Il Segretario regionale del PLI Sicilia sulla crisi della regione
La crisi alla Regione, che sembra essere frutto di interessi oligarchici, di bottega e di beghe personali, mortifica e danneggia la società, l’economia e l’etica di noi Siciliani. Non è accettabile, dopo che per ben due volte negli ultimi tre anni siamo stati chiamati alle urne, che poco o nulla sia stato fatto per il lavoro ( ad esempio Fiat di Termini Imerese, CESAME Catania, piccole e medie imprese ridotte con l’acqua alla gola), la sanità, l’ agricoltura, il turismo, la riqualificazione del territorio, l’istruzione e il vero sostegno alle famiglie, solo perchè i rappresentanti istituzionali (Presidente e Giunta compresi) abbiano preferito, piuttosto, accusarsi ed azzannarsi reciprocamente.
Imbarazzanti, tra l’altro, che le gravi dichiarazioni del governatore Lombardo, “… Non ho firmato un esborso per trecentomilioni di Euro in quanto destinato per lo più a porcherie e schifezze, tra le quali il voler acquistare un terreno ad un prezzo mille volte superiore al valore reale di mercato…” (TG3 Sicilia), abbiano lasciato indifferenti gli schieramenti politici.
I Liberali non possono e non vogliono fare parte del coro silente. Trasparenza, legalità e buona amministrazione o ineludibile ricorso al voto.
18-11-2009
Il Segretario Regionale del PLI Pippo D’Urso Somma


08. nov, 2009 
Bravo Pippo, condivido totalmente la tua dichiarazione. Così parla un liberale. Anche a costo della impopolarità nel Palazzo, abbiamo il dovere di essere gli avvocati di ufficio della gente povera e indifesa. Mentre la disoccupazione in Sicilia raggiunge livelli record, mentre tutti i settori produttivi soffrono, dall’agricoltura, alla scarsa industria, ma anche al cmmercio, all’artigianato ed al turismo, che tradizionalmente ci hanno tenuto a galla, insieme alle libere professioni che ruotano loro attorno, la politica si è sbranata soltanto per il potere. Questo è avvenuto intorno alla sanità, come in materia di rifiuti e termovalorizzatori ed altrettanto per quanto concerne la burocrazia regionale, in particolare dei vertici, e per la stabilizzazione del precariato.
Anche se in una terra dove prevale il bisogno, il consenso si dirige prevalentemente verso chi tale potere lo esercita con maggiore spregiudicatezza, abbiamo il dovere di denunciare il degrado, il malcostume, l’abuso di autorità. Un solo consenso conquistato in nome del coraggio e della coerenza, ne vale centomila ottenuti per la paura di mettersi contro un potente.
Continua, caro Pippo, così e facciamo sentire la nostra voce. Abbiamo scelto di stare in politica come una missione sociale, non per soddisfare pur legittime aspirazioni e, meno che mai, per bramosia di potere.
Stefano de Luca