Comunicato della Direzione Nazionale del 28 ottobre 2009
La Direzione Nazionale del PLI ha sottolineato come ormai siano chiaramente percepibili i primi segnali di fallimento di un tentativo di bipartitismo che non ha trovato il consenso degli elettori.
La svolta delle primarie del PD infatti ha chiuso la stagione del partito a vocazione maggioritaria inaugurata da Veltroni e proseguita dal suo successore.
I contrasti sulla politica economica all’interno del PDL dimostrano che è in fase calante la leadership di Berlusconi che non ha più la forza di mettere a tacere il dissenso avendo perso gran parte del proprio prestigio.
Il PLI ritiene quindi che vadano maturando le condizioni per un ritorno in campo dei partiti identitari e in particolare per una federazione liberal democratica al centro dello scacchiere politico. Pertanto promuoverà le iniziative necessarie a far sì che alle prossime elezioni regionali i cittadini possano votare anche un soggetto liberale.
La Direzione Nazionale si è riconvocata in Roma per martedì 17 novembre alle ore 11.00.


28. ott, 2009 
Dal momento che il PLI almeno per il momento non appare in grado di prendere delle decisioni politico elettorali propongo 5 punti di massimo impegno per i quali il partito possa mobilitarsi.
1) Detassazione delle pensioni minime e di quelle di invalidità
2) legalizzazione della prostituzione
3) abolizione degli ordini professionali
4) abolizione delle Province
5) campagna per il rispetto delle leggi sull’eliminazione delle barriere architettoniche.
Su uesti temi si dovrebbe aprire un serio dibattito al nostro interno
e nel Paese, spero di aver dato uno spunto per il dibattito.
Saluti.
.
Concordo su tutti e 5 i punti proposti dal sig. Giani. Liberalismo puro…e Dio solo sa se ce n’è bisogno…
Avanti cosi!
Concordo anche con tutti i punti di Gani.
Peraltro un DDL sulla legalizzazione della prostituzione è stato elaborato interamente on line sul vecchio forum del partito ed è già pronto.
Vedrò di pubblicarlo al più presto.
Saluti.
Mi sarei aspettato che la Direzione Nazionale, coerentemente con quanto accordato nell’ultimo Consiglio Nazionale, proponesse quattro o cinque punti programmatici che facessero da riferimento per eventuali accordi con altre forze politiche affini, da presentare in tutte quelle regioni dove si avranno le elezioni, al di là delle peculiarità di ciascuna -che i dirigenti locali dovrebbero conoscere meglio e sui quali è giusto che intervengano loro-. Altrimenti, su che basi si dovrebbero cercare questi accordi? I contatti esplorativi con che criterio dovrebbero procedere?
In questo senso l’iniziativa lanciata sul sito da Gani è lodevole e condivisibile. Ma alle Regionali il profilo del programma è diverso. In questo ambito è recuperabile solo l’ultimo punto, fra quelli suggeriti per il dibattito.
Colgo, altresì, l’occasione per complimentarmi con il seg. de Luca ed il suo vice Guzzanti, che sono riusciti, per ben due volte di fila, a comparire fra le prime pagine del Corriere di questi giorni e con un certo rilievo. Hanno mantenuto fede all’impegno preso – sempre all’ultimo CN – di non farsi sfuggire occasione propizia per promuovere il partito. Spero facciano altrettanto con il resto. Il momento è propizio.
Un grazie va anche al Corriere.
Avendo proposto i cinque punti di dibattito a livello nazionale, ho dato per scontato che il PLI, per queste elezioni Regionali non sarà in grado di prendere alcuna decisione elettorale, allora siccome il partito deve vivere, tanto vale concentrarsi su iniziative a più largo respiro politico tramite raccolta di firme o presentazione in parlamento di proposte di legge.
Esiste a livello politico la possibilità di dare indicazioni di voto per una forza politica ritenuta affine a noi, ma vista la situazione temo che la scelta ricadrebbe sull’ulivo, il che sarebbe solo e semplicemente un disastro politico per il PLI.
Spero che non si voglia arrivare alla ridicolagine di far addirittura confluire il partito nell’ulivo, che sia proprio questo il motivo di questo tira e molla?
Allora, meglio nessuna decisione elettorale.
Invece, a livello parlamentare la cosa e diversa, se ad esempio La Malfa si staccassi definitivamente dal PDL, potrebbe federarsi con il PLI, costituendo il polo laico.
Saluti.
Luigi Gani.
Scusate gli errori ortografici nel mio precedente post.
Convengo ampiamente sulla strategia politica delineata dal sig. Giani per dare al Partito una prospettiva di rivitalizzazione e sui punti nn. 1, 2 e 5 da lui proposti, tuttavia dissento relativamente ai punti nn. 3 e 4.
La mia esperienza di libero professionista (Avvocato), non mi consente di concordare con la proposta di abolizione degli Ordini Professionali, e ciò per motivi tutt’altro che di CASTA: chiunque viva l’esperienza professionale non può non aver toccato con mano l’imbarbarimento dei costumi (specchio, peraltro, della Società in cui viviamo), sia nei rapporti tra colleghi che nell’attività di ACCAPARRAMENTO (perchè, per alcuni, proprio di questo si tratta) della clientela, ed il notevole abbassamento del livello di preparazione nell’ambito delle Professioni, il tutto a diretto scapito degli Assistiti e del livello di esercizio (nel mio caso specifico) della Giustizia. Senza dubbio la responsabilità è anche, o soprattutto, degli Ordini Professionali che, pertanto, andrebbero si riformati nel senso di un maggior rigore nella vigilanza sulla preparazione degli iscritti e sul rispetto, da parte loro, delle norme deontologiche ma giammai aboliti in quanto, è bene non dimenticarlo MAI, tali Enti sono posti a tutela del Cittadino, effettivo fruitore del Servizio Professionale, e non del Professionista che quello stesso servizio offre. Si provi, infatti, ad immaginare cosa succederebbe con la completa ‘deregulation’ di professioni quali quella del Medico o dell’Avvocato che, già oggi, sono di fatto liberalizzate: sottoporre al pieno libero mercato ed alle sue leggi la tutela di Diritti Costituzionalmente garantiti è sicuramente molto più deleterio, per il Cittadino, che vedere limitato l’esercizio delle relative professioni.
Quanto alle provincie, poi, ritengo indispensabile – salvo che in regioni di più piccole dimensioni quali ad esempio, Basilicata, Molise, Liguria, ecc. – un Ente Territoriale intermedio tra Regione e Comuni in quanto meglio atto al coordinamento delle esigenze di quelli, tra questi ultimi, che siano tra loro più vicini ed affini quanto ad economia, tradizioni e cultura. Mi riesce difficile immaginare un unico Ente sovracomunale in una regione come la Puglia (la mia regione) dove i comuni di Marina di Chieuti (quello più a nord) e di S. Maria di Leuca (quello più a sud) distano tra loro 444Km.: le Province, quindi, date anche le minime competenze ormai loro attribuite, andranno sicuramente riviste e ridimensionate quanto ad organico e dimensioni, ma di certo non abolite.
Mi scuso per la lunghezza del post, ma ho cercato di sintetizzare il più possibile gli argomenti (seppur provenienti dalla mia personale esperienza, ma ritengo che proprio dalle esperienze personali della Cittadinanza nasca, molto spesso, la sensibilità del Politico a determinate problematiche) che mi portano a scongiurare la soppressione di due Istituti che ritengo importanti, se non essenziali) per l’ordinamento Italiano.
Gen.le Livio,
non concordo affatto con lei e lo spiegherò per punti.
1) Questione ordini professionali.
Ritengo che la preparazione debba essere verificata sul campo e non con esami da parte di chi è un possibile collega suo.
Gli esami di abilitazione sono la prova che non è affatto vero che la professione è di fatto liberalizzata.
Un ragazzo che ad es. ha fatto solo pratica penale nei due anni è costretto a redigere un parere di diritto civile. CHe senso ha?
Inoltre, mi chiedo come sia possibile che la percentuale dei candidati ammessi agli esami orali possa cambiare in base alla corte d’appello che corregge.
Questo per quanto riguarda l’accesso alla professione.
Entrando nel merito della questione che poneva sulla “concorrenza”.
Io sono convinto che non debba essere l’iscrizione ad un ordine a stabilire da chi deve andare il cliente.
Ci sono infatti suoi colleghi che in udienza sono davvero in gamba, ma se gli si chiede una definizione giuridica non la sanno. E viceversa.
Inoltre, la liberalizzazione darebbe maggiori spazi ai giovani avvocati, che al momento hanno davvero poche possibilità.
Non penso affatto che ci sarebbe uno svilimento della professione,perchè lo scopo del legale, secondo me, è quello di difendere nel modo migliore il proprio assistito. Se ne sarà capace bene, altrimenti tutto ricadrà su chi lo ha liberamente scelto.
Di conseguenza, la mia idea è quella di potenziare l’università, in modo che un giovane laureato possa, dopo i due anni di pratica, mettersi subito a lavorare.
2) Abolizione delle province.
Tanti anni fa, ci fu la proposta di creare le regioni. Ci fu un ampio dibattito, e un senatore e tutto il suo partito si dichiarò contrario, perchè le riteneva assolutamente inutili con un aggravio di spesa pubblica.
La previsione è stata azzeccata.
Ah, dimenticavo quel senatore si chiamava Giovanni Malagodi, e il suo partito Partito Liberale Italiano.
Oggi più di ieri sono d’accordo con lui.
Le province, se non addirittura le regioni, non funzionano.
SOno enti economicamente pesanti.Le province sono,a mio avviso, posti di sottogoverno elettorali.
Le faccio due esempi:
- le strade: non possono i comuni gestire le strade provinciali?
- Le scuole: non possono i comuni gestire anche gli istituti superiori oltre che le elementari e medie?
Ecco, l’abolizione delle province permettere un risparmio enorme, che consentirebbe in poco tempo di elimninare il debito pubblico e far ripartire l’economia.
Scusate se mi sono dilungato e comunque ringrazio Il sig Livio per gli spunti di riflessione.
Claudio Ferrante.
Gent.mo Claudio
le Sue considerazioni sono le mie, ed è proprio in virtù di tali considerazioni che sono arrivato alle conclusioni che ho pubblicato.
Proprio perchè è vero che l’Avvocato deve tutelare al meglio il diritto del proprio Assistito (uso le maiuscole per il rispetto che sento, sia nei confronti della mia Professione che nei confronti di chi a noi Avvocati si rivolge), tale attività – un tempo definita Nobile Professione – dev’essere svolta nel pieno rispetto della Legge e con le più complete garanzie poste dalla Legge. Non Le sarà certo sfuggito l’innumerevole numero di truffe ai danni delle assicurazioni (che, per carità, forse se le meritano pure per il modo in cui trattano i proprio clienti) in cui sono implicati, troppo spesso anche come promotori, degli avvocati (e volutamente, stavolta, non uso la maiuscola) come nemmeno le sfuggirà che, ancora una volta troppo spesso, si sente di processi aggiustati o falsati da testimonianze o documenti non autentici: ebbene, questi sono chiari esempi di esercizio illegittimo della tutela dei Diritti, esempi che potrebbero diventare molto più frequenti laddove si liberalizzasse completamente l’esercizio dell’Avvocatura. Dobbiamo, in sostanza, chiarire definitivamente se gli Avvocati sono esercenti una Nobile Professione finalizzata alla tutela di un Diritto (il Diritto di difesa del Cittadino) garantito dall’art. 24 della Costituzione dello Stato Italiano o se, invece, sono dei Commercianti (e sia detto con tutto il rispetto dovuto a tale attività, non a caso la maiuscola) soggetti solo alla giungla del più libero mercato, senza alcuna regola possibile.
Non dimenticherò mai che il rigore nel rispetto delle regole (poche ma certe) è l’essenza del Liberalismo.
Quanto alle Province, figurarsi se posso in qualche modo permettermi di contestare uno dei più grandi protagonisti del Pensiero Liberale, tuttavia rimango convinto che in Regioni vaste e popolose come possono essere, a mero titolo di esempio, la Puglia o il Lazio o la Lombardia, sia quasi impossibile un coordinamento centralizzato di tutti i Comuni da parte della Regione e sia, al contrario, indispensabile un Ente intermedio che si occupi, appunto, di coordinare realtà più ristrette e che abbiano territorio, tradizioni, cultura ed economia più vicini ed affini tra loro. Non posso, infatti, nemmeno dimenticare il ruolo primario che il Senatore Cassandro ed Partito Liberale Italiano tutto hanno svolto negli oltre 100 anni di lotta che sono stati necessari per riuscire a far nascere (lo scorso mese di giugno) quella che oggi è la sesta Provincia pugliese – la provincia di Barletta-Andria-Trani – e soddisfare, così, quelle istanze di autodeterminazione amministrativa che la città di Barletta ed i Comuni viciniori, ad uno dei quali appartengo, rivendicava sin dalla metà del 1800.
In sostanza, concordo pienamente con Lei quando dice che entrambi gli Istituti in questione oggi non funzionano, tuttavia io li ritengo indispensabili e propendo per una riforma che consenta loro di essere più efficienti e meno costosi, non già per la loro definiva abolizione.
Mi scuso, ancora una volta, per la lunghezza e ringrazio per l’occasione di (civile e costruttivo) confronto.
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Al di la delle proposte politiche e dei punti programmatici, vedo con favore l’azione politica del PLI e delle mosse fatte nell’ultimo periodo da Guzzanti(Che ho riscoperto e ammiro molto anche se prima era solo un nome come un altro per me) e dalla capacità della segreteria del partito.
Che La Malfa debba staccarsi dal PDL è un dato di fatto perchè viste le manovre politiche dell’UDC e di Rutelli si sente proprio la necessità di un’area laica, che potrebbe comprendere PLI, PRI, PSDI, PSI di Craxi e Zavattieri e Liberaldemocratici.
Ho solo 32 anni e ho sempre votato a sinistra nonostante sia cresciuto in una famiglia di socialdemocratici e sia un liberalsocialista…non mi sono rassegnato alle sconfitte. Credo e riscoprendomi comunque un liberale che il PLI stia lavorando nella direzione giusta.
Sarebbe necessario tenere informati tutti degli sviluppi…
buon lavoro
Abbiamo previsto da tempo che l’intero sistema politico italiano sarebbe andato verso una scomposizione., non solo perchè le formazioni politiche prive di valori sono senza futuro, ma anche perchè un bipolarismo di necessità, dove sia a destra come a sinistra hanno dettato la linea le forze più radicali, (Lega e IDV) rappresenta una contraddizione. Gli attacchi a Tremonti sono un sintomo di tale stanchezza, ma ancor più evidente si è rivelata l’insofferenza a sinistra, dove ha prevalso Bersani anche perchè meno arrendevole dei suoi due predecessori rispetto al ricatto dipietrista. Nella stessa logica di un chiarimento delle scelte ideali e di principio deve intendersi il distacco di Rutelli dal PD. Nel momento in cui, forse rispettabilmente, tale partito ha scelto di ritornare più o meno nel proprio alveo di forza socialdemocratica con, al suo interno un’ area sociale cattolica, la componente più legata alla tradizione liberalriformatrice non poteva che disimpegnarsi. Chi come il PLI, non meno che altri gruppi della tradizione laica, ha rifiutato la ricetta bipartitica e non si riconosce in un partito neo democristiano, come l’UDC, oggi deve compiere un generoso lavoro di sintesi. Bisogna avviare una grande stagione di confronto, che possa far nascere una forza moderata, liberale, ma allo stesso tempo attenta alla salvaguardia dell’unità nazionale ed ai problemi delle nuove povertà. Tutto questo non è in contraddizione con la promozione del mercato e del merito, perchè ciò che ci differenzia dal liberismo barbarico della Lega è la nostra vocazione alla costruzione di una società solidale, in cui il welfare non sia inteso in chiave assistenziale e clientelare, ma in termini di solidarietà.
Promuoveremo a breve scadenza un forum delle forze sparpagliate e, spesso anche per nostra stessa colpa, divise di questo nostro mondo laico, liberale e riformatore, al quale inviteremo anche Rutelli e coloro che insieme a lui hanno laciato il PD o si accingono a farlo per capirne i reali obiettivi e ricercare le possibili convergenze. Siano infatti convinti che l’area centrale moderata non potrà conquistare i consensi che le competono fino a quando sarà occupata soltanto da un soggetto ritenuto, probabilmente non a torto, troppo clericale. Le elezioni regionali della prossima primavera potrebbero essere il primo banco di prova.
Stefano de Luca
Credo che nei prossimi mesi ma con probabilità maggiore nei prossimi anni il panorama politico verrà scombinato da innumerevoli fattori sia politici che sociali.
Il pensionamento politico del Cavaliere e la necessità di trovare una giuda nel PDL apriranno delle strade non usuali e magari delle possibilità politiche insperate. Sicuramente si tornerà a parlare di politica alla gente.
Lega e IDV assumeranno una importanza marginale mentre l’UDC in costante crescita continuerà a svolgere un ruolo decisivo al centro. Ecco perchè si dovrebbe pensare di mitigare quel clericalismo insito nell’UDC cercando convergenze su temi e proposte politiche proprie dei liberali democratici e riformisti. Se la raccolta delle firme può essere un problema, non dovrebbe esserlo quello di chiedere appoggio ad una lista che non ha l’obbligo di raccoglierle…la politica è fatta anche di posizionamenti e attese…si veda la Lega per sesmpio…
Attendo con favore il forum delle forze liberaldemocratiche, anche perchè non vedo la necessità che ognuno coltivi il suo orto….sarebbe uno spreco. La vera necessità è quella di essere eletti per rappresentare noi cittadini e non solo, anche una parte di società che chiede voce…mentre il PD risolve i suoi problemi si sente il bisogno di qualcuno che faccia la politica!
Gli spazi ci sono e si stanno creando…l’unità liberaldemocratica è ad un passo, basta non farsela sfuggire…
Continuo a seguire i lavori sperando che non si deludano le attese di chi segue e crede ancora nella politica con la P maiuscola…