Stefano Maffei sul c.d. “processo breve”

Il nuovo disegno di legge sul c.d. “processo breve” merita un istante di approfondimento. Spesso si afferma che l’Italia non sia allineata a parametri “europei” rispetto alla durata dei processi. Vero. L’emergenza è grave specialmente nel processo civile, rispetto al quale non si contano le condanne della Corte europea. Il processo civile è in effetti un vero disastro nazionale: anche per questo l’Italia è relegata agli ultimi posti nella classifica della World Bank in relazione alla facilità del ”fare impresa” (Report: “Doing Business” 2008, World Bank).

Nel settore penale le censure della Corte europea sono meno frequenti, i tempi medi proprio attorno alla soglia dei famigerati “sei anni”, ma ben venga il tentativo di ulteriori accelerazioni perchè “justice delayed is justice denied” (giustizia lenta equivale a denegata giustizia).

Potrebbe dunque avere senso il limite dei 6 anni configurato nel

disegno di legge?

Sì, forse, ma solo ove si trattasse dei processi FUTURI, a condizione che ci siano le risorse oggettive idonee al raggiungimento dello scopo (è sufficiente la moltiplicazione del numero dei cancellieri per le ore di lavoro da costoro svolte per comprendere come in certi distretti il rispetto del limite sia – a risorse vigenti - oggettivamente irrealizzabile). Inaccettabile è invece l’applicazione della norma ai processi penali IN CORSO, per i quali il disegno di legge, prevedendo l’estinzione del reato, realizza sostanzialmente una amnistia.

Chi scrive non è pregiudizialmente contrario all’amnistia (che richiede peraltro una legge costituzionale, non ordinaria).  Anzi, scrissi a suo tempo che l’amnistia era necessaria dopo l’indulto, per evitare l’assurdità dei processi penali celebrati anche quando è chiaro a tutti che la pena sarà interamente “coperta dall’indulto”.

Ma non possiamo che stigmatizzare le scorciatoie – o dovrei dire le ”Ghedinate” – per promuovere subdole amnistie mascherate. Solo una battuta, da ultimo, sulla lista dei reati a cui dovrebbe

applicarsi il “processo breve”. Lascia sbigottiti come la norma consideri meritevole di “estinzione

per eccessiva lentezza” il reato di corruzione in atti giudiziari ma non, per esempio, il furto con destrezza (scippo).

E’ impensabile che il reato che offende il patrimonio di un singolo possa anche solo incidentalmente paragonarsi al crimine di chi, corrompendo il più autorevole pubblico ufficiale, minaccia i fondamenti stessi del vivere civile.

Evviva il PLI.

Stefano Maffei (Ph.D. Oxford)

Ricercatore in procedura penale all’Università di Parma

Membro della Segreteria nazionale del PLI

2 Commenti per “Stefano Maffei sul c.d. “processo breve””

  1. enzo palumbo 18. nov, 2009 at 18:08

    Il ddl sul cd.. processo breve è una vera e propria porcheria, esclusivamente finalizzata a fornire al Presidente del Consiglio in carica un salvacondotto che gli eviti il fastidio di comparire dinanzi ai magistrati che hanno l’ingrato compito di giudicarlo, e che, solo per ciò, sono esposti alle accuse più fantasiose.
    Il costo di questo salvacondotto, ove mai il ddl venisse approvato nel testo attuale o in un testo simile, verrebbe scaricato su tutti i cittadini offesi da uno dei reati compresi in quell’irragionevole elenco, i quali dovrebbero rinunziare ad attendersi una qualsiasi risposta dal sistema giustizia.
    Posto che il processo breve si applicherebbe anche ai processi in corso, ne risulterebbe l’ennesima amnistia, per la quale occorrerebbe tuttavia non già una legge costituzionale, ma una legge approvata, in ogni suo articolo e nella votazione finale, dai due terzi dei componenti di ciascuna Camera (art. 79 Cost., nel testo risultante dopo la riforma del 1992).
    Ma anche se si applicasse solo per il futuro la norma, pur in linea di principio positiva come stimolo alla accelerazione dei processi, finirebbe per impedire anche l’accertamento di tutti quei reati con pena edittale sino a dieci anni, essendo arcinoto che il nostro sistema processuale non è in grado di smaltire i processi nel termine dei due anni previsto per ciascun grado.
    Si rischia così di varare per legge un incentivo alla commissione di nuovi reati del tipo di quelli compresi in quell’irragionevole elenco, posto che chi volesse oggi ed in futuro delinquere acquisirebbe la preventiva certezza di non potere essere mai condannato.

  2. Marco Chiarini 26. nov, 2009 at 19:28

    Finalmente la voce liberale si leva chiara e forte nell’affrontare un tema centrale del vivere civile (tema che, a quanto mi pare di capire, all’on. Guzzanti non sta particolarmente a cuore, perso com’è nelle sue analisi complottistiche à là Le Carrè). Complimenti dunque a Maffei per il suo lucido e provvidenziale intervento. Cominciavo davvero a chiedermi quando un esponente del PLI si sarebbe impegnato nel difendere il principio di uguaglianza formale di fornte alla legge, figlio peraltro della più grande rivoluzione borghese della storia. Mantengo tuttavia le mie perplessità su talune conversioni anti-berlusconiane fuori tempo massimo, nonché sul diffuso stupore per la deriva anti-liberale e anti-democratica di questo scellerato Governo. Chi fino a pochi mesi fa osava far notare l’incostituzionalità delle Ghedinate o delle Alfanate veniva quasi sempre fatto passere per forcaiolo. Speriamo che l’aria stia davvero cambiando e che Babbo Natale sotto l’albero sia prodigo di lenti a contatto, anche se per certe miopie di questo paese, dagli anni ‘20 ad oggi, pare proprio non esserci cura alcuna.

    Marco Chiarini

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