Le riflessioni di Stefano de Luca sul Congresso della GLI
Il Congresso Nazionale rifondativo della Gioventù Liberale Italiana è stato un appuntamento importante. Per chi scrive ha rappresentato l’occasione per celebrare cinquant’anni di impegno politico e tornare con la mente ad una straordinaria esperienza intellettuale, vissuta principalmente in seno alla rappresentanza studentesca universitaria, altamente formativa e che ha segnato in seguito tutta la propria vita. Il privilegio di grandi maestri, insieme alla lettura dei classici del pensiero liberale italiano ed europeo, si sono rivelati una guida forte e sicura, anche in un periodo storico difficile e caratterizzato da grandi cambiamenti.
La fortunata generazione formatasi in quegli anni, oltre ad avere espresso buona parte della classe dirigente del Paese, riuscì a non farsi influenzare dalla ventata distruttiva del ‘68 con la sua carica di egualitarismo,che spinse verso l’appiattimento, la droga ed il terrorismo e che ebbe la responsabilità della caduta di tensione ideale della società italiana.
Il vuoto culturale dell’ ultimo ventennio deriva da quella svolta, che ci allontanò definitivamente dalle grandi democrazie occidentali progredite, relegando il nostro Paese al rango di quelli del terzo mondo.
Nel campo più squisitamente politico, il trionfo del pragmatismo e la successiva nascita dei cosiddetti partiti leggeri, vocati esclusivamente alla raccolta del consenso ed alla conquista del potere, distrassero le giovani generazioni da quell’ impegno ideale, che, invece, aveva motivato la nostra.
La egemonia culturale comunista, dopo aver dominato per oltre un trentennio nelle Univesità, nel mondo artistico e letterario, nella magistratura, nel sindacato, si è perpetuata, anche dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’esperienza del socialismo reale. Infatti, sconfitta dalla storia, quell’ideologia liberticida, ha finito col far prevalere la parola d’ordine di Botteghe Oscure secondo cui erano finite tutte le ideologie, anche quella liberale, che era risultata vincente.
La diffusione di questo luogo comune permise, con un semplice cambio di nome, al nuovo soggetto della sinistra italiana di candidarsi alla guida del Paese ed a conquistarla due volte, legittimando la nascita di una destra priva di ideali e di valori. Per tale motivo, la cosiddetta Seconda Repubblica verrà ricordata come la stagione del pensiero debole. In assenza di ancoraggi valoriali laici, i giovani si sono rifugiati nella religione o nel totale disimpegno. Oggi, con la crisi del bipartitismo televisivo, che non è stato in grado di realizzare le riforme necessarie a modernizzare il sistema Italia, la parte più attenta e sensibile della gioventù, cerca nuove ragioni di impegno, comprendendo che si deve rendere protagonista del proprio futuro. Torna così l’interesse per il grande patrimonio della cultura liberale, sia in campo economico che in quello filosofico e storico, ma soprattutto, in quello dell’etica civile. Dopo un quindicennio in cui in troppi hanno usato a sproposito il termine liberale, sia a destra come a sinistra, va emergendo nella gioventù un rinnovato interesse per il liberalismo autentico, insieme ad un processo di rivalutazione dei movimenti politici identitari e ad una intensa voglia di partecipazione, tutti fattori che hanno determinato le condizioni per ricostituire la Gioventù Liberale Italiana.
E’ stato un bel congresso, con momenti di tensione ideale e di forte curiosità intellettuale, non senza, ma era prevedibile, qualche contraddizione leaderistica, conseguenza della distorta concezione dell’ultimo quindicennio. La decisione di resistere a tale tentazione e di procedere alla elezione di una Direzione Nazionale unitaria, ancorchè per una transitoria fase di avvio, è stata saggia e segno, oltre che di maturità, anche di una grande voglia di discontinuità con i partiti che ancora oggi dominano la scena politica. Mi pare un buon inizio. Non posso che augurarmi ed augurare al nuovo gruppo dirigente successo, invitando i giovani, che numerosi hanno effettuato la scelta liberale a non aver paura di aver coraggio, come è stato, allora, per la nostra generazione. Senza timori reverenziali di sorta portino avanti le loro battaglie, anche quelle più estreme ed anticonformiste, contagino i loro coetanei con le loro idee, li spingano all’amore per la libertà, alla curiosità intellettuale, all’orgogliosa rivendicazione del merito, a quella che Piero Gobetti definì la “ rivoluzione liberale”. Mi auguro che lo sentano come un dovere verso loro stessi e verso il loro Paese.
Stefano de Luca, Segretario Nazionale del PLI


02. dic, 2009 
Ho assistito al congresso fondativo della nuova Gioventù Liberale Italiana con gli occhi di chi, da poco approdato al PLI come partito, ma con qualche anno di esperienza politica alle spalle, voleva conferme sulla scelta fatta. Ho potuto vedere ed ascoltare con piacere e un pò di sorpresa interventi di livello elevato, inusuale ai giorni nostri dove la politica è ormai solo tifo di tipo calcistico, con argomenti spesso da bassa macelleria. Ho assistito anche ad un congresso complicato e a volte aspro, come accade tra giovani appassionati e giustamente ambiziosi. Forse non tutti sono stati pienamente soddisfatti dal risultato, ma nei congressi questa è normale amministrazione e credo che alla fine si sia creata una base di partenza su cui ricostruire qualcosa di interessante, anche perchè ho visto confrontarsi persone intelligenti che sapranno far fruttare comunque questo risultato. Auguro loro un buon lavoro perchè nel nostro Paese oggi più che mai c’è bisogno di riscoprire i valori del liberalismo, valori attualissimi, benchè apparentemente dimenticati dalla politica dei Talk Show e delle manifestazioni di piazza.
Caro segretario,
La ringrazio per le belle parole rivolte a noi giovani liberali.
Io ero presente, ed è stato emozionante vedere e quindi capire che non sono pazzo, che il liberalismo esiste anche tra i ragazzi della mia età.
Certo, è stato un congresso difficile credo più per carenza di conoscenza personale che per motivi politici.
Quando si comincia un’attività agonistica l’allenatore chiede sempre al ragazzo il ruolo in cui gioca per poi nel corso del tempo modificarlo.
Sabato è successo proprio questo. Ognuno di noi ha messo in campo le proprie scarse (almeno per me)conoscenze e ha dato un contributo.
Il risultato è stato, a mio modesto avviso, ottimo, perchè non si è escluso nessuno.
Un’ ultima parola la vorrei spendere per il coordinatore Pietro Paganini, un ragazzo che darà un contributo notevole alla rinascita definitiva della GLI.
Infine, vorrei anche qui sul sito ricordare la figura di Giuliano Gennaio, giovane liberale che non ha bisogno di commenti, basta scrivere il suo nome e cognome su google per sapere chi era.
Buon lavoro giovani liberali.
caro Segretario, la Gli è un altro pilastro per il nostro partito e quanto scrivi è necessario per avere nuove leve liberali visto che gli anziani come me possono tut’al più fare i notabili!!
Piuttosto con tutti i problemi che ha il nostro Paese, ci mancava solo la scriteriata proposta del crocefisso sul tricolore. Come ci siamo detti di croce ne è bastata una quella sabauda, quando tradendo gli antenati sabaudi che pure con il dirompente sforzo della carboneria, della Giovine Italia e con i volontari garibaldini si raggiunse l’unità d’Italia ben 150 anni fa.
Persino il Vaticano è inorridito e questo fa onore agli epigoni di un potere temporale che il Risorgimento “sollevò dall’incarico!!!”
Chi come Te e come me ha giurato sulla Costituzione e sul tricolore dee per forza trasmettere il senso di liberal democrazia delle nostra Costituzione, nata dalla resistenza e dal referendum del 2 giugno 1946.
Da sempre il simbolo del Pli è il tricolore ma il tricolore è il simbolo di tutti gli italiani e naturalizzati tali. Trasmettiamo questi valori e qusti affetti per la madrepatria alle nuove generazioni e battiamoci per sollecitare una ripresa seria, economicamente duratura al posto delle polemiche di questi giorni.
Ti ringrazio per quanto hai scritto che mi appartiene ai giovani e ai notabili!!
Con un abbraccio Giancarlo Colombo
Bello il discorso del segretario De Luca, che condivido. Volutamente non sono andato al Congresso dei giovani, perché da giovane non avrei gradito la presenza di tanti adulti. E poi anche perché, essendo crociano, non amo le categorie e le classi di età. Lo scrissi a 16 anni sul giornaletto del liceo con la mia solita sincerità crudele: “Noi giovani siamo tali perché non siamo ancora adulti. Cioè per un “non”, per una nostra caratteristica negativa. Il nostro compito è biologico prima che culturale: dobbiamo solo maturare e crescere, cioè diventare non-giovani, uomini perfetti”. Ma il liberalismo – aggiungo – pur essendo contrario alle “categorie protette” (cfr. gli amici Radicali) e rivolgendosi al cittadino in genere, possibilmente maturo e razionale, è purtuttavia l’ideale scuola per i giovani. Perché forma adulti coraggiosi che non invocano privilegi o scusanti, ma che addossano su di sé i problemi del Mondo. Oggi la penso a maggior ragione come allora.
Non c’era alcun bisogno di rifondare la GLI, perché i giovani si dovrebbero mischiare ai non-giovani, ma visto che c’è, sia la benvenuta. Ricordo con emozione la mia partecipazione alla GLI di allora, i cui leader però mi sembravano già troppo vecchi perché imitavano anche nei vezzi e nei difetti i politici adulti, i professionisti della politica. Fu per questo che me ne andai dai Radicali. Dalla padella alla brace…:-)