Le future alleanze, di Roberto Petrassi

Cari amici, le prossime elezioni regionali saranno fortemente politicizzate, quasi un referendum pro o contro Berlusconi, come è sempre più evidente dagli sviluppi della campagna elettorale.

Di certo il quadro delle alleanze per quanto riguarda il PLI non può prescindere da due considerazioni: la prima è che la nostra linea politica, uscita vincente dal congresso nazionale, è  antibipolare e, ancor di più, se possibile,  antibipartitica e quindi perfettamente in sintonia con quella dell’UDC, che peraltro per difendere questa linea,  ha rischiato l’estinzione alle ultime elezioni politiche.

La seconda è che l’unica alternativa possibile all’asse Berlusconi-Lega è una larga coalizione in grado di raccogliere, sotto la bandiera della lotta a questa destra cesarista e populista, tutte le forze democratiche del centro sinistra, i partiti di centro e quelli di tradizione liberale,  repubblicana e riformatrice.

Pertanto, nel quadro delle alleanze il PLI non può prescindere da queste due considerazioni, ne consegue che il nostro alleato privilegiato dovrebbe essere l’UDC soprattutto in quelle regioni dove sta chiudendo accordi con il PD, e  dove potrebbe prendere corpo una larga  alleanza democratica in grado di competere in futuro, anche a livello nazionale, per il governo del Paese.

Roma 30-12-2009

Roberto Petrassi, Segretario Regionale del PLI Lazio.

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61 Commenti per “Le future alleanze, di Roberto Petrassi”

  1. Io non biasimerei troppo le prospettive proposte da Petrassi circa le alleanze del PLI per le regionali. E’ ovvio e scontato che un liberale non potrà mai andare a braccetto con un socialista, ma è altrettanto ovvio che il PLI, ai tempi della Prima Repubblica come pure oggi, per avere rilevanza politica ha necessariamente avuto bisogno di allearsi con partiti più grandi.
    Ai tempi d’oro, se non sbaglio, il PLI aderiva al Pentapartito, in cui il primo elemento era la DC: non penso che qualcuno di noi possa ritenere che ci siano così tante affinità politiche fra Popolari e Liberali, eppure l’alleanza ci fu e risultò proficua. In virtù di ciò, perchè condannare a priori questa scelta politica? Certo, non possiamo aspettarci grandi risultati, ma è pur sempre un inizio.

  2. Tutti a votare con la cravatta rossa!
    Già che ci siamo, ai seggi recitiamo la Predica di Natale che Camillo Prampolini scrisse a fine ‘800 per propagandare il socialismo alle masse cattoliche!

    Inutile dire che sono perfettamente d’accordo con Stefano.

  3. Angelo Caniglia 31. dic, 2009 at 12:52

    lo avevo scritto, ma mi è stato negato con la scusa che la mail era errata. Comunque grazie!!!………………..

  4. Angelo Caniglia 31. dic, 2009 at 12:56

    ho mandato ieri l’altro anche un documento che non è ancora apparso, forse si è in ferie!sic

  5. Per quanto comprenda le perplessità ad accettare alleanze con forze popolari e socialdemocratiche, voglio sollecitare tutti a una riflessione… come possiamo cambiare il paese con i pochi spiccioli di voti che ha il partitolo liberale? La sopravvivenza dipende necessariamente dalla possibilità di partecipare alle decisioni perché, a mio avviso, la politica si estrinseca nell’azione non nella pura e semplice riflessione. Faccio un appello a tutti… i risultati, in politica come in qualsiasi altra attività sociale, hanno bisogno di due ingredienti e cioè il tempo e la coesione del gruppo. Anche se ognuno di noi ha, giustamente, la propria personalissima opinione dovremmo essere sempre in grado di fare un passo indietro e sostenere al massimo la dirigenza del partito perché è questo che rende forte un partito… la coesione e la fiducia.
    Buon anno a tutti! :)

  6. Spero che l’idea di allearsi con la sinistra alle Regionali sia solo di Petrassi e pochi altri, altrimenti il PLI perderebbe la faccia!
    Meglio non fare alleanze piuttosto, e concentrarsi su obiettivi liberali raggiungibili, vedi legalizzazione della prostituzione, abolizione delle Province e degli ordini professionali, energia nucleare sicura, detassazione delle pensioni minime e di anzianità, rispetto leggi eliminazione barriere architettoniche, diritti sociali e civili del cittadino,liberalizzazione delle droghe leggere, difesa della legge 180 sulla psichiatria, quest’ultima attaccata sia dal governo che dalla sinistra, è quindi necessaria una campagna informativa in tal senso.
    Spero inoltre che non si ripetano in altre occasioni le alleanze del PLI del Lazio.
    Per me l’antiBerlosconismo non ha più ragione di esistere alla luce degli ultimi eventi, e sicuramente non è un atteggiamento liberale, per me fa fede l’ultimo documento della Direzione Nazionale come linea politica da seguire in futuro.
    Quindi, no alle cravatte rosse.
    Saluti ed auguri.

  7. Mentre per il resto i contenuti della lettera aperta sono chiari e condivisibili, mi rimane oscura la logica con la quale si giustificherebbe un’alleanza privilegiata con l’Udc soprattutto in quelle regioni dove sta chiudendo accordi con il Pd. A rigore, lette le premesse, dovrebbe essere vero il contrario. Non che contino molto le mie difficoltà di comprendonio, ma presumendo di dar voce alle perplessità di molti, questo passaggio meriterebbe una spiegazione ben più argomentata. Il veltrusconismo nei fatti è ben lungi dall’essere concluso e il Pd in molte regioni italiane è il più conservatore fra quelli rappresentati in Parlamento. Infine, la possibilità di partecipare alle decisioni cerchiamo di trovarle con chi e dove non si scende ad accordi con chi vorrebbe ridurre la scelta elettorale a due soli partiti.
    Buon anno a tutti!

  8. stefano angeli 31. dic, 2009 at 16:49

    Credo che la posizione anti-bipolare del PLI sia al contempo difficile e giusta. Convengo che questa posizione ponga il PLI nelle condizioni di cercare alleanze con chi è fuori dai due poli, come al momento l’Udc, ma trovo contraddittorio poi affermare che questa convergenza vada cercata proprio dove l’Udc si schiera a sinistra, ovvero con uno dei due poli. Spero che invece si previlegino alleanze con l’Udc solo nelle regioni dove quel partito resti autonomo dai due poli. Non credo che sia nel DNA dei liberali di schierarsi a sinistra…da quella parte basta già Zanone (e avanza).

  9. Enzo Palumbo 31. dic, 2009 at 17:17

    Il riferimento di Al Liberal al bipartitismo mi induce a ri-postare parte di un mio precedente commento rispetto all’ultima deliberazione della Direzione Nazionale.
    A me sembra, una volta di più, che la causa dell’incattivirsi della lotta politica nella c.d. seconda repubblica vada fatta risalire all’improvvida legge elettorale varata frettolosamente nel 1993 (e poi peggiorata alla vigilia delle elezioni del 2006) che ha costretto gli italiani a schierarsi forzosamente in due capi contrapposti, ovvero ad estraniarsi dai luoghi della politica, come hanno fatto gli “apoti” e cioè quelli che si sono rifiutati di bere questo veleno, tra i quali buona parte dei liberali autentici.
    Resto quindi convinto che la madre di tutte le battaglie per uscire dall’attuale imbarbarimento della politica italiana passa per una nuova legge elettorale, che restituisca al Parlamento quella centralità che gli è stata sottratta nel momento in cui si è stoltamente ritenuto che fosse preferibile privilegiare la governabilità a scapito della rappresentatività.
    Abbiamo avuto, prima la politica botanica (la quercia, l’ulivo),poi quella da stadio (forza Italia), poi la politica zoofila (l’asinello, ora le Api).
    Man mano, una volta scomparse non solo le ideologie ma anche le idee, la politica si è andata sempre più personalizzando a cominciare dalla buffonata dei nomi dei leaders nei simboli di Partito), e, insieme alla personalizzazione, è inevitabilmente comparso il populismo (a cominciare dall’incostituzionale inserimento dei c.d. candidati-presidenti sul simbolo delle coalizioni), mentre si preannunzia vicina la nascita del figlio legittimo del populismo che è il plebiscitarismo.
    Contemporaneamente, abbiamo perso la rappresentatività (a cominciare dalla nomina dei parlamentari per decisione dei vertici di partito, senza alcun vaglio popolare, per finire con l’espulsione dal Parlamento di settori importanti del Paese), ed abbiamo indebolito il Parlamento (che non è più in grado di svolgere autonomamente il suo ruolo di legislatore e di controllore degli atti del Governo).
    E, alla fine della fiera,non abbiamo neppure avuto un briciolo di governabilità in più, né nelle scorse Legislature né in questa, se è vero che anche un Governo come quello attuale, con una maggioranza senza eguali nella storia repubblicana, deve ricorrere massicciamente alla decretazione d’urgenza ed al voto di fiducia per fare approvare le sue iniziative legislative.
    Questo è il quadero all’interno del quale va fatto il discorso sulle possibili alleanze del PLI, almeno per chi lo vorrebbe esistente, autonomo ed autorevole.
    Il PLI ha fatto al suo ultimo Congresso Nazionale la scelta dell’autonomia.
    Ma dobbiamo essere consapevoli che la premessa indispensabile dell’autonomia è la fine dell’attuale bipolarismo, senza di che l’autonomia, se perseguita realmente, si rivela alla lunga mortale, e se perseguita per finta, diventa inevitabilmente illusoria e virtuale.
    La scelta delle alleanze non può che essere conseguente a queste considerazioni, sulla base della prima regola della vita in genere, e della vita politica in specie: “primun vivere, deinde philosophari”
    Tutti coloro che sono favorevoli all’attuale bipolarismo (per intenderci,i sostenitori del berlusconismo non meno che quelli del veltronismo), perché vogliono ridurre la scelta degli italiani a due sole possibilità, sono potenziali avversari del PLI.
    Invece, tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono contrari all’attuale bipolarismo e si propongono di sostituirlo con un sistema che consenta il pluralismo delle opzioni politiche, ebbene tutti costoro sono potenziali alleati del PLI, ovviamente sulla condizione di programmi e candidature condivisibili.
    Se non si capisce questo, e si gira attorno al problema affrontando il discorso sui massimi sistemi e tralasciando quello sulla condizione essenziale per vivere politicamente, si continua a pestare l’acqua nel mortaio e non si fa un passo nella direzione dell’autonomia.
    E quindi, quando Roberto dice che bisogna cercare un collegamento con l’UdC, che è il più deciso avversario del bipolarismo, dice, a mio parere, una cosa saggia.
    Resta ovviamente da vedere se l’UdC sarà disponibile a fare un percorso con noi.
    Se no, dovremo cercare altre strade, senza distogliere però lo sguardo dalla meta, che è sempre quella di scardinare il bipolarismo in cui si è voluto forzosamente ingabbiare il sistema politico italiano.
    Ovviamente, con chi ci sta.
    In tal senso, ho salutato con favore l’elezione alla segreteria del PD di Bersani, di cui è evidente la linea di sganciamento dal veltronismo; se anche nel PdL ci fosse qualcuno (che ancora non vedo)disposto a prendere la stessa direzione, andrebbe preso anche lui in seria considerazione.

  10. Angelo Caniglia 31. dic, 2009 at 17:19

    La coerenza! Che brutta parola!!!!

    Cari amici,
    dopo tanto tempo mi è venuto il desiderio di dialogare con i miei amici vecchi e nuovi e di rammentare prima a me stesso e poi a tutti Voi, che i LIBERALI veri e non di facciata, affermano la propria ideologia sin dai tempi andati ed hanno, in senso liberale, offerto da sempre la soluzione ai problemi che di volta in volta si sono manifestati, quindi, in risposta a taluni post letti dico: sarebbe opportuno non ripetersi in cose scontate.
    Dobbiamo aggiustare il tiro su alcuni argomenti moderni e vitali per il nostro PAESE, dobbiamo confrontarci e continuare a divulgare il nostro credo, il nostro pensiero, questo si, certamente.
    Sono persuaso che un confronto franco, senza infingimenti, possa fare bene al PLI. Sarà proprio un esterno LIBERALEeBASTA aprire le danze se me ne sarà data la possibilità!!!!!!!!
    Mi son chiesto con chi era giusto confrontarmi, ed allora mi son messo a navigare nei meandri del sito e dopo aver dato attenta lettura di alcuni post recenti e più datati, mi sono accorto, che talvolta qualcuno scrive ma non palesa l’obiettivo, altri al contrario sono espliciti.
    Ho rilevato che esiste ed è forte una certa “lotta” interna al PLI. Gli attori, sempre gli stessi, fanno finta che nulla accade.
    Alcuni nuovi amici esprimono idee apprezzabili e condivisibili, altri scopiazzano le idee e le frasi, altri ancora esordiscono in affliggenti ragionamenti e dimostrano di non avere memoria storica. Qualcuno vorrebbe fare accordi politici con altri partiti, taluni accordi elettorali, altri ancora vorrebbero che il PLI affrontasse la campagna elettorale prossima con proprie liste, come qualcuno scrive “LIBERALIeBASTA”.
    Ho rilevato che i componenti della Direzione pur facendo parte tutti della stessa maggioranza che hanno vinto (?) il congresso ma hanno perso in immagine, litigano continuamente, sino a raccontarci di azzerare la Direzione stessa perché gli amici di cordata a qualcuno vanno stretti. Colui che ha scritto il predetto post, quasi immediatamente si è rimangiato, con un altro successivo ed immediato, ciò che aveva appena reso noto, forse non ha avuto il coraggio delle sue azioni o qualcuno gli ha assicurato qualche polpetta avvelenata.
    Alla faccia della coerenza e dell’avere le idee chiare. Essere coerenti non è da tutti e lo sappiamo ma non esserlo in uno spazio di tempo così breve è pazzesco. E’ proprio vero che la politica è tutto ed il contrario di tutto!! Però in un partito un po’ più di serietà sarebbe auspicabile, bisogna almeno avere il coraggio delle proprie azioni e di affermarle se ci si crede! Si o No?
    La linea politica votata dal congresso è stata più volte dimenticata, bistrattata e si è tentato di modificarla.
    In un partito i maggiori testimoni e portatori della linea politica, votata ad un congresso, sono in primis il segretario ed in secundis il suo vice?
    Sapete cosa sono andati a dire a Bari i nostri di cui innanzi a cinque giorni dalle ultime elezioni amministrative?
    Vi invito a visitare il sito della Puglia, “PLI puglia”, leggete ed ascoltate. Dopo tanto, capirete. Avrebbero fatto meglio a non presentarsi in Bari ed a sottoscrivere non solo con la presenza ma anche con la parola l’alleanza fatta da Carrieri. Rivedetevi gli interventi e rileggetevi la mozione finale congressuale che tutti gli attori di cui innanzi hanno votato, anche qui capirete quanto è stata mortificata la linea politica. Viva ancora la coerenza.
    Ha ragione Petrassi bisognerebbe “azzerare la direzione”, questo glorioso partito ha bisogno di cambiamenti radicali, uomini tenaci e più disponibili, gente giovane con le p……. Non ci vengano a raccontare che lo stesso Petrassi è in disaccordo con qualcuno perché non viene considerato come lo stesso vorrebbe, oppure perché vuole essere come “lu putrisinu (il prezzemolo) in ogni minestra”, credo seriamente che Lui abbia fatto una attenta analisi anche se dopo si è pentito!
    Avrà sicuramente ragionato e finalmente sarà giunto alla conclusione che abbiamo tutti letto. In sostanza il Petrassi vi fa sapere che i componenti della Direzione sono litigiosi, e forse si è anche chiesto che dovrebbe trarne le dovute conseguenze chi per oltre 15 anni di segreteria non è riuscito a far crescere il PLI in tutti i sensi!! Anche se in questo ultimo periodo si sta muovendo qualche fronda, ma in autunno come al solito cadrà!
    Sempre Petrassi si sarà chiesto e chiede a tutti voi quale futuro si prospetta nel e per il PLI!
    Cari amici, personalmente è da qualche tempo che ho maturato l’idea che il PLI per uscire dal pantano ha bisogno di percorrere una delle seguenti possibilità:

    La prima: seguire il suggerimento Petrassiano;

    La seconda: continuare la solfa di sempre.

    La terza: il PLI alle prossime amministrative dovrebbe presentarsi lì dove ha una vera forza, una salda presenza, la possibilità di raccogliere le firme e di formare una propria lista seria regionale senza aggiunzioni esterne inutili. Contestualmente pensare a rafforzare le proprie presenze nelle città anche dove non si presenta la lista. Solo dopo aver acquisito una propria forza promuovere la linea politica, il programma politico da poter sbandierare, allora sì e solo allora può scendere in campo con le proprie LEGIONI, presentando liste in tutte le regioni, province, comuni, Parlamento Nazionale ed Europeo.

    La quarta: siccome il PLI si sente l’erede principe dei liberali in Italia, dovrebbe prima effettuare una seria revisione interna, poi chiamare a coorte, in una grande assemblea, tutte le sigle liberali e proporre un patto FEDERATIVO, dove tutti, soprattutto quelli che ritengono di essere amovibili, dovranno spargersi la testa di cenere ed affrontare la questione solo per il bene LIBERALE.
    Ogni sigla dovrebbe proporre un nome per regione da formare un gruppo organizzativo e federativo. Lo stesso presieduto da un bravo ed esperto manager che funga da coordinatore.
    Un secondo gruppo politico, stesse condizioni del precedente, dovrà impegnarsi a stilare il programma LIBERALE ed anche qui individuare un coordinatore. Sia il primo che il secondo gruppo dovranno rispettare delle scadenze prefissate, dopo, e solo dopo, aver portato a compimento il lavoro a loro affidato, si potrà procedere alla individuazione di un ulteriore gruppo che dovrà traghettare tutte le sigle ad un Congresso RIFONDATIVO LIBERALE.
    Qualcuno, miei cari, si sta illudendo che con l’ausilio, il supporto, di qualche new-entry le cose possano migliorare e cambiare. E’ una pura illusione.
    Si fa presente che il numero degli iscritti, quelli veri, ma veri, non quelli che servono per i congressi truccati, 5 anni fa era diciamo 100, oggi è sempre 100! Molti si sono allontanati per scelta, altri hanno tolto il disturbo perché non vi era una proposta di programma seria su cui dibattere, altri ancora si sono allontanati non credendo nel manager.
    Per chi non lo sapesse, in un recentissimo passato, qualche amico si era donato al partito anima e corpo, era onnipresente, sempre pronto a rimboccarsi le maniche, a sostituirsi ai tanti assenti e menefreghisti, ai furboni di turno, ai pantofolai, a rappresentare le idee che gli venivano suggerite dal capo, ha fatto persino da ruffiano per il bene del partito.
    Ha fatto proselitismo, ha cucito strappi provocati da altri, ha speso tanto tempo e tanti soldi, si è speso per il partito. Mai un GRAZIE!!! Anzi.!!!
    Non amava essere preso per il c……, non ha più accettato le furberie, era diventato ingombrante, bisognava farlo fuori! Come lui tanti altri!
    Per le ragioni espresse si è sempre in tanti “pochi”.
    Vi chiedo scusa per essermi dilungato ma conoscere è anche sapienza.
    A tutti, proprio tutti, auguro di cuore tanta felicità, un favoloso fine anno ed un ricco 2010,

    Brindisi,lì 28.12.2009
    Angelo Caniglia

    Se si cambia la linea politica votata al congresso si deve andare ad un congresso straordinario.

  11. Il solo futuro possibile per il PLI passa attraverso una secca sconfitta della sinistra. Questo a livello di rappresentabilità partitica.
    A livello più marcatamente politico invece, è a mio avviso necessario battersi per affermare i punti d’impegno liberale che ho citato.
    Il documento della Direzione Nazionale è ottimo,ed è un passo avanti, ma molta parte del PLI è di fatto organica alla sinistra.
    Il terzo polo?
    Un infingimento politico, assieme alla supposta e mai realizzata autonomia del PLI, ma fortunatamente qualcosa stà cambiando, ma perchè cambi veramente, la sinistra dovrebbe perdere la capacità di calamitare tanta parte dei liberali, e questo è possibile solo con una sua secca sconfitta.
    Dopo, e solo dopo, potremmo e dovremmo essere veramente autonomi dai due poli politici, cosa che adesso non siamo, perchè di fatto, anche se non in teoria,
    componente organizzata del PD, salvo la parentesi rappresentata dall’ultimo documento della DN che io condivido in pieno.
    Saluti.
    Luigi Gani.

  12. Agazio Furina 31. dic, 2009 at 18:52

    Condivido pienamente l’opinione del Segretario Regionale Roberto Petrassi. Il PLI in questo difficile momento deve fare uno sforzo di collaborazione anche con forze politiche non specificatamente Liberali, questo per poter agire e non sparire del tutto dalla scena politica Italiana. Forse qualcuno non si rende conto della situazione reale in cui siamo nostro malgrado finiti sia noi Liberali che altri Piccoli partiti, oramai ridotti al solo pensiero e testimonianza muta.
    Pertanto chiedo fortemente agli amici Liberali e Laici di togliersi la “puzzetta da sotto il naso” e lavorare in collaborazione per ampie intese politiche che ci riportino visibilità istituzionale.
    Colgo l’occasione per augurare a voi tutti un Felice e Proficuo Anno 2010!

  13. GALGANO PALAFERRI 31. dic, 2009 at 22:10

    Beh, pensare che la soluzione ai ns.problemi di visibilità possa passare da alleanze con partiti che ben poco anno di liberale come l’udc o i post-comunisti mi fa sorridere, se nn ci fosse da piamgere. certo che anche nel centro-destra la situazione nn è certo più ionvogliante, oscillando esso, tra cesarismo e populismo. dunque, come da ultimo congresso, andiamo da soli ovunque possibile, come stiamo cercando, faticosamente tra mille difficoltà, di fare noi in piemonte. l’elettorato liberale, mai di sinistra, nn approverebbe e nmn ci seguirebbe in alleanze con la sinistra. mettiamocelo in testa una volta per tutte! già il liberalismo è antitetico con il socialismo, figuriamoci con dei post-comunisti, ancora cpomunisti, alleati con partiti giustizialisti e della siniatra radicale. caro roberto, mi sa che questa volta tu abbia toppato. la coeranza, le idee, la nostra storia non ha prezzo e nn può essere bartattata per nessun motivo. credimi, con immutata amicizia e stima!
    PER LA LIBERTA’, SEMPRE E COMUNQUE, CONTRO TUTTI E TUTTO.

  14. Gaetano Rossi 01. gen, 2010 at 12:54

    Le cosiddette ‘larghe alleanze’ non credo possano servire alla nostra causa. Potrebbero, in effetti, servire a sconfiggere Berlusconi, ma danneggerebbero e indebolirebero gravemente sia il nostro messaggio che la nostra immagine.
    Non ci verrà un solo voto, nè una sola adesione per il nostro ‘antiberlusconismo’: ci sono già partiti fatti apposta per questo (IdV): che ci pensino loro!
    Noi dobbiamo, molto egoisticamente, pensare al nostro interesse (politico) che, a mio modo di vedere, passa necessariamente per un alleanza preferenziale con l’UDC, e nel caso di alleanze più eterogenee, in quelle regioni ove questo fosse necessario, appoggiare il candidato MIGLIORE.

  15. GALGANO PALAFERRI 01. gen, 2010 at 13:40

    Direi il candidato più vicino alle idee Liberali, possibilmente andando da soli, con un ns.candidato, come stiamo facendo in Piemonte, terra di gloriose tradizioni, per noi liberali. E, ovviamnte, escludendo a priori quei candidati che imbarchino nella loro alleanza, forze giustizialiste, post e comuniste, di sinistra radicale e comunque di ispirazione antidemocratica e illiberale. Credo sia abbastanza semplice condividere ciò: o si è Liberali nei metodi, o non lo si è. Da lì la ns. scelta diventa semplice semplce!

  16. Eugenio Barca 01. gen, 2010 at 16:21

    Le strategie politiche portate avanti da Roberto Petrassi sono perfettamente in linea con le indicazioni date dall’ultimo congresso nazionale ottobre 2009, cioè modellarsi e allearsi secondo le varie opportunità.Non ci scandalizziamo, e ricordo le varie giunte rosso verdi bianche degli anni ottanta e novanta.Oggi più che mai dobbiamo raggiungere obiettivi importanti la filosofia non porta da nessuna parte.

  17. stefano angeli 01. gen, 2010 at 18:19

    Sono daccordo con Gaetano Rossi, come ho già avuto modo di dire, perchè ritengo che il partito liberale se da un lato non deve allinearsi al berlusconismo acritico deve però evitare in egual misura l’antiberlusconismo, che in quanto ad acriticità non è secondo al primo. L’importante non è solo andare in qualche modo alle elezioni, ma è importante conquistare i voti dei cittadini, ancor più importante è costruirsi uno spazio politico. Secondo me il PLI può trovare uno spazio, e dare un punto di riferimento, a un’area tra il centro cattolico casiniano e la destra berlusconiana, un’area di persone che, pur non avendo attrattiva per una sinistra ancora troppo conservatrice(che oltre tutto non è mai stata allo sbando come oggi), non si riconosce nel pensiero unico del partito-non partito Pdl. Qui c’è lo spazio per i voti del PLI, non certo nel bulirone della sinistra antiberlusconiana dove un Di Pietro qualunque sa fare populismo e demagogia quasi meglio del suo acerrimo avversario, certamente meglio di noi che il populismo lo detestiamo. Il Paese ha bisogno di liberalismo, ora più che mai, e nè Bersani, nè Berlusconi rispondono più (se mai l’hanno fatto)a questa esigenza. Capisco che un piccolo partito abbia necessità vitale di trovare alleanze, anche variabili, ma cerchiamo di dare risposte adeguate ed originali a quello che è il nostro potenziale elettorato…senza timore di distinguersi. Il mio modesto suggerimento è che invece di giocare tutti a fare il segretario del partito, ce n’è già uno che per me va benissimo, cominciamo invece a pensare come ognuno di noi può dare radicamento e visibilità al PLI nel suo territorio, in modo (mi ripeto) originale ed indipendente, e forse troveremo più gente che ci segue di quel che non immaginiamo.

  18. Onore a Petrassi, che ha avuto il coraggio di dire chiaramente quali sono le idee del “deluchismo”…

    Dopo essersi autointestati l’eredità del VERO PLI, dopo aver spaccato l’atomo (liberale), dopo l’indegno spettacolo dell’ultimo Congresso, dove la caciara l’ha fatta da padrona, adesso si vuol ridurre anke il PLI a mero cespuglietto dell’anti-berlusconismo.

    Se, cm Petrassi stesso, il PLI rifugge la logica dei blocchi, nn dovrebbe seguire l’UdC qdo si allea a sinistra, bensì stare con Casini e i suoi in quelle regioni dove andranno da soli (ad esempio cm sembra succederà in Veneto, dove uno dei pochi VERI liberali ancora in giro è stato vergognosamente disarcionato).

    Sennò abbiate il coraggio di riandare a Congresso…e senza fare le pulci solo alle tessere degli altri…

    E adesso censurami Augusto…

  19. @Zule Official Le polemiche non servono a molto: se non vuoi vedere i tuoi commenti pubblicati non scriverli. Posso farti una domanda? Ma tu non sei iscritto al PDL? E come membro del PDL non sei stato candidato alla carica di Consigliere Comunale qualche mese fa? Se non ti va di rispondermi non è, ovviamente, nulla di grave.

    @Per tutti: voglio ricordare che per non vedere i propri commenti cancellati è necessario inserire il proprio nome e cognome e una email valida. Grazie.

  20. robertopetrassi 02. gen, 2010 at 09:22

    Cari amici prima di tutto buon anno, personalmente ho trovato importante che il mio documento abbia suscitato interesse come leggo dai numerosi e qualificati commenti.Per un piccolo partito il dibattito sui temi è di vitale importanza, per cui non mi dispiaccio di battute e giudizi troppo sommari e radicali, che comunque rispetto, anzi sono certo che aiutano a far crescere una coscienza politica.Vorrei però sgombrare il campo da alcuni equivoci .Primo non c’è alcuna corsa alla segreteria del partito, che è saldamente nelle mani sagge e responsabili di chi come Stefano è stato e, continua ad essere elemento di garanzia della storia e dei valori del liberalismo italiano Peraltro la Segreteria si gioca al Congresso e non è il frutto di analisi politiche.Secondo ho espresso il mio giudizio negativo sull’attuale Direzione Nazionale perchè concepita in quel momento congressuale che ha, per i suoi troppi veleni e per la scarsa lungimiranza di alcuni uomini storici del partito,un peccato originario quello di non aver saputo coniugare rinnovamento e professionalità politica.Infine sul tema delle alleanze,concordo con chi consiglia di andare con l’udc in quelle regioni dove si presenterà da sola Veneto ,Toscana ed Emilia e Romagna , il tema è cosa fare nelle altre regioni. In questa fase storica del Paese , venuto meno il Veltronismo bipolare/bipartitico chi ancora difende strenuamente il duopolio illiberale e antidemocratico è solo il PDL.Bersani infatti, ha rinunciato all’illiberale asse Berlusconi-Veltroni per restringere il campo della politica al duopolioPD-PDL, e propio per questo l’UDC, al momento la bandiera antibipolare della politica italiana e premiata alle poltiche dagli elettori moderati,si è convinta che la madre di tutte le battaglie al duopolio PD-PDL passa attraverso un ridimensionamento dell’asse Bossi -Berlusconi alle prossime regionali,questo è piaccia o non piaccia.Ora il tema è se il PLI , che certo da solo non è in grado di muovere la politica italiana,oltre alla doverosa difesa dei valori liberali, avverte la necessità di combatterte contro un modello politico-elettorale che ha ingessato il Paese. Non si trattta come è evidente di andare a votare con la cravatta rossa , ma di ricercare ,e questo si è un dovere irrinunciabile della politica etica e quindi liberale,la via possibile per una vera stagione di riforme, irraggiungibile senza una scomposizione dell’attuale bipolarismo

  21. Stefano Bonfanti 02. gen, 2010 at 09:29

    Chiedo scusa con la redazione, nel mio primo commento non sapevo che servisse il cognome.

    Puntualizzo solo che non si tratta di puzza sotto il naso: allearsi con chi porta avanti ideologie antitetiche (e mi soffermerei su quest’ultimo giudizio) mi sembra vanificare il senso dell’appuntamento elettorale.

    Votare il diavolo e l’acquasanta giusto per eliminare un terzo incomodo (Berlusconi)? Non capisco il senso di questa gara eliminatoria: far fuori un avversario e convivere con l’altro.

    Quindi, se il PLI si preoccupa dei suoi “numeri”, farebbe bene a non allontanare chi (come me) gli è ideologicamente vicino.
    E se si allea con gli avversari ideologici, lede appunto questa vicinanza.

    Il tutto considerando che Berlusconi, per quanto longevo, non è eterno: è un’anomalia italiana che resterà senza eredità, mentre la mentalità post-comunista è fin troppo radicata nel tessuto sociale.
    A quando un’inversione di tendenza?

  22. stefano angeli 02. gen, 2010 at 12:17

    L’analisi politica di Petrassi non è del tutto errata, ma sono le conclusioni che a mio avviso sono sbagliate. A mio avviso, come ho già detto, ci sono molti più elettori liberali nell’area politica tra destra e Udc che non sul versante sinistro. Se il PLI vuole calamitare questi elettori non può allontanarsi da essi. Ridimensionare il PDL è giusto, ma lo si fa andando ad occupare spazio nel suo di campo, o ai confini di esso, non intruppandosi nel sovraffollato campo avverso, dove forse si può ottenere il risultato opposto, ovvero di regalare ancopra una volta elettori liberali a Berlusconi.

  23. Stefano Betti 02. gen, 2010 at 15:51

    Cari amici, al ritorno dalle piccole e misere ferie di quest’anno,mi sono dedicato a leggere l’articolo di Roberto Petrassi che condivido pienamente ed i successivi. Lo spirito con il quale vedo però sempre affrontare le cose è quello di rivolgere l’attenzione alla destra o alla sinistra ai socialisti o demoscristiani e cosi via. L’errore di fondo secondo me è proprio questo. Infatti per poter cambiare questa situazione politica Italiana non dobbiamo ancorarci a vecchie ideologie politiche e partitiche ma dobbiamo sviluppare un senso critico di coesione e di unione tra tutti quelli che, prescindendo dal loro “vecchio colore politico” siano tutti d’accordo di “fare” e di “cambiare”. Non è con il riflesso antico di un posizionamento in quello o in quell’altro schieramento che possiamo effettuare un cambiamento. Havel ex presidente della Cecoslovacchia aveva creato una associalzione denominata “forum Civico”, associazione di benpensanti, associazione di persone unite non da un colore ppolitico ma dalla voglia di condividere progetti, dalla voglia del fare. E’ per questo che la sua iniziativa ebbe a suscitare grande successo; e poi da dissidente incatenato divenne per due mandati presidente, accolto con interesse anche alla casa bianca dove “lui abituato a mangiare solo una volta al giorno si ebbe ad “ingozzare” suo malgrado di pranzi lussuosi ai quali non era abituato. Solo mettendo da parte rancori, colori, egocentrismi e quant’altro ma unendo la voglia del fare potremo costituire un nuovo gruppo che capovolga l’attuale situazione economica e politica Italiana, ovviamente nel segno anche del liberalimo ma soprattutto nel segno della condivisione globale con i soggetti che vogliono veramente progredire.
    Un abbraccio a tutti

  24. E se l’UDC si alleasse con il PDL, il PLI cosa farebbe?
    Saluti.

  25. stefano de luca 02. gen, 2010 at 20:49

    Ogni dibattito, in un Paese, comne il nostro, che ha ripudiato la dialettica politica, è di per sè utile. Tuttavia, come credo di aver rilevato in altre occasioni, questa infinita disputa sulle alleanze, non è altro che il frutto avvelenato di quel bipolarismo all’amatriciana, che diciamo di voler combattere. Una realtà politica come la nostra, ha la necessità vitale di una voce liberale autentica, che smentisca tutti i falsi liberali di comodo, che attraversano l’intero orizzonte dei partiti politici rappresentati in Parlamento, spesso meramente populisti, quindi veri nemici della democrazia liberale.
    Il silenzio mediatico al quale siamo condannati ci relega a percentuali da prefisso telefonico e guai se non ne fossimo consapevoli. Il primo problema è quello di avere, nelle singole realtà territoriali, una consistenza tale da poter essere presenti ed appetibili per delle coalizioni. Non spetta a noi di scegliere gli alleati, perchè correremmo il rischio persino di essere rifiutati, soprattutto se, come è possibile in alcuni casi, dovessimo apparire concorrenziali. Per esempio, in un’area in cui il PDL ha preso i voti dei ceti medi, deludendoli, il timore che una lista liberale alleata possa rappresentare il veicolo per esprimere il dissenzo di tali settori, potrebbe indurre, come è gia successo in passato, a non volere il PLI nella coalizione. Ritengo pertanto che, senza schematismi, che non si addicono alla nostra metodologia, dovremmo ribaltare il modo di affrontare il problema. Tutto sarebbe più semplice se, anzichè discettare inutilmente se per i liberali sia meno peggio dialogare con i peronisti-putinisti del PDL o con i forcaioli dell’IDV o con altri più o meno lontani delle nostre idee, pragmaticamente scegliessimo di attendere che, per il solo fatto di essere stati in grado di dimostrare di essere presenti sul territorio, i rappresentanti delle altre coalizioni ci invitassero a farne parte. Potremmo quindi, laicamente senza pregiudiziali ideologiche, o peggio, di carattere istintivo, valutare le alternative in campo. Saremmo tanto più credibili nel rifiutare una alleanza, quanto più, in tal caso, fossimo in grado di presentarci da soli, come stanno cercando di fare i nostri amici del Piemonte. Qualunque altra discussione in materia di alleanze o è frutto di velleitarismo, non voglio pensare all’opportunismo, o risente dello schematismo bipolare delle tifoserie contrapposte. I liberali decidono con la testa, talvolta col cuore, mai con lo stomaco. Ringrazio Roberto per aver aperto questa discussione ed anche tutti gli altri per aver in buona fede espresso il proprio pensiero, sempre legittimo, ma mi augurerei che tutti riconoscessimo che in buona parte la polemica sulle alleanze è frutto di un pregiudizio. Emergono così l’anticlericalismo, come l’anticomunismo, o il rifiuto del plebiscitarismo e del giustizialismo. Tutti sentimenti che giustamente albergano nel cuore dei liberali, ma se vogliamo sospingere, per quanto possiamo con le nostre forze, l’Italia fuori dal recinto asfittico della perversa logica bipolare, deve prevalere la tolloranza, la voglia di confrontarsi, il riconoscimento che il commino della rivalutazione identitaria passa dalla legittimazione democratica di tutte le opinioni politiche, anche quelle più diverse dalla nostra. Dobbiamo tornare a ragionare come i grandi liberali che nel 1943 a Bari ricostituirono il Partito Liberale e, di fronte alla necassità di sconfiggere la dittatura, aderirono al Governo del FLN, senza domandarsi se per i loro valori fosse compatibile l’alleanza con i comunisti di Togliatti e Longo, salvo dopo, tornati alla normalità, contribuire alla estromissione del PCI dalla maggioranza. Non vorei essere frainteso, non credo che vi sia una analoga emergenza, ma ho voluto soltanto richiamare un esempio di pragmatismo liberale, scevro da pregiodizi ideologici ed improntato esclusivamente alla realtà del momento ed al bene del Paese. Temo di averla fatta troppo lunga, ma forse era necessario spiegare perchè personalmente non mi appassiono al tema delle alleanze. Concludo con una damanda alla quale personalmente non ho una risposta certa. In Sicilia dobbiamo plaudire alla rottura dell’equivoco politico- affaristico del PDL e condividere la scelta di costituire una maggioranza con l’apporto determinante del PD, o sostenere le ragioni dei cosiddetti lealisti, che accusano il Presidente Lombardo ed i ribelli di Fini e Miccichè di tradimento e di apostasia politica? Ripeto non ho una risposta, anche per le implicazioni di carattere costituzionale, imposte dal vincolo di lealtà alla maggioranza che si era espressa con le elezioni. Mi auguro che questa domanda non serva a far piovere una serie di prese di posizione a favore di una tesi o dell’altra, che peraltro, non avendo rappresentanza in seno all’Assemblea Regionale Siciliana, sarebbe ininfluente, ma semplicemente per tentare di dimostrare che nelle situazioni complesse bisogna far prevalere il pragmatico buon senso, rifiutando ogni pregiudiziale ideologica.
    Ancora buon anno e buon lavoro.

  26. Eugenio Barca 03. gen, 2010 at 00:02

    Grazie Segretario per questa bella e articolata riflessione politica.Hai ragione non servono le polemiche bisogna solo lavorare.Grazie.

  27. Stefano Bonfanti 03. gen, 2010 at 09:58

    Buongiorno,

    chiedo scusa se mi permetto di insistere, ma non banalizzerei il rifiuto di un’alleanza col PD come semplice “filosofia” o sterile ideologia in contrapposizione ad un pragmatismo che invece la vede come scelta ammissibile.
    Anzi, è proprio in nome del pragmatismo che svolgo i miei ragionamenti.
    Abbiamo una coalizione al governo che ha promesso liberalismo ma ha mantenuto solo peronismo, plebiscitarismo e clericalismo, d’accordo.

    Ma all’opposizione abbiamo chi neppure ha promesso una virgola di liberalismo: promesse di sussidi, focus sui finanziamenti pubblici, ossessione delle “tutele” al mercato del lavoro, senza contare di quanto rapidamente Padoa Schioppa avesse messo le mani nelle tasche degli italiani appena insediatosi al Governo.
    E allora, pragmatismo è forse cercare di estromettere i primi appoggiando i secondi, “così almeno siamo nella maggioranza e possiamo farsi sentire”?
    Avremo veramente peso in questa maggioranza? Potremo veramente arginare le tendenze stataliste e filosindacali degli stessi che abbiamo contribuito a far arrivare alle leve del potere?

    Cerchiamo di essere *davvero* pragmatici e rendiamoci conto che contribuiremmo in tal modo a far trionfare dei soggetti politici abitualmente orientati a scelte antitetiche al liberalismo.
    Un PLI “puro” per me sarebbe almeno un modo per definire la mia identità di elettore, numeri o non numeri.
    Non mi identificherei invece in un PLI che – per esigenze puramente elettorali – darebbe il mio voto a chi opererà *contro* il mio interesse.

    A tal punto tanto varrebbe astenersi.

  28. Enzo Lombardo 03. gen, 2010 at 11:38

    Buon anno a tutti (ne abbiamo proprio un gran bisogno).
    Il dibattito sulle alleanze si trascina ormai da mesi, eppure la questione dovrebbe essere chiara ai più, visto che è scritta e chiarita, in modo a mio avviso eccellente, nella mozione “Democrazia Liberale” che ha vinto l’ultimo congresso del PLI ancor meno di un anno fa. Eppure si continua a dibattere con una logica del tipo “o di qua, o di la”….scusate ma allora che cavolo abbiamo votato a febbraio scorso?
    Noi ci siamo dichiarati autonomi rispetto ad un metodo ed un sistema politico (quello maggioritario, bipartitico e comunque bipolare) che non rappresenta la nostra storia, il nostro sentire, la nostra visione del futuro per questo paese. L’esito delle Europee ci ha dato ragione ed ha fatto anche un’altra cosa….ha spostato il PD su una posizione diversa rispetto al bipartitismo sfegatato di Veltroni-Franceschini che era un “simul stabunt, simul cadent” con il dirimpettaio di Arcore. Bersani ha detto chiaramente che è ora di finirla con le grandi ammucchiate dentro contenitori dove non si capisce più chi è chi. Questo può andar bene ove, come in larghi strati del PDL e dell’IDV, non ci sono posizioni politiche e storiche ben definite, ma ci sono posizioni leaderistiche e fortemente verticistiche che rendono la base ciò che il leader decide che serva al mattino dopo aver letto i giornali. Il PD ha preso atto che questa strada falsa del bipartitismo stava portando la sinistra italiana al massacro. Bersani ha detto chiaramente che il PD sarà un moderno partito social-democratico ancorato a sinistra. Evviva! Finalmente qualcuno che torna alla idee. E che dice chiaramente cosa vuole essere. Peraltro questa mossa ha svincolato Rutelli che è andato verso un centro ancora più antagonista (e quindi a noi ancora più vicino) rispetto al sistema bipolare/bipartitico. Riassumendo a sinistra ed al centro vedo un ritorno a posizioni più fluide e più centrate sulle idee. Nel PDL attuale, a parte Fini, vedo il più totale e becero rifiuto del pluralismo, del proporzionalismo, del ritorno alle idee, del rispetto delle regole del gioco.
    Fatta questa piccola disamina una forza che si è definita autonoma contro le regole di un sistema che la vede morente e destinata all’oblio, con chi dovrebbe allearsi? Con quelli che scrivono le regole dell’oblio o con quelli che cercano, magari in modi diversi, di smarcarsi o combatterlo? E’ così complessa la risposta? Ed in ogni caso essa non verrebbe a cadere tra il confine di “destra” o il confine di “sinistra”, besì semplicemente sul confine tra “chi mi vuole morto” e chi “vorrebbe combattermi ma da vivo”
    E’ ovvio che su ognuno dei potenziali “compagni di strada” c’è da ridire, ma d’altra parte se non avessimo da ridire allora saremmo iscritti ed elettori di quel partito ed invece non lo siamo…..quindi…….
    Peraltro, e concludo scusandomi per la prolissità, stiamo sempre a discutere di alleanze in astratto come se la cosa dipendesse solo da noi. Che si facciamo dei discorsi concreti con altre forze e su quelli discuteremo. Personalmente credo che se una Direzione Nazionale, che mi rappresenta avendola io votata e sostenuta in Consiglio Nazionale, esiste debba pur fare il suo lavoro nel mondo “concreto” portando al partito fatti e circostanze su cui discutere. Discutere “a priori” di alleanze mi pare esercizio nobile ma destinato soltanto ad esasperare gli animi considerato che poi può succedere che gli altri non ci vogliano per “compagni di processione”. Ha ragione il Segretario quando dice che dobbiamo prima guardare in casa nostra rafforzandoci sul territorio e divenendo visibili per l’elettorato e le altre forze politiche. Prima rafforziamoci dentro e poi guardiamo fuori; questo mi sembra il metodo più logico per affrontare un percorso come il nostro che non può portare i suoi frutti, stanti le variabili ed fattori in gioco, se non nel medio-lungo termine. Nel frattempo, ovviamente, cerchiamo di correre dove possiamo e portare eletti in più civici consessi possibile, possibilmente con chi non ci vuole morti (e non importa il nome). Vorrei chiudere con una domanda, magari provocatoria, ma qualcuno di voi mi vuole spiegare chi sarebbe questo “elettore del PLI”?
    Un grande saluto ed un rinnovato augurio di buon anno e buon lavoro a tutti

  29. stefano betti 03. gen, 2010 at 12:05

    Cari amici, ho letto i nuovi commenti in particolare quello del nostro segretario. Mi stupisco del fatto che sulla base di un dialogo così importante pochissimi membri della direzione siano intervenuti. Sarebbe invece molto importante ciò in quanto il problema è di sopravvivenza del partito, è di crescita del partito, di scelte futuristiche che devono trasformare i numeri , come dice il segretario “da prefisso telefonico” in numeri importanti che consentano una giusta visibilità al fine di far conoscere chi sia veramente portatore di principi liberali. Come avevo sottolineato nell’altro mio appunto non è importante il colore dello schieramento da scegliere nelle alleanze ma sono importanti i progetti, le persone, la capacità di sintesi, il fare concreto.Voglio fare un esempio che spiega bene il mio pensiero “quante firme si stanno raccogliendo ?”. Questi sono i concetti da sviluppare, è inutile parlare se poi di seguito non si fanno le cose. Certo che su un tessuto così logoro, dove i nostri politici hanno così male lavorato e tessuto trame solo orientate al loro interesse e non a quello della gente sia difficile lavorare. A questo proposito è allora necessario rinforzare i ranghi del partito con nuove leve che rappresenteranno il futuro di questo paese fornendo nuova linfa, nuove idee. Persone “sane” tecnicamente valide e dotate di quello “sprint” necessario ad ottenere risultati. Qualsiasi alleanza con i partiti attuali, se pur indispensabile per raggiungere un obiettivo di visibilità, non riuscirà mai a portare un reale cambiamento in quanto troppo condizionante basato sul “dare” ed “avere”. L’isolamento d’altra parte non consente la visibilità ed attualmente a parte tutte le chiacchere che si fanno su una o l’altra alleanza l’unica che può fornire immediati riscontri in quanto vuole uscire dal bipartitismo è quella di cui ha parlato l’amico Petrassi. E’ chiaro che un laico è diverso da un cattolico ma non dobbiamo pensare a ciò, dobbiamo solo unirsi, unirsi ed unirsi ancora perchè solo l’unione da la forza per il cambiamento. Sono abituato a lavorare in grandi aziende ove si fanno progetti, ma se questi progetti poi non si realizzano le aziende calano i fatturati, licenziano persone e poi chiudono. In politica è uguale, dobbiamo richiedere agli iscritti il massimo impegno nell’attuazione del progetto politico specialmente in questo periodo elettorale, monitorare ogni settimana la raccolta firme e l’avanzamento orgabìnizzativo delle campagne elettorali. Quanti verificano efficaciemente questi obiettivi? Se tante persone sono coscienti di questa necessità allora bene ma se il monitoraggio dell’avanzamento non è effettuato allora il risulrato appare dubbio. Voglio concludere per non tediarVi dicendo che noi dobbiamo essere non solo efficienti (ad esempio il giocatore che gioca bene a pallone) ma soprattutto efficaci (fare goal) e per questo dobbiamo avere potere di sintesi nell’operatività e nelle scelte.
    Un caro saluto

  30. ZulieOfficial 03. gen, 2010 at 17:25

    @ Augusto: nn si tratta di far polemica, si tratta che ogni tanto hai/avete il vizio di censurare nn quello ke nn è educato e civile, ma quello ke nn vi piace…

    Sulla tua domanda: confermo ke sono stato candidato alle Comunali x il PdL, ma nn sono iscritto al partito. Ero un iscritto di FI, la tessera del nuovo soggetto nn l’ho fatta (nè qualcuno me l’ha regalata x Natale…eh eh).

    Stavo facendo anch’io le mie valutazioni, fedele allo spirito x cui è giusto cambiare partito x le proprie idee, e nn viceversa…

    Se Galan avesse levato l’ancora sarei stato al suo fianco…

    Adesso vedremo…

    Al momento cmq, e con tutto il rispetto possibile, preferisco Fini a De Luca…anke se Guzzanti è una forte attrattiva…

    Spero di aver soddisfatto la tua curiosità.

    Cordialmente.

  31. claudio gentile 03. gen, 2010 at 21:03

    Caro Roberto , la reciproca stima non mi impedisce di notare nel tuo scritto una palese contraddizione. Se nostro alleato naturale e’l UDC perche’persegue una politica antibipolare e antibipartitica del tutto simile alla nostra per quele benedetto motivo dovremmo allearci con l UDC nelle regioni in cui la medesima stringe accordi con il PD? Sarebbe un adesione a quel bipolarismo che deprechiamo.
    RiteNgo con la condizione che dobbiamo porre a noi stessi prima che all Udc e’che questa alleanza si fa se L UDC non si allea ne’col pdl ne’col pd. Altrimenti andiamo da soli che deve essere la conditio sine qua non ovunque sia possibile. In Toscana ci stiamo seriamente lavorando. Cludio GENTILE CONSIGLIERE NAZIONALE DEL PLI

  32. Stefano Angeli 03. gen, 2010 at 21:27

    Sono d’accordo, e già lo avevo detto in uno degli interventi qui sopra, col segretario De Luca quando dice che più che preoccuparsi delle alleanze al momento è bene rimboccarsi le maniche e cercare di radicarsi quanto più possibile sul territorio dando corpo e visibilità al partito. Ho però espresso quella che mi pare una osservazione ovvia, bene allenaze con l’Udc e con chiunque ci stia al di fuori dei due schieramenti principali…ma attenzione appunto ad alleanze con questi schieramenti principali, PD e PDL (per me allo stesso livello) perchè questi alleati non danno nulla e tendono solo a fagocitarti. Inoltre credo che i nostri potenziali elettori siano per lo più in un’area di centro moderato che non ama troppo Berlusconi, o come me rifiuta un partito illiberale come il Pdl, ma che egualmente (se non di più) non gradisce spostamenti a sinistra. Se volgiamo riprenderci i voti liberali indebitamente in mano a Berlusconi non possiamo che stare in questo campo moderato, perchè nel campo avverso (piuttosto allo sbando al momento) c’è troppo affollamento e la maggior parte dei nostri potenziali elettori non ci seguirebbe. Detto questo comprendo la necessità di trovare aiuti ove possibile per presentare liste, ma accordi si possono fare con chiunque, le alleanze sono un’altra cosa.

  33. Colgo l’occasione dell’ultimo post del Presidente Palumbo, dove ha riportato parte di un suo precedente commento, per ringraziarlo ed invitarlo a ripetersi, magari nel Forum, in un thread appositamente dedicato cosicchè possa rimanere ben visibile a tutti i lettori in modo permanente. Ricordo che in un’altra occasione aveva accennato agli eventi che portarono allo scioglimento del PLI ed all’immediato tentativo di ricostituirlo. La narrazione di episodi simili a questo è di grande importanza e penso di interpretare il gradimento di molti, soprattutto fra i più giovani, nell’invitare lei, come altri, che quelle vicende le hanno vissute in prima persona, a raccontarle in modo che possano diventare bagaglio per tutti per difendere e difendersi dall’ignoranza, dalla confusione e dalle mistificazioni che circondano quella stagione.
    Per esempio sentir dire, al rercente Congresso della GLI, che lo scorso febbraio vi era stata una lite congressuale per la ricostituzione del PLI, non può che significare che sul web -visto che sugli altri media vi è stato il totale oscuramento dell’evento, non fosse che per qualche geniale boutade di Guzzanti- aveva avuto il sopravvento l’erronea notizia che si stesse svolgendo la fondazione di un nuovo PLI, quando quest’ultimo esite già da più di un decennio e la sua rifondazione, appunto, è legata ai fatti della stagione ‘92-’94 che a molti appaiono come un oscuro passato remoto.

  34. A forza di parlare di alleanze, ci dimentichiamo di parlare della privatizzazione dell’erogazione dell’acqua.
    E’ un progetto liberale, ma il PLI non ne parla, forse per non scontentare la sinistra?
    Se non è così per quale motivo allora?
    Non capisco, dopo decenni finalmente un governo fa qualcosa di liberale, assieme ad una manovra economica senza tasse, ed il PLI invece di incoraggiare queste timide proposte liberali, che fa?
    Si sposta a sinistra.
    Ditemi voi dove stà la coerenza.
    I consensi elettorali sono importanti, ma un PLI che non difende un progetto liberale come la privatizzazione dell’erogazione dell’acqua, certo perde molto del suo liberalismo.
    Quì bisogna decidere, o il progetto liberale o il compromesso politico.
    Accordi politici si possono anche fare, in specie con l’UDC se non si allea con la sinistra, ma certo accordi od alleanze non possono venir conclusi a qualsiasi prezzo.
    La governabilità in questo periodo di crisi economica è una cosa fondamentale,
    e quindi secondo me dovremmo agire di conseguenza.
    Penso ad un PLI che appoggi in modo critico la prospettiva della governabilità,concentrandosi però senza riserve su privatizzazioni e liberalizzazioni e sui diritti sociali e civili del cittadino, è anche necessaria la costruzione di centrali nucleari, per aumentare l’erogazione dell’energia, e contrastare l’effetto serra, consequenza dell’esalazioni di anidride carbonica creata dalla società del petrolio e dei solventi chimici.
    Certo la tecnologia in questione deve essere sicura.
    Poi c’è la liberalizzazione delle droghe leggere, per evitare la carcerazione di molti giovani in carcere per pochi spinelli.
    Poi c’è la cosa più difficile, la legalizzazione della prostituzione.
    Questi sono i veri obbiettivi che il PLI dovrebbe perseguire, non quelli del cosidetto fronte di salvezza antiBerlusconiano.
    Saluti.

  35. Stefano Bonfanti 04. gen, 2010 at 11:32

    Piccola aggiunta: anche se a livello nazionale Bersani viene salutato come “l’uomo nuovo della sinistra”, in tutti i feudi amministrativi locali di sinistra resta la solita gente.

    Che il primo ministro sia Bersani, Veltroni, Prodi, D’Alema, Occhetto, Natta, Berlinguer o Togliatti, sul locale non fa differenza, l’imprinting è quello post-comunista del cittadino a servizio dello Stato e non viceversa.

    E, personalmente, mi chiedo se detta differenza sia sostanziale anche a livello nazionale…

  36. Giancarlo Colombo 04. gen, 2010 at 16:42

    Lettera aperta:
    care amiche e amici liberali, il nostro partito è sempre stato un partito di minoranza e nella prima repubblica alleato con democristiani, socalisti, socialdemocratici e repubblicani. A noi non piace il bipolarismo ma la centralità della liberal democrazia, e del parlamento, non piace il tentativo di cambiare la Costituzione in modo non previsto dalla stessa Carta, sicuramente non piace l’idea balzana di cambiare la prima parte, quella dei valori, dei doveri e diritti.
    Quanto alle alleanze per queste elezioni regionali fortemente politicizzate, l’interesse di un partito che ha per simbolo il tricolore, è quello di proporre con altre formazioni quanto fa l’interesse dei cittadini, anche come succede in Gran Bretagna, di coloro che non saranno vincenti.
    Ben venga quanto scrivono Stefano de Luca, Enzo Palumbo e Roberto Petrassi, un accordo sul fare e non sulle polemiche di cui abbiamo tutti piene le tascheBasta sentire quello che dice la gente comune.
    E ricordiamoci della Fdp che così facendo è arrivata al 16& dei votanti e dei liberali e socialdemocratici britannici che sono, con alleanza strutturale, diventati il secondo partito britannico. Dipende da noi e non dal destino cinico e baro.
    Giancarlo Colombo

  37. enzo cardone 04. gen, 2010 at 19:31

    Ho letto con grande interesse quanto ha scritto il dott. Roberto Petrassi. Spero sia gradito un mio commento, essendo un simpatizzante repubblicano, mazziniano e liberaldemocratico nel cuore. Come scrissi poco prima di Natale, seguo con grande rispetto e interesse il dibattito del vostro Forum, convinto della necessità di una Costituente liberaldemocratica che possa (nel rispetto delle reciproche peculiarità) vedere insieme PRI, MRE e PLI. Credo che oggi sia indispensabile guardare a quanto accade in Europa, dove la famiglia liberale e repubblicana è forte e autorevole (penso soprattutto all’Inghilterra). In Italia purtroppo siamo ancora indietro: centrodestra e centrosinistra appaiono più contenitori elettorali predisposti per avversari l’altrui schieramento che a concorrere per edificare un Paese migliore. Anche per questo è necessario issare la bandiera della liberaldemocrazia, e guardare tutti insieme ad una nuova alleanza in grado di scompaginare i poli principali. Ben sapendo che nè il PD, ne la PDL rappresentano la cultura liberaldemocratica. Tuttavia è necessario smarcarsi dalla lente ideologica che pervade gli opposti estremismi politici: da un lato quello giustizialista dell’IDV e dall’altra quello populista e predellino rappresentato da buona parte della PDL. Ad esempio sarebbe bello se alle prossime regionali tutti i liberali dessero vita ad un manifesto dei valori e della buona politica: abolizione delle province, riforma dello stato sociale, liberalizzazioni e nuova politica fiscale, riforma degli ammortizzatori sociali. Solo un sogno? Spero di no! Grazie per l’attenzione

  38. Stefano Betti 05. gen, 2010 at 09:35

    Buongiorno a tutti, ho letto l’articolo di Gentile ma mi stupisce (nonostante la mia amicizia con Lui) la sua titubanza di una alleanza con l’UDC ove questa si unisca con il PD. Mi stupisce perchè il problema non è il fatto di allearci con l’UDC ma il fatto molto più minimo di riuscire nell’intento di raccorgliere ovunque un certo numero di firme significative perchè questo ci consenta di essere in gioco. Da sondaggi che sto facendo alla data odierna (5 gennaio 2010) la mia preoccupazione è salita molto in quanto persone interpellate sia in Lombardia che in Toscana sono dubbiosi di riuscire. Faccio una domanda chiara : quante firme abbiamo ad oggi raccolto in Lombardia ed il Toscana? Vorrei sapere con esattezza a titolo informativo e che fosse pubblicato dai responsabili su questo sito l’aggiornamento giorno per giorno.Questo per poter fare quel monitoraggioi e capire se ci sono presupposti per poter andare avanti oppure abbandonare tutto e subito. Chi gestisce le segreterie regionali dovrebbe da buon manager fortemente e continuamente stimolare e sollecitare. Non dobbiamo chiudere il recinto quando i buoi sono fuggiti!!! Mi sono preoccupato di fornire sia in Toscana che in Lombardia tutta la modulistica aggiornata e necessaria. Mi piacerebbe molto conoscere il numero esatto di firme raccolte. Io credo che ancora si stia disquisendo sulle alleanze ed il numero di firme sia pari a zero. Spero vivamente di sbagliare ma se è così questo significa che è necessario abbandonare i massimi sistemi ed occuparci del concreto altrimenti siamo fuori anche questa volta e che significato avrebbe parlare di alleanze quando non abbiamo le firme e non potremo comunque partecipare alla prossima competizione regionale??. Spero che chi leggerà questo messaggio non me ne vorrà perchè sono così schietto e dispiaciuto del magro impegno.

    un abbraccio a tutti

  39. angelo Caniglia 05. gen, 2010 at 10:21

    Cari amici e care amiche,
    entro subito nel merito senza iniziare con preamboli.
    Ieri le alleanze si facevano prima tra partiti e poi in parlamento e così nelle varie assemblee costituite . Solo dopo aver stretto politicamente sul programma e sull’organigramma si costituivano i governi sia essi centrali che periferici.
    Oggi, serve raccogliere le firme, allegare le liste, fare la campagna elettorale e sperare di superare lo sbarramento, se fai tutto questo arrivi a sederti su uno scranno. Se i tuoi numeri sono, diciamo indispensabili, forse vieni considerato e se sei bravo e utile vieni preso nella dovuta considerazione; tutto ciò se vai da solo.

    Se vai in coalizione la musica cambia e vi sono diverse soluzioni:
    1) se fai la tua lista in appoggio al presidente prescelto devi lo stesso raccogliere le firme e fare il resto;
    2) se il tuo simbolo compare con altri simboli di cui almeno uno è rappresentato alla regione o al parlamento nazionale o europeo, non devi raccogliere le firme ma presentare nomi qualificati da far eleggere nella lista comune;
    3) bisogna contrattare qualche capolistatura e qualche n. 2 di lista in regioni dove la nostra presenza è più favorevole;

    Come si può notare non è semplice.
    Se la scelta è la 1 bisogna far sapere agli amici di coalizione che è meglio andare alla ricerca del voto piuttosto che perdere tempo alla raccolta delle firme e che quindi è lecito che i più forti aiutino i più deboli;

    Concordo che bisogna essere chiamati a coorte e non offrire sic et simpliciter la propria disponibilità. Se le alleanze o accordi fossero nazionali, meglio, si darebbe almeno l’impressione che nel PLI qualcosa funziona.
    Grazie e saluti. Angelo Caniglia

  40. Paolo Rebuffo 05. gen, 2010 at 11:17

    Salve a tutti amici Liberali. Vi dico subito che lo sforzo che stiamo facendo in Liguria è quello di riportare sulla scheda il simbolo del Partito Liberale Italiano con sue liste proprie.

    Il che implica per la Regione Liguria la raccolta di:
    1850 firme per Genova
    1100 firme per ciascuna delle altre province
    altre
    1850 firme per l’eventuale lista del Presidente nel caso in cui decidessimo di andare da soli.

    E’ un impresa durissima e costosa, credetemi, per cui francamente non so in quante regioni riuscirà il tentativo di andare ad elezioni con liste proprie.

    Chiedo quindi a tutti coloro che legittimamente spingono per questa o quella alleanza di rispettare anzitutto coloro che stanno lavorando (e spendendo) sul territorio con il rischio concreto e di inficiarne, anche involantariamente, gli sforzi.

    Mi voglio spiegare meglio, in Liguria per gli iscritti (parlo a nome del 100% degli iscritti) esistono solo due possibili opzioni:

    1) Andare ad elezioni in alleanza con Sandro Biasotti (PDL) per rovesciare il regime di clientela comunista (non sto affatto esagerando chi conosce un minimo la Liguria o anche l’Umbria sa di cosa sto parlando) che sta distruggendo letteralmente il tessuto economico e sociale della Regione.
    2) Andare da soli (o eventualmente con l’UDC) ove non si trovasse un accordo con il PDL e facendo comunque una campagna in prevalenza contro Claudio Burlando e il suo sistema di potere.

    La prima ipotesi è largamente preferita sia dalla nostra base di iscritti che dal nostro direttivo per la semplice ragione che andare da soli significa fare un regalo alle sinistre (PD e Comunisti).

    Se mi posso permettere oggi il PLI ha l’imperativo anzitutto di tornare ad esistere e se un partito non va ad elezioni semplicemente non esiste.

    Nelle condizioni di scarsissime risorse di uomini e danaro in cui siamo dovrebbe essere chiaro a tutti che il supporto massimo debba essere dato a chi ha deciso comunque di lavorare, spendere e impegnarsi sul territorio lasciando come minimo assoluta libertà di scelta politica.

    Auspico e sto lavorando con Voi perchè ritorni il tempo in cui il PLI possa di nuovo ergersi come protagonista della politica Italiana e di conseguenza possa stringere alleanze a livello nazionale da una posizione di pari dignità. Qui e adesso, a mio parere, non ci sono ancora le condizioni minime necessarie.

    Paolo Rebuffo

  41. enzo palumbo 05. gen, 2010 at 16:35

    Il pragmatico intervento di Stefano Betti e quello, insieme impegnato e preoccupato, di Paolo Rebuffo mi suggeriscono di unirmi all’appello di quanti vanno sollecitando un impegno corale per la raccolta delle firme in vista della presentazione di nostre liste alle prossime elezioni regionali.
    In mancanza di che sarà assolutamente inutile continuare qui a discettare sui massimi sistemi, sulla linea politica e sulle alleanze.
    Mi piace in particolare l’idea di monitorare e mettere in rete, giorno per giorno o almeno settimana per settimana, lo stato della raccolta delle firme, anche per suscitare una sana emulazione tra le Direzioni Regionali interessate.
    E così, si vedrà anche chi, nella regione di rispettiva competenza,è realmente interessato a concorrere all’esistenza di un PLI autonomo.
    Ripeto per l’ennesima volta: primun vivere, deinde philosophari.

  42. roberto petrassi 05. gen, 2010 at 21:45

    Se la mia analisi sulle alleanze, ha avuto l’effetto di animare un partecipato dibattito sul ns sito , evidentemente il tema è sentito e non marginale nè tanto meno velleitario. Personalmente sono talmente occupato a trovare soluzioni per il Lazio che avrei volentieri risparmiato il mio tempo in questa infinita discussione, ma giacchè continuo ad essere chiamato affettuosamente in causa debbo rispondere.Purtroppo la mia quasi infantile generosità mi spinge sempre ad avvertire gli amici di quello che penso sia più utile per loro, magari non lo è,ma lungi da me l’idea di scoraggiare o demotivare chi sta lavorando con fatica e meritevole di massimo rispetto. Evvero Casini, che peraltro se lo può permettere, fa alleanze variabili ma non lo decidono sul territorio ma lui medesimo in una strategia nazionale che è necessaria per la sopravvivenza del suo partito. Se lo è per l’UDC figuriamoci per il PLI.Prendere le firme poi senza un sogno da offrire agli elettori è molto più difficile ,altro che dire vediamo chi prende le firme cosi’che possa dimostrare quanto è attaccato al partito . Offrire un sogno vuol dire far sentire chi ti vota parte di di una proposta forte e vincente.Se alle politiche abbiamo preso lo 0.3% rischiamo che alle amministrative ,dove in genere i piccoli partiti prendono meno,tanto più andando da soli e quindi senza un sogno da offrire,la percentuale possa anche scendere Non è questo il luogo di disquisizioni politiche che vi risparmio ma sbaglia chi liquida la questione con una generica chiamata alle armi ben sapendo che anche l’esercito più affiatato ed aduso alla lotta ha bisogno di strategie e consigli per tutto l’arco della battaglia. Ho creduto di aprire una discussione utile per tutti, mi sono sbagliato, vi chiedo scusa e da oggi ognuno a curare il propio orticello

  43. Da potenziale elettore, ma non militante, di questo Pli, sento il dovere di rispondere a Roberto Petrassi ancora una volta.
    Lei ha parlato esplicitamente di “una larga alleanza democratica in grado di competere in futuro, anche a livello nazionale, per il governo del Paese”.

    La strategia che lei indica non è solo laziale, ma nazionale. Il suo lungo termine non è “nella regione X con la sinistra, nella regione Y con la destra, nella regione Z da soli”.
    Il suo lungo termine è “a Palazzo Chigi con UdC, Pd, IdV e (come minimo) Sinistra Ecologia e Libertà”.

    E’ bene chiarire fino in fondo che ciò significa propendere per un’alleanza con un partito cattolico, un partito socialdemocratico che guarda a sinistra e un partito che raccoglie gli ecologisti di sinistra e la parte movimentista di Rifondazione Comunista.

    L’ultima parola dice tutto, signor Petrassi. Se questa è la scelta, buon viaggio.

  44. (Nel catalogo m’è sfuggito ricordare che nella sua auspicata coalizione nazionale c’è anche il partito dei forcaioli)

  45. rolando renzi 06. gen, 2010 at 13:04

    Ora che Emma Bonino ha presentato la sua candidatura i liberali non possono più nascondersi dietro un dito.
    Si tratta di una candidatura di prestigio e di grande spessore che farebbe solo bene al mondo laico e liberale.
    I radicali per il momento hanno fatto nomi solo per lazio e toscana e questo, per chi se ne intende di politica, è un segnale ben chiaro. Speriamo che il PD lo sappia raccogliere e sostenga con convinzione la candidatura di Emma.

  46. roberto petrassi 06. gen, 2010 at 16:13

    La candidatura di Emma Bonino è seria e credibile se si considerano le doti di capacità e competenza dimostrate da Emma in tutti gli incarichi ricoperti tanto in Europa che al governo nazionale. I liberali del PLI non possono che guardare con interesse e simpatia la decisione di Emma,oltre che per l’alto profilo politico e morale incarnato dalla Bonino,anche per le tante battaglie liberali che hanno segnato la Sua lunga militanza politica.Sono convinto che la Bonino riporterà al centro dell’agenda politica temi liberali quali la difesa dello stato di diritto e della legalità.La Sua candidatura è certamente un’occasione per il mondo laico e liberale come giustamente ha fatto rilevare Rolando Renzi e scusa Max se noi la preferiamo alla cndidata dell’UGL ex CISNAL

  47. Spero che anche il PD colga l’occasione al volo e faccia un passo indietro.
    Oggi Casini ha dichiarato che tra Bonino e Polverini preferisce quest’ultima. Bene.
    Un motivo in + per appoggiare Emma.

    Spero che il PLI eviti di schierarsi contro chi ha rappresentato bene i liberali in Europa.

  48. Umberto Villa 06. gen, 2010 at 20:01

    Io personalmente mi schiero con Casini in questo frangente, giusto appoggiare la Polverini, o meglio, giusto non appoggiare la Bonino.

    Il PLI deve evitare di andare troppo a sinistra, stia bene in centro con la propria cultura e tradizione liberale.

    Si allei con chi ha le idee ritenute corrette, in una coalizione chiara, non formata solo per andare contro il centrodestra, ma con una precisa identità politica.

  49. qui non si tratta di anadare “contro” il cdx in quanto tale, si tratta di fare una politica di legalità (non dimentichiamoci che Casini ancora non ha scaricato Cuffaro); di stato laico (Casini è contrario alle unioni civili, al testamento biologico, alla pillola RU486); di centralità della scuola pubblica; di tutela delle minoranze religiose ed etniche; di corretta amministrazione nella sanità (non dimentichiamoci che il cdx in lazio è sempre stato supportato dai ras delle cliniche private); di corretta politica urbanistica (e non di palazzinari),

    Quanto all’identità politica quella del cdx laziale è ben chiara e si ritrova nel generone, nella borghesia nera, nei clericali baciapile, nei lettori del Tempo, negli inquintori, negli evasori fiscali e nei palazzinari.

  50. Scusate se intervengo spesso ma questo dibattito mi stà proprio appassionando!
    Per quanto riguarda la politica sulla legalità, ci risiamo sempre con il solito colpevolismo di sinistra ed illiberale, per un liberale vige fino a prova contraria la presunzione di innocenza, e poi,vi sono delle prove di colpevolezza il discorso cambia ovviamente, non sono innocentista ma nemmeno forcaiolo.
    Per quanto riguarda il resto, si potrebbe iniziare invece con Casini una trattativa politica sia per arrivare all’abolizione delle Province, obbiettivo primario del PLI, che per ottenere in parlamento al momento della discussione l’astensione invece del voto contrario, del progetto di legge per la legalizzazione della prostituzione.
    Sarebbe un colpo magistrale!!
    Legalizzazione della prostituzione in cambio dell’alleanza UDC PLI alle Regionali.
    Facciamo presto i conti, i riformisti del PDL la voterebbero, come tutta l’opposizione, quest’ultima costretta ad ammettere di votare una “proposta liberale” e l’UDC si asterrebbe o. magari visto il fatto che il progetto prevede la lotta alle malattie veneree, ed alla prostituzione minorile, cosa da rimarcare, voterebbe anche a favore.
    E così avremmo finalmente la nostra legge, unitamente al rilancio della battaglia liberale per l’abolizione delle Province.
    Ci pensino, Rolando, Petrassi, Lombardo, un
    occasione da non perdere.
    Quanto ai baciapile cè ne sono anche a sinistra come sappiamo.
    L’importante è sopravvivere come partito autonomo, non come componente del PD.
    Cosa ne pensa il PLI della mia idea di trattare con l’UDC sui due argomenti da me
    esposti, fondamentali per il PLI, in cambio di un nostro appoggio alle Regi.onali?
    Saluti.

  51. stefano angeli 07. gen, 2010 at 11:10

    Dovremmo anche chiederci se al Pd conviene di più avere un piccolo alleato in più, che magari gli sottrae qualche voto, oppure se gli converrebbe di più avere un partito liberale schierato al centro a portar via voti al Pdl…Io credo che la seconda ipotesi sia assai più ghiotta per il Pd. Ugualmente pensate che a Berlusconi preoccupi di più un partitino liberale schierato a sinistra, a contendere i voti a Di Pietro, oppure un partito liberale sistemato al centro a mettere in discussione il mnopolio berlusconiano del liberalismo in Italia? Anche qui scommetterei sulla seconda ipotesi.

  52. “e scusa Max se noi la (Emma Bonino) preferiamo alla cndidata dell’UGL ex CISNAL”

    Eh no, caro Petrassi, troppo comodo rigirarla così. Lei ha parlato di andare dall’UDC in là (vs sinistra, ovvio) PRIMA ke la candidatura di Emma Bonino venisse ufficializzata, nn stiamo qui a raccontarci le favolette…
    E cmq la Bonino al momento è la candidata ESCLUSIIVAMENTE dei Radicali, che col suo (sciagurato) ragionamento politico nn c’entrano una cippa…

    Per qto mi riguarda, io spero sempre in un PLI di centrodestra, ovviamente un centrodestra di coalizione NON monarchica, ma questo è un discorso ke, al momento, riguarda un’ottica (troppo) futura.

    Mettendomi nei panni del PLI attuale, e stando alla mozione congressuale da lei citata, capirei senza indugi se il PLI nel Lazio sostenesse Emma Bonino in una sua corsa “solitaria”, con Radicali (anzi, cm chiesto espressamente da loro, Lista Bonino-Pannella), PLI e qualche altro “cespuglio” laico (in tutti i sensi, qdi nn troppo sbilanciato vs la “Chiesa rossa”…ossia, passi x il PSDI, x i socialisti di Zavatteri e qualche ecologista nn “pecorizzato”).

    In un quadro più generale, ribadisco ke dove possibile sia il caso di allearsi all’UDC dove questa è slegata dai poli. In Veneto con De Poli e magari i VERI autonomisti (Liga Veneta, già alleata all’UDC alle scorse Provinciali), nn mi parrebbe così male…pensate ke gli avversari sono il leghistone Zaia da una parte e un fantasma dall’altra…

  53. sai che liberalismo puoi portare avanti con casini….
    l’udc è un partito conservatore sia socialmente sia economicamente…. e i liberali sono tali in quanto antagonisti dei conservatori.
    Fare una politica anni cinquanta può interessare qualche nostalgico non certo un liberale del duemila.

  54. enzo cardone 07. gen, 2010 at 17:04

    Trovo invece molto suggestiva la possibilità che i liberali italiani possano stringere un’intesa politica con l’UDC e spero con tutti i repubblicani italiani. Certo il partito di Casini non sempre esprime idee modernizzanti in tema di laicità (per quanto c’è una certa confusione storiografica tra laicità e laicismo, spesso confuso con un banale quanto strumentale contrasto alle posizioni della Chiesa; come dimenticare ad esempio quanto andava declinando in tal senso un liberale doc. del calibro di Croce? o ancora Malagodi? E che dire della posizione di un certo Ugo La Malfa?), tuttavia oggi solo Rutelli e Casini sembrano in grado di pensare ad un nuovo modo di scompaginare i giochi, superando questo insulso (e oserei dire finto) bipolarismo all’italiana, dove Lega Nord e IDV risultano determinanti per il successo delle rispettive coalizioni. Constato con soddisfazione quanto Rutelli e API vanno dicendo a proposito della necessità di dar seguito a nuove liberalizzioni in economia ed a una nuova politica fiscale. La cultura liberaldemocratica è sempre stata allergica alla semplice contrapposizione ideologica; sarebbe il colmo se nel secolo XXI, fossero proprio i liberaldemocratici italiani (PLI e PRI in testa) a farsi fagogitare dai due contenitori politici principali (perchè tali sono oggi PDL e PD). Mi permetto di plaudere all’iniziativa del vostro segretario che apprezzo molto, capace di collocare il vostro glorioso partito fuori dalle intestine (e puerili) guerre di posizionamento politico attuali. Auspico per le regionali liste liberali e repubblicane unificate. Spero non rimanga un sogno di mezz’inverno di un giovane laureato in storia che non si rassegna a veder scomparire la cultura liberaldemocratica italiana, così autorevole e forte nel resto d’Europa (Vedi Gran Bretagna). Solo i liberali e i repubblicani italiani possono impegnarsi (nel rispetto della reciproca autonimia)per l’abolizione delle Province, per il quoziente familiari, per una nuova politica energetica e per una riforma delle istituzioni che reintroduca le preferenze. Grazie per l’attenzione.
    PS: (Importante sarebbe anche declinare un manifesto federalista che coniughi il rispetto delle autonomie locali salvaguardano l’unità nazionale. Cattaneo docet)Grzie per la cortese attenzione

  55. ZulieOfficial mi ha letteralmente preceduto. La battuta con cui Petrassi ha liquidato la mia risposta fa trasparire poco interesse, da parte del Petrassi, a confrontarsi sul tema delle alleanze con chi ha in mente allenaze diverse da quella dei Progressisti del 1994 (che andava dal Ppi a Rifondazione).

    Tuttavia io preferisco indubbiamente la Bonino alla Polverini, in quanto a bagaglio ideale, esattamente come il Petrassi. E però (purtroppo per il Petrassi) preferisco sempre la Polverini a Rifondazione o a SeL. Il Petrassi non risponderà nemmeno stavolta, non importa. Vorrà dire che vedremo, semplicemente, come si posizionerà il Pli.

    Io continuo ad augurarmi che i liberali di questo Paese non vadano con i comunisti, ma a un certo punto il partito è vostro, fate voi!

  56. siete sempre qui a rimuginare contro i “comunisti”….. siete vecchi e patetici…
    ragionate proprio come Berlusconi…
    Ma cosa ci state a fare nel PLI?
    Il partito per quelli che hanno paura di vedersi mangiare i bambini c’è già….

  57. Umberto Villa 07. gen, 2010 at 18:31

    Personalmente non sono d’accordo con Rolando.

    Credo ci sia bisogno di chiarire le identità dei partiti prima di fare alleanze.

    Io sono solo un ragazzino, ho 16 anni, ma da quello che so, che ho letto, il partito liberale è stato in passato di centro-destra, diciamo il partito subito a “destra” della DC. Non penso sia possibile dunque legare un partito di tradizione liberale, ad un PD composto da ex-comunisti con ideologie opposte a quelle del PLI. Sono convinto che l’alleanza con Casini possa invece essere la vera occasione per creare un terzo polo ed avere anche una certa importanza in esso. Mi spiego meglio. Facciamo l’esempio in cui, il PLI decida di schierarsi con il PD, mettiamo caso che alle regionali questa coalizione abbia un discreto successo, a quel punto PD e IDV(non dimentichiamoci di Di Pietro, uomo da cui,credo, il PLI debba stare alla larga), prenderebbero subito tutti i meriti, ricominciando una propaganda contro Berlusconi e rafforzando così il bipolarismo che, per quanto debole, al momento c’è ancora, perchè alle ultime elezioni la maggior parte dei voti sono stati presi dalle due coalizioni maggiori e l’UDC, ha preso, se non sbaglio, solo il 5-6%.

    Facciamo invece una seconda ipotesi, il PLI, alle regionali, si schiera con l’UDC, cercando di creare una coalizione chiara,unendo repubblicani e liberali. Un possibile “terzo polo”. Questa coalizione sarebbe un azzardo, se andasse male, Casini penserebbe sempre più a legarsi al Pd, se andasse bene invece, all’UDC converrebbe tenersi ben stretti tutti quei partiti minori, come può essere il PLI o l’alleanza per l’italia di rutelli, che lo hanno aiutato. Il partito liberale avrebbe così dei vantaggi in prospettiva futura.

    Se invece nella maggior parte delle regioni l’UDC dovesse seguire il centro-sinistra, avvicinandosi sempre più al PD e a Bersani, allora….bè allora ci sarebbe una situazione sgradevole e inutile a mio parere…cioè, una coalizione non con valori e obbiettivi comuni, ma con la sola pretesa di abbattere Berlusconi.

  58. enzo cardone 08. gen, 2010 at 12:46

    Mi permetto di condividere quanto ha scritto l’amico Rolando. Come mi sono permesso di scrivere nel post di ieri sera, è giunto il momento di superare gli steccati ideologici del passato. Oggi il nostro Paese non rischia una dittatura comunista (e men che meno fascista ci mancherebbe!). Semmai le nostre istituzioni rischiano un corto circuito per via delle continue distorture cui faziosamente destra e sinistra (ad onor del vero più i primi che i secondi), costringono la nostra Carta Costituzionale (penso all’ipotesi di modificare anche la prima parte della Costituzione del 1948, errore storico madornale!). Solo un nuovo polo liberaldemocratico che parli al cuore e alle mente degli italiani di buon senso (che sono la maggioranza)può rilanciare una nuova cultura democratica, liberale e repubblicana. In quindici anni di bipolarismo bastardo (così lo definì non senza ragioni l’On. De Michelis) la cultura liberademocratica è stata accantonata, dalla destra come dalla sinistra. Perpetuare alleanze con i contenitori politici principali (PD e PDL) non porterebbe da nessuna parte. Quando l’UDC si sganciò dal centrodestra, quasi tutti i commentatori politici schernivano Casini, considerando il suo progetto politico destinato al fallimento. Oggi l’UDC è l’ago della bilancia. Credo che per il PRI, MRE e per il PLI stia passando un treno decisivo, forse l’ultimo! Non dimentichiamici che pur distanti dal PCI togliattiano, PLI e PRI seppero dar vita a coalizioni riformatrici con DC, PSI e PSDI. Questo per dire che la cultura liberaldemocratica non ha mai avuto paura di contaminarsi con la tradizione della sinistra riformista (non marxista certo!) e con quella cattolica liberale e democratica. Mi piacerebbe un nuovo protagonismo politico delle nostre antiche e gloriose tradizioni. Per questo credo fermamente in una larga Costituente liberale e repubblicana che salvaguardando la reciproca autonomia politica, ci veda però impegnati insieme. Se ci attardassimo in un retrò e sterile anticomunismo di maniera, ci condanneremmo con le nostre stesse mani. Semmai rimarchiamo la straordinaria attualità delle nostre culture politiche, distanti e alternative a quelle dell’IDV ma anche a quelle della Lega e di parte della PDL (penso alla tradizione conservatrice che tuttavia rispetto che fa capo a Baccini, Giovanardi ecc). Se l’antiberlusconismo non serve a nulla (e nei fatti è così), questo non significa che la cultura repubblicana e liberale debba farsi fagogitare dal PD. La Costituente è l’unica strada percorribile. per questo plaudo all’autonomia del PLI nazionale rispetto a centrodestra e centrosinsinistra, che spero possa essere seguita anche dal PRI e dal MRE. Cosa ne pensate? Per il resto perdonatemi se di tato in tanto dico la mia sul vostro sito, ma credo vivamente nell’affinità tra le nostri tradizioni politiche,senza contare che leggo quasi sempre analisi molto dettagliate e mai banali. Grazie per l’attenzione

  59. Paolo Rebuffo 08. gen, 2010 at 15:09

    Se io fossi un militante del Lazio sarei sicuramente un sostenire senza se ne ma della candidatura Bonino . Resta il fatto che sono un militante del PLI in Liguria e mi ritrovo Claudio Burlando ovvero un legittimo figlio della più pura tradizione Comunista.

    Farei un torto e una violenza a me stesso ai miei amici Liguri e anche, credo, a voi se anche solo ipotizzassi un alleanza con Burlando (pd-idv-comunisti assortiti) e per noi Liguri sarebbe comunque duro da digerire anche solo un appoggio esterno (cosa che qui equivale a candidarsi da soli visto che i voti del PLI in prevalenza vengono da potenziali elettori di centrodestra).

    A proposito, gentile Roberto Petrassi, noi in Liguria dove oggettivamente è più facile (solo 4 province di cui 3 da 1000)le firme per andare da soli siamo in grado di racoglierle anche se con enormi sforzi di tempo e di soldi (per un Genovese vale doppio). In Lazio come siete messi?
    Mi spiego, siete in grado di prenderle senza dovere per forza fare un accordo con una o con l’altra parte?

    Paolo Rebuffo

    Paolo Rebuffo

  60. Giovanni Angelini 08. gen, 2010 at 16:58

    Devo fare una domanda sciocca… non ho esperienza di militante e non sono iscritto al PLI ma vorrei portare la mia firma per le regionali del Lazio!
    Grazie.

  61. Per un partito come il Pli, parlare prima di tradizioni ideologiche e poi (in un secondo tempo) di alleanze è fondamentale.
    Mi fa dunque piacere che alcuni (es. Enzo Cardone) abbiano cercato di dare una risposta (opposta alla mia a quanto ho capito) ragionando ideologicamente.
    Trovo una contraddizione in quanto egli scrive: da una parte condanna l’anticomunismo di maniera, dall’altra rifugge da alleanze con i due contenitori principali (quindi anche con il Pd).

    Se però egli condanna l’anticomunismo, concluderei che è d’accordo, e non in disaccordo, ad alleare il Pli con Pd e tutto quello che il Pd di Bersani si porterà dietro (IdV, Rifondazione, SeL).

    Non so di dove sia Enzo Cardone. C’è grande esperienza in Italia di governi locali (dai comuni alle regioni) “rossi”, tuttora, e i metodi ma anche i programmi attuati non sono a mio avviso compatibili con la tradizione ideologica del Pli, che dalla sua nascita (coincidente con l’Unità d’Italia) al 1976 non è mai stato “amico” della sinistra.

    Mi rendo anche conto che “tornare a vivere” sia per il Pli fondamentale, forse ancor più dei ragionamenti ideologici. Allora, se il problema è una poltrona da consigliere regionale, ok: se il Pd ve la garantisce, fate pure.
    Poi voglio vedere quali politiche liberali riuscirete a fare, ma è un altro discorso.

    A Rolando: vecchio dopo di lei, patetico se lo risparmi proprio. Si vede che la sete di potere fa dire parole di cui poi essere costretti a chiedere scusa.

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