Sul Crocifisso nelle scuole pubbliche. Di Mario Rampichini
La sentenza della Corte europea sui diritti dell’uomo conferma, se pure ce ne fosse bisogno, che l’Italia è un paese a sovranità limitata. La cessione alla Corte di un potere giurisdizionale finale, inappellabile e superiore a quello delle nostre Corti supreme (di Cassazione e Costituzionale), sulla base di un documento (la Convenzione europea dei diritti dell’uomo), sconosciuto agli Italiani, fu perpetrata senza l’approvazione del popolo sovrano (almeno secondo la nostra Costituzione) che non fu non dico consultato, ma neanche informato.
Purtroppo questo non è l’unico caso, come ci accorgiamo con sempre maggiore frequenza, di prevalenza delle autorità europee su quelle italiane. C’è da chiedersi a che serve avere un Parlamento e delle Corti, profumatamente pagati, che non possono decidere alcunché senza il beneplacito dei burocrati di Bruxelles e di Strasburgo. Ma oltre al limite esterno, costituito dall’Unione Europea, la nostra sovranità soffre anche del limite interno dovuto alla sopravvivenza del Concordato, istituto tipicamente illiberale, già felicemente affossato dal neonato Regno d’Italia e risuscitato per l’infame alleanza tra il papato e il regime fascista, poi incredibilmente salvato dalla Costituzione della Repubblica a causa dello sciagurato compromesso tra DC ePCI per limitare al massimo i danni (per loro) derivanti dall’impostazione fondamentalmente liberale della Costituzione stessa.
Curiosamente, in questo caso particolare i due limiti agiscono in senso contrario. Ovviamente per un liberale l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, sostanzialmente motivata dal Concordato, è una manifesta violazione della laicità dello Stato; tuttavia non si vede come essa possa di fatto limitare la libertà di religione degli alunni e dei loro genitori, per cui la sentenza della Corte europea è aberrante e infondata, anche perché nulla nella Convenzione può giustificarla. Conclusione: è necessario denunciare il Concordato, la Convenzione e gli altri trattati per l’Unione Europea e chi non è d’accordo è clericale, antidemocratico e antiitaliano. Amen.
Dr. Mario Rampichini Segretario regionale PLI Lombardia via Sporting Mirasole 12 20090 Opera MI Tel. 02.5760.2338 - 334.395.6128 Fax 02.700.411.098


03. nov, 2009 
Per fortuna che esistono gli organismi europei che non ragionano come i nostri politici, provinciali e bigotti.
Per un liberale autentico la sentenza di Strasburgo è un momento di grandissima felicità.
Facciamo in modo che non venga distrutta dalla servile ministra della Pubblica Istruzione o dal pavido Bersani che ha fatto un pessimo inizio come segretario del PD (quante altre cambiali dovrà onorare per portare il suo capo alla Commissione Europea?).
VIVA LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA!!!
E’ assurdo pensare che il grado di liberalismo si misuri dall’ateismo di una persona; un vero liberale non ha paura del crocifisso e lo tollera.
Bene ha fatto Rampichini a definire aberrante la sentenza in oggetto.
Penso che il grado di liberalismo, si misuri dal garantismo, aggiunto ad esempio ai 5 punti di impegno da me proposti in questo sito qualche giorno fa.
Non siamo più nel 1900 etc…, bisogna aggiornarsi nella tolleranza.
Saluti.
Mi associo in toto al commento di Luigi Gani e mi dichiaro ufficialmente e definitivamente laico, democratico e Italiano
Per contro vedo con dispiacere che Mario Rampichini, con discutibile logica, pensi che chi tolleri il Crocifisso nei luoghi pubblici sia d’accordo con il Concordato, e che di conseguenza sia “clericale, antidemocratico e antiitaliano”: vedrò di farmene una ragione
Giovanni
Sono d’accordo con Luigi Gani, il liberalismo si misura dal grado di tolleranza verso tutte le religioni e posizioni politiche. Essere laici non significa essere atei, ma essere equidistanti da tutte le posizioni religiose, nel rispetto però della propria individuale fede nella libertà di poterla coltivare. Il crocifisso è un simbolo religioso e culturale della nostra storia e da cui si fonda anche la nostra giurisdizione, al di là del concordato tra la chiesa ed il fascismo, milioni di persone in Italia da secoli si rispecchiano in questa identità e dallo spirito sociale e culturale che da essa ne deriva e non possono essere annullati con un colpo di spugna derivante da una sentenza.
Che bella cosa essere liberali! E’ quasi un privilegio intellettuale. Non sono d’accordo con Rampichini, ma rispetto il suo punto di vista. Personalmente sono dell’opinione che per fortuna l’Europa c’è, purtroppo poco. Il problema non mi pare sia quello di salvaguardare l’identità culturale e la sovranità dello Stato italiano, ma di cederne quel tanto che, sia pur lentamente, ci porti a realizzare il sogno liberale di pervenire agli Stati Uniti d’Europa, sprovincializzando la nostra cultura, condizionata dalla troppo lunga influenza della chiesa cattolica e del potere temporale dei Papi. Se, dove è arrivata la Riforma di Calvino e Lutero si è sviluppato il liberalismo e dove ha prevalso la controriforma non è stato così, una ragione dovrà pur esserci. Non si tratta di essere anticlericali, parola in contraddizione con la cultura liberale, che è per definizione tollerante, ma di domandarsi se non sia arrivato il momento di contestare alcune imposizioni simboliche, come quella del Crocifisso negli uffici pubblici, che finiscono poi col condizionare una serie di altri atteggiamenti. Come un credente è libero di sposarsi in chiesa e ritenere indissolubile il proprio matrimonio, la introduzione in Italia del divorzioè stato un atto di libertà e di rispetto per chi non ha la stessa convinzione. Questo ha determinato l’aumento dei matrimoni civili, facendo entrare nel costume tale comportamento, che prima era considerato una bizzarria, se non un atto di gratuito anticonformismo. Così la pratica dei funerali laici dovrà estendersi.
La non obbligatorietà del simbolo della Croce negli uffici pubblici, senza ovviamente vietare a chi vorrà metterla di farlo, laicizzera dippiù un Paese ancora troppo clericale.
L’unica cosa che mi fa arrabbiare della sentenza e’ che la battaglia pare sia stata caparbiamente portata avanti da uno straniero (o straniera), mentre noi italiani abbiamo subito per secoli e continuiamo a subire le imposizioni ecclesiastiche, compreso il crocifisso. E’ vero che il crocifisso in se non crea nessun danno o disagio, cosi’ come se andiamo a vedere neanche la svastica in quanto simbolo puo’ uccidere o menomare, ma sia in un caso che nell’altro sono simboli di un qualcosa che l’Italia non e’ piu’ (il crocifisso) o mai stata veramente(la svastica). Ognuno deve poter professare apertamente e liberamente le proprie idee e le proprie religioni, ma uno stato veramente laico deve essere al di sopra sia delle une che delle altre. Tanto piu’ che, se riuscissimo veramente a liberarci di tutti questi simboli di un passato oscurantista e reazionario i dibattiti sui vari burqas, veli e veletti dei musulmani diverrebbero sterili e datati.
La non obbligatorietà dell’esposizione di un simbolo religioso, in termini giuridici non significa nulla; il simbolo o va esposto o va rimosso, io sono per una tollerante esposizione, il nostro Segretario invece no.
Questa è la differenza, che porta poi in concreto a rifiutare un qualsiasi accordo politico con il centro, perchè si tratta di una forza cattolica; non stò parlando di un semplice forum, ma di reali intese politiche Regionali che di fatto darebbero al PLI la possibilità di non estinguersi.
Ma si vede che per alcuni, quello che conta è non compromettersi anche se questo danneggia il PLI.
Questa volta, con tutto il rispetto da liberale, mi dispiace molto, ma non sono d’accordo con il Segretario.
A proposito di laicità, a che punto è la legge liberale sulla legalizzazione della prostituzione?
Su questo invece ci si dovrebbe confrontare ed aprire un dibattito anni 2000 e non anni 1900.
Saluti.
Premetto che per me il principio della tolleranza in questo caso consisterebbe nel non dare adito a tutto questo polverone: eccessivo il ricorso di chi ha richiesto la rimozione del simbolo, eccessive le crociate per schierarsi pro e contro.
Tuttavia, se proprio dovessi “misurare” i vari gradi di tolleranza, sostengo il Segretario: secondo me non dovrebbe essere il cittadino a “tollerare” la libertà di credo delle istituzioni, ma piuttosto viceversa. Bisogna tollerare, non imporre agli altri di tollerarci.
Semmai, se parliamo di simboli nazionali, allora sarebbe bello vedere sventolare più tricolori.
E poi non mi sento del tutto in disaccordo con Rampichini quando entra in merito della devoluzione di sovranità agli organismi europei, sottolineando che la medesima dovesse essere frutto di una forte volontà popolare.
Che si ricordi: è infatti il popolo a detenere la sovranità, e non le istituzioni. Per questo è l’unico che dovrebbe poterne disporre, a prescindere dalla bontà dell’adesione o meno agli organismi europei.
Sono lieto e lusingato per aver suscitato un vivace dibattito e ringrazio tutti gli intervenuti.
A Giovanni Nicola devo una precisazione: non penso affatto “che chi tolleri il Crocifisso nei luoghi pubblici sia d’accordo con il Concordato”, è un’opinione che rispetto anche se non la condivido; giudico “clericale” chi non è d’accordo sulla necessità di abolire il Concordato.
A Luigi Gani devo dire che se c’è qualcuno nel PLI che temendo di compromettersi arriva “a rifiutare un qualsiasi accordo politico con il centro”, non sono certo io e,credo, neanche il Segretario.
Infine, Stefano De Luca sa meglio di me che il clericalismo è l’antitesi del liberalismo: come vogliamo chiamare chi vi si oppone? Per laicizzare “un Paese ancora troppo clericale” è necessario essere anticlericali.
Io, come la stragrande maggioranza degli italiani, ho passato 13 anni della mia vita nelle scuole pubbliche preuniversitarie – di conseguenza nel corso degli anni ho cambiato molte aule.
In alcune era esposto il Crocefisso, in altre no. In altre ancora era disegnato sul muro o sulla carta e poi appiccicato alla parete. Infine, v’erano alcuni Crocefissi privi dell’immagine di Cristo (nel senso che era stata rimossa fisicamente la statuetta, forse da qualche studente) o materialmente danneggiati.
Questo non ha mai, e dico mai, suscitato clamori. Nè da parte dei non credenti nelle aule con il simbolo, nè da parte dei credenti nelle aule senza il simbolo.
Il polverone che si è alzato (in un Paese in cui si alza un polverone a settimana, dai trans alle escort, dai simboli alle caste, senza peraltro mai cambiar nulla) credo sia vittima della legittima paura di perdere un’identità e una cultura che indiscutibilmente ci appartiene.
A mio parere, rinnegare le tradizioni cristiane della nostra nazione (e anche dell’Europa) è un errore. Tuttavia, proprio il forte radicamento delle stesse nella nostra cultura, anche a livello inconscio, non rende così minacciosa la scomparsa di un simbolo religioso.
Con tutto il rispetto per un simbolo che, agli occhi di un Cristiano fedele e praticante, ha un immenso valore intrinseco che difficilmente può essere intaccato da una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ora, per concludere, ritengo non abbia senso fare un legge che imponga o vieti l’uso del Crocefisso. A mio giudizio, un vero Cristiano il crocefisso lo porta dentro di sè. All’opposto, non credo che un Crocefisso possa intimamente danneggiare un persona non credente.
Ho vissuto in Taiwan e l’innumerevole presenza di Templi buddisti e taoisti non ha mai scalfito dolorasemente la mia coscienza.
Voglio precisare di essere contrario al concordato, anche se favorevole all’esposizione del crocifisso in quanto simbolo di tutti i cristiani, non solo simbolo della confessione cattolica.
E’ sbagliato individuare il crocifisso esclusivamente come simbolo cattolico e concordatario.
Ringrazio Rampichini per la risposta.
Il liberalismo, per definizione è anticlericale ma non ateo, non vorrei che si confondessero le due cose; ateo è il comunismo.
Saluti.
Luigi Gani.
Mi permetto di portare all’attenzione un principio espresso nel libro di Jhon Stuart Mill “Sulla libertà” e cioè l’inaccettabilità della dittatura della maggioranza sulla minoranza. Il crocefisso, per quanto concordo che sia innocuo, lo considero comunque una imposizione di una maggioranza su una minoranza in un luogo, la scuola pubblica, che dovrebbe rappresentare sia nella sostanza che nella forma la più assoluta laicità. Certo… non stiamo parlando delle messe obbligatorie per gli ebrei che si facevano nel ghetto di Roma, anche se qualcuno potrebbe comunque argomentare che in fin dei conti facevano parte della tradizione della città e non facevano male a nessuno.
Saluti.
Giovanni Angelini
Ciao a tutti,
riporto le parole di un cattolico come Buttiglione che, a mio avviso, rende perfettamente l’idea di ciò che molti liberali vogliono dire a tal proposito:
“Se la corte avesse detto un ebreo ha diritto di esporre un Menorah negli spazi pubblici avrei detto che ha ragione. Ma non ci si può sentire offesi se ci si trova di fronte ad un simbolo religioso che non è il nostro. Insomma se accanto al crocifisso fossero esposti simboli della religione ebraica e musulmana non avrei nulla in contrario.” (da APCOM)
A mio avviso Buttiglione ha centrato il problema: non si tratta di eliminare, o cancellare tradizioni ( scusate ma continuo a non vedere l’attinenza tra un crocifisso di legno e la tradizione italiana, imperniata da diverse culture), ma, nel rispetto degli artt. 2,3 e 8 della Cost, di dare la possibilità a tutte le confessioni religiose di esporre i propri simboli.
Insomma: o tutti o nessuno.
Ciao!
Claudio Ferrante
La sentenza di Strasburgo è inaccettabile per diversi motivi, non ultimo il fatto che un Paese sovrano dovrebbe essere ancora libero di decidere da solo su materie di questo genere. Concordo con l’articolo di Rampichini, siamo diventati un paese a sovranità limitata senza neppure saperlo e questa è una cosa che, da liberale italiano, m’infastidisce molto, altro che il crocefisso in classe.
I regimi dittatoriali cercano di guadagnare il consenso popolare diffondendo immagini dei propri leader con ogni mezzo (tipiche le gigantografie sui muri di Stalin, Mao, Saddam ecc.). Nelle scuole i ragazzi, come coloro ormai al di fuori, sono indotti a credere che sia la normalità essere cristiani o avere una qualunque altra religione, e questo solo per l’abitudine a convivere con certi simboli.
La libertà di scelta si può esprimere solo quando si hanno varie opzioni a disposizione. In Italia l’eredità fascista del concordato offre la scelta tra essere cristiano o essere cristiano.
Cari amici , sulla questione crocefisso nelle scuole ho un idea ben precisa e l idea si esemplifica 4 parole : CHI SE NE FREGA.
Somo liberale talmente liberale da rasentare a volte un certo estremismo che sfiora in quello che lacuni amici cattolici definiscono cinismo e quindi come tale tifo per lo stato laico o almeno aconfessionale. A scuola pero’non ci va lo stato ma le persone , o meglio individui in crescita fisica e mentale e ci si va per imparare o almeno cosi’ si dice. Trono di nessuna importanza che al muro di solito dietro la cattedra ci sia un crocefisso o meno , trovo invece francamente meno accettabile che sulla facciata di molte scuole statali non sia esposto il tricolore , e che non ci sia per esempio la foto del Presidente della Repubblica in carica non dico in tutte le aule ma lameno negli atrii. Penso che per affermare la preminenza dello Stato sulle impostazioni religiose sia importante anche esporre cio’ che lo Stato stesso rappresentano e e simboleggiano.
Trovo ancor piu’aberrante che LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO trovi il tempo di occuparsi si un problema secondario e non si pronunci su usanze e simboli religiosi che realmemnte ledono la dignita’ della persona.
Penso al burka , al chador , non scelto ma imposto alle donne mussulmane , o alla pratica terribile sella infibulazione a cui vengono sottoposte le bambine appartenti alla medesima confessione . A Firenze c e’ un medico somalo che la pratica con il consenso della Regione Toscana : ai parrucconi di Strasburgo questa notizia non e’ mai arrivata ? Il problema non sono i simboli esteriori di un credo religioso , ( tra l altro poiche’ molti studenti indossano croci anche vistose gli impediamo di entrare a scuola?) ,ma quanto le varie religioni abbiano influito su comportamenti che non rasentano ma invocano la applicazione del codice penale .
La Corte dei diritti dell ‘ uomo e’ al corrente del fatto che nelle carceri italiane e in molte mense scolastiche italiane e’ stata bandita la carne di maiale perche’ non gradita ai mussulmani provocando cosi’ il risultato niente affatto democratico della prevalenza di una minoranza sulla maggioranza , mentre stranamente ci condanna per la esposizione di un simbolo che dalla maggioranza degli italiani e’ sentito come consono , normale ,attinente alla propria identita’. Vedete cari amici Voltaire diceva che e’ con gli intolleranti che si puo’ essere intolleranti e in questo caso trovo intollerabile che la Corte suddetta trovi il tempo di occuparsi di lesioni dei diritti che sono marginali rispetto a quelle vere.
Sono d accordo col nostro Segretario quando scrive che se la coscienza liberale e’ cresciuta di piu’ nei paesi della Riforma LUTERO-CALVINISTA un motivo deve pur esserci , mi permetto pero’ di ricordagli che il pensiero protestante di stampo puritano fu e ed e’ molto meno tollerante di quanto si puo’ pensare e che per esempio Michele Serveto ,dichiarato eretico dalla chiesa Cattolica , portatore di un pensiero molto vicino a quello di Giordano Bruno , fu condannato e mandato al rogo non a Roma e non dal Papa ma a Ginevra e da Calvino . Se Marx ha mai veramente detto che la religione e’ l oppio dei popoli non e’ mai stato accertato , ma lasciatemi chiudere con una battuta dura i , signori della Corte europea dei diritti dell ‘uomo danno l impressione di averne fatto largo consumo. Claudio Gentile Consigliere Nazionale del PLI
Non sono uso intervenire nella generalità delle discussioni ma ritengo che, al di là del fatto specifico, ci si trovi di fronte ad una questione essenziale relativamente ai diritti individuali e che nel dibattito siano stati coinvolti aspetti politici fondamentali. La esposizione “statale” di un simbolo religioso in un contesto pubblico come una scuola ritengo che, dal punto di vista liberale, sia inaccettabile anche se la più ampia maggioranza lo volesse esplicitamente. Rilevo, infatti, che si tratta, purtroppo nella nostra Italia concordataria, di una forma di imposizione su minoranze o singoli individui in materie in cui lo Stato deve invece essere neutrale ovvero laico. . Ritengo, peraltro che, nell’ambito della legge, debba essere possibile liberamente professare collettivamente ed individualmente le proprie convinzioni religiose e non (per inciso si può essere atei o credenti e, nel contempo, liberali) senza pretendere di imporle agli altri. Terrei separata da quella della laicità la questione della devoluzione alla sovranità “europea” di alcune tematiche; personalmente sono favorevole a questo indirizzo poichè può meglio garantire alcuni valori liberali (dirittti umani, economia di mercato, etc) certamente alimentando una adeguata legittimazione democratica delle istituzioni europee ed una ispirazione liberale agli ordinamenti comunitari. Ancora diversa è la questione della tradizione e delle vestigia artistiche e culturali (chiese ed altro) che vanno rispettate e valorizzate come tutte le testimonianze della storia dell’uomo e delle nazioni per cui troverei incivile ed odioso ogni atteggiamento iconoclasta (ma non è certo questo il caso dei crocifissi a scuola o in tribunale); debbo ricordare piuttosto che frequentemente la distruzione di grandi monumenti del passato è stata opera di “religioni organizzate”: è sufficiente ricordare la sorte di templi greci e romani, di edifici sacri in Egitto e di interi sistemi monumentali sacri aztechi senza dimenticare la recente distruzione a cannonate dei monumenti buddisti in Afganistan da parte dei talebani. In conclusione mi pongo una domanda: come mai la politica italiana invece di accogliere con sollievo l’occasione per smarcarsi da una ipoteca clericale sgradevole ancorchè marginale e simbolica ha scatenato quasi una parodistica crociata sia pure a volte d’ufficio? Forse per il sollievo di non doversi occupare di temi seri quali la crisi economica, la sicurezza dei cittadini, il degrado di ricerca e formazione? In mancanza di una distrazione bellica di massa è utile impegnare le masse in processioni per espiare la blasfemia di Strasburgo?
Mentre noi stiamo occupando del tempo a parlare del crocifisso, per altro argomento interessante ma non l’unico di reale rilievo, stà succedendo una cosa gravissima, della quale il PLI, nelle prossime riunioni dovrebbe a parer mio, trovare cinque minuti per discuterne.
Si tratta di un problema che riguarda la salute dei cittadini, si tratta del vaccino dell’influenza A, o meglio del vaccino relativo al virus H1N1.
Tale vaccino manca di ogni, dico ogni sperimentazione sulla sua pericolosità o meno.
“Il governo, come molti altri governi,” questo non lo dice, e lancia la campagna panico, voluta dalle grandi case farmaceutiche.
Bisognerebbe presentare in parlamento un emendamento per richiedere urgentemente la sperimentazione del farmaco vaccinale.
Il vaccino può anche andar bene, ma solo dopo tutte le opportune verifiche.
E’gravissimo il fatto tutto politico che il governo non le abbia pretese prima di lanciare la campagna panico-pandemica per un’influenza tutto sommato più leggera delle altre.
E nemmeno l’opposizione ha fatto il suo dovere, informando ad esempio sui motivi di questa panico – pandemia, essenzialmente, i grossi interessi delle case farmaceutiche.
Spero che noi liberali sapremo fare di meglio.
Per chiudere restando in tema di crocifisso, direi, con una battuta, che se non vogliamo che il panico ci crocifigga, dobbiamo opporci ad esso con razionalità e chiedendo le verifiche dovute, è un nostro preciso diritto.
Saluti.
Permettetemi di offrire qualche spunto di riflessione per animare una discussione che, non se la prenda Luigi Gani, ritengo di rilevanza forse maggiore dell’influenza.
Anzitutto ritengo indispensabile per tutti riconoscere, sulla scorta di Benedetto Croce, il ruolo fondamentale della cultura cristiana nella formazione dell’identità storica di una nazione come la nostra che volle essere “una d’arme, di lingua e d’altare” (Manzoni). Parliamo di un sostrato senza il quale non sono pensabili Dante o Petrarca, tanto per fare due esempi a caso. Parliamo di un simbolo che, nel bene e nel male, ha mosso la storia d’Europa e d’Italia in particolare, a partire da quella BAttaglia di Ponte Milvio combattuta “in hoc signo” nella zona poi nota come Saxa Rubra. Ed è proprio in ossequio a questo ruolo che nel comma 2 dell’articolo 9 degli Accordi di Villa Madama la Repubblica riconosce “il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano assicura” l’insegnamento della religione nelle scuole. E stiamo parlando di una legge dello Stato, di quello stesso Stato che si vuole dichiarare laico a tutti i costi, in una accezione di laicità che si confonde troppo spesso con un anticlericalismo intollerante che non ci appartiene, come diceva giustamente il Segretario, o in un ateismo di fondo che è più adatto ad un comunista che ad un liberale come sottolineava Luigi Gani.
Il concordato può piacere o non piacere, ma è comunque una legge dello Stato che si cambia solo a maggioranza, una maggioranza che al momento si riconosce in quel simbolo.
Proprio per questo riconoscimento della maggioranza degli Italiani nessun Ministro dell’Istruzione ha mai voluto cambiare un regolamento che prevede l’esposizione del crocifisso nelle aule fin dal 1857. Gli stessi regolamenti in oggetto peraltro, e questo conforterà Claudio Gentile, prevedevano anche l’esposizione del ritratto del Re che invece di essere aggiornato con quello del Presidente della Repubblica è stato semplicemente dimenticato. Bisognerebbe ricordarlo al Ministro dell’Istruzione.
Quello che io trovo ridicolo nella sentenza della corte di Strasburgo è non tanto l’appello alla laicità, giusto e legittimo, quanto il sostenere che l’esposizione di un simbolo sia un mezzo di coercizione occulta, cosa questa asserita (par. 57) ma non provata. Come l’introduzione dell’istituto del divorzio nell’ordinamento giuridico italiano non può essere interpretato come una coercizione dei confronti dei coniugati a divorziare, così la semplice esposizione di un simbolo religioso non può essere interpretata come coercizione a credere in qualcosa. Pertanto trovo assurda l’accusa di violazione dell’art. 2 del protocollo n. 1 e dell’ar. 9 della Convenzione.
Trovo parimenti ridicolo che ad un cittadino possa essere riconosciuto il diritto di sentirsi urtato dalla manifestazione di identità altrui, invece di obbligarlo al rispetto tollerante di quella diversità rispetto alle proprie convinzioni, una diversità peraltro riscontrabile nella maggioranza degli altri cittadini. Il fatto che gli atei non abbiano un simbolo non dà loro il diritto di risentirsi per la presenza di altri simboli in luoghi pubblici. Con questa interpretazione arriveranno a chiedere di abbattere le croci dalle torri campanarie delle chiese perché danno loro fastidio guardando il cielo. Quanto debole deve essere una convinzione che può essere messa in pericolo dal guardare il simbolo di una convinzione diversa. Piantino una bella “A” di legno, novello simbolo dell’ateismo universale, accanto al crocifisso e la facciano finita. Io non avrò da ridire.
Allora esponiamo tutti i simboli delle religioni degli alunni della classe? Non avrei nulla da ridire su questo, personalmente lo ritengo una ottima lezione sul pluralismo dei valori. Ma voglio ricordare che, piaccia o non piaccia, lo Stato italiano è certo laico, ma non ateo e che intrattiene con la religione cattolica un legame speciale di cui si fa menzione financo nella Costituzione. E concludo sottolineando che le due cose a mio parere non sono assolutamente in contrasto quando la laicità dello Stato sia intesa nel senso della mancanza di leggi dichiaratamente informate a precetti religiosi. E’ questo il senso di una laicità vissuta nel modo più alto e tollerante, in modo autenticamente liberale, senza concessioni ad un integralismo anticlericale che, privando per legge le aule di qualsivoglia simbolo religioso, finisce comunque col sostenere una precisa convinzione religiosa: un ateismo che farebbe somigliare l’Italia ad un paese stalinista.
Concordo in pieno con Trabucco sull’opportunità di tolleranza laica nei confronti del crocifisso, vorrei spiegare meglio alcuni concetti sul vaccino dell’influenza A.
Vi chiederete cosa c’entra il crocifisso?
In apparenza nulla ma in realtà parecchio.
I mezzi di comunicazione di massa, televisione, giornali etc….., di fatto sono diventati dei mezzi di condizionamento di massa, ossia obbligano se gestiti in un certo modo le persone a fare determinate cose, creano panico pandemie, un domani potrebbero creare anche l’ossessione niente affatto laica contraria ai simboli religiosi.
Questo sarebbe gravissimo, e ci riporterebbe a dottrine atee che nulla hanno di liberale.
In più il vaccino potrebbe essere pericoloso, perchè non testato, e quindi sono necessarie delle garanzie certe.
La panico pandemia, come la panico religione loro si, se non stiamo attenti eufemisticamente potrebbero crocifiggerci, basti pensare a quanti si sentano condizionati da un simbolo religioso, che comunque resta solo un simbolo da tollerare od acettare, non necessariamente da condividere.
Per il resto concordo pienamente sull’importanza del crocifisso.
E poi, una cosa, al governo in carica qualunque esso sia dovrebbe essere vietato per legge di creare panico sociale, come nel caso della pandemia o meglio della panico pandemia.
Sono parecchi anche in Italia coloro che girano con la mascherina anti virus,
e se un domani speriamo di no, ci fosse un governo ateo, che controllasse i mezzi di informazione, ci sarebbe la caccia al cristiano o di altra religione?
La corte Europea dei diritti dell’uomo, con questa sentenza ha commesso una grossolana stupidaggine senza appello, e non ha twnuto nel dovuto rispetto la cultura di Stati sovrani.
Non accetto che la magistratura ad esempio decida se una persona possa o meno tenere in ufficio o a scuola, il simbolo della religione in cui crede, qualunque essa sia.
Saluti.
In un una coversazione telefonica con l amico Mauro Antonetti abbiamo ridiscusso quanto nei commenti precedenti abbiamo scritto e affermato e dallo scambio di opinioni abbiamo concordato su un punto di cui il Partito dovrebbe farsi nei modi possibili promotore.
Poichè è recentemente accaduto sul nostro territorio nazionale che si siano consumati delitti o violenze causate da convincimenti di carattere religioso-integralista , sarebbe opportuno che il nostro codice penale considerasse come una aggravante ogni reato contro la persona commesso per questioni di carattere religioso. Questa è realmente una battaglia di matrice liberale , poichè è chiaro a noi tutti che se esiste una sacralità autentica è quella dell ‘ individuo che nè nel corpo nè nella mente può in nessun modo essere colpito . Concordo di conseguenza con Mario Trabucco quando afferma che il simbolo del crocefisso non esercita alcuna forma di coercizione su nessuno.
Olre tutto poichè il pericolo di escalation è tipico del nostro paese , prima o poi si alzerà qualche altro genio che sosterrà che poichè ogni pubblica via è territorio dello Stato le croci che appaiono stilizate, dipinte o erette su chiese e campamili dovrebbero essere coperte o eliminate e magari sostituite da una bella insegna di tipo commerciale con su scritto chiesa cattolica oppure sinagoga di Roccapillo o moschea di Sanqualcuno .
L uiltima poi costituirebbe un autentico scherzo almeno apparente , ma se teniamo conto che un numero indefinibile di località italiane riporta nel proprio toponimo per l appunto il nome di un santo cattolico vuoi che non salti su qualcuno a chiedere che almeno sia eliminato l attributo san o santo dal nome della località cosicchè la Pisana Santa Maria A monte diventerebbe Maria a Monte , qualche altro genio finirà per chiedere la stessa cosa per vie e piazze e magari si appellerà alla Geniale Corte Europea dei diritti dell ‘Uomo perchè stanco e vessato dall abitare In Piazza San Giocondo.
Il principe Antonio de Curtiis meglio noto col nome di Totò nella poesia ‘A Livella conclude che ” sti pagliacciate ‘e fanne sule e vive ” ……
Claudio Gentile
Mi piace l’idea di inserire una aggravante per il riconoscimento di una matrice religiosa (o ideologica) in un illecito. Spero anche io che la Segreteria si faccia portavoce di questa proposta, e che quanto prima ci si possa mettere al lavoro tutti insieme per portarla avanti.
Ritengo necessario combattere contro delle accezioni sbagliate di laicità (che non è ateismo, né laicismo) e di tolleranza (che non può essere solo a senso unico). Allo stesso modo sarebbe utile impostare il discorso valorizzando il concetto di reciprocità, valore che mi sembra completamente sconosciuto ai giudici redattori della sentenza de quo. Come ritenere equa infatti una sentenza che premia una parte che, pur meritando rispetto, si rifiuta di portarne a sua volta? Questa più che tolleranza mi sembra piuttosto accondiscendenza. Quella stessa accondiscendenza che i figli capricciosi utilizzano per tiranneggiare dei genitori deboli.
Mario Trabucco
PLI – Palermo
Noto con curiosità che i sostenitori del crocefisso aprono il loro intervento sottolineando sempre quanto l’argomento non li interessi, per poi scrivere messaggi appassionati e ben argomentati che rendono questo stream tra i più interessanti da seguire. Diciamo che la questione non è una priorità, su questo sono d’accordo anch’io, ma ammettiamo che l’argomento è molto sensibile perché tocca corde profonde di ognuno di noi. Detto questo, riconosco che la cultura italiana ha radici profonde nel cattolicesimo perché se non lo facessi sarei solo uno sciocco, però vorrei aggiungere che un’altra grande radice dell’occidente e dell’Italia è la cultura greco-romana dalla cui riscoperta prende il via quella rivoluzione umanistica che ha portato la cultura occidentale ad essere ciò che è ora. Quindi, se parliamo di radici, credo sia opportuno nominarle tutte.
Per quanto riguarda l’affermazione che lo stato è laico e non ateo (quindi lo stato ha una sua religione?) è un’osservazione brillante ma, ragionando per deduzione, questo mi fa pensare che se un giorno la maggioranza della popolazione italiana diventasse islamica sarebbe giusto mettere nelle aule il simbolo della nuova religione di stato. A me questa ipotesi non piace affatto.
Termino il mio intervento facendo i miei complimenti a tutti coloro che stanno partecipando alla discussione per la qualità e profondità dei concetti espressi… sono orgoglioso di far parte di questa comunità.
Saluti.