Lettera aperta ai liberali

Stefano de LucaPolitica

Carissimi amici liberali, mi dispiace, di non aver incoraggiato, subito dopo la mia rielezione a Segretario, il pur legittimo entusiasmo di chi, al mio fianco, aveva combattuto una battaglia impari e, sia pure con un margine modesto, l’aveva vinta, respingendo un assalto astioso, a tratti, persino intollerabile e senza precedenti.

Per chi come me, (credo sia l’unico vanto che possa attribuirmi, senza tema di smentita) è un liberale autentico, la responsabilità deve prevalere su qualsiasi altro sentimento. Ho quindi cercato di dominare una gioia, che non sarebbe stata giustificata, come la delusione, che pure indiscutibilmente ho provato.

Oggi, dopo una breve riflessione, sento il dovere di ringraziare di cuore coloro che, ancora una volta, hanno creduto in me e si sono impegnati a dimostrare che il PLI, al di sopra di tutto, tiene alla linea di orgogliosa difesa della propria autonomia ed alla intransigenza su quei principi, che si è dato, sin dal giorno della sua ricostituzione, ponendosi come presidio storico, culturale e morale del liberalismo italiano. So che devo moltissimo a questi amici e non posso deludere il loro entusiasmo, fondato sulla fede, civile e laica, nella libertà e nel partito che se ne fa interprete.

So bene che, anche tra coloro che si sono schierati nell’altro campo, ovviamente non tutti, vi sono liberali, altrettanto legati al Partito e alla sua storia identitaria, i quali intendono al pari scommettere sul suo futuro. E’ per rispetto nei loro confronti, che ho accettato l’elezione da parte del Congresso con “riserva”. Quello che avrebbe avuto l’apparenza di un inopportuno trionfalismo, sarebbe stato fori luogo.

So bene che chi ha tentato l’assalto alla conquista del Partito a tutti i costi, non ha tenuto conto del rischio che il risultato, prevedibile, avrebbe comportato, comunque, l’accusa di aver tentato l’esperimento della divisione dell’atomo, perché, in effetti, non più di questo in realtà siamo: un “Grande Partito”, ma non un Partito grande, anzi, più realisticamente, un partito piccolissimo.

Cos’altro potrebbe essere un soggetto come il nostro, in un contesto generale così diverso?

Sono molto rammaricato di aver dovuto prendere atto che alcuni vizi delle formazioni politiche della Seconda Repubblica hanno contagiato, mi auguro solo marginalmente, anche la nostra, nonostante una gloriosa tradizione di diversità. Spero che la estemporanea dichiarazione, sussurrata nei corridoi da alcuni, di voler abbandonare la Casa comune, come fece la minoranza dopo lo scorso Congresso, sia del tutto infondata. Tuttavia, per realismo, non posso escludere che chi ha fatto ricorso ad eccessi, che nulla hanno a che fare col nostro stile antico, probabilmente finirà col trarre la necessaria conclusione che il PLI non è la sua famiglia naturale. Mi rivolgo, invece, ai tantissimi, sicuramente la stragrande maggioranza di coloro che hanno fatto una scelta diversa, ma che hanno a cuore il futuro del nostro sodalizio, per chiedere la loro disinteressata collaborazione, senza per nulla confondere il ruolo della maggioranza con quello dell’opposizione. Sarebbe una sorta di “volemose bene” che non appartiene al nostro razionale positivismo. Ognuno dovrà fare la propria parte, con rispetto degli altri e dei ruoli stabiliti democraticamente dal’Assise Nazionale,ma principalmente preservando l’immagine di compattezza del Partito verso l’esterno.

Per digerire i troppi veleni degli ultimi mesi, ci vorrà senz’altro del tempo. Per quanto mi riguarda, condiziono lo scioglimento in senso positivo della riserva formulata dopo la proclamazione del risultato, alla restaurazione di un clima di civiltà e tolleranza, come si impone tra liberali; altrimenti equivarrebbe a cancellare la nostra pretesa diversità.

Abbiamo invece il dovere di renderci credibili per quel progetto di Costituente, che, pur con sottolineature diverse, ci ha visto concordi nel dibattito congressuale. L’occasione irripetibile di un significativo allargamento dell’area liberale, è a portata di mano, dopo tanti anni. Soltanto una nostra vocazione masochistica all’autodistruzione, in cui non credo, potrebbe farcela sfuggire. Prendiamoci qualche giorno di doverosa riflessione, prima di assumere le decisioni responsabili che incombono.

Per ora un grazie a tutti i liberali, quelli che mi hanno confermato la loro fiducia, ovviamente, ma anche chi ha liberamente dissentito: questa è la democrazia liberale. Non possiamo limitarci a riconoscere la supremazia della maggioranza, come è legittimo, ma pretendiamo da parte di quest’ultima, anche altrettanta responsabilità.