Addio a Berlusconi: la lettera di dimissioni e di Adesione al PLI da parte dell’On. Paolo Guzzanti

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Caro Silvio

Ti scrivo per annunciarti che oggi, 2 febbraio 2009, rassegno le mie dimissioni dal gruppo PDL della Camera per iscrivermi al gruppo misto. Contemporaneamente mi dimetto dal partito e ti annuncio la mia iscrizione al Partito Liberale Italiano in cui intendo candidarmi per responsabilità politiche al prossimo congresso di Roma.

Poiché le mie richieste di colloquio sono state da te rigettate come anche i miei messaggi scritti, ricorro alla formula della lettera aperta per spiegare a te e ai colleghi i motivi delle mie scelte, adempiendo così a un dovere di lealtà politica e personale.

La mia decisione è andata maturando a partire dal mese di agosto quando due fatti e due situazioni hanno provocato in me un insanabile conflitto di coscienza, di cui ho dato immediata comunicazione con i miei interventi in Commissione Esteri e alla Camera, con articoli e dichiarazioni.

Il primo evento, quello che ha accelerato i tempi di un processo più ampio, è stato il tuo sostegno entusiasta, personale, amicale al signor Vladimir Putin per la criminale invasione della Georgia, la prima di uno Stato europeo da parte di un altro Stato europeo dal 1 settembre 1939 quando Hitler invase la Polonia, se si tralasciano gli interventi armati russi sotto bandiera sovietica del 1953 a Berlino, del 1956 a Budapest, del 1968 a Praga, tutti felicemente rivendicati dal tuo “grande amico Vladimir”, l’ultimo capo del KGB, selezionato dal KGB. Lo stesso tuo amico ha del resto ordinato che venisse reintrodotto sui libri di testo il culto di Stalin e ha dichiarato traditori della patria i perseguitati che fuggirono dall’inferno sovietico scegliendo la libertà durante la guerra fredda.

Il secondo motivo sta nella condizione pre-agonica della democrazia parlamentare italiana alla quale spesso tu alludi con insofferenza parlando di “lacci e lacciuoli” per sottolineare l’impaccio che provi di fronte alle regole e alle procedure che dovrebbero garantire autonomia e autorità del Parlamento nel suo rapporto con l’esecutivo. Il Parlamento è oggi ridotto al rango di cane da slitta del governo, costretto a correre sotto i colpi di frusta dei voti di fiducia (undici, mentre 44 delle leggi approvate su un totale di 45 portano la firma del governo) con cui approvare decreti legge che meriterebbero invece ampia, autonoma e approfondita discussione e correzione da parte dei rappresentanti del popolo.

Una larga parte del Paese, di destra, centro e di sinistra, inoltre, non è più rappresentata e si sente estranea ed estromessa: io stesso ho inizialmente plaudito alla “semplificazione” che avrebbe dovuto condurre ad una democrazia non più paralizzata dai veti incrociati dei partiti più piccoli, ma anche più limpida e incardinata su un sano e bilaterale rapporto fra esecutivo e legislativo, secondo il principio fondamentale della democrazia dei “cheks and balances”, dei pesi e contrappesi oggi inesistenti.

Oggi il Parlamento prende ordini dal governo anziché esserne il controllore,essendone semmai il controllato, ciò che rende la democrazia parlamentare un cadavere o meglio uno zombie.

In questa situazione il fatto che una larga parte degli italiani non sia rappresentata, suona come uno schiaffo e una inutile esclusione.

Infine la totale assenza, malgrado operazioni di facciata come i ridicoli gazebo, di una sia pur larvata forma di democrazia interna in Forza Italia: sono io che ho coniato il bonario detto, che tu più volte hai citato, secondo cui Forza Italia era un partito monarchico ed anarchico, con un monarca al vertice ma temperato dall’anarchia di una comunità di teste bizzarre che avrebbero dovuto garantire pluralismo di opinioni e creatività. Purtroppo non è così: il partito è diventato sempre più un organismo autoritario e piramidale, incapace persino di celebrare un vero Congresso in cui poter ascoltare e votare voci sia discordi che concordi. Nulla. Ho assistito per anni con imbarazzo, condiviso anche da tantissimi colleghi, a delle kermesse che potevano essere indifferentemente manifestazioni di Forza Italia o celebrazioni per il compleanno di Kim Il Sung. Tu sei l’unico leader di partito che si presenta alla sua gente sul palco di un teatro circondato dai gorilla con la radiolina nell’orecchio, anche quando non è primo ministro.

Molti amici mi rimproverano dicendomi che avrei dovuto battermi dall’interno, ma sappiamo benissimo – sia io che te – che non esiste alcuna possibilità di democrazia interna nel partito di un monarca assoluto assediato da una corte osannante che tu poi porti in Parlamento o al governo con criteri che provocano in qualche caso imbarazzo e rossore. Certo, anch’io sono, come tutti, un nominato e non un eletto: ma ho la presunzione di far parte dell’universo di coloro che, se ci fossero state delle primarie, sarebbero stati scelti dal popolo e dunque intendo lavorare anche per verificare se ciò sia vero. Voglio battermi affinché la democrazia sia controllata dai cittadini ed è per questo sto per presentare un progetto di legge che renda obbligatorie le primarie insieme alle procedure che devono garantire la democrazia interna e la pluralità delle opinioni.

Politica estera, collasso istituzionale e assenza di democrazia interna mi inducono a prendere la sofferta decisione di andarmene, non senza averti però prima dato atto di aver realizzato progressi storici e positivi verso il bipartitismo, di aver in particolare creato dal nulla con uno sforzo personale e insostituibile una destra democratica che all’Italia mancava e che oggi, grazie al tuo lavoro, esiste anche se soffre di gravi menomazioni.

L’ultima mia delusione è di vedere che nel corso dei quasi 15 anni del tuo impegno politico, non hai fatto nulla per dare a questo Paese la tanto attesa rivoluzione liberale che le grandi democrazie hanno avuto e che all’Italia è stata negata. Tu quella rivoluzione l’hai promessa e cavalcata, riscuotendo un grande consenso fra gli italiani liberali, ma non hai poi fatto assolutamente nulla per dare concretezza alle parole prese in prestito agli intellettuali insieme alle bandiere cadute dei partiti che hanno governato per mezzo secolo la democrazia repubblicana.

Questo è il motivo per cui ho scelto di proseguire la mia battaglia nel rinascente Partito Liberale che fu di Einaudi e Malagodi, non per rispolverare vecchie glorie, ma per contribuire a fare di quel partito ciò che tu non hai voluto o saputo creare con il tuo: un ampio e festoso approdo per tutti coloro che in Italia sono assetati di vera libertà, di vera democrazia e dell’accesso completo ed indipendente all’informazione che è costantemente negata agli italiani, beffati sia dal servizio pubblico che da quello privato delle tue stesse aziende. Se la verità è in coma, anche la libertà è moribonda. Sono infatti convinto che non esista alcuna libertà che non sia prima garantita dall’accesso pubblico alla verità.

L’augurio dunque che ti faccio lasciando il partito e il gruppo parlamentare, caro Presidente, è questo: che tu possa capire in tempo che la mia scelta non è capricciosamente personale e meno che mai casuale, ma che si muove in sintonia con una massa crescente di italiani in eterna attesa del rilancio della terra promessa della democrazia liberale e che invece si sono ritrovati di fronte alla prospettiva di una democrazia vuota di contenuti e tendenzialmente autoritaria.

Poiché tu guidi un governo che ha una solida, anche se non molto visibile, maggioranza parlamentare, facendoti i miei auguri li faccio anche e prima di tutto al mio Paese. Sono infatti contento di essere venuto al tuo fianco nel momento più basso della tua fortuna politica, e di andarmene quando tu hai vinto tutto e anzi troppo.

La mia battaglia prosegue nella stessa direzione che ho sempre seguito: quella della democrazia liberale parlamentare, che ancora non è compiuta e che deve essere instaurata con uno sforzo rivoluzionario che spero di saper onorare di fronte a chi ha fiducia nelle mie scelte.

Ti saluto dunque con cordialità e ti formulo vivi auguri, primo fra tutti quello di comprendere la estrema gravità della crisi di valori, oltre che economica, che attraversa la nostra patria.

 Paolo Guzzanti

16 Commenti per “Addio a Berlusconi: la lettera di dimissioni e di Adesione al PLI da parte dell’On. Paolo Guzzanti”

  1. ciro esposito 02. feb, 2009 at 17:35

    Grande scelta di coraggio e coerenza dell’onorevole Guzzanti.
    Spero che gli italiani comprendano questo gesto.
    Mi auguro che ci sia un grande impatto mediatico per questo gesto.

  2. Sono sempre stato convinto che Guzzanti, insieme a pochi altri purtroppo, sia uno dei politici più in gamba nel nostro scenario nazionale, una persona di cultura e di simpatia trasversale. Ho sempre seguito con ammirazione le sue vicende fin da quando a 15 anni ho incominciato a militare nei giovani azzurri, poi devo ammettere che da quando è stato creato il PDL mi sono piuttosto demoralizzato e ricreduto. Ma posso ora dire che quest’anno, compiuti finalmente i diciottanni, andrò con rinnovata fede e gioia a dare il primo voto della mia vita e con certezza posso dire che Guzzanti, De Luca e la causa liberale sono gli unici a meritarlo!

  3. mauro anetrini 02. feb, 2009 at 18:39

    Quello che il senatore Guzzanti scrive oggi, noi lo pensiamo da tempo. La lettera è un’accorata invocazione al rispetto dei principi di democrazia liberale scritti nella Costituzione – ma, forse, prima ancora nella nostra ragione – ad una persona che sembra non curarsena affatto, considerandoli ostacoli pregiudizievoli all’efficienza decisionista.
    Senatore Guzzanti, queste parole io Gliele dissi al bar – presso il quale consumammo un caffè con il mai dimenticato amico e Ciollega Ennio Festa – quando lei scrisse, per i tipi de La Stampa, un articolo dal titolo “Il gran giorno delle mezze tacche”. Erano i tempi del processo Enimont, di mani pulite; i giorni in cui le tricoteuses inneggiavano alla gogna mediatica.
    Erano tempi di crisi della democrazia in nome di un giustizialismo mai definitivamente sconfitto.
    I problemi sono quelli di allora: anzi, sono ancora più gravi.
    Benvenuto tra di noi, la minoranza che non si piega.
    Considererei un gesto significativo se Lei volesse sottoscrivere il mio ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la legge elettorale di questo Paese. E apprezzerei molto se anche Lei, come il Presidente Emerito Francesco Cossiga, si rivolgesse a questa Italia chiamandola Repubblica.
    C’è bisogno di persone come Lei, senatore, per far sentire la nostra voce.
    Ancora Benvenuto e Grazie.
    Mauro Anetrini.

  4. Fantastico! Stimo da sempre l’on Guzzanti e oggi mi dà una gioia immensa con questa notizia: quante volte può capitare di vedere il proprio personaggio preferito aderire al proprio partito politico preferito? Fantastico!

  5. ciro esposito 02. feb, 2009 at 19:14

    Se volete conoscere meglio le idee dell’onorevole Guzzanti potete andare al suo blog e movimento politico:

    http://www.paologuzzanti.it

    Il movimento Rivoluzione Italiana aderisce compatto alle istanze del PLI.

  6. Le esternazioni di Paolo Guzzanti non possono che essere condivisibili. Il polo delle libertà è ormai diventato un ricettacolo di bacia pile, che non porterà nulla di buono in futuro per noi liberali. Chi come me, faceva parte di quella famosa nuvola vagante dei moderati, tanto menzionata da Montanelli sul giornale nuovo, non può che ravvedersi. L’uomo della provvidenza, che doveva condurci alla tanta agognata terra promessa, si è montato la testa. Si Berlusconi, bisogna riconoscerlo, ebbe l’intuito, catturandola al momento opportuno, di farla sua dal 1994 ad oggi. Ma ormai nel PDL c’è di tutto. In Sardegna, nonostante la presenza di personaggi di spicco: con esperienze amministrative di tutto riguardo, ha tirato fuori dal cilindro un candidato, perfetto sconosciuto ai più. Un uomo alla Bondi, che guarda estasiato il presidente, mentre parla ai comizi che dovrebbe tenere lui, da fidanzato innamorato perdutamente. Si, purtroppo, sarà questo narcisismo esasperante che seppellirà tutti i nostro sogni. Dopo di lui il vuoto totale. Fortuna vuole che la sinistra è più sconquassata di noi. Nonostante questo in Sardegna, alle elezioni di Febbraio, gli ultimi sondaggi danno in vantaggio Soru. Riorganizziamoci dunque, facciamo modo che quella nuvola rimanga tra noi, altrimenti rischia di perdersi ancora nella notte dei tempi.

  7. claudio gentile 02. feb, 2009 at 21:56

    Se tutti gli amici liberali o laico liberali avessero usato la propria testa come dimostri di saperla usare tu , probabilmente questo piccolo umbratile , ostinato , partito avrebbe avuto altri risultati elettorali , siamo però ancora in tempo e le prossime elezioni europee sbarramento o no , lo dimostreranno. Grazie Paolo Grazie perchè come ho auspicato si torna alla politica aacon la P maiuscola anche grazie a te. Grazie. Claudio Gentile

  8. Stefano de Luca 02. feb, 2009 at 23:01

    Grazie caro Paolo.Quello che hai scritto nella tua lettera di dimissioni dal gruppo PDL corrisponde esattamente a quello che noi pensiamo, scritto da una delle migliori penne del nostro Paese. Non c’è nulla da aggiungere salvo che, come ci siamo detti più volte in questi giorni la libertà, quando sembra sconfitta, riaffiora come un fiume carsico. Sono certo che la tua adesione al PLI costituirà l’evento del prossimo Congresso Nazionale e che il “nostro ottimismo della ragione” finirà con l’essere premiato. Devo solo confessarti, ora che hai deciso, che ho avuto qualche intima resistenza nel chiederti di compiere questo passo, ma sapevo che questo era giusto per la tua libertà di intellettuale, per il nostro partito, per ridare speranza di democrazia liberale al nostro paese. Grazie ancora e buon lavoro.
    Stefano de Luca

  9. Roberto Rapisarda 03. feb, 2009 at 10:10

    Che dire…. sono ammirevolmente sbalordito per questo passo che spero possa essere seguito dai tanti liberali che oggi, forzatamente, sono alla ricerca di un partito che li sappia accogliere.

  10. A nome mio personale e del PLI Calabria, esprimo viva soddisfazione per l’adesione al Partito Liberale Italiano di Paolo Guzzanti a cui va il nostro più affettuoso benvenuto nella grande e gloriosa famiglia dei Liberai Italiani.
    Ciro Giovanni Palmieri
    Segretario Regionale PLI Calabria

  11. vincenzo gagliardo 03. feb, 2009 at 13:47

    Ammiro la bella lettera ed il coraggio dell’on.Guzzanti, significando come egli dovrebbe essere un esempio di non-attaccamento alle cariche, posto che egli non sarà rieletto -per certo, nei prossimi anni- per molti esponenti politici.
    Auguri, On. Guzzanti…………..

  12. Marco Marucco 03. feb, 2009 at 13:50

    Benvenuto Paolo nel PLI a nome di tutti i liberali della regione Emilia-Romagna. Marco Marucco, segretario politico regionale emiliano-romagnolo del PLI

  13. Michele Finizio 03. feb, 2009 at 18:32

    Sono completamente daccordo. Vorrei avvicinarmi al partito liberale perché sono e mi sento liberale da olrmai dieci lunghi anni di riflessione, di esperienze professionali, di autore di articoli e saggi sul welfare. Ma ho timore, timore che la rivoluzione liberale di cui si parla tanto nel PL sia un’altra “vacanza” storica riempita da slogan suggestivi, ma ancora poco chiari nei contenuti. Io ho cercato di immaginare un nuovo welfare, o meglio un nuovo sistema dei servizi sociali di stampo liberale, nel mio ultimo libro, ma assisto ancora ad un linguaggio poco liberale su questi temi anche dai liberali. Vorrei tanto confrontarmi, partecipare, avviare nella mia Regione (la Basilicata) un’esperienza politica liberale che coinvolga tanti giovani. A proposito delle primarie, bisognerebbe trovare una formula che rifugga di poteri locali, dalle confraternite e dai comitati del consenso. Le primarie, nei territori in cui la democrazia è sostituita dall’oligarchia di questi comitato, servono a nulla!
    A presto spero
    MICHELE FINIZIO (sociologo esperto di politiche sociali) BASILICATA

  14. Mario Rampichini 07. feb, 2009 at 20:36

    Un cordiale benvenuto a Paolo Guzzanti, per il quale ho la massima stima e simpatia e che certamente darà un valido contributo al Rinascimento Liberale, qualunque sia l’esito del prossimo congresso. Mi permetto però di esprimere un’opinione nettamente negativa sul “progetto di legge che renda obbligatorie le primarie insieme alle procedure che devono garantire la democrazia interna e la pluralità delle opinioni” nei partiti politici. Sarebbe un provvedimento illiberale e dirigista. I partiti politici sono libere associazioni e in un sistema liberale possono organizzarsi come vogliono. Io per esempio esigo la libertà di fondare un partito che scelga come candidati solo i laureati in Chimica, oppure solo le belle donne…
    Mario Rampichini
    Segretario regionale PLI Lombardia

  15. Scrivo come “pentito” di FI.
    Forza Italia nasceva come partito liberale di massa, il sogno di noi Liberali.
    Io, liberale da sempre, figlio e nipote di liberali, ho aderito e ho combattuto per Forza Italia con tutte le mie forze e anche di più.
    Mai mi sarei aspettato questa deriva illiberale di stampo veterocomunista da parte di una persona che stimavo più di ogni altra.
    Mi auguro che le prossime elezioni diano al PLI, al quale aderisco con lo stesso entusiasmo e speranza, i risultati che merita e che la nazione capisca che senza di noi, oggi, si va verso la dittatura.
    Grazie on. De Luca per il suo impegno e complimenti e auguri a Paolo Guzzanti che spero di incontrare e conoscere personalmente al congresso di Roma.

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