni Sessanta e fondatore della rivista “Energie Nuove”, è morto a Trieste il 29 dicembre scorso.</p>
<p>Aveva 72 anni, essendo nato nel 1938 nel capoluogo giuliano.</p>
<p>Zimolo è stato per tutta la vita “uomo del Leone di Trieste”, svolgendo incarichi all&#8217;interno delle Assicurazioni Generali, dapprima come direttore dell&#8217;Ufficio Studi e quindi come responsabile della Comunicazione dell&#8217;ufficio di rappresentanza a Roma, fino alla fine degli anni &#8217;90.</p>
<p>Viveva a cavallo tra la Capitale e la sua città, della quale fu anche consigliere comunale.</p>
<p>A Trieste, nel 2004, venne nominato soprintendente del teatro lirico &#8221;Giuseppe Verdi&#8221;, carica che mantenne fino al 2006.</p>
<p>A Roma invece era tuttora presidente dell’Associazione Italia-Austria e consigliere d’amministrazione della Fondazione Luigi Einaudi.</p>
<p>Politicamente ed umanamente, ero molto legato ad Armando, perché insieme, e pure tanto distanti territorialmente (Lui a Trieste, io a Messina), abbiamo compiuto i primi passi nell’Associazione Goliardi Indipendenti e poi nella Gioventù Liberale italiana, nella quale ebbi il privilegio di affiancarlo come vice segretario nazionale, insieme a Corrado Sforza Fogliani, nel periodo della sua mitica Segreteria, dal 1963 al 1967, che fu probabilmente il momento formativo più alto dell’impegno dei giovani liberali che si apprestavano a diventare classe dirigente del Partito, nel quotidiano incontro/scontro con l’indimenticato Giovanni Malagodi, leader indiscusso del Partito di allora, al quale intere generazioni di liberali, anche quelle che poi nel tempo politicamente lo contrastarono, devono moltissimo.</p>
<p>Finita quell’esperienza, a differenza di tanti di noi che pure eravamo immersi nella quotidianità delle nostre occupazioni, Armando, non volle coltivare un suo percorso politico nazionale, nel quale poteva legittimamente emergere più di ogni altro giovane di allora, e preferì rifluire nel privato, percorrendo una prestigiosa carriera all’interno delle Assicurazioni Generali di Trieste, la sua città, dalla quale, di tanto in tanto, riemergeva in occasione dei Congressi Nazionali del Partito.</p>
<p>I giovani liberali d’antan, come me, perdono un Uomo che ha dato molto, contribuendo alla loro formazione, e che poi dal Partito ha poi ricevuto assai poco.</p>
<p>Io perdo un amico che, nelle appassionate discussioni di allora, mi ha insegnato tante cose, soprattutto a distinguere in politica ciò che è importante (su cui non si può transigere) da ciò che non lo è (su cui ogni lecita mediazione è necessaria).</p>
<p>Soffro la sua morte come un’amputazione, inaspettata ed ingiusta, di qualcosa che appartiene alla memoria migliore di quegli anni giovanili.</p>
<p>A Lui va il nostro ricordo; alla moglie Daniela e a tutta la famiglia il cordoglio dei liberali italiani.</p>
<p>Enzo Palumbo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’AUGURIO DI UNA FOLLIA LIBERALE</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 22:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>partitoliberale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Siamo entrati nel lungo tunnel delle feste. Gli italiani per un po’ dimenticheranno i loro guai e si dedicheranno ai pranzi, ai regali, allo spensierato divertimento. Soprattutto cercheranno di rimuovere il triste spettacolo della politica politicante.</p>
<p>Ho riflettuto a lungo prima di mandare un messaggio augurale agli amici liberali, perché tutto ciò che è avvenuto recentemente, mi ha fatto precipitare in un pessimismo, che non avevo mai conosciuto. Anche se ormai, da quasi un ventennio, la politica italiana si è avvitata in una spirale perversa, dalla quale sembra non poter uscire, tuttavia c’era il rifugio del nostro piccolo mondo, così diverso,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo entrati nel lungo tunnel delle feste. Gli italiani per un po’ dimenticheranno i loro guai e si dedicheranno ai pranzi, ai regali, allo spensierato divertimento. Soprattutto cercheranno di rimuovere il triste spettacolo della politica politicante.</p>
<p>Ho riflettuto a lungo prima di mandare un messaggio augurale agli amici liberali, perché tutto ciò che è avvenuto recentemente, mi ha fatto precipitare in un pessimismo, che non avevo mai conosciuto. Anche se ormai, da quasi un ventennio, la politica italiana si è avvitata in una spirale perversa, dalla quale sembra non poter uscire, tuttavia c’era il rifugio del nostro piccolo mondo, così diverso, nel quale coltivavamo la esile pianta della speranza.</p>
<p>Da qualche tempo, sin dal Congresso del 2009, ho avuto l’impressione che il contagio avesse lambito anche alcuni di noi. Di recente, credo, che il fenomeno si vada estendendo. Non riconosco più, almeno in modo netto come in passato, l’orgoglio della nostra diversità, che è sempre consistita nell’approccio di tipo culturale, identitario e valoriale alla politica. Comincio a intravedere ambizioni, carrierismo, opportunismo, eccessivo spirito polemico, ma soprattutto, una crescente assuefazione alla perversa logica bipolare ed una resa alla teoria del “male minore”, insieme alla rinuncia all’orgogliosa rivendicazione di rappresentare , innanzi tutto, una alternativa di sistema.<br />
Per trarre ispirazione ho passato la giornata natalizia a rileggere “l’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam. Ho pensato, quindi, all’espressione di molti che ci ascoltano e giudicano il nostro dire la verità come una sorta di straparlare, come un procedere per paradossi. L’ umanista scrisse la sua opera principale esattamente cinquecento anni fa, ( nel 1509, pubblicata nel 1511) rivelando che la natura dell’essere umano ed i suoi comportamenti sono sempre rimasti uguali.</p>
<p>Erasmo, con sorprendente attualismo, affermava che il principale collante di una società è l’adulazione e l’inganno. Se, infatti – scrive – “il popolo sopporta il principe, il padrone il servo, la moglie il marito, il padrone l’inquilino, è perché si lasciano guidare da giudizi errati e dalla volontà di chiudere un occhio”. A sua volta l’individuo è sorretto dall’autoadulazione. Perciò “occorre che ognuno lusinghi persino se stesso con una lisciatina prima di poter godere della stima altrui.”<br />
Il berlusconismo non è altro, allora, che una lettura della debolezza umana e della forma per sfruttarla, grazie allo spregiudicato uso dei media e del potere nella società di massa. Al tempo dell’elogio della follia, tali strumenti erano nelle mani della Chiesa o dell’Imperatore. Erasmo, nel campo cattolico, come Lutero, in quello della rivolta protestante, sia pure da due schieramenti diversi, rappresentavano l’anticonformismo, fino all’eresia. Quello che dovrebbero essere i liberali oggi.</p>
<p>Se la nostra è follia, evviva la follia! Quando intravedo, nei distinguo realistici di alcuni nostri amici,la strada della rassegnazione e, talvolta, dell’opportunismo, non posso che deprimermi.<br />
L’ elogio erasmiano, si spinge fino ad affermare: “chi sembra saggio tra voi, diventi folle per esser saggio”. Quindi follia, delirio, lotta dell’anima, contro la prepotenza del corpo e delle sue debolezze. Anche nel nostro tempo moderno, sia pure laicamente, per essere veramente liberali è necessaria una inclinazione alla follia.<br />
Ben Gurion, quando gli chiesero se bisognava esser folli per costruire un Stato, come quello di Israele in un territorio così ostile, rispose: “Necessario no, ma aiuta”. Per essere liberali oggi in Italia, credo che sia indispensabile.</p>
<p>Mi auguro che il periodo festivo serva a coltivare in noi la pianta della follia, quindi della orgogliosa diversità liberale, per farla crescere forte, nel nuovo anno, al nostro Congresso Nazionale. In quella occasione, non senza emozione ed apprensione, consegnerò ad un nuovo gruppo dirigente, il Partito che nel 1997, insieme ad altri “folli”, ho contribuito a fondare e che, bene o male, forse più male, ho tenuto in vita e guidato, come potevo e sapevo, in tutti questi anni. Auguro alla nuova dirigenza di avere la dose necessaria di follia e, spero, un po’ più di fortuna.<br />
Il nostro Paese ha bisogno di una grande rivoluzione, non solo politica, ma culturale, etica, del costume, delle abitudini, dei valori, che non può non essere ispirata da una folle utopia, come quando, tra il 1848 ed il 1870, una minoranza di liberali cambiò tutto.</p>
<p>Purtroppo quella rivoluzione si fermò ed anzi, cinquant’anni dopo, precipitò nella dittatura per non aver saputo, dopo l’unità territoriale, costruire quella morale del nostro popolo. Il cammino, faticosamente riprese nel dopoguerra, pur con tante contraddizioni e difficoltà, ma fu bruscamente interrotto agli inizi degli anni novanta. Ancora non è stata fatta una analisi seria delle ragioni profonde di quella involuzione, che ha determinato la perdita di un intero ventennio sulla via della modernizzazione necessaria.</p>
<p>Spero che il nostro Congresso Nazionale sia l’occasione per discutere di simili tematiche elevate, perché ritengo che, altrimenti, sarà impossibile pervenire ad una proposta capace di indicare la via per uscire dalla crisi e riprendere il cammino tracciato dai nostri antenati, che realizzarono l’Unità.</p>
<p>E’ questo l’augurio che faccio a tutti noi per un 2011 in cui l’espressione “rivoluzione liberale” possa avere effettivamente un senso.</p>
<p>Stefano de Luca</p>
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		<item>
		<title>Lettera aperta al Segretario Nazionale, On. Stefano de Luca, di Maurizio Irti</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/lettera-aperta-al-segretario-nazionale-on-stefano-de-luca-di-maurizio-irti/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 20:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Carissimo Stefano,</p>
<p> per noi Liberali, quelli con la L maiuscola, ieri è stata una giornata intensa e di fibrillante tensione per le vicende del voto di fiducia, Liberali impegnati ed attivi, ma anche Liberali attaccati al Nobile nostro simbolo, che tu a volte chiami “simbolino”con autoironia ma anche con affetto per le tante battaglie che ha vissuto il simbolo PLI !</p>
<p> Eh , si , caro Stefano, perché devi sapere ( ma lo sai) , che di liberali con la l minuscola pare proprio che l’arco costituzionale ne sia pieno e qualcuno lo abbiamo purtroppo pure in casa nostra .</p>
<p> Ma onore al&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Stefano,</p>
<p> per noi Liberali, quelli con la L maiuscola, ieri è stata una giornata intensa e di fibrillante tensione per le vicende del voto di fiducia, Liberali impegnati ed attivi, ma anche Liberali attaccati al Nobile nostro simbolo, che tu a volte chiami “simbolino”con autoironia ma anche con affetto per le tante battaglie che ha vissuto il simbolo PLI !</p>
<p> Eh , si , caro Stefano, perché devi sapere ( ma lo sai) , che di liberali con la l minuscola pare proprio che l’arco costituzionale ne sia pieno e qualcuno lo abbiamo purtroppo pure in casa nostra .</p>
<p> Ma onore al merito a te che comunque da quindici anni hai sempre tentato di ridare al PLI un ruolo di reale portatore di idee liberali che fossero riconosciute e riconoscibili dalle nuove formazioni politiche , anche con l’ultimo tentativo di accostare il PLI all’embrione di un terzo polo in via di formazione , che, dopo ieri, credo resterà tale .</p>
<p> Quindi, se c’è una critica interna, questa deve essere accettata solo se costruttiva, ed a volte invece è  come la similitudine di quello che sta sulla scala  ad aggiustare qualcosa, tutti quelli sotto gli dicono come deve fare ed ognuno dice la sua , ma nessuno sale sulla scala per farlo,  perché? Perché in cuor  loro sanno che, all’atto pratico, non lo sanno fare .</p>
<p> La tua salute purtroppo non ti ha permesso nel mese di settembre ed ottobre di essere presente ed incalzante sulle situazioni come avresti voluto , ma ora stai bene e quindi riprendiamo la marcia verso chi vuole sul serio apprezzare e prendere in considerazione il nostro “simbolino”!</p>
<p> Andando verso dove? Beh , questo lo lascio decidere al Segretario Nazionale del PLI , che fino a prova contraria e ….statutaria, è il plenipotenziario del Partito , ed anche Delegato dall’ultimo Consiglio Nazionale a trattare con le varie forze politiche in campo !</p>
<p> Ti ricordi la canzone “ricominciamo”? Dai , ricominciamo và !   </p>
<p> Maurizio IRTI</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Lettera aperta a Paolo Guzzanti di Enzo Lombardo</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/lettera-aperta-a-paolo-guzzanti/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 10:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>partitoliberale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Carissimo Paolo,</p>
<p>dal susseguirsi di dichiarazioni e comunicati di questi giorni convulsi intuisco che Berlusconi non abbia alcuna intenzione di accettare l&#8217;immediata abrogazione, con atti scritti e tangibili, del Porcellum ma si sia limitato a generiche promesse escludendo, peraltro, che si possa anche minimamente mettere in discussione, ammesso e davvero non concesso che darà seguito alle sue promesse, l&#8217;abolizione del premio di maggioranza vergognoso ed illiberale che consente ad una minoranza di governare il Parlamento contro la Costituzione e contro ogni logica democratica. Sulle privatizzazioni che aveva chiesto il PLI per decreto legge solo promesse ancor più fumose.</p>
<p>Mi pare dunque che&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Paolo,</p>
<p>dal susseguirsi di dichiarazioni e comunicati di questi giorni convulsi intuisco che Berlusconi non abbia alcuna intenzione di accettare l&#8217;immediata abrogazione, con atti scritti e tangibili, del Porcellum ma si sia limitato a generiche promesse escludendo, peraltro, che si possa anche minimamente mettere in discussione, ammesso e davvero non concesso che darà seguito alle sue promesse, l&#8217;abolizione del premio di maggioranza vergognoso ed illiberale che consente ad una minoranza di governare il Parlamento contro la Costituzione e contro ogni logica democratica. Sulle privatizzazioni che aveva chiesto il PLI per decreto legge solo promesse ancor più fumose.</p>
<p>Mi pare dunque che i comunicati tuoi e del partito di stamane e di ieri siano giusti e coerenti. Nessuno potrà dire che i liberali non abbiano dato a Berlusconi l&#8217;ennesima possibilità di compiere un atto veramente liberale in nome di quella rivoluzione promessa e mai mantenuta. Ritengo oltremodo offensive nei tuoi confronti le illazioni che certa stampa ha fatto circolare che tu voteresti la fiducia anche solo dietro una generica promessa di abolizione del Porcellum (che tutti sappiamo non avverrà mai sponte Arcore) in cambio di un rinnovo del contratto al &#8220;Giornale&#8221;. Ma cosa pensano questi signori tuoi colleghi? Che tutto il paese, davvero tutto, è in vendita al miglior offerente? Stronzate Paolo. In questi anni ho avuto il piacere e l&#8217;onore di conoscerti come persona coraggiosa, libera e con la schiena dritta. Non potrei mai pensare che tu arriveresti a tanto, me potrei mai pensare, come invece certa stampa ha capziosamente interpretato, che ti bastasse una promessa di Berlusconi per dargli fiducia. Ma come si può davvero pensare che una persona come te si fidi della promessa di uno che non ne ha mai mantenuta una, dico una, che per giunta adesso è in una situazione disperata?<br />
Bene comandante, alea iacta est; il tiranno non ha voluto cedere e noi, per amore della libertà, gli negheremo la fiducia in Parlamento! Grazie a te Paolo, l&#8217;Italia saprà che esiste ancora un manipolo di corsari della libertà, sulla nave del PLI, chiamati liberali.</p>
<p>Il 14, comunque vada, i liberali sapranno mostrare al paese di che pasta sono fatti.<br />
Forza Comandante. Pigia quel fottuto bottone e scrivi il requiem politico del mignottocrate! Il nostro spirito, i nostri sacrifici, i ns. bocconi amari, le nostre umiliazioni, saranno li con te&#8230;.e con il tuo dito.</p>
<p>Un carissimo abbraccio.﻿<br />
Catania 12.12.2010</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Corrispondenza tra il Segretario Nazionale de Luca e Alfredo Biondi</title>
		<link>http://www.partitoliberale.it/lettera-ad-alfredo-biondi/</link>
		<comments>http://www.partitoliberale.it/lettera-ad-alfredo-biondi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 17:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>segreteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://partitoliberale.altervista.org/blog/?p=3137</guid>
		<description><![CDATA[<p>Roma, 8 dicembre 2010</p>
<p> Caro Alfredo,</p>
<p>innanzi tutto grazie per la riaffermata disponibilità a metter in campo la Tua lunga storia di liberale ed il Tuo prestigio per rafforzare l’immagine di un movimento liberale autonomo, come da sempre è il P.L.I., di fronte alle nuove prospettive che si aprono nel sistema politico del Paese.</p>
<p>Le difficoltà dell’Italia impongono di superare un bipolarismo da tifoserie contrapposte per ritornare ad una politica fondata sui valori etici, culturali e storici, che sono propri della tradizione liberale.</p>
<p>A tal fine, il nostro Consiglio Nazionale di Fiuggi dell’ottobre scorso si è concluso affermando la disponibilità dei liberali italiani a&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 8 dicembre 2010</p>
<p> Caro Alfredo,</p>
<p>innanzi tutto grazie per la riaffermata disponibilità a metter in campo la Tua lunga storia di liberale ed il Tuo prestigio per rafforzare l’immagine di un movimento liberale autonomo, come da sempre è il P.L.I., di fronte alle nuove prospettive che si aprono nel sistema politico del Paese.</p>
<p>Le difficoltà dell’Italia impongono di superare un bipolarismo da tifoserie contrapposte per ritornare ad una politica fondata sui valori etici, culturali e storici, che sono propri della tradizione liberale.</p>
<p>A tal fine, il nostro Consiglio Nazionale di Fiuggi dell’ottobre scorso si è concluso affermando la disponibilità dei liberali italiani a concorrere alla formazione di un nuovo polo politico che si proponga come principale obiettivo quello di ricostruire il tessuto rappresentativo della nostra Democrazia, dopo un quindicennio di  occasioni perdute per la rivoluzione liberale, necessaria in Italia, oggi più che mai, per risollevare il Paese dalla crisi morale ed economica in cui è precipitato</p>
<p>In questa prospettiva abbiamo il dovere di testimoniare una presenza autonoma dei liberali, convinti come siamo che, dopo tanti anni di isolamento e silenzio mediatico, sia proprio questa l’ultima occasione per lanciare un programma di autentica rivoluzione liberale.</p>
<p>Come Ti ho più volte manifestato, la Tua partecipazione a questo progetto ne rafforzerebbe fortemente le prospettive di sviluppo e lo renderebbe più credibile ai tanti liberali che in questi anni, dopo un iniziale entusiasmo per il miraggio, presto svanito, di un partito liberale di massa, si sono via via disamorati e sono refluiti nel privato, abbandonando l’impegno politico.</p>
<p>Giovedì 9 alle h. 17,30 terremo una Direzione Nazionale, alla quale, assieme ad altri amici, sarei lieto se Tu potessi partecipare per darci il prezioso contributo della Tua esperienza e della dedizione agli ideali liberali che Ti ha sempre contraddistinto.</p>
<p>Sperando di poterci incontrare, Ti invio i miei più cari saluti.</p>
<p> Stefano de Luca  </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Caro Stefano,<br />
 anzitutto grazie per quello che scrivi e pensi di me e che costituisce la prova di amicizia consolidata nel tempo e nei comuni ideali.<br />
 Sono convinto anch&#8217;io che sia necessaria una nuova iniziativa politica e culturale per riaffermare, specie in questa ora buia, il valore dell&#8217;apporto dei liberali per una nuova stagione della Politica Italiana.<br />
 Ho creduto, con l&#8217;entusiasmo delle mie convinzioni, alla possibilità di vedere la prosecuzione di quell&#8217;&#8221;umanesimo liberale&#8221; che avevo, tanto tempo fa, sognato.<br />
 Credevo possibile il suo inserimento in quel &#8220;partito liberale di massa&#8221; a cui ho dato la mia adesione.<br />
 Credo ora che i liberali, presenti in qualsiasi collocazione di area politica, debbano ritrovarsi per concorrere unitariamente a quella centralità democratica che occorre ricostituire anche con il nostro apporto.<br />
 Mi sono dimesso, come Tu sai, dalla direzione Nazionale del P.D.L. e sono ancora Presidente dell&#8217;Unione Liberale di Centro, da tempo costituita insieme a Raffaele costa a Genova ed è operante una &#8220;consulta liberale&#8221; di cui faccio parte insieme al Sen. Musso ed altri amici e che ha, sino ad ora, operato all&#8217;interno del P.D.L.<br />
 Ho recentemente esposto al Pres. Berlusconi le ragioni del mio distacco non ancora concluso.<br />
 Questo non m&#8217;impedisce di dirTi che sono pronto a concorrere alla nascita di una &#8220;costituente liberale&#8221; che riunisca i liberali italiani al fine di contribuire, in modo autonomo, ad una pagina nuova della democrazia italiana.<br />
 <br />
Cari saluti.</p>
<p>Alfredo</p>
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		<title>La contromanovra liberale di Stefano de Luca</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 22:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>partitoliberale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano de Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Accompagnata dalle polemiche agitate dalle solite corporazioni e consorterie parassitarie, finalmente è stata varata la manovra finanziaria del Governo, predisposta dal Ministro dell’Economia e che è stata avversata da tutti gli altri Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Si può così affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché il Decreto ha via via perso tutte, o quasi , le norme qualificanti di una volontà riformatrice, per spandere il vero peso finanziario della manovra sui contribuenti con i consueti aumenti di tariffe, pedaggi, oneri e costi vari, a parte un intervento incisivo, ma necessario in materia di pensioni.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accompagnata dalle polemiche agitate dalle solite corporazioni e consorterie parassitarie, finalmente è stata varata la manovra finanziaria del Governo, predisposta dal Ministro dell’Economia e che è stata avversata da tutti gli altri Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Si può così affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché il Decreto ha via via perso tutte, o quasi , le norme qualificanti di una volontà riformatrice, per spandere il vero peso finanziario della manovra sui contribuenti con i consueti aumenti di tariffe, pedaggi, oneri e costi vari, a parte un intervento incisivo, ma necessario in materia di pensioni. La riduzione delle indennità di Membri del Governo e Parlamentari, quest’ultima affidata agli Uffici di Presidenza delle Camere, avrebbe dovuto essere accompagnata da uguali sacrifici dei Magistrati, che godono di un trattamento superiore, degli altri vertici delle Istituzioni statali, della burocrazia e delle Partecipazioni Statali.</p>
<p>Una politica fondata non su una visione della società e del suo sviluppo, ma sui sondaggi degli umori popolari, non può avere il coraggio per compiere le dure scelte necessarie ad assicurare una svolta del Paese, in grado non solo di corrispondere alle richieste di rigore che vengono dall’Europa, ma alle esigenze di modernizzazione e ad un complessivo ripensamento del welfare. Riduzione vera della spesa pubblica significa certamente colpire interessi e perdere posti di lavoro improduttivi, come altresì la chiusura Enti inutili ed il taglio di costi  insostenibili. Tutto ciò è doloroso ed impopolare, ma è necessario.</p>
<p>Per i liberali, lasciando strillare Bossi e mettendo allo scoperto un punto debole della sua politica, si sarebbe dovuta cogliere l’occasione per l’abolizione delle Provincie, tutte, non solo quelle più piccole, come era stato proposto e subito accantonato.  Il comportamento della Lega ha dimostrato che il federalismo che essa propone è soltanto pernicioso, perché aumenterà i centri di spesa, la corruzione e le autorità con facoltà impositiva, abbandonando il Mezzogiorno non autosufficiente.</p>
<p>Si sarebbe dovuto disporre l’accorpamento dei Comuni con popolazione inferiore a mille abitanti, riducendone così il numero ed i relativi costi di due terzi e migliorandone l’efficienza con una più efficace utilizzazione delle risorse umane e strumentali disponibili. La manovra inoltre avrebbe dovuto disporre il numero massimo di assessori, in Regioni e Comuni, dimezzando il numero attuale e cancellare Consorzi, Enti Locali vari e Comunità Montane. Si sarebbe dovuto porre un termine perentorio per la liberalizzazione delle Società dei Servizi locali, utilizzando il ricavato per coprire il disavanzo dei relativi Comuni, per estinguere i mutui e per utilizzare eventuali somme residue al fine di incentivare lo sviluppo.</p>
<p>Sarebbe stato necessario vietare la nomina di consulenti nella Pubblica Amministrazione, che spesso sono soltanto trombati alle elezioni o capi elettori dei partiti di maggioranza locali.</p>
<p>Un Governo liberale avrebbe previsto l’accorpamento degli Enti Previdenziali, per realizzare economie di scala e ridurre il numero dei Consigli di Amministrazione. Allo stesso tempo, anche per un obiettivo di moralizzazione e di superamento definitivo del perverso rapporto tra politica e Aziende a Capitale Pubblico, si sarebbe dovuto decidere di avviare un processo di liberalizzazione di ENI, ENEL, Finmeccanica ed altre società partecipate dal Tesoro, comprese le controllate della Cassa Deposito e Prestiti.</p>
<p>La fase di necessaria austerità avrebbe imposto di cancellare le sovvenzioni alla Stampa, imponendo a tutte le testate, anche quelle di partito, di stare sul mercato o chiudere. Analoga linea di rigore si sarebbe dovuta seguire per la RAI, abolendo il canone, tagliando significativamente il suo pletorico Organico e limitando nel massimo le retribuzioni per artisti ed Anchor men. Sarebbe stato il momento per avviarne anzi la privatizzazione, cominciando almeno da una rete. Il Decreto avrebbe dovuto prevedere un onere a carico delle emittenti televisive che, unico Paese in Europa, non pagano un Euro per usare la rete digitale.</p>
<p>Condividiamo, sia pure per ragioni diverse, l’esigenza posta dal Governo di ridurre il numero spropositato ed il costo enorme delle intercettazioni, per tutelare la privacy dei cittadini. Il provvedimento dovrebbe prevedere norme in grado di evitare inaccettabili sperequazioni di costo tra le diverse Procure e rendere  gratuito per legge l’accesso alle telefonate da parte dell’ autorità inquirente, dal momento che sono già pagate dagli utenti.</p>
<p>Bisognerebbe, non soltanto bloccare il turn over, ma ridurre il numero dei dipendenti pubblici in tutte le Amministrazioni, stabilendo seri parametri di rapporto costi – benefici per valutare i loro rendimenti.</p>
<p>Si è persa l’occasione per la necessaria controriforma della Sanità, disponendo la estromissione della politica da tale settore, riducendo le ASL ad una per ogni Regione, disponendo che i prezzi unitari di tutte le forniture e servizi corrispondano a standard inderogabili, definiti, per tutto il territorio nazionale dal Ministero della Sanità, fissando un obbligatorio rapporto numerico tra posti letto effettivamente utilizzati e servizi resi ed entità del personale addetto ed, infine, stabilendo che i primari debbano essere prescelti tra gli idonei di un Concorso Nazionale.</p>
<p>Il divieto assoluto di creazione di nuovi precari, attraverso la pratica clientelare di affidare servizi più o meno inutili a cooperative pilotate politicamente ed il doloroso, ma necessario, blocco della stabilizzazione di quelli esistenti, insieme alla sacrosanta eliminazione dei contributi a pioggia ad Enti, Fondazioni, Associazioni, sarebbe il necessario completamento di una manovra realmente rigorosa. Per le poche iniziative culturali, veramente prestigiose, meritevoli e di grande rilevanza internazionale, si potrebbe stanziare un fondo da destinare con legge dello Stato, auspicando che il Parlamento, anziché lottizzare le somme disponibili, includendo iniziative parrocchiali, festival e bande paesane, fosse in grado di salvaguardare le iniziative di maggiore spessore, come le scuole di restauro, Cinecittà, o alcune grandi istituzioni culturali di fama internazionale.</p>
<p>Una manovra come quella da noi proposta varrebbe non i miserabili dodici miliardi di quella di Tremonti e che dovrà passare attraverso il tritacarne dell’esame parlamentare, dove sicuramente si ridurrà consistentemente, ma almeno sessanta miliardi l’anno e sarebbe capace di avviare seriamente la riduzione del debito pubblico, certo mettendo in ginocchio le corporazioni e le clientele.</p>
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		<title>Il Maxi Piano, di Giancarlo Colombo</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 10:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Colombo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un maxi piano è stato varato nella notte del 9 maggio 2010, per salvare l’economia dell’Euro, da parte dei Ministri dell’Ue. Si tratta di 500 miliardi di Euro, di cui 440 di prestiti e garanzie degli Stati membri  e 60 da parte della Commissione europea.</p>
<p>A tutto ciò aggiungasi che il Fondo monetario internazionale ha messo a disposizione altri 250 miliardi di Euro per cui il totale globale per tamponare, come la campana anti inquinamento nel Golfo del Messico, raggiunge la cifra astronomica di 750 miliardi.</p>
<p>A ciò aggiungasi il patto fra Gran Bretagna, Giappone e Canada di un ulteriore pacchetto di&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un maxi piano è stato varato nella notte del 9 maggio 2010, per salvare l’economia dell’Euro, da parte dei Ministri dell’Ue. Si tratta di 500 miliardi di Euro, di cui 440 di prestiti e garanzie degli Stati membri  e 60 da parte della Commissione europea.</p>
<p>A tutto ciò aggiungasi che il Fondo monetario internazionale ha messo a disposizione altri 250 miliardi di Euro per cui il totale globale per tamponare, come la campana anti inquinamento nel Golfo del Messico, raggiunge la cifra astronomica di 750 miliardi.</p>
<p>A ciò aggiungasi il patto fra Gran Bretagna, Giappone e Canada di un ulteriore pacchetto di aiuti per sostenere le economie dell’Eurozona, però in modo autonomo dal sistema varato dai Ministri europei, 27, per l’esattezza.</p>
<p>Immediatamente le Borse sono tornate a volare all’insù, prima fra tutte per motivi di orario e geografico quella del Giappone.</p>
<p>Quello che preme rilevare è che il pacchetto europeo ha la stessa consistenza in positivo delle perdite accumulate dalle Borse europee nella passata settimana, dopo i gravissimi problemi della Grecia, dopo la definizione di Pigs (altri Stati, oltre la Grecia come Portogallo, Spagna e Irlanda)  e dopo la scellerata azione delle società di rating che hanno dato inizio al massacro borsistico dell’ultima settimana.</p>
<p>Che vuol dire questa comparazione? Che gli speculatori, cioè i proprietari delle società di rating (grosse compagnie di acquisti e vendite di titoli finanziari), sono molto più abili dei Governi europei che poco o nulla hanno fatto in comune nel concetto di un’ Europa a 27, ma che si sono fatti sorprendere da una speculazione ben organizzata e se le notizie sono vere è stata organizzata già ai primi di febbraio 2010.</p>
<p>La dimostrazione e la consistenza del pacchetto di aiuti e prestiti comunitari con l’aiuto del Fmi, fa ricordare il Piano Marshall per aiutare i Paesi europei a seconda Guerra mondiale finita. E l’Italia, grazie a dio, è stata non solo la prima ad intervenire, con lo stanziamento di 5,5 miliardi per la Grecia, ma è rimasta in prima linea, fino all’accordo conclusivo di questa lunga notte europea.</p>
<p>Troppo facile ora dire: l’ Europa ci poteva pensare prima, se fino all’ultimo la Germania preoccupata dei riscontri elettorali nella Regione Reno – Westfalia, ha bloccato ogni iniziativa, come pure il diniego della Gran Bretagna da sempre molto distaccata dalla zona Euro.</p>
<p>Il dato importante è che finalmente l’ Europa a 27 membri ha deciso di darsi una direzione economica e finanziaria comune per evitare in futuro altri patatrac e altri colpi di coda di una speculazione senza scrupoli.</p>
<p>Come spesso accade da una tragedia e una bufera nascono nuove situazioni e il governo unico europeo è una di queste ed è la benvenuta.</p>
<p>Giancarlo Colombo</p>
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